Concorso Istituto di cultura all’estero: gli errori nella banca dati. Un problema tutto italiano di amore odio nei confronti dei quiz. Il nostro corsivo.

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Da Repubblica “La nostra meglio gioventù parteciperà al concorsone per funzionari culturali nella pubblica amministrazione che si apre il 14 gennaio sapendo che molte delle domande del test di preselezione sono sbagliate. Non è certo un buon inizio. Ragazzi che sognano di mettere a frutto lauree, master, lingue straniere e chissà magari un giorno diventare direttori di un Istituto di cultura italiano all’estero. Oltre 15mila i candidati per 44 posti disponibili“.

Perché?

Semplicissimo. Siamo un Paese non educato alle prove a quiz eppure c’è ne siamo innamorati sostituendoli alle prove scritte dei concorsi. Perché? Costano meno alla macchina amministrativa e sono più veloci.

All’esito di una delle nostre più recenti vittorie nell’ambito di procedure concorsuale a quiz, in sede di commento richiestomi da un quotidiano nazionale, mi sono sentito di lanciare un monito alle Amministrazioni a cambiare le modalità di somministrazione di questi quesiti pescati, da Società private selezionate dalle stesse Amministrazioni, da loro banche dati (in qualche caso) ormai datate.


Non ritengo concepibile, difatti, che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.
La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato. Perchè? Anche in questo caso semplicissimo. Chi aveva fatto quei quiz era lo stesso soggetto che li aveva validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi aveva, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.
Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto.
Lo stesso Ministero, il T.A.R. o il Consiglio di Stato, difatti, trovarono errori nei test degli anni successivi, sino a quello del T.F.A. con 23 quiz su 60 errati.

La mancata validazione dei test a quiz, effettuata nei paesi anglosassoni ogni qualvolta debba essere espletata una simile prova, è una delle maggiori lacune presenti in tutte le procedure concorsuali attivate dalla Pubblica Amministrazione e che da anni contestiamo nei nostri giudizi al Tar giacché impedisce la selezione dei migliori. È fondamentale, anche in ragione del fatto che in questi anni si tornerà ad assumere massicciamente con tali procedure concorsuali, che l’amministrazione riveda immediatamente queste banche dati e il sistema di selezione perché profondamente lacunoso”.
Oggi, leggendo il pezzo di Repubblica non vi nascondo, di aver provato profondo sconforto e rabbia a delusione.
Se il concorso pubblico è diventato un quiz, ben (a malincuore) venga. Si cambi l’intero sistema di formazione e istruzione e si prepari, sin da allora, la futura pubblica amministrazione a ragionare in tali termini. Successivamente, soprattutto, si eviti pescare quiz enigmistici da banche dati obsolete e non validate in maniera seria e coscienziosa solo perchè, grazie a tali sistemi di appalto, si riesce a risparmiare sulla gestione di un pubblico concorso.

Studio Legale Avvocato Santi Delia