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dirittoamministrativo

Assistenti giudiziari: partita la diffida. Ministero sottoponga la scelta delle nuove sedi con priorità ai soggetti già in servizio.

E’ partita, in data 10 marzo, la diffida rivolta al Ministero della Giustizia con la quale – nell’interesse dei soggetti idonei e vincitori nella graduatoria del concorso per assistenti giudiziari che, dopo l’espletamento delle prove, si sono collocati tra la posizione n. 1 e la posizione 1400 – si è chiesto di poter scegliere tra le nuove sedi messe a disposizione.

Il Ministero avrà 30 giorni per rispondere alla diffida e consegnare la documentazione richiesta. Dopo tale termine potrà partire l’azione facendo valere l’erroneità dell’istruttoria posta a fondamento delle sedi individuate in prima battuta a favore di idonei e vincitori entro la posizione n. 1400.

L’aspetto da cui deriva l’illegittimità di tale decreto, non è dato dalla circostanza per cui altri soggetti idonei del concorso in parola verranno assunti, quanto invece dal fatto che tutti i soggetti già firmatari di contratto sono stati convocati nei mesi di gennaio e febbraio 2018 ed hanno potuto scegliere, sulla base della propria posizione in graduatoria, sedi potenzialmente non ambite quando, oggi, per i nuovi idonei in posizione deteriore in graduatoria vi saranno altre (e forse migliori) possibilità.

E ciò nonostante sin dalla Legge finanziaria di dicembre 2018 era stato deciso l’ampliamento ed era dunque possibile dar vita ad un’istruttoria adeguata sulle sedi disponibili.

In caso di mancato riscontro alla nostra diffida da parte del Ministero, l’azione (anche avverso il silenzio) giudiziale si proporrà rappresentando l’illegittima attività ministeriale derivante dalla mancata istruttoria e dalla violazione del principio di trasparenza in ordine a tale concorso.

Dopo la diffida l’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio o, l’ eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica.

La seconda tranche di adesione chiuderà il 31 marzo 2018.

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dirittosanitario

Borse studio agli specializzandi ante 1982: la Corte d’appello di Messina rigetta l’appello della Presidenza del Consiglio.

La Corte d’appello di Messina, confermando l’orientamento già espresso in sede cautelare e applicando i principi sovranazionali espressi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha rigettato l’appello della Presidenza del Consiglio condannandolo a pagare circa 30.000 euro ad ognuno degli specializzandi difesi dall’Avvocato Santi Delia. Per effetto della pronuncia, lo Stato è condannato a pagare anni di ingiustificata inerzia per il mancato recepimento della direttiva comunitaria che sancisce l’obbligo di remunerazione adeguata per la formazione specialistica medica.

Si torna quindi a parlare di specializzazione medica e dell’azione patrocinata dall’Avvocato Santi Delia relativa alla frequenza delle scuole di specializzazione tra il 1978 e il 1982 e tra il 1983 ed il 1991, che ha visto centinaia di medici specializzandi privati in modo illegittimo dei diritti loro spettanti in base a quanto disposto dalla direttiva 93/16 CEE recepita e attuata tardivamente nell’ordinamento italiano.

La Corte d’appello conferma la prima storica sentenza del Tribunale di Messina, dopo la decisione della Cassazione e della Corte di Giustizia, sugli ormai ex specializzandi che hanno svolto il periodo di formazione prima del 1982.

Il Tribunale di Messina aveva, lo scorso anno, riaperto le porte ai ricorsi per gli ex specializzandi in medicina, per ottenere i risarcimenti.

Già la Cassazione, seguendo la tesi patrocinata dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, aveva con sentenza del maggio 2015 affermato che “Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l’assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio – funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore – dell’applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte d’Appello si pone nel solco di questa innovativa giurisprudenza, accogliendo pienamente i principi espressi dalla Corte di Giustizia, e richiamando quest’ultima ha precisato che la limitazione dell’applicabilità delle direttive ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 31 dicembre 1982 non solo non trova riscontro nel disposto delle direttive CEE 16 giugno 1975 n. 75/363 e 26 gennaio 1982 n. 82/76, ma è indirettamente smentita dall’art. 14 di quest’ultima direttiva – secondo cui “le formazione a tempo ridotto di medici specialisti iniziate prima del gennaio 1983, in applicazione dell’articolo 3 della direttiva 75/363/CEE, possono essere completate conformemente a tale articolo” – e, comunque, si pone in contrasto con il criterio della la cd. applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria comportante la previsione della possibilità di risarcire tutti coloro che avevano subito un danno, indicato dalla CGUE come rimedio alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva attuazione della direttiva“.

La decisione della Corte d’Appello segue quindi in modo deciso la tesi da noi argomentata, sulla scorta della giurisprudenza della Suprema Corte italiana e delle pronunce della Corte sovranazionale.

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Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

La Sicilia

Firenzepost

dirittoscolastico

ASN: il Tar accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto tributario” di una ricercatrice a tempo determinato dell’Università di Messina.

È noto ai più infatti, lo scandalo che ha investito il sistema di reclutamento dei docenti, in particolare con riferimento alla classe di concorso di Diritto Tributario. Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata, sull’asserita carenza di “originalità” delle pubblicazioni presentate. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale, sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoallostudio

Il numero chiuso si sgretola. La svolta della carriera pregressa per saltare il test

La decisione: il test non vale più del percorso di studi in materie affini. I giudici amministrativi del Lazio, de L’Aquila e del Molise richiamando la decisione in tema di trasferimenti dall’estero della Plenaria, con argomenti assai innovativi e di grande spessore, ha apertamente sfatato il dogma del test di ammissione ritenendolo di minor valore rispetto ai risultati ottenuti dagli studenti nel loro percorso di studi affini rispetto a Medicina ed alle materie ivi superate.

Secondo “la più recente giurisprudenza formatasi a partire da Cons. Stato, Ad. Plen., n. 1 del 2015, la limitazione al previo superamento dei test preselettivi per i corsi di laurea a numero chiuso è legittima solo con riferimento all’accesso al primo anno del corso di studi e non invece per quanto riguarda le richieste di trasferimento ad anni successivi al primo. In tali casi, infatti, il principio regolante l’iscrizione è unicamente quello del riconoscimento dei crediti formativi ed è sottoposto all’indefettibile limite di posti disponibili per il trasferimento, da stabilirsi in via preventiva per ogni anno accademico e per ciascun anno di corso dalle singole Università sulla base del dato concernente la concreta potenzialità formativa di ciascuna, alla stregua del numero dei posti rimasti per ciascun anno scoperti rispetto al numero massimo di strumenti immatricolabili per ciascuno di quegli anni ad esse assegnato (così T.A.R. Roma, (Lazio), sez. III, 23/02/2016, n. 2468; nello stesso senso TAR Milano, III, 25 maggio 2016, n. 1441; idem 18 settembre 2017, n. 1823; Cons. Stato, VI, 4 giugno 2015 n. 2746)”.

La teoria, assolutamente innovativa, prende le mosse da alcune decisioni del T.A.R. Lazio (del 2012 e 2013), sempre su ricorsi patrocinati dall’Avvocato Santi Delia e Michele Bonetti, che avevano consentito l’ammissione a Medicina senza la necessità di sottoporsi al test per chi aveva già una laurea in Odontoiatria o viceversa.

Il giudice amministrativo, tuttavia, non era mai giunto ad elaborare ed affinare la teoria della Plenaria anche per laureati o soggetti frequentati corsi di laurea affini (farmacia, biologia, biotecnologie)

Decisivi, evidentemente, i principi che dapprima il C.G.A. e poi la Plenaria avevano consacrato nell’ambito dei trasferimenti dall’estero. Non si vede, infatti, perchè negare la bontà di un percorso nazionale in materie affini che l’Ateneo valuterà se riconoscere come utili a frequentare anni successive al primo ritenedolo possibile solo se si proviene dall’estero.

Secondo il C.G.A. non essendo in gioco il “primo accoglimento” nel sistema universitario (cioè l’immatricolazione per la prima volta, con conseguente riferimento ai requisiti di cultura pre-universitaria), bensì l’<iscrizione> ad anni successivi al primo (con la ragionevole valutazione non più della loro cultura generale o della loro specifica predisposizione agli studi in medicina, ma della loro attività formative pregressa presso l’ateneo a quo e della qualità e quantità del loro numero di crediti riconoscibili), “è priva di ragionevole giustificazione la pretesa dell’amministrazione di sottoporre alla prova di ingresso anche studenti che chiedano l’iscrizione ad anni successivi al primo, in quanto conoscenze ed attitudini, al cui accertamento le prove di ingresso sono preordinate, possono essere ben più concretamente verificate con l’analisi del curriculum al fine di valutare ed eventualmente convalidare gli esami già sostenuti presso l’altro Ateneo, individuando in tal caso l’anno al quale l’interessato può essere iscritto. Il controllo sul percorso formativo consente infatti un accertamento ben più significativo di cultura e “predisposizione” rispetto a quello che può scaturire dall’esito di prove attitudinali e di cultura generale: se all’esito di tale processo di convalida si determina l’iscrizione ad anno successive al primo deve ritenersi dimostrato un pregresso percorso formativo implicante il possesso di quelle conoscenze ed attitudini che la prova di ammissione, decisamente in minor grado, è preordinata ad accertare”.

Ciò che viene in considerazione non è più dunque la loro “predisposizione” in astratto agli studi (quale accertata dal test d’ingresso), ma la “qualità” in concreto degli studi seguiti.

Nessuna elusione del sistema da parte dei nostri studenti.

Mutuando le parole del C.G.A. circa gli studi all’estero anche qui possiamo affermare che “l’iscrizione (in tesi più “facile”) ad una corso di [laurea affine] non assicura in alcuna misura il conseguimento di un risultato “elusivo”. Lo studente potrà conseguire infatti la sua aspirazione unicamente attraverso una valutazione in concreto e di merito (non diversa da quelle cui sono esposti gli studenti italiani che manifestino identica aspirazione al trasferimento). Di essa competenza (e responsabilità) sono interamente a carico dell’università di accoglienza (che deve esprimersi liberamente, ancorché motivatamente, sulla base di una considerazione in concreto della quantità e qualità degli studi pregressi).

Nonostante sin dal mese di gennaio 2018 siano arrivate queste importanti affermazioni è bene restare cauti stante la delicatezza degli interessi coinvolti e la necessità che l’Atneeo provveda, comunque, ad una verifica della carriera.

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dirittoallostudio

UDU – NUMERO CHIUSO: ANCHE NEL 2017/2018 SI SGRETOLA IL MURO ALL’ACCESSO / DOPO GLI IMPEGNI ELETTORALI VOGLIAMO I FATTI: VOGLIAMO IL LIBERO ACCESSO.

In queste settimane la giustizia amministrativa ad ogni livello si sta pronunciando con decreti e ordinanze da parte dei vari organi in merito alle irregolarità riscontrate durante i test dello scorso settembre sui ricorsi  dell’Unione degli Universitari patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. Si tratta di provvedimenti tutt’altro che definitivi, pertanto invitiamo tutti alla massima cautela.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo segnalato come ancora una volta i conti non tornano. A nostro avviso esistono 177 posti, inizialmente riservati a studenti extracomunitari, che resteranno non assegnati, a dimostrazione di come il nostro Paese non sia attrattivo per l’estero. A questi si aggiungono 1700 posti di differenza tra la capienza massima degli atenei e il fabbisogno fissato, che rispecchia poi il contingente indicato nei bandi. Su entrambe queste posizioni ad oggi abbiamo ottenuto dei primi importanti pronunciamenti da parte dell’autorità giudiziaria, a conferma delle ragioni nostre e degli studenti interessati. L’iter giudiziario non è ancora concluso, ma se questi pronunciamenti saranno confermati nei prossimi gradi di giudizio, il MIUR dovrà immediatamente prenderne atto e procedere con le immatricolazioni. Vigileremo affinché sia rispettato il diritto allo studio degli studenti. Allo stesso modo, però, chiediamo a tutte le parti in causa, compresi altri studi legali di non giocare sulle spalle degli studenti stessi, alimentando speranze che poi potrebbero risultare vane.”

Conclude Elisa Marchetti: “L’autorità giudiziaria ci sta dando ragione anche per quanto riguarda il passaggio di corso ad anni successivi al primo, per quanto riguarda alte professionalità o studenti ad anni successivi di facoltà affini: non è necessario sottoporsi nuovamente al test se esistono posti rimasti liberi dopo il primo anno. Una rivendicazione che portiamo avanti da tempo, e che se confermata infliggerebbe un colpo mortale al numero chiuso e all’attuale modello di accesso. In questi giorni di campagna elettorale stiamo sentendo molti impegni in merito, spesso bipartisan: è venuto il momento di rivedere l’attuale modello e andare verso il libero accesso, eliminando definitivamente un sistema di programmazione inefficiente. Vogliamo il libero accesso.”

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Test medicina: prime vittorie degli studenti. Tutte le aperture e gli scenari futuri

Il Consiglio di Stato ha accolto in sede monocratica i primi appelli sulle decisioni cautelari del T.A.R. Lazio per l’ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria. Il tema centrale grazie al quale decine di studenti sin dal mese di gennaio hanno potuto cominiciare a studiare è quello dell’assegnazione dei posti liberi extracomunitari. Si tratta di 177 posti che, nonostante nessuno studente straniero li abbia occupati, secondo il MIUR dovrebbero continuare a rimanere vacanti.

In sede d’urgenza il Consiglio di Stato, ha confermato la posizione che, sul precedente test, aveva assunto accogliendo le nostre azioni ordinando 296 ammissioni. Servirà, comunque, una conferma collegiale nelle prossime settimane.

Lo stesso Consiglio di Stato, difatti, dopo le aperture a favore dei ricorrenti comunitari del 2012 sui nostri ricorsi, era tornato in sede consultiva sui propri passi negando il diritto allo studio a centinaia di studenti.

Grazie a tali vittorie ora confermate anche per quest’anno accademico sin dal mese di gennaio 2018, invece, in accoglimento di alcuni appelli proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti avverso il MIUR e gli Atenei di tutta Italia, si assiste ad una nuova e decisiva apertura. I posti lasciati liberi dagli studenti extracomunitari vanno assegnati ai cittadini comunitari. E’ questa la decisione dei Giudici di Palazzo Spada. Sono oltre 500 i posti (tra Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura) che, ora, attendono di essere assegnati ai ricorrenti.

“Il fronte, tuttavia, non è affatto limitato a tali posti. “Puntiamo molto“, continuano gli Avvocati Bonetti e Delia, “sull’assegnazione di ulteriori 1757 posti che, nonostante il Miur non abbia bandito, gli Atenei hanno dichiarato essere nelle loro possibilità ricettive. E’ questo, a nostro modo di vedere, dopo le vittorie raccolte anche innanzi all’Autorità garante della concorrenza e del Mercato, un nuovo fronte che deve essere aperto, unitamente ai vizi sulla logica e la strutturazione del test”. “E’ necessario restare cauti in quanto i provvedimenti andranno confermati in sede collegiale e la battaglia è ancora lunga”.

Anche su questo TAR e Consiglio di Stato hanno mostrato nuove aperture. Il Consiglio di Stato, infatti, ritenendo rilevante la valutazione di come il MIUR abbia deciso quanti posti banditi e perchè, con la sentenza del 20 febbraio ha chiarito che “non è ravvisabile una differenza sostanziale della documentazione sub 3. rispetto a quella sub 2., sotto il profilo del collegamento teleologico con le esigenze di tutela e di difesa perseguite dai ricorrenti in funzione del vaglio sulla legittimità degli atti della procedura preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea, a numero chiuso, in medicina e odontoiatria per l’anno accademico 2016/2017“.

Anche a seguito di tale decisione, nei giorni successivi, si è assistita ad un’apertura in tal senso del T.A.R. Lazio che ha ordinato al MIUR di chiarire “le modalità di determinazione dei posti da rendere disponibili per l’immatricolazione in misura come prospettato inferiore alla capacità formativa degli Atenei interessati”.

Le decisioni di T.A.R. e Consiglio di Stato, secondo gli Avvocati Bonetti e Delia, danno una nuova speranza a centinaia di studenti ancora oggi incomprensibilmente esclusi dal corso di laurea cui legittimamente aspirano a studiare e rappresenta un’importantissima riaffermazione del diritto allo studio di tutti gli studenti.

 

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Il Mattino

dirittoamministrativo

Al via l’azione legale per vagliare la legittimità del decreto del Ministero della Giustizia relativo all’ulteriore scorrimento della graduatoria inerente il concorso di assistenti giudiziari

Gli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti stanno predisponendo un’azione legale rivolta a tutti i soggetti idonei e vincitori nella graduatoria del concorso per assistenti giudiziari che, dopo l’espletamento delle prove, si sono collocati tra la posizione n. 1 e la posizione 1400.

 A nostro modo di vedere le sedi su cui avete rassegnato le vostre scelte sono errate.

Difatti con il decreto firmato dal Ministro Orlando in data 1 febbraio 2018, è stato disposto l’ulteriore scorrimento di tale graduatoria per ulteriori 1420 posizioni su sedi che si dovevano aggiungere alle precedenti su cui avete scelto e che, solo ora, vengono fuori.

L’aspetto da cui deriva la paventata illegittimità di tale decreto, non è dato dalla circostanza per cui altri soggetti idonei del concorso in parola verranno assunti, quanto invece dal fatto che tutti i soggetti già firmatari di contratto sono stati convocati nei mesi di gennaio e febbraio 2018 ed hanno potuto scegliere, sulla base della propria posizione in graduatoria, sedi potenzialmente non ambite quando, oggi, per i nuovi idonei in posizione deteriore in graduatoria vi saranno altre (e forse migliori) possibilità.

Ciò che dunque non si comprende, giacchè non sappiamo se vi è stata una corretta attività istruttoria da parte del Ministero della Giustizia in tal senso, è quali e dove siano queste sedi oggi vacanti da ricoprire (che prima non vi erano) e soprattutto, se erano state individuate ancor prima delle Vs assunzioni.

Proprio per comprendere i profili di illegittimità delle scelte seguite dal Ministero è necessario procedere in tal senso.

Il primo passo sarà quello di inoltrare al Ministero della Giustizia una diffida in cui si chiederà esplicitamente quali sedi verranno messe a scorrimento in forza del presente decreto e quale sia l’atto amministrativo che l’abbia individuate e ciò al fine anche di valutare in maniera più compiuta la strategia giudiziale da seguire.

All’esito dell’eventuale riscontro reso dal Ministero, potrebbero evidentemente aprirsi diversi percorsi da seguire in relazione ai posti individuati dallo stesso e rispetto anche alle sedi scelte da ciascuno dei ricorrenti.

In caso di mancato riscontro alla nostra diffida da parte del Ministero, l’azione (anche avverso il silenzio) giudiziale si proporrà rappresentando l’illegittima attività ministeriale derivante dalla mancata istruttoria e dalla violazione del principio di trasparenza in ordine a tale concorso.

Dopo la diffida l’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio o, l’ eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica.

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Lo studio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia tra gli studi nazionali ed internazionali selezionati per la terza edizione del LUISS Career Day for Legal

Lo studio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia tra gli studi nazionali ed internazionali selezionati per la terza edizione del LUISS Career Day for Legal.

Assiene ad Allen & Overy, Bonelli Erede e Pappalardo, Orrick, Legance e i maggiori studi legali del Paese anche il nostro studio è stato selezionato tra quelli a cui gli studenti Luiss possono aspirare ad accedere nel loro futuro percorso professionale.

“Il Career Day for Legal”, si legge sul sito Luiss, “rappresenta un’opportunità per tutti gli studenti e giovani laureati LUISS per conoscere alcune delle più prestigiose realtà in ambito legale ed orientare le proprie scelte professionali. Partecipare all’evento offre la possibilità di ampliare le proprie prospettive ed affrontare più consapevolmente le scelte per il proprio futuro; è l’occasione ideale per esplorare varie opportunità di carriera nel settore, creare o consolidare il proprio network professionale ed avviare un contatto finalizzato a nuove opportunità”.

L’iniziativa è in programma il 22 marzo 2018.

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dirittoscolastico

MOBILITA’ INSEGNANTI E SERVIZIO PRE RUOLO PRESSO ISTITUTI PARITARI: CAPITOLA L’UFFICIO SCOLASTICO DI MESSINA

Si tratta di un giudizio patrocinato dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti relativo al servizio prestato dagli insegnanti presso le scuole paritarie che, per la prima volta in ambito nazionale, ha visto il MIUR soccomente innanzi al Giudice Amministrativo.

Ed infatti, in riforma della sentenza di rigetto del Tar Lazio, il Consiglio di Stato ha rilevato che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromettesse l’attività didattica esercitata dagli appellanti ed ha confermato l’equivalenza tra il servizio prestato presso gli istituti pubblici e quello prestato presso scuole paritarie e per l’effetto ha disposto il trasferimento dei ricorrenti presso “la sede scelta e più coerente con il proprio profilo lavorativo”.

Tuttavia, nonostante la superiore pronuncia, l’ufficio scolastico di Messina non eseguiva il provvedimento, lasciando di fatto i ricorrenti presso le sedi erroneamente assegnate anche a centinaia di chilometri da casa.

I legali si vedevano così costretti ad instaurare un giudizio di ottemperanza volto ad obbligare l’U.s.p. a dare seguito al provvedimento precedentemente reso.

All’esito di tale giudizio, il C.d.S., dopo aver nominato il Prefetto di Messina quale Commissario ad acta, ordinava all’Amministrazione di eseguireil provvedimento entro il termine di 30 giorni e la condannava alle relative spese di giudizio.

L’U.s.p. messinese, a poche ore dal termine concesso, eseguiva il provvedimento disponendo il trasferimento di ciascuno dei ricorrenti presso l’ambito provinciale di Messina.  

L’Avv. Delia ha così commentato, “è stata certamente una delle battaglie più dure in quanto il problema dei trasferimenti è tra i più annosi per il corpo docente e le stesse Amministrazioni periferiche si trovano spesso innanzi a provvedimenti dell’Amministrazione centrale di difficile attuazione. I nostri ricorrenti purtroppo hanno dovuto attendere quasi due anni di giudizio prima di ottenere l’auspicato trasferimento ma, alla fine, possiamo ritenerci ancora una volta soddisfatti, in quanto prenderanno immediato servizio presso sedi individuate nell’ambito della provincia dove risiedono le loro famiglie e sino alla definizione del giudizio finale di merito”.

 

Vai al provvedimento https://www.dropbox.com/s/c129gl8b0a4x0wm/MIUR.AOOUSPME.REGISTRO%20UFFICIALE%28U%29.0002231.19-02-2018%20per%20sito.pdf?dl=0

 

 

 

dirittoscolastico

RICORSO FIT – ECCO LE FAQ SULLA FASE TRANSITORIA PER IL RECLUTAMENTO DEL PERSONALE DOCENTE

1. CHE COS’È LA FASE TRANSITORIA DEL FIT?

La fase transitoria è un “percorso semplificato” prima dell’entrata a pieno regime del nuovo corso/concorso meglio conosciuto come FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio). Coloro che parteciperanno a tale fase saranno ammessi direttamente all’ultimo anno di formazione previsto dal FIT.

2. CHI POTRÀ PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

Potranno partecipare alla fase transitoria i docenti:

– in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento per scuola secondaria di primo o secondo grado, anche se acquisito all’estero, purché conseguito entro il 31 maggio 2017;

abilitati e specializzati sul sostegno nella scuola secondaria di primo o secondo grado;

– coloro che stanno frequentando i percorsi di specializzazione sul sostegno e che si specializzeranno entro il 30 giugno 2018;

– gli ITP iscritti nelle graduatorie ad esaurimento oppure nella seconda fascia delle graduatorie di istituto entro il 31 maggio 2017 (anche se a seguito di ricorsi ancora pendenti).

3. PER CHI HA TRE ANNI DI SERVIZIO E’ PREVISTA UNA FASE TRANSITORIA?

Il Decreto Legislativo prevede che coloro che hanno lavorato per almeno tre anni (anche non consecutivi purché accumulati negli ultimi otto anni) potranno partecipare ad una fase agevolata del FIT. Per tali docenti, tuttavia, non è ancora stato pubblicato il relativo “bando di concorso” di cui, comunque, è prevista la pubblicazione entro il 2018 e, pertanto, non riteniamo di proporre specifiche azioni per i c.d. 180×3 per il momento.

Difatti, per tale categoria di insegnanti non ravvediamo la fondatezza di un’eventuale azione legale ed esperiremo, solo per i casi più fondati dopo attenta valutazione, azioni individuali.

4. SONO UN INSEGNANTE INSERITO IN II FASCIA DELLE G.I. E/O IN G.A.E. CON RISERVA PROCESSUALE (CON GIUDIZIO PENDENTE) ENTRO IL 31 MAGGIO 2017, POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

A nostro modo di vedere no. Tale possibilità, difatti, è riservata ai soli ITP e non a tutte le altre categorie di insegnanti (congelati, depennati, etc..).

Costoro (tali altre categorie diverse dagli ITP), quindi, devono impugnare il bando proprio per ottenere la partecipazione ove siano con riserva in GAE o seconda fascia GI entro il 31 maggio 2017.

Si tratta, tra gli altri, di insegnanti che hanno ottenuto l’ammissione in GAE nell’estate del 2016 a seguito di provvedimenti giudiziali del TAR Lazio e non hanno poi subito un depennamento espresso dalle G.A.E.

Tra questi vi erano molti soggetti con T.F.A. che accedono, comunque, al FIT con il loro titolo e non grazie a tale ammissione con riserva in GAE.

Gli ITP che abbiano ottenuto l’ammissione in seconda fascia GI o in GAE dopo il 31 maggio 2017 devono quindi agire in giudizio aderendo al ricorso al fine di ottenere la possibilità di partecipare al percorso.

In particolare per quanto riguarda i dottori di ricerca che hanno ricorsi già pendenti la circostanza di non aver avuto ancora esito su tali contenziosi non impedisce di agire avverso il BANDO FIT provando ad ottenerne l’ammissione. Non si tratta, difatti, di un nuovo tentativo ma dell’unico tentativo possibile.

Il FIT, sulla base di quanto indicato nel bando (comma 5), consente ai soggetti in possesso di diploma ITP ove iscritti con riserva in II fascia GI o in GAE di partecipare al FIT ma non anche a chi è in possesso di altri provvedimenti giurisdizionali.

5. SONO UN INSEGNANTE INSERITO IN GAE E NELLA I FASCIA DELLE G.I. A SEGUITO DI UN DECRETO MONOCRATICO DEL TAR NON CONFERMATO. POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

Questa è una situazione che riguarda in particolar modo alcuni ricorsi presentati alla fine del 2016 e, nello specifico, quelli per gli insegnanti in possesso di PAS, TFA, laurea in SFP e alcuni ITP. Tali insegnanti dopo il provvedimento monocratico del TAR sono stati inseriti in G.A.E. e nella prima fascia delle G.I. (prima del 31 maggio 2017) ma il provvedimento non è mai stato confermato in sede collegiale. È evidente che le posizioni di questi insegnanti sono estremamente variegate (alcuni hanno preso i ruoli, altri sono stati depennati, altri ancora permangono in G.A.E.) e non stabili; consigliamo a tutti di partecipare alla fase transitoria del FIT anche proponendo ricorsi sperimentali cautelativi. Per tali situazioni i nostri ricorrenti riceveranno una specifica e-mail.

6. HO PRESENTATO RICORSO PER ESSERE INSERITO IN II FASCIA DELLE G.I. MA NON HO ANCORA AVUTO ALCUN ESITO, POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

No, il mero fatto di aver presentato un ricorso per l’inserimento in II fascia delle G.I. non è requisito sufficiente per poter accedere alla fase transitoria. A questa, difatti, potranno accedere solo coloro che hanno ottenuto provvedimenti (cautelari o definitivi) di accoglimento e che sono stati inseriti in II fascia entro il 31 maggio 2017. come per altro già chiarito ad eccezione dei soli itp nella faq 4 anche in ipotesi di ottenimento di un provv cautelare di ammissione in sec fascia e in gae non avreste potuto ottenere l’ammissione diretta al fit giacchè appunto tale facolta è riservata ai soli itp 

Tutti coloro che resteranno esclusi potranno aderire alle nostre azioni ai link

7. SONO UN DOTTORE DI RICERCA POSSO PARTECIPARE AL FIT

NO, a nostro modo di vedere si tratta di una previsione illegittima in quanto non si valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso anche ai dottori di ricerca. Tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur, devono agire con ricorso cliccando su questo sito  

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Studio Legale Avvocato Santi Delia