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AFAM: il titolo è abilitante. La conferma collegiale del T.A.R. Lazio

Il T.A.R. del Lazio riunitosi in data 13 settembre 2017 ha confermato le ragioni dei ricorrenti in possesso di diploma A.F.A.M., vecchio ordinamento, rappresentati e difesi in giudizio dagli Avv.ti Michele Bonetti, Santi Delia e Ciro Santonicola, che hanno patrocinato un ricorso di oltre cento ricorrenti appartenenti ai sindacati FLC CIGL Lazio, GILDA Nazionale e alle associazioni Adida, Mida e La Voce dei Giusti.
“Il T.A.R. del Lazio ha confermato il decreto monocratico”. A parlare è l’Avvocato Michele Bonetti- “Pur se si tratta di una conferma collegiale sull’urgenza, trattasi di un importantissimoprovvedimento collettivo ottenuto per la prima volta dinanzi alla Magistratura Amministrativa e che consentirà ai nostri ricorrenti di inserirsi in II fascia e poter lavorare; tramite questa ordinanza si può aprire un effetto generale per tutti i ricorrenti A.F.A.M. , ovvero migliaia e migliaia di insegnanti con un titolo accademico universitario di II livello da anni inseriti nel circuito della scuola. Solo per il tramite del Giudice Amministrativo possono evitarsi provvedimenti diversi da Tribunale a Tribunale e con questa campagna riusciremo a garantire un’omogeneità a tutti i ricorrenti, anche non nostri”.
Il T.A.R. del Lazio ha comunque rinviato la causa alla Camera di Consiglio del 12 Dicembre 2017; nelle more i legali hanno riaperto le adesioni per il tramite di un ricorso straordinario che impugni il decreto ministeriale sulle G.A.E. e sulle G.I. i cui termini scadono il 20 settembre 2017 di seguito il link per aderire

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Tribunale delle Imprese: Polaretti vs “Pinguini del Madagascar”. La decisione in tema di concorrenza sleale e licensing internazionale.

 La Sezione specializzata in Materia di Impresa del Tribunale etneo ha accolto il ricorso proposto da Dolfin assistita nella procedura dall’Avvocato Santi Delia disponendo l’immediato ritiro del prodotto Birulì Ice della società competitor Wal-cor.

Dolfin, come è noto, è “leader sul mercato nazionale ed internazionale per la produzione di ghiaccioli con succo di frutta”, distribuiti col nome “Polaretti” e caratterizzati da un packaging con protagonisti dei pinguini.

La Società lombarda Walcor aveva immesso sul mercato un prodotto estivo che rievocava i più noti Polaretti, sia per formato e contenuto, sia per packaging, accostandogli il brand dei Pinguini del Madagascar di cui era licenziataria. Polaretti, con lo Studio Legale dell’Avvocato Santi Delia, ha agito in giudizio sostenendone l’imitazione servile e la concorrenza sleale.

Il Tribunale ha valutato la condotta della Wal-cor come idonea a integrare i presupposti della concorrenza sleale per imitazione servile, appropriazione di pregi e imitazione parassitaria di cui agli artt. 2598 n. 1, 2 e 3 c.c.

Per il Tribunale “non può sussistere dubbio alcuno in ordine alla assoluta imitazione servile da parte della resistente del prodotto della ricorrente”, a nulla rilevando la circostanza dedotta dalla controparte, per cui sul mercato vi siano comunque altri ghiaccioli senza stecco da gelare o l’essere licenziataria de “I Pinguini del Madagascar”, emergendo chiaramente dall’esamina di ulteriori elementi, una consapevole condotta imitativa, detta del “look-alike”, realizzata con modalità suscettibili di arrecare una significativa confusione al consumatore medio che acquista sulla base di un esame rapido e sintetico dell’aspetto d’insieme del prodotto e di certo non si sofferma sui dettagli (Trib. Torino 02/12/2009). Dunque la valutazione del rischio di tale confusione, da effettuarsi attraverso il confronto tra il packaging dei due prodotti, afferma l’ordinanza richiamando per altro una decisione del Tribunale di Milano del 2004, “non può essere condotta in base all’analisi ed al confronto dei singoli elementi di ciascuno di essi, rilevando invece la “specifica combinazione di tali elementi attraverso, dunque, una considerazione “complessiva”.

Walcor è stata condannata a ritirare dal commercio tutte le confezioni di Birulì Ice già immesse sul mercato e le è stato inibito di proseguire nella relativa commercializzazione giacchè “i Birulì Ice risultano realizzati imitando i Polaretti Fruit di cui riprendono la complessiva composizione della confezione – con particolare riferimento alla collocazione dei singoli componenti, alle immagini, ai colori e alle scritte – secondo una modalità idonea a creare un rischio di confusione tra i prodotti (Trib. Torino 28.3.2017; Trib. Milano 22.4.2016)”.

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Su Top Legal la nostra difesa dei Polaretti dall’attacco di Walcor e dei “Pinguini del Madagascar” in tema di concorrenza sleale e parassitaria e licensing internazionale.

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La Statale di Milano ritira l’appello. I corsi di laurea umanistici tornano ad accesso libero. Cosa faranno gli altri Atenei? La situazione siciliana.

UDU: “Dopo la nostra lettera di ieri, il magnifico Rettore Vago annuncia di non voler più presentare l’appello al Consiglio di Stato sull’ordinanza n. 04478 del 30.08.2017.

È una vittoria, su tutta la linea, dell’Unione degli Universitari, dell’UdU Milano e dello studio Bonetti Delia e di tutti gli studenti in attesa d’immatricolarsi.
Ora ci aspettiamo che per senso di responsabilità verso tutta la comunità accademica, il Rettore Vago ritiri la delibera e faccia decadere i motivi del contendere, rinunciando quindi alla difesa e chiudendo qui questo triste capitolo. I test a marzo sarebbero insostenibili e dannosi per tutto l’ateneo milanese.”
Conclude Carlo Dovico:”Ora chiediamo che l’UniMi apra immediatamente le immatricolazione a tutti gli studenti che vorranno, a prescindere dalla loro iscrizione o meno ai Test calendarizzati in questi giorni e poi sospesi: quesi corsi devono tornare assolutamente ad accesso libero. Chiediamo ancora una volta al Rettore di affiancarci nel chiedere l’immediato ritiro del D.M. 987/16 e l’abrogazione della legge 264/99. Il numero chiuso va superato!”

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Concorso dirigenti scolastici: arriva il bando. Chi sono gli esclusi?

Rumors sempre più insistenti ed accreditati confermano che sarebbe ormai davvero imminente.

Il Regolamento circolato in ambienti sindacali ed associativi conferma, nonostante il precedente contenzioso, l’esclusione dalla partecipazione dei docenti non di ruolo e con meno di 5 anni di servizio. In tal senso appare censurabile la scelta del MIUR di imporre persino il superamento dell’anno di prova. Al precedente concorso, secondo il T.A.R., peraltro potevano partecipare anche i soggetti precari con almeno 5 anni di servizio ragion per cui appare illegitittimo riproporre nuovamente tali clausole limitative.

Ciò a maggior ragione dopo che la Cassazione, con le note sentenze pilota del 2016, ha confermato l’applicabilità al comparto scuola della clausola 4 dell’accordo quadro. Ciò esclude perfino i soggetti di ruolo in paritaria ed anche il servizio come dottorato è contegiato ma solo per i soggetti già di ruolo.

Più complesso è il nodo del vecchio contenzioso su cui si auspica che la remissione in Corte costituzionale giunga presto e sia tale a concuderlo rispettando i diritti delle parti. Anche dopo aver valutato quali saranno definitivamente le categorie che beneficeranno di riserve, dunque, si potrà comprendere se è legittimo o meno escludere tali soggetti che da anni combattono in Tribunale per veder riconosciuti i propri diritti calpestati da quella che, per stessa bocca del Legislatore, è stata una selezione a suo tempo vergognosa.

Per preaderire al ricorso compila gratuitamente il form o scrivi a santi.delia@avvocatosantidelia.it

 

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Diplomati magistrale: ufficiale la data della Plenaria. E’ il 15 novembre.

A seguito del nostro deposito dell’1 agosto 2017, il Presidente del Consiglio di Stato ha fissato per il 15 novembre 2017 la data finale dell’Adunanza Plenaria che deciderà sul diritto dei diplomati magistrale di entrare nelle GAE.

L’1 agosto, infatti, dopo aver ricevuto l’avviso di conclusione del giudizio innanzi alla Corte di Cassazione, avevamo provveduto a depositare immediata notizia al Consiglio di Stato sollecitando la fissazione.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, infatti, a fine luglio hanno dichiarato inammissibile il ricorso del MIUR sul ricorso che è al vaglio della Plenaria e deciderà le sorti di migliaia di diplomati magistrale. E’ passata la tesi dell’inammissibilità che, con memoria, gli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti, Francesco e Giuseppe Cundari avevano sollevato ritenendo errata la scelta del MIUR di ricorrere in Cassazione avverso una sentenza non definitiva.

La vicenda del diploma magistrale è stata seguita dai legali Bonetti e Delia sin dall’inizio della collaborazione delle associazioni “Adida” e “La Voce dei Giusti”. Per primi i suddetti avvocati tramite un ricorso collettivo di circa 220 ricorrenti hanno ottenuto, mediante un parere della sezione consultiva del Consiglio di Stato, il riconoscimento del valore abilitante del titolo facendolo recepire, tramite un’azione sinergica caldeggiata dal mondo associativo su citato, in un decreto ministeriale che ha disposto il trasferimento di tutti i diplomati magistrali dalla III alla II fascia delle graduatorie di istituto.

Tale passaggio eccezionale generò la campagna dei 3000 ricorrenti del 2014 per primi ammessi con ordinanza cautelare nelle famose GAE.

Ad oggi la vicenda appena descritta, relativa al riconoscimento definitivo del valore abilitante del diploma magistrale, è soggetta alla trattazione dinnanzi all’Adunanza Plenaria su cui oggi la Cassazione ha fissato un paletto fondamentale.

Come avevamo chiarito, a differenza di quanto si legge sul web e sui social, il rinvio della trattazione dell’udienza finale di merito innanzi all’Adunanza Plenaria era legata a ragioni processuali squisitamente tecniche. Il CDS, infatti, non aveva ritenuto di fissare la data della Plenaria in quanto “bloccato” dalla Cassazione ed in attesa che quest’ultima decida sul ricorso proposto dal MIUR.

La prova della corretta ricostruzione di quanto sopra, dunque, arriva dalla fissazione dell’Adunanza all’immediato rientro dal periodo feriale da parte del CDS che, al contrario di quanto asserito, ha messo in calendario con assoluta priorità la vicenda.

 

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Concorso 559 agenti di polizia a rischio annullamento. Il Consiglio di Stato accoglie il nostro appello e ordina al T.A.R. di approfondire la questione sui vizi di violazione dell’anonimato.

Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la correttezza della tesi difensiva prospettata dallo Studio Delia & Bonetti circa l’esistenza di evidenti vizi di violazione dell’anonimato che hanno caratterizzato le prove scritte del concorso per 559 agenti di polizia.

Come avevamo già chiarito (clicca qui), l’intera prova di selezione degli aspiranti allievi poliziotti si presentava affetta da manifeste illegittimità che avevano consentito a centinaia di nostri ricorrenti di prendere parte alle successive prove selettive, nonostante fossero stati esclusi da un test preselettivo contrastante con i più elementari principi della correttezza dell’azione amministrativa e della trasparenza.

Invero, in sede di conferma della misura cautelare richiesta e concessa, il T.A.R. – consolidando un orientamento negativo a causa di errate prospettazioni difensive sulla vicenda, per opera di differenti ricorsi – aveva ritenuto di non consentire la prosecuzione delle prove, sostenendo come non ravvisabili e/o rilevanti i vizi lamentati.

Al contrario, invece, richiamando la pronuncia dell’Adunanza plenaria del 2013, che noi stessi 4 anni fa avevamo ottenuto e dal cui esito seguirono migliaia di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, il Consiglio di Stato ha ritenuto sussistenti sufficienti ragioni per ordinare al T.A.R. Lazio di rivedere il proprio orientamento negativo e di provvedere ad approfondire la questione circa l’esistenza dei medesimi vizi di violazione dell’anonimato che, per primi in Italia, il nostro studio aveva individuato.

“I Giudici di Palazzo Spada” – commentano gli Avv.ti Delia e Bonetti – “ hanno riconosciuto ed identificato, così come da noi prospettato, l’esatta identità tra i vizi che hanno caratterizzato la prova del concorso per 559 agenti di polizia, e quelli dei test di medicina su cui abbiamo vinto quattro anni fa innanzi all’Adunanza Plenaria”.

Ora il T.A.R. dovrà provvedere a fare chiarezza sulle modalità con cui la prova si è svolta, giungendo – ove ne ricorrano i presupposti – finanche all’annullamento di una procedura concorsuale che ha illegittimamente visto esclusi i ragazzi più meritevoli a causa di una gestione della prova non conforme ai principi dell’ordinamento.

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TFA sostegno, arriva il sigillo del TAR Lazio: illegittimo il numero chiuso in presenza di posti vacanti.

Gli Atenei di tutta Italia dovranno permettere lo scorrimento delle graduatorie e concedere ai ricorrenti la partecipazione al corso. 

Sono state pubblicate le tanto attese sentenze del Tar Lazio con riferimento ai corsi TFA sostegno che, accogliendo i ricorsi degli Avv.ti Delia e Bonetti, hanno sancito definitivamente l’assunto per cui in tale procedura concorsuale, in presenza di un numero di posti banditi superiore ai partecipanti il “numero chiuso” deve essere considerato illegittimo.
I provvedimenti, in concreto, hanno condiviso integralmente le teorie proposte nei ricorsi e volte a censurare il numero chiuso e l’apposizione di una soglia minima in prove preselettive in concorsi con posti rimasti vacanti rispetto a quelli banditi.
Nella specie il Collegio ha difatti chiarito che “nella logica della selezione preliminare in  questione, dunque, l’ammissione di un numero di concorrenti inferiore, rispetto a quello dei posti banditi, è sintomo di un’anomalia, che avrebbe dovuto suggerire interventi correttivi” e perciò, in linea con quanto dispohsto dal Giudice Amministrativo, qualora i posti non siano stati ricoperti aliunde, gli Atenei ben potrebbero ammettere i ricorrenti direttamente al corso, in  quanto la presenza dei posti vacanti renderebbe superflua la fase selettiva per un corso che deve essere a numero chiuso solo se vi è la necessità di contingentare gli ammessi.
Tali pronunce assumono un tono particolarmente importante se si considera anche che tale contenzioso ha coinvolto le Università di tutta Italia, da Siena a Messina, da Bergamo a Bari e, nella maggior parte dei casi, si sono riscontrati posti vacanti nei corsi per il TFA sostegno.
Gli Avvocati Bonetti e Delia, soddisfatti dell’epilogo di tale giudizio dichiarano: “abbiamo creduto molto in tale contenzioso, in quanto centinaia di docenti sono rimasti esclusi illegittimamente da tali corsi e, questa vittoria, rappresenta l’ennesimo risultato positivo ottenuto nel corso della nostra decennale battaglia al numero chiuso, con un particolare diverso, in questo caso i soggetti esclusi sono tutti insegnanti abilitati o già assunti in ruolo dal Ministero a cui gli Atenei avevano impedito di potere perfezionare la propria preparazione e renderla migliore ai fini dell’insegnamento scolastico  nel sostegno. Altro motivo di soddisfazione è che le sentenze del TAR siano arrivate giusto in tempo per l’inizio dei corsi, ormai in fase di avvio. I nostri ricorrenti frattanto si stanno già recando presso le Università a formalizzare la loro posizione”.  

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INSERIMENTO IN II FASCIA G.I. DEGLI ITP: LE SCUOLE DEVONO RIVEDERE LE POSIZIONI DI TUTTI GLI INSEGNANTI

I docenti in possesso di diploma ITP sono abilitati e in quanto tali devono essere inseriti nella II fascia delle graduatorie di circolo e d’istituto.

A dirlo è il M.I.U.R. che, a seguito di una nota dell’Avvocatura Generale dello Stato, ha diramato una comunicazione a tutti gli Uffici Scolastici Regionali, Provinciali e a tutte le Scuole, al fine di provvedere in tal senso e “garantire un ordinato avvio dell’anno scolastico”.

Tutti gli insegnanti tecnico pratici che hanno avviato un ricorso per l’impugnazione del D.M. di aggiornamento delle G.I., dunque, dovrebbero vedersi riesaminare le proprio posizioni in graduatoria ed inserire in II fascia, con la possibilità di stipulare contratti da quest’ultima già per l’imminente avvio del venturo anno scolastico.

L’importante presa di coscienza da parte del Ministero dell’Istruzione giunge all’indomani della pubblicazione di una sentenza del TAR del Lazio ove testualmente si riferisce che il D.M. impugnato “non considera la posizione degli insegnanti tecnico-pratici che si trovavano nell’impossibilità di conseguire un qualsivoglia titolo abilitativo”; ciò in quanto per detti docenti non è mai stato attivato un TFA o, come più di frequente è accaduto, non avevano maturato i tre anni di servizio necessari per prendere parte ai PAS. Il TAR del Lazio poi, con riferimento all’allegato C al D.M. n. 39/1998, precisa che è indubbio che “alle tipologie di diplomi rientranti in tale elenco fosse riconosciuto valore di titolo abilitativo all’insegnamento(si vedano gli allegati).

Il G.A., insomma, con un provvedimento definitivo, annulla l’art. 2 del D.M. n. 374/2017 di aggiornamento delle G.I. con l’effetto di consentire l’ammissione in II fascia di tutti i docenti ITP con riserva in quanto da ritenersi abilitati anche in quanto non abilitabili tramite i canali messi a diposizione dal M.I.U.R.

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CROLLA IL NUMERO CHIUSO ALLA STATALE DI MILANO. VITTORIA EPOCALE! COSA SUCCEDERA’ NEGLI ALTRI ATENEI?

Il TAR del Lazio ha accolto il nostro ricorso contro l’introduzione dell’accesso programmato nella facoltà di studi umanistici dell’Università degli studi Statale di Milano. Cosa faranno gli altri Atenei? La situazione siciliana.

L’UDU aveva denunciato sin da subito come la delibera adottata dagli organi accademici contenesse vizi formali e sostanziali, mancando di fatto sia una maggioranza vera che il rispetto della normativa nazionale, prima su tutte la legge 264/99. L’Unione degli Studente aveva denunciato come la sordità dimostrata da chi doveva rappresentare tutta la comunità accademica aveva segnato un pericoloso precedente, oltre che un danno per il diritto allo studio di migliaia di studenti che volevano scegliere liberamente il corso del loro futuro. Ora che il TAR del Lazio, accogliendo il ricorso degli Avvocati dell’Udu Michele Bonetti e Santi Delia, ha sospeso i test in programma per il prossimo 5 settembre, chiosa Andrea Core “possiamo dirci estremamente soddisfatti per una vittoria storica che ha riflessi nell’immediato sul futuro di tutti coloro che avrebbero dovuto sostenere il test nei prossimi giorni e sulle decisioni presenti e future prese da quegli atenei che hanno introdotto programmazioni dell’accesso illecite.
In Sicilia, ad esempio, l’Università di Catania, nonostante la storica vittoria dell’Udu e dei legali contro l’istituzione dell’analogo numero a Psicologia, è stato confermato il numero chiuso per Scienze e Tecniche psicologiche, Lettere e Lingue e culture europee euroamericane ed orientali.

Anche a Palermo è a numero chiuso Psicologia clinica, Scienze e Tecniche psicologiche e persino Lingue e letterature moderne.

A Messina, infine, nonostante i proclami sull’abolizione del “numero chiuso” presso il Corso triennale in Scienze biologiche e su “Scienze motorie, sport e salute” (che però è limitato ai primi 500 iscritti), rimane a numero chiuso Scienze e Tecniche psicologiche e Psicologia clinica e persino Lingue, letterature straniere e mediazione linguistica e scienze pedagogiche.

Anche al fine di evitare una pioggia di ricorsi degli esclusi la speranza è che tali Atenei ci ripensino in tempo utile. “Gli Atenei, infatti, solo al fine di rispettare i requisiti minimi imposti dal Miur per evitare la disattivazione dei corsi in ragione del numero studenti-docenti”, conclude l’Avvocato Santi Delia, “hanno deciso di introdurre indiscriminatamente il numero chiuso anche in corsi di laurea che il Legislatore del 1999 non aveva individuato per i quali era necessario programmare gli accessi. Questo in quanto l’obiettivo, che nel caso di Milano è stato apertamente confessato nelle delibere istitutive ma è comune a tutti gli Atenei che agiscono in tal senso, non è quello indicato dalla Corte costituzionale nella sentenza pilota del 1998 volta a favorire standard adeguati e utili per dare valore comunitario ai titoli di laurea conseguiti e recepito dal Legislatore nel 1999, ma solo quello di non perdere finanziamenti chiudendo corsi”. Un evidente sviamento che il T.A.R. ha duramente censurato affermando chiaramente che “i provvedimenti gravati intendono, nella sostanza, programmare l’accesso a corsi che (ad un primo sommario esame proprio della fase cautelare) non paiono collimare con quelli richiamati dalle norme primarie di riferimento, ovvero Filosofia, lettere, Scienze dei beni culturali, Scienze umane dell’ambiente, del territorio e del paesaggio, Storia e Lingue e Letterature Straniere” giacchè “la relazione dell’Università di Milano in atti conferma che gli atti gravati non sono stati ispirati da necessità legate “all’utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti-studio personalizzati”, bensì a carenza di un numero complessivo di docenti tale che “mantenendo numeri non sostenibili nei corsi dell’area umanistica, l’Ateneo risultasse non in linea con i requisiti di docenza previsti dal sistema di accreditamento vigente, esponendosi di conseguenza alla sanzione che comporta sia l’attivazione condizionata (per un solo anno) dei corsi di studio che non si trovino a rispettare i requisiti di docenza in attesa delle misure necessarie per superare tali carenze, sia l’impossibilità di attivare “nuovi corsi di studio”, se non a seguito della disattivazione di un pari numero di corsi”.

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Ricorso idonei concorso 2016: i chiarimenti sulla nostra azione interregionalità

Il ricorso è volto, in primis, all’impugnazione del provvedimento finale di pubblicazione delle graduatorie della Vostra Regione nella parte in cui esclude la pubblicazione di soggetti, come voi, sotto la soglia del 10%.

Grazie a tale azione si ottiene il risultato di avere una graduatoria che contiene i Vs nomi e che, dunque, vi fa uscire dalla qualità di idonei fantasma a idonei veri e reali.

Il Vs obiettivo, tuttavia, è quello dell’assunzione e non quello di comparire nell’elenco dei soggetti idonei.

Allo stato, infatti, non esiste un obbligo per il MIUR di assumere soggetti meramente idonei se:

– prima non assume i vincitori del concorso 2016;

– dopo aver esaurito la graduatoria 2016 compreso il 10% non avesse ulteriore fabbisogno in quella Regione non chiamando né da GAE né da concorso.

Se, invece, dopo aver esaurito la graduatoria concorso 2016 il MIUR, entro il triennio e prima della pubblicazione di nuove graduatorie dal futuro concorso, continuasse ad assumere ad esempio dalle G.A.E., si attiverà la seconda parte del ricorso che prevede, appunto, l’attribuzione interregionale dei posti agli idonei.

Ad esempio nel caso in cui in Puglia i vincitori del concorso fossero stati tutti assunti e l’USR Puglia continuasse ad assumere da G.A.E., è possibile agire impugnando tali assunzioni e chiedendo l’attribuzione di tali posti in quanto idonei in altra Regione.

Tale possibilità non è nuova nel nostro ordinamento e non è una nostra invenzione. Nell’ambito del concorso 2012, infatti, con D.M. 496/16 il Miur ha proprio tutelato gli idonei in alcune Regioni assegnandoli in altre, ove non avevano concorso, e dove le graduatorie erano esaurite. Su quel caso è ancora in corso un contenzioso nel tentativo di riportare poi in Regione i soggetti che, comunque, hanno beneficiato delle assunzioni fuori Regione e in Consiglio di Stato si è già ottenuto tutela per chi, invece, aveva ricevuto un diniego all’assegnazione del posto fuori Regione.

Impossibile, invece, prevedere se in maniera sera esiste la possibilità di tutelare gli idonei a prescindere dall’esistenza di posti o dall’effettiva pubblicazione di nuove graduatorie su nuovi concorsi frattanto banditi.

Per aderire al ricorso vai alla scheda dettagliata.

Studio Legale Avvocato Santi Delia