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RICORSO PER L’ACCESSO ALLA II FASCIA GI

Il fenomeno del precariato caratterizza, ormai da anni, la condizione di numerosi docenti italiani. Tale situazione è la conseguenza di discipline stratificate e di vuoti normativi che hanno condotto al difficoltoso inserimento di tali soggetti nel mondo della scuola, posta l’impossibilità di partecipazione ai vari concorsi pubblici nonchè la mancata attivazione di percorsi abilitanti. Il MIUR pertanto condanna centinaia di insegnanti a rimanere relegati nella III fascia delle Graduatorie di Istituto.

Sul punto, tuttavia, sono sempre più numerose le pronunce favorevoli sia dei Giudici del Lavoro di tutto il territorio nazionale sia del TAR, che riconoscono il diritto della categoria dei diplomati AFAM, nonchè dei c.d. insegnanti tecnico pratici ad essere inseriti nella II fascia delle graduatorie di istituto, in virtù del ritenuto valore abilitante del titolo accademico da loro conseguito. Gli orientamenti giurisprudenziali sono dunque chiari nel considerare e riconoscere come titolo equipollente all’abilitazione all’insegnamento i diplomi AFAM, ITP come i diplomi di maturità magistrale conseguiti entro l’a.a. 2001/2002. Oltre a dette categorie riteniamo vi sia spazio per proporre un’azione anche per tutti i restanti docenti inseriti nella III fascia delle graduatorie d’istituto, altrimenti destinati al perenne precariato.

Riteniamo quindi possibile per i docenti inseriti nella III fascia delle Graduatorie di Istituto in possesso del titolo AFAM, ITP, o altra idoneità all’insegnamento e che abbiano un servizio maturato pari ad almeno 180 giorni all’anno (anche non continuativi) per 3 anni, aderire ad una nuova azione, da presentarsi innanzi al TAR del Lazio, volta ad ottenere il riconoscimento dell’abilitazione all’insegnamento a fronte del possesso dell’esperienza lavorativa svolta.

In tal modo, a seguito della imminente pubblicazione del Decreto di aggiornamento delle Graduatorie di Istituto richiederemo al MIUR e a tutte le sue articolazioni periferiche, nonchè agli Uffici Scolastici, il riconoscimento immediato dell’abilitazione all’insegnamento con la conseguente collocazione nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto.

Questo nuovo percorso apripista, che verrà avviato dallo studio legale Bonetti insieme alle associazioni ADIDA e MIDA, mira a rivendicare i dovuti riconoscimenti professionali per tutti i docenti precari della III fascia.

L’azione sarà patrocinata dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia unitamente all’Avvocato Ciro Santonicola, che ha già ottenuto molteplici provvedimenti favorevoli su questo argomento.

Per aderire vai alla scheda dedicata

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559 ALLIEVI: IL TAR LAZIO ACCOGLIE ANCHE IL SECONDO RICORSO. LE FAQ PER TUTTI I NUOVI ADERENTI

Il TAR Lazio ha oggi, 3/5/2017, accolto anche il secondo ricorso dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando, nuovamente, al Ministero di ammettere tutti i nostri ricorrenti alle successive prove fisiche.

1) Chi può partecipare al ricorso?

La strutturazione del nostro ricorso consente a TUTTI i meri partecipanti alla prova di poter ricorrere a prescindere dal punteggio giacchè se, come sostenuto, una prova è illegittima non può selezionare nessuno a prescindere dal punteggio ottenuto.

Possono ricorrere, quindi, tutti coloro i quali hanno partecipato alle prove di concorso tra il 6 e l’11 marzo e non sono stati ammessi alle prove fisiche.

Il precedente concorso non ha rilievo alcuno a prescindere dall’esito precedentemente ottenuto.

Al fine di essere ammessi alle prove fisiche ancora in corso riteniamo che l’ultima possibilità sia agire entro il 6 maggio 2017. Le prove fisiche calendarizzate infatti dovevano terminare il 4/5 ma il Ministero ha indicato sul proprio sito la data nuova dell’8/5 come può evincersi da questo screen.

2) Alcuni di Voi ci hanno chiesto come si fa a presentarsi alle prove fisiche senza accertamenti clinici richiesti dal bando.

Gli accertamenti clinici con cui Vi dovreste presentare alle prove fisiche verranno svolti successivamente in quanto diremo al Ministero che dovete avere lo stesso tempo concesso agli ammessi che hanno saputo per tempo come e quando presentarsi.

3) Dove trovo altri dettagli per aderire entro il 6/5?

Trova dettagli per aderire cliccando qui

forzearmate

CONCORSO POLIZIA 559 AGENTI: PRIMA VITTORIA IN ITALIA DELLO STUDIO DELIA & BONETTI. I NOSTRI RICORRENTI CONVOCATI A VISITA IL PROSSIMO 4 MAGGIO.

Il TAR Lazio ha accolto il nostro ricorso ammettendo i nostri ricorrenti esclusi all’esito delle prove di cultura generale ad espletare le prove fisiche relative al concorso per 559 Agenti di Polizia.

Si tratta di un concorso “tristemente” passato alla cronaca per gli scandali che lo hanno caratterizzato: le precedenti prove, infatti, erano state annullate perché quasi duecento candidati avevano ottenuto il punteggio massimo, non sbagliando neanche una delle ottanta risposte, mentre altri 140 circa avevano fatto un solo errore e un centinaio ne aveva commessi due. Tra coloro che avevano risposto in maniera corretta a tutte le domande, inoltre, quasi tutti risultano residenti in Campania così come la Società che ha vinto l’appalto del Ministero dell’Interno per la somministrazione delle domande.

Su tale vicenda è ancora in corso l’indagine della Procura della Repubblica.

All’esito di una complessa fase di accesso agli atti, abbiamo individuato peculiari e decisivi vizi che ci hanno convinto a proporre ricorso per portare all’attenzione del T.A.R. tali circostanze. “E’ una vittoria sudata ma, seppur in questa fase cautelare, utilmente decisiva per consentire ai nostri ricorrenti di partecipare alle successive prove concorsuali” commentano gli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti. Ancora una volta riteniamo che i riconoscimenti ottenuti negli ultimi anni confermino che solo grazie ad un team altamente specializzato e d’eccellenza, esperto in procedure concorsuali nazionali, sia possibile analizzare in tempi così brevi migliaia di atti concorsuali facendo ottenere piena tutela ai partecipanti.

In questo concorso vi sono migliaia di giovani aspiranti poliziotti che rischiavano di subire ancora una volta le illegittimità di un sistema di selezione iniquo su cui bene aveva fatto sinora l’Amministrazione ad intervenire annullando le precedenti prove.

I tempi per agire sono, tuttavia, molto ristretti in quanto le prove fisiche si concluderanno giorno 4 maggio. Per chi non ha ancora aderito ed è stato vittima dell’ennesima irregolarità del concorso per 559 Allievi Agenti di polizia, puoi ancora aderire entro oggi 2/5, cliccando al seguente link

Cliccando qui potrai leggere il provvedimento favorevole ai ricorrenti già difesi da noi

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Il Mattino di Sicilia

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L’ANZIANITÀ DI SERVIZIO DEI DOCENTI PRECARI VA COMPUTATA DAL PRIMO CONTRATTO STIPULATO E NON SOLO DOPO IL SUPERAMENTO DEI 36 MESI DI CONTRATTI A TERMINE.

Con una decisiva e chiarificatrice pronuncia della Corte d’Appello di Palermo, è stato riconosciuto il diritto dei docenti precari di ottenere gli scatti di anzianità maturati durante il periodo di lavoro precario prestato sin dal primo contratto stipulato.

Il giudice di primo grado, infatti, aveva riconosciuto il diritto di progressione stipendiale, tuttavia affermando che le retribuzioni spettanti fossero corrisposte solo con riferimento all’ultimo contratto stipulato.

In accoglimento dell’appello promosso dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, il Giudice di secondo grado – riformando totalmente la pronuncia del Tribunale – ha riconosciuto il diritto del ricorrente ad ottenere “le differenze retributive derivanti dalla progressione economica connessa all’anzianità di servizio maturata in relazione al CCNL tempo per tempo vigenti, considerati i contratti a termine di durata non inferiore a 180 giorni complessivi nell’arco di ciascun anno di servizio, oltre interessi dalla data di maturazione dei singoli ratei fino al soddisfo”.

Il Ministero, quindi, dovrà risarcire oltre € 10.000 al docente illegittimamente discriminato.

CONCORSO SPECIALIZZAZIONI MEDICHE 2017: RICORSO A TUTELA DEI MEDICI CHE SI ABILITATERANNO A FEBBRAIO 2018

DI CHE COSA SI TRATTA?   E PERCHE’ RICORRERE

Il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda ma imponendo l’obbligo di ottenere l’abilitazione prima dell’inizio delle attività didattiche.

Tale clausola, ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, per il concorso che ci occupa non potrà essere applicata. Si tratta, quindi, di una clausola dall’applicazione impossibile che, come tale, è illegittima.

L’Ordinanza 8 marzo 2017 n. 135, infatti, ha già fissato al 18 luglio ed al 15 febbraio 2018 le date della prova di abilitazione decretando, di fatto, l’esclusione di tutti i laureati in Medicina a partire dalla sessione di giugno 2017.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Noi, in ragione della peculiarità della situazione che si è venuta a creare, riteniamo illegittima la discriminazione per soli 45 giorni di distanza dall’inizio dell’attività didattica (peraltro fittizia essendo un venerdì cui seguono giorni notoriamente festivi) e per questo è possibile agire pur nella consapevolezza dell’estrema difficoltà del contenzioso.

Sul tema della partecipazione dei non abilitati il nostro studio, con la storica sentenza di maggio 2017, è riuscita a far modificare la norma per l’accesso a Medicina generale che stava in piedi dal 2006.

Ci rendiamo conto che, per chi è già in possesso dell’abilitazione, la pretesa di tali laureati a giugno possa sembrare pretestuosa giacchè anch’essi ben potrebbero attendere un altro anno stante la penuria di borse. Tale scelta, ci riferiamo appunto alla penuria di borse, è dovuta alle scelte illegittime del Governo che, nonostante un fabbisogno pari 7967 unità ha bandito solo 6105 borse. Orbene, far ricadere tali scelte assurde su chi non ha francamente colpa alcuna è profondamente ingiusto ed illegittimo e, da sempre, il nostro obiettivo è stato quello dell’eliminazione di un sistema ad imbuto da sostituire con uno a cilindro ove l’accesso alle specializzazioni deve essere scontatamente concesso a tutti dopo il percorso di laurea già a numero chiuso.

D’altra parte la scelta di derogare al Regolamento bandendo il concorso a novembre è proprio del MIUR. Il Regolamento imponeva il bando entro maggio. Il precedente entro aprile. Perchè può derogarsi a parti del Regolamento ed ad altre no? Sino ai nostri giudizi del 2007 sulle specializzazioni e del 2014 e 2015 su Medicina generale a questi concorso potevano partecipare solo i soggetti già abilitati al momento del bando. La giurisprudenza ha mutato tale quadro consentendo la mera partecipazione a chi quel titolo lo acquisirà entro l’inizio delle attività didattiche. Qui si chiede, anche in quanto il primo mese è notoriamente riservato a lezioni frontali una deroga, su tempi assolutamente trascurabili per un percorso di specializzazione quinquennale che consenta di superare il mancato coordinamento tra le varie fonti.

Vi chiariamo che NON è possibile agire DOPO la vittoria del concorso giacchè il termine di impugnazione al TAR è DECADENZIALE. Chi non agisce nei termini, dunque, non può farlo successivamente.


CHI PUO’ RICORRERE

 

Possono ricorrere tutti coloro i quali non siano in possesso del titolo di abilitazione e la otterranno a febbraio 2018.

Consigliamo (meglio riteniamo fondamentale per il buon esito dell’azione anche al fine di paralizzare strumentali eccezioni del Ministero) a tutti coloro che si trovano in questa situazione di presentare, comunque, la domanda di partecipazione impugnando il bando e di partecipare alle prove.


AUTORITA’ ADITA E CONDIZIONI

Il ricorso sarà proposto innanzi al Tar Lazio o al PDR e verrà chiesto l’annullamento del bando nella parte d’interesse e, per l’effetto, come risarcimento in forma specifica, si chiederà di ottenere il contratto ove collocati in posizione utile.


MODALITA’ DI ADESIONE

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che potete scaricare qui

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA RISERVANDOSI, ANCHE IN IPOTESI DI CORRETTEZZA DELLA PROCEDURA SEGUITA, L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI CHE VERRA’ COMUNICATA ESCLUSIVAMENTE VIA MAIL.

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Il lavoro dei docenti supplenti deve essere equiparato a quello dei colleghi di ruolo: nuova vittoria al Tribunale di Milano. Miur condannato a ricostruire carriera, pagare gli scatti di anzianità e oltre 7000 € di spese legali.

Il nuovo arresto del Tribunale di Milano con la recente sentenza del 30 marzo 2017 non lascia spazio ad ulteriori dubbi: le prestazioni rese dai docenti assunti con contratti di lavoro a tempo determinato sono identiche a quelle di un rapporto a tempo indeterminato e quindi vanno egualmente retribuite.

Così il Giudice meneghino ha individuato l’ennesima illegittimità nella condotta che, per mezzo di oltre 80 contratti a tempo determinato, non aveva riconosciuto alla ricorrente il diritto alla progressione stipendiale maturata in quasi 10 anni di carriera.

Per il Tribunale, infatti, “ la progressiva reiterazione di rapporti di lavoro a tempo determinato ha di fatto realizzato un contesto del tutto identico, sotto il profilo dello sviluppo della professionalità,  a quello tipico di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.[…] Conseguenzialmente, non può revocarsi in dubbio che parte ricorrente abbia nel tempo acquistato un’esperienza del tutto identica, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, a quella maturata dai colleghi di pari anzianità, legati all’amministrazione da un rapporto a tempo indeterminato”.

Il Ministero, dunque, è stato condannato a corrispondere le differenze retributive –  anche sul TFR e sugli istituti indiretti oltre che a collocare la ricorrente al livello stipendiale corrispondente all’anzianità di servizio maturata, condannandolo – altresì –  al pagamento di oltre 7000 € di spese legali.

 

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MEDICINA GENERALE 2017: ANCHE I MEDICI NON ANCORA ABILITATI POSSONO PARTECIPARE AL CONCORSO

Il Ministero della Salute il 9 maggio 2017 ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Decreto Ministeriale relativo al corso in medicina generale valido per il triennio 2017/2020 ed anche a tale procedura concorsuale, come si evince dai primi bandi pubblicati dalle varie Regioni, si ammetteranno a partecipare esclusivamente i medici già abilitati alla data di presentazione della domanda. Ebbene, la tesi da noi sostenuta per cui tale clausola sarebbe totalmente illegittima in quanto esclude i soggetti che potranno abilitarsi nella sessione di luglio 2017 e partecipare alle prove d’esame a settembre 2017 iniziando, già in possesso dell’abilitazione, i relativi corsi di formazione in medicina generale, è stata condivisa pienamente dal TAR del Lazio lo scorso anno.

Il T.A.R. infatti, sul presupposto che i nostri ricorrenti avessero già conseguito l’abilitazione prima dell’espletamento delle prove, aveva ritenuto corretto ammetterli alla prova di accesso al corso con riserva, ordinando dunque alle Regioni Sicilia, Veneto, Basilicata, Lazio e Molise di far disputare il test di ammissione ai ricorrenti. Coloro che successivamente hanno superato la prova collocandosi in posizione utile in graduatoria, stanno ancora frequentando il corso cui ambivano presso la Regione di interesse.

Consigliamo (meglio riteniamo fondamentale per il buon esito dell’azione anche al fine di paralizzare strumentali eccezioni delle Regioni e del Ministero) a tutti coloro che si trovano in questa situazione di presentare, comunque, la domanda di partecipazione al concorso.

Le adesioni al ricorso dovranno pervenire con scadenze variabili a seconda delle Regioni presso cui volete partecipare (ultima scadenza 30/05/2017).

Per aderire e verificare la scadenza specifica potete andare alla scheda riservata, compilare il form e scaricare la documentazione.

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Soglia 35 e concorso docenti: il CDS dichiara inammissibile l’appello del MIUR.

Il Consiglio di Stato ha confermato la propria posizione espressa nel dicembre 2016 e dichiarato inammissibile l’appello del MIUR e messo la parola fine ad uno dei contenziosi più delicati del concorso docenti 2012.

Il TAR del Lazio aveva accolto, sin dalla fase cautelare, il ricorso patrocinato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia con il quale si contestava la soglia di 35 punti troppo elevata per un concorso pubblico di tal fatta, soglia che disattendeva ogni normativa. I primi giudici avevano accolto con riferimento ai ricorrenti che dopo l’ammissione con riserva hanno partecipato con esito favorevole alle prove e sono stati inseriti nella graduatoria finale […] ed ordina lo scioglimento della riserva con la quale essi sono stati inseriti nella graduatoria stessa”.

Nonostante ciò e nonostante altre nostre sentenze fossero passate in giudicato dichiarando, definitivamente, l’illegittimità della soglia, il MIUR proponeva appello. Con alcune ordinanze resa nel mese di maggio 2016 il Consiglio di Stato aveva gettato, letteralmente, nel panico gli ammessi grazie a quei ricorsi sospendendo le sentenze a loro favorevoli e mettendo in discussione i ruoli frattanto ottenuti.

Con la decisione di ieri, tuttavia, il Consiglio di Stato, accogliendo la nostra tesi, ha definitivamente fatto chiarezza sulla vicenda evidenziando come l’avvenuto annullamento della soglia a seguito di altre azioni ormai passate in giudicato elimina la possibilità per il MIUR di continuare oggi a proseguire su tale contestazione.

Secondo i giudici della Sesta Sezione, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425).

L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

L’appello deve, pertanto, essere rigettato, con conferma della sentenza impugnata.
Un’altra importante vittoria che arriva a fare giustizia sulle tante, troppe irregolarità legali e procedurali riscontrate nel c.d. concorsone.
Una sentenza di merito che sancisce l’illegittimità di un concorso pieno di irregolarità in tutte le sue prove” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, l’amministrazione già annuncia nuovi concorsi senza prendersi carico delle posizioni pendenti che, ancora una volta, sono devolute solo alla magistratura”.

Vai alla sentenza di aprile 2017

Vai alla sentenza di dicembre 2016

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SSM: MIUR CONDANNATO A “RIVELARE” IL NUMERO DI POSTI RIMASTI VACANTI NELLE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE MEDICA DI TUTTI GLI ATENEI ITALIANI.

Il Tar Lazio accoglie il ricorso degli Avvocati Delia e Bonetti e obbliga il Miur ad “essere trasparente”: deve rivelare quanti posti rimangono vacanti all’esito del concorso di ammissione alle scuole di specializzazione medica.

Il caso verte sulla richiesta di un giovane medico che sostenuto il concorso di specializzazione medica e posizionatosi a buon punto nella relativa graduatoria, a causa della chiusura definitiva della stessa, vedeva negarsi il contratto di formazione specialistica per pochi posti di distanza dall’ultimo ammesso.

A seguito della detta chiusura, il Dottore si rivolgeva allo studio legale Bonetti – Delia conferendo loro mandato al fine di capire se vi fossero posti vacanti e se grazie ad essi egli avrebbe potuto ottenere l’iscrizione. Il MIUR negava l’ accesso eccependo la sottoscrizione all’atto dell’iscrizione al concorso di una clausola con la quale egli (così come tutti gli altri partecipanti) aveva accettato che “dopo l’inizio delle attività didattiche non sono possibili nuovi subentri di graduatoria ed i contratti di formazione specialistica eventualmente resisi liberi sono oggetto di riassegnazione nell’ambito del contingente dei contratti di specializzazione per i successivi anni accademici” .

Oggi il TAR ha accolto il ricorso ordinando al MIUR di produrre la documentazione richiesta entro e non oltre i 30 giorni, in modo da poter poi valutare la domanda cautelare proposta dal ricorrente volta all’ingresso nella Scuola ambita.

Scrive il TAR : “Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazioaccoglie la domanda ai sensi dell’articolo 116, comma 2, del codice del processo amministrativo e, per l’effetto, ordina l’ostensione documentale nei sensi e secondo le modalità indicate in parte motiva entro giorni 30 dalla notificazione ovvero dalla comunicazione della presente decisione”.

Attendiamo ora il dato finale.

 

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Insegnanti di ruolo di scuola pubblica: il servizio pre-ruolo in paritarie va computato ai fini della mobilità e della ricostruzione di carriera. Miur condannato.

Sin dall’emanazione dell’ordinanza ministeriale 8 aprile 2016, n. 241, il nostro Studio aveva individuato dei possibili profili di illegittimità derivanti dalla scelta arbitraria di non valutare il servizio prestato nelle scuole paritarie ai fini della mobilità (cliccando qui puoi ancora aderire alle azioni). Dopo essere riusciti, per primi in Italia, ad ottenere la condanna del MIUR alla rivelazione dell’algoritmo innanzi al T.A.R. Lazio, sono di questi giorni nuove ed importanti sentenze dei Tribunali del Lavoro. I Tribunali di Roma e Cuneo, hanno condannato il MIUR “previa disapplicazione della disposizione di cui alle “note comuni” allegate al CCNI per la mobilità del personale docente A.S. 2016/17 nella parte in cui dispone che “Il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile”, di valutare nella graduatoria per la mobilità a.s. 2016/17 il servizio di insegnamento svolto dalla ricorrente negli istituti scolastici paritari dall’a.s. 2005/06 all’a.s. 2014/15 nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale e per l’effetto attribuire nella predetta graduatoria per la mobilità i […] punti corrispondenti ai fini dell’attribuzione della sede di servizio spettante in base al corretto punteggio di mobilità“.

Il Ministero, pertanto, dovrà ricostruire il corretto ambito di appartenenza della ricorrente in ragione del punteggio attribuito oltre all’intera ricostruzione di carriera conteggiando anche gli anni di paritaria e provvedere al pagamento di oltre 5.000 € per le spese di lite a favore degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti. L’Amministrazione è stata dunque condannata al riconoscimento dell’anzianità di servizio ed alle maggiori retribuzioni maturate in tutti gli anni pregressi indennizzandola per tutti gli emolumenti relativi alla ricostruzione di carriera ed agli scatti di anzianità. Grazie a tale riconoscimento i ricorrenti otterranno un inquadramento nelle superiori fasce di anzianità (in alcuni casi in quella da 10 a 15 anni) e non più in quella iniziale di accesso.

Si tratta perciò di un precedente importante per tutti gli insegnanti che abbiano svolto servizio pre-ruolo in scuole paritarie, sia con riguardo al trasferimento nella corretta sede di destinazione che per la ricostruzione di carriera ed il riconoscimento economico negato sino ad oggi.

Clicca qui per aderire

Studio Legale Avvocato Santi Delia