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Diplomati magistrale in GAE: il CDS conferma l’impugnabilità dei DD.MM. di mero scioglimento delle riserve del 2015 e 2016. Ora tocca alla Plenaria.

Il TAR Lazio, con nuovo orientamento giurisprudenziale”, aveva ritenuto che (le sottolineature sono nostre): “[…] il ricorso sia inammissibile e comunque irricevibile per omessa tempestiva impugnazione del D.M. n. 235 del 1 aprile 2014, concernente l’aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GAE) per il triennio 2014/15, 2015/16, 2016/17 che costituisce atto presupposto del D.M. n. 495/2016, immediatamente lesivo dell’interesse dei ricorrenti, atteso che le GAE per espressa previsione del legislatore hanno natura triennale e nel corso del triennio è consentito esclusivamente lo scioglimento delle riserve, secondo le modalità e i termini disciplinati con il D.M n. 325/2015 per l’annualità 2015/2016 e con il D.M. n. 425/2016 per l’annualità 2016/2017(v. art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 e ora art. 1, comma 10 bis, della L. n. 21/2016, che ha prorogato la validità di tali GAE fino all’a.s. 2018/2019); Ritenuto, quindi, che il ricorso va dichiarato irricevibile per la tardiva impugnativa del presupposto D.M. n. 235/2014”.

I nostri ricorsi sul D.M. 495/16, ad eccezione di quelli sulla c.d. nullità che verranno discussi a giugno 2017 e dunque in tempo utile per ottenere le supplenze per il nuovo anno scolastico, erano stati trattati prima di tale cambio di orientamento e contengono tutti un importante approfondimento di cui oggi il Consiglio di Stato ha confermato l’insuperabile decisività.

Innanzi all’Adunanza Plenaria, infatti, l’Avvocatura generale dello Stato aveva già sollevato la questione dell’inammissibilità dei ricorsi avverso il D.M. 325/15 proprio sviluppando la teoria oggi fatta propria dal T.A.R. Lazio. Tanto in memoria quanto in discussione orale avevamo sostenuto che tale argomento, seppur suggestivo, era infondanto in quanto grazie all’annullamento del D.M. 235/14 la questione era ormai superata.

“La mancata impugnativa del D.M. 235/14, infatti, preso atto del suo annullamento con la sentenza n. 1973/15 e con le seguenti è divenuta comunque indifferente ai fini del decidere. Se, difatti, tale D.M. fosse stato tempestivamente impugnato da taluni e non da altri ed i primi, allo stato, non avessero ancora ottenuto l’annullamento, si potrebbe discutere di tale carenza (recte decadenza) in capo ai secondi ma, oggi, in concreto tale situazione non c’è giacchè il D.M. 235/14 è stato annullato dal Consiglio di Stato prima dei D.M. 235/15 e 495/16 e con effetti erga omnes”.

Oggi la conferma di tale posizione da parte del Consiglio di Stato che chiarisce “poiché il D.M. 235/2014, atto di natura regolamentare, è stato annullato con efficacia erga omnes dalla sentenza della Sezione 16 aprile 2015, n. 1973, nella parte in cui non consente l’ingresso nelle GAE dei diplomati magistrali, sicché non è quindi possibile ravvisare una tardiva impugnazione di un atto già annullato, che non più esiste”.

Il Consiglio di Stato, peraltro, ha dimostrato di ben ricordare che la partita sul D.M. 325/15 si è già giocata innanzi all’Adunanza Plenaria in sede cautelare citando, espressamente, quella storica ordinanza.

Ma ripercorriamo le vicende di quel, sin’ora decisivo, 27 aprile 2016 quando l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato segnò un punto importante, forse decisivo, per i docenti in possesso del diploma magistrale.

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Graduatorie Medicina, Odontoiatria e IMAT: il MIUR ottempera alle nostre sentenze e le riapre

Il MIUR, finalmente, ha capitolato.

Oggi 22 marzo 2017, nel giorno di scadenza della diffida successiva alla notifica delle nostre sentenze ed ordinanze pilota del mese di febbraio 2017, il MIUR ha inviato una mail a noi difensori ed ai ricorrenti per comunicare di aver riaperto la graduatoria e che, dal 27 marzo 2017, i ricorrenti interessati avrebbero potuto riaccedere alla propria pagina personale e curare l’immatricolazione ove vi siano posti disponibili.

La riapertura delle graduatorie è frutto del lavoro processuale scaturito dalle nostre ordinanze e sentenze vittoriose e soprattutto del lavoro e dei contatti politici dell’UDU con il Ministero, e per il tramite con il CNSU, organo da noi presieduto e con maggioranza relativa dell’Unione.

Nonostante sia da considerarsi un punto d’arrivo, e comunque un successo, non possiamo gioire per il numero dei posti messi a bando che consentirà solamente ad una parte dei ricorrenti con punteggi maggiori, e comunque in graduatoria, di poter studiare.

Pertanto, proseguiremo nella battaglia per il libero accesso impugnando, con motivi aggiunti, per tutti i soggetti esclusi dal decreto, anche non nostri ricorrenti, che non potranno continuare a studiare.

Solo presso l’Ateneo di Messina su circa 70 riammessi (essendosene aggiunti altri a quelli presenti in elenco) ben 69 sono assistiti dal nostro studio.

Sulla questione e su come curare l’immatricolazione Vi invitiamo a leggere le mail personali che vi abbiamo inviato. Ma come si è giunti a questo risultato?

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Mobilità docenti 2016/2017: il TAR ordina al Miur il rilascio dell’algoritmo sul ricorso Gilda

È di poche ore fa la sentenza emessa dal TAR del Lazio che condanna il MIUR all’ostensione del famoso “algoritmo” di calcolo che ha gestito il software relativo ai trasferimenti interprovinciali del personale docente sulla mobilità 2016 e che ha deciso la sorte professionale di numerosi docenti coinvolti.

Il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams, Rino Di Meglio, nonché gli Avv. ti Michele Bonetti, Santi Delia e Silvia Antonellis, affermano la fondamentale importanza di tale vittoria al fine di fare finalmente chiarezza non solo sulle procedure puntuali dei trasferimenti ma, in particolare, sugli errori che hanno determinato l’allontanamento di numerosi docenti dalle sedi che sarebbero spettate in base ai criteri dichiarati nelle loro domande di trasferimento. 

Il TAR Lazio da ragione, dunque, al sindacato che aveva presentato ricorso, patrocinato dagli Avvocati Bonetti, Delia e Antonellis, per il diniego all’accesso agli atti da cui poter desumere le operazioni della mobilità per l’a.s. 2016/2017, screditando in toto le eccezioni sulla proprietà intellettuale e sul segreto di Stato sollevate dal MIUR per non rilasciare l’algoritmo e ordinando a quest’ultimo di consegnare “copia dei c.d. codici sorgente del software dell’algoritmo di gestione della procedura della mobilità dei docenti per l’a.s. 2016/2017 di cui all’O.M. M.I.U.R n. 241 del 2016 nel termine di 30 (trenta) giorni decorrenti dalla notifica a cura di parte”. 

Nel link di seguito riportato Vi rimettiamo la sentenza.

“Mi ritengo soddisfatto per la vittoria conseguita” – dichiara Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli Insegnanti – “che rappresenta un inizio positivo per fare chiarezza sull’applicazione errata del CCNI sulla mobilità che ha coinvolto numerosi docenti, che ora richiedono trasparenza sulla reale procedura seguita dal Ministero”.

“La Gilda grazie a questo importante provvedimento” – riportano gli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti – “valuterà una campagna anche risarcitoria dinanzi ai Giudici del Lavoro per tutti i docenti lesi da questo algoritmo mal fatto che li ha spostati da una parte all’altra della Repubblica riservandosi anche di presentare un esposto alla Corte dei Conti”.

Qualora aveste interesse ad essere informati sulle future azioni intraprese dal nostro studio ai fini dell’avvicinamento all’ambito territoriale e per il risarcimento del danno subito, senza vincolo alcuno alla partecipazione alle stesse, Vi invitiamo a compilare il seguente FORM in tal modo verrete inseriti nella nostra newsletter e ricevere le opportune comunicazioni.

Si specifica che le informazioni ricevute non costituiscono preadesione vincolante ad alcuna azione.

Avv. Santi Delia          Avv. Michele Bonetti

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Borse di studio e medicina generale: una discriminazione lunga più di 10 anni. Ecco come ottenere il giusto risarcimento.

Ci sono laureati in Medicina e Chirurgia che a conclusione del loro percorso universitario, per completare la formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti e percepiscono una borsa di studio da quasi 1600 € al mese, esentasse e con copertura assicurativa pagata.

Ci sono, poi, quegli altri laureati in Medicina e Chirurgia che, sempre per completare la loro formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti ma, stavolta, ricevono una borsa di studio di soli 800 € al mese, su cui devono pagare I.R.P.E.F. ed I.R.A.P..

La differenza?

Soltanto una: i primi stanno frequentando un corso di specializzazione medica; gli altri un corso di “formazione specifica” in medicina generale.

Perché?

Perché esistono due differenti parametri per valutare e ripagare il lavoro di giovani medici quando l’unica differenza riguarda il nome del corso e la specializzazione finale che otterranno?

Che cosa rende gli uni degni di ottenere una paga superiore rispetto agli altri che scelgono di diventare “medici di famiglia”?

Forse, sono meno bravi e svolgono meno compiti degli specializzandi? No.

Forse, a differenza dei colleghi, sono liberi di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa e il loro corso richiede meno ore di frequenza? Neppure.

Sarà che “ce lo chiede l’Europa”? Neanche.

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Concorsone scuola 2016: il giorno delle ricorrezioni. Ecco come le Commissioni smentiscono se stesse e rivalutano positivamente i nostri ricorrenti.

Da acerbo aspirante docente le cui prove venivano valutate insufficienti tanto in Storia quanto in Filosofia a brillante candidata, proprio grazie all’esito degli scritti, nelle stesse materie. Non è la storia di uno dei tanti aspiranti docenti di ruolo che si sono cimentati negli esami scritti del concorsone e che è riuscito a farcela, ma si tratta di una mera rivalutazione degli stessi compiti ad opera di altra commissione del medesimo Ufficio Scolastico Regionale. Ricorderete, infatti, che a seguito della vittoria dei nostri ricorsi, il T.A.R. aveva ordinato di ricorreggere gli elaborati motivando i giudizi espressi. Il CGA aveva inoltre rigettato l’appello del Ministero. Ebbene da uno scarso 26 in storia si è giunti ad un largo 28,8. Un salto in avanti di oltre 2 punti degno del migliore Carl Lewis. Da un appena risicato 28 in Filosofia si è giunti ad un sontuoso 30,8.

Qualche giorno fa, inoltre, era stata anche la volta della nostra ennesima rivalutazione nell’ambito delle ABILITAZIONI SCIENTIFICHE NAZIONALI dei docenti universitari.

Qui siamo riusciti, in maniera copernicana, a ribaltare il punto di vista della Commessione smentendo il noto criterio dell’importanza dell’apporto dei singoli autori in base alla collocazione (primo o ultimo nome) nelle citazioni e valorizzando l’apporto del lavoro in equipe nell’ambito della ricerca di studi osservazionali.

Da immaturi scientificamente e non ancora pronti ad ottenere l’idoneità a professore di I o II fascia a soggetti pienamente e largamente maturi per ottenere tali titoli.

A 25 anni dalla L.n. 241/90, se possibile, è ancora più forte la necessità di un controllo giurisdizione FORTISSIMO e non DEBOLE sui lavori delle Commissioni di concorso (qualunque esse siano) e sulle loro valutazioni, con al centro il ruolo del Giudice amministrativo.

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SSM: il Consiglio di Stato riammette in via definitiva i medici illegittimamente decaduti

Il Consiglio di Stato, con sentenza pubblicata in data 16 febbraio 2017, accoglie l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, definitivamente pronunciandosi sulla nota vicenda della decadenza dalle graduatorie del più che discusso concorso degli aspiranti specializzandi del 2014.

  
Nel giudizio si impugnavano i provvedimenti attraverso cui il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca non consentiva, ad oltre quindici medici che ricorrevano collettivamente, di iscriversi alla Scuola di specializzazione realmente ambita nonostante il punteggio ottenuto, all’esito degli scorrimenti intervenuti, fosse tale da consentire una utile collocazione nelle graduatorie. 
I ricorrenti, una volta iscritti nella Scuola di specializzazione a loro assegnata apprendevano di aver un punteggio idoneo per l’accesso alla Scuola di specializzazione realmente ambita. La possibilità di iscriversi, tuttavia, veniva loro preclusa in quanto già iscritti ad altra Scuola di specializzazione, cui erano stati obbligati a pena della decadenza dalla graduatoria.
I difensori dei medici del ricorso collettivo avallato dall’organizzazione di categoria della CGIL ritenevano illegittimo, difatti, il bando pubblicato con un formale decreto ministeriale nella parte in cui prevedeva che se il candidato era in posizione utile su graduatorie di più scuole doveva optare per una sola graduatoria decadendo da tutte le altre, in cui nel frattempo avrebbe potuto essere collocato in posizione utile grazie agli scorrimenti.  
Il bando era ritenuto dunque illegittimo nella parte in cui la lex specialis precludeva agli specializzandi di avvalersi di scorrimenti successivi e di potersi collocare nella graduatoria di “prima” opzione.    

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Medici e Professori universitari: inscindibili le loro funzioni di docenza e assistenza anche in deroga ai limiti di età per i sanitari. Il primo caso post declaratoria di incostituzionalità.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa della Regione Siciliana ha accolto il ricorso dell’Avvocato Santi Delia con il quale un docente ordinario di medicina aveva lamentato l’illegittimità della decisione dell’Azienda Universitaria Ospedaliera di comminare la decadenza da ogni funzione assistenza nonostante la possibilità frattanto riconosciuta allo stesso docente dall’Ateneo di continuare, in conformità alla Legge, a svolgere le proprie funzioni di docente ordinario sino all’età di 72 anni. Si tratta di uno dei casi “pilota” per la giurisprudenza italiana in quanto la proroga dello svolgimento delle funzioni di docente prima della dichiarazione di incostituzionalità della norma della Legge c.d. Gelmini e l’Azienda sanitaria, nonostante ciò, aveva ritenuto di comminare la decadenza dalle funzioni assistenziali.

Il C.G.A., nella sua prima decisione, aveva erroneamente rilevato che la decadenza dalle funzioni assistenziali fosse legittima in quanto il docente ordinario aveva sottoscritto un contratto di diritto privato per la Direzione dell’U.O.C. affidatagli ove era espressamente indicato il limite di età invalicabile per i sanitari a 70 anni. In sede di revocazione, con non comune coraggio, lo stesso C.G.A. ha ammesso il proprio errore “sui fatti” e accolto il ricorso. Al docente, in conformità alle (nostre) recenti decisioni del C.D.S., spetta la restitutio in integrum per tutte le perdite subite.

Secondo l’Azienda e l’Ateneo, tuttavia, nonostante il chiaro tenore della decisione le funzioni assistenziali andava riaffidate solo sino al termine dell’anno accademico dopo il compimento dei 70 anni senza alcun ulteriore congiunta proroga rispetto all’attività accademica, che appunto, veniva frattanto prorogata sino a 72 in forza di quanto deciso dalla Corte costituzionale.

“Ciò posto, il Collegio deve subito osservare che l’indicazione testuale, nella sentenza da ottemperare, del dies ad quem del 1° novembre 2012, benché indubbiamente presente, e concorrente alla connotazione del suo effetto annullatorio, non esauriva affatto la portata conformativa della relativa pronuncia, la quale era definita soprattutto dal più ampio principio –puntualmente richiamato dal ricorrente– che “…il rapporto tra l’Università e il prof. xxx (e il conseguente diritto-dovere di questi alle funzioni assistenziali) non avrebbe potuto in alcun modo essere dichiarato venuto meno a decorrere dal 1 Giugno 2012, dal momento che, a questa data, comunque non poteva dirsi venuta meno la condizione di professore universitario in servizio (con conseguente diritto-dovere all’esercizio delle “funzioni assistenziali”)”.

La ratio espressa fondante la pronuncia di questo Consiglio era infatti, come si è detto, quella che le funzioni assistenziali del prof. Bellinghieri sarebbero dovute permanere fino al venir meno della sua condizione di professore universitario in servizio. E l’interessato, d’altra parte, linearmente avrebbe potuto beneficiare dell’anzidetta declaratoria d’incostituzionalità, come si desume dalle circostanze che la sua posizione non era stata ancora definita, e che anche con il suo appello era stata prospettata una simile questione di legittimità. In definitiva, pertanto, il riconoscimento operato con la sentenza n. 361/2015, pur se calibrato in una delle affermazioni di tale pronuncia sulle previsioni della legge del tempo dell’originario atto amministrativo sub judice, in coerenza con i complessivi contenuti del giudicato va rapportato all’effettiva data di cessazione del rapporto di servizio intrattenuto dall’interessato con l’Università.

La ricostruzione di carriera dell’interessato dovrà dunque essere sviluppata anche oltre il 1° novembre 2012, fino alla data dell’effettiva cessazione del suo rapporto di servizio quale professore dell’Università, e di riflesso dovranno essere rideterminate le competenze di sua spettanza, con i conseguenti adeguamenti anche ai fini del trattamento di quiescenza e del T.F.R.”.

C.G.A., 1 marzo 2017, n. 70

C.G.A., 24 aprile 2015, n. 361

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Concorsone scuola 2016: CGA rigetta appello MIUR. Commissione ricorregga compito bocciati ingiustamente

Il Consiglio di Giustizia amministrativa ha rigettato l’appello del Miur proposto avverso l’ordinanza del TAR Palermo con cui era stata accolta la domanda cautelare proposta dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti volta alla ricorrezione della prova scritta della ricorrente esclusa dalla prosecuzione del concorsone 2016.

Il TAR, aveva infatti accolto l’istanza cautelare ritenendo che la valutazione resa dalla Commissione avesse debordato l’ambito della discrezionalità tecnica riservatole ed aveva perciò ordinato alle Amministrazioni resistenti di ricorreggere la prova della candidata avendo cura di garantire il rispetto dell’anonimato.

Il Miur e l’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia appellavano tale provvedimento, sostenendo che l’attività della Commissione fosse assolutamente insindacabile e che la valutazione data all’elaborato della ricorrente fosse corretta.

Il CGA invece, confermando la decisione del TAR, rigettava l’appello accogliendo la tesi dei legali Delia e Bonetti secondo cui nessun danno viene cagionato all’Amministrazione nella mera ipotesi di ricorrezione del compito della ricorrente (Tar Lazio n. 8096/16; Tar dell’Aquila n. 286/2016). Nel merito il Tar della Sicilia si era così espresso “Considerato che il ricorso presenta apprezzabili profili censura, con riferimento al giudizio espresso sugli elaborati scritti svolti dalla ricorrente – nella misura in cui la valutazione sembra debordare dall’ambito proprio di discrezionalità tecnica riservato, in via di principio, alla Commissione – sicchè si può accogliere la domanda cautelare, disponendosi a tal fine la ricorrezione di tali elaborati scritti”.

In tal senso  l’Avv. Delia commenta “Non possiamo che ritenerci estremamente soddisfatti, si tratta di un provvedimento per noi molto importante, tenuto conto che, rispetto ad una giurisprudenza storicamente negativa in tale ambito,  anche il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia  condivide le nostre teorie, basate sulla possibilità di ricorreggere i compiti scritti dei candidati nei concorsi pubblici in assenza di danno all’Amministrazione e qualora venga provato che la valutazione data dalla Commissione abbia debordato il proprio ambito di  discrezionalità. Adesso ci auspichiamo che i nostri ricorrenti possano superare le ricorrezioni ed accedere alle successive prove orali”.

Concorso docenti 2016: ricorso per l’assegnazione interregionale tra gli idonei dei posti banditi

CONCORSONE 2016 – RICORSO IDONEI NON VINCITORI – DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ RICORRERE

Le prove del concorso docenti 2016 stanno giungendo al termine e, in quasi tutte le regioni, sono ormai state pubblicate le graduatorie di merito dei vincitori. Tali graduatorie, come previsto dal novato art. 400 comma 15 del Testo Unico, a cui si rifanno i DD.MM., sono composte “da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso, maggiorati del 10 per cento”. Ciò comporta, in un concorso di natura nazionale, che per le medesime classi di insegnamento in una regione non vi sia un numero di vincitori sufficiente a coprire i posti banditi mentre in altre regioni vi sia un ingente numero di idonei che non potrà essere destinatario di contratti. Da tale situazione nasce il rischio concreto che gli idonei al concorso non abbiano alcuna speranza di essere assunti nel triennio di validità delle graduatorie nonostante abbiano superato le prove di un duro concorso. Per questo motivo, insieme all’associazione ADIDA, avanzeremo ricorso per la tutela degli idonei al concorso esclusi dalle graduatorie di merito al fine di consentire lo “scorrimento della graduatoria” a livello interregionale per le classi di concorso in cui sono residuati posti non coperti. Pertanto se, ad esempio, nella classe di concorso A060 ci sono posti vacanti in Umbria mentre nelle Marche vi sono insegnanti idonei in esubero, questi ultimi potranno proporre ricorso per andare ad occupare tali posti “banditi” ma rimasti liberi. L’interregionalità evidentemente non esclude lo scorrimento regionale.

Cliccando qui puoi leggere un approfondimento



CHI PUO’ RICORRERE

Tutti gli idonei del concorso 2016. Prima dell’adesione al ricorso vi invitiamo a verificare la data di pubblicazione della graduatoria di merito di Vostra pertinenza e le successive rettifiche, ricordandovi che il termine di impugnazione di tali graduatorie è di 60 giorni per il ricorso al TAR e di 120 giorni per il ricorso al Presidente della Repubblica. Per molte classi di concorso, quindi, sono ormai scaduti i termini per l’impugnazione e non potrà essere proposta alcuna azione dinanzi al G.A. L’azione, comunque, potrà essere eventualmente esperita al giudice del lavoro previo colloquio con lo studio che valuterà individualmente le Vostre posizioni.


QUANTO COSTA

Il costo di adesione è di euro 250,00 tuttavia, per la natura del ricorso, i candidati saranno divisi in piccoli gruppi individualizzati sulla base della graduatoria da impugnare. Per questo motivo, ove le adesioni non dovessero raggiungere i 20 ricorrenti per ogni tipologia di ricorso, tutti gli insegnanti che avranno aderito saranno contattati per una integrazione della quota versata rideterminata di volta in volta in base al numero di adesioni. Coloro che non saranno interessati a proseguire il ricorso in considerazione della maggiorazione della somma da versare, riavranno indietro quanto già versato.



COME SI FA PER ADERIRE


Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono.

  • Scaricare la documentazione e compilarla.
  • Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).
  • Effettuare il pagamento di euro 250 alle coordinate indicate.
  • Inoltrare, tramite raccomandata a.r. URGENTE di tipo 1 all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti: 

    Due procure in originale compilate e sottoscritte;
    Copia del documento di identità;
    Copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso concorso 2016 – idonei”). Sulla busta deve essere apposta la – Scritta “concorso 2016 – idonei” e ogni busta deve contenere una sola adesione.
     

  • Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo segreteria@avvocatosantidelia.it o info@avvocatomichelebonetti.it la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “ricorso concorso 2016 – idonei”.
  • Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) questo FORM on line ove DOVRETE ALLEGARE TUTTI I DOCUMENTI IVI RICHIESTI.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA, RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

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Mobilità: il servizio prestato nelle scuole paritarie deve essere conteggiato. MIUR paga oltre 7.000 € a docente per spese legali (2)

Sin dall’emanazione dell’ ordinanza ministeriale 8 aprile 2016, n. 241, il nostro Studio aveva individuato dei possibili profili di illegittimità derivanti dalla scelta arbitraria di non valutare il servizio prestato nelle scuole paritarie ai fini della mobilità (cliccando qui puoi ancora aderire alle azioni).

Tale convinzione trova oggi, ancora una volta, conferma nella pronuncia dei Tribunali italiani; in particolare – questa volta – è il giudice di Cuneo a decretare una condanna esemplare nei confronti del Ministero e dell’intera procedura illegittima degli “algoritmi”.

La ricorrente, infatti, era stata costretta a trasferirsi nella provincia piemontese, lasciando famiglia e una figlia di pochi anni, proprio perché non le erano stati conteggiati quasi 30 punti di servizio prestato in scuole paritarie.

Il Tribunale di Cuneo, quindi, ha ritenuto di condannare il MIUR “previa disapplicazione della disposizione di cui alle “note comuni” allegate al CCNI per la mobilità del personale docente A.S. 2016/17 nella parte in cui dispone che “Il servizio prestato nelle scuole paritarie non è valutabile”, di valutare nella graduatoria per la mobilità a.s. 2016/17 il servizio di insegnamento svolto dalla ricorrente negli istituti scolastici paritari dall’a.s. 2005/06 all’a.s. 2014/15 nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale e per l’effetto attribuire nella predetta graduatoria per la mobilità i […] punti corrispondenti ai fini dell’attribuzione della sede di servizio spettante in base al corretto punteggio di mobilità”.

Il Ministero, pertanto, dovrà ricostruire il corretto ambito di appartenenza della ricorrente in ragione del punteggio attribuito, oltre a provvedere al pagamento di oltre 7.000 € per le spese di lite.

 

Studio Legale Avvocato Santi Delia