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Diplomati magistrale in GAE: il TAR Lazio ne ammette altri 2500

Altri 2500 diplomati magistrale entrano in GAE e “prendono la Bastiglia”. All’esito dell’udienza del 14 luglio il TAR LAZIO ha accolto 4 maxi ricorsi patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ordinatone l’ammissione in GAE.
Avevamo previsto che, stante il rinvio della Plenaria, sarebbe stato difficile che il T.A.R. decidesse nel merito e per questo abbiamo imbastito una complessa strategia difensiva che ha portato all’immediato accoglimento dell’istanza di ammissione in GAE nelle more del merito che si terra a marzo 2017“, dicono Bonetti e Delia. La mossa si è rivelata corretta anche in quanto apprendiamo in questi giorni (http://m.tecnicadellascuola.it/precari/item/22353-diplomati-magistrale,-il-tar-lazio-rinvia-tutti.html) che altri contenziosi analoghi sono stati rinviati.
Quella del giudice amministrativo, secondo noi, è la sede naturale di questo contenzioso in quanto per anni, nel silenzio della legge, con provvedimenti autoritativi e non semplicemente datoriali, il MIUR ha ignorato l’esistenza dei diplomati magistrale relegandoli in III fascia di Istituto. La scelta del T.A.R. Lazio di risolvere questi contenziosi, in questa fase, sin dalla fase cautelare, dimostra che l’orientamento sia oramai stabile e ci auguriamo che tale si confermi almeno sino all’attesa sentenza della Plenaria di novembre che, verosimilmente, non dovrebbe giungere prima del prossimo Natale. Innanzi a decisioni dei vari Tribunali sempre più contrastanti, la via del T.A.R. Lazio, al momento, appare più certa e stabile ed è per questo che abbiamo deciso di spostare parte del contenzioso pendente innanzi al Giudice del Lavoro al T.A.R. con risultati che, al momento, confermano la bontà della scelta.

Su questa via, tra l’altro, si colloca la nuova azione volta all’impugnazione del D.M. 496/16 rivolta a tutti i soggetti fuori dalle G.A.E. e anche a chi vi è dentro con riserva. Questo D.M., difatti, a differenza dei precedenti, ha vizi propri che possono essere fatti valere autonomamente. Adida ed il Mida, in tal senso, propongono, con il patrocinio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ricorsi collettivi a 100 euro per diplomati magistrali, depennati e congelati e, al fine di rilanciare un nuovo percorso anche politico sugli abilitati TFA e PAS, ricorsi a prezzi simbolici per tali categorie. Le adesioni scadono il 30 luglio.

Nonostante l’ammissione ottenuta oggi attraverso una scelta strategica particolarmente complessa che ci ha consentito di far trattare nuovamente la domanda cautelare ed evitare uno scontato rinvio del merito a dopo la decisione della Plenaria, siamo sempre dell’idea che, cautelativamente, tutti i nostri ricorrenti che oggi, dopo anni di precariato, hanno avuto l’accesso in GAE, debbano partecipare alla nuova azione con scadenza 30 luglio ove già non lo avessero fatto entro l’8 luglio scorso“.
Si tratta, commentano Bonetti e Delia, “di un nuovo e decisivo snodo della vicenda giacchè senza la conferma della giurisdizione in capo al Giudice amministrativo è impossibile una tutela collettiva di categorie così ampie di soggetti. Gli insegnanti, infatti, non potendo accedere alla giustizia del G.O. perchè troppo costosa, risulterebbero costretti a rinunciare alla tutela costituzionalmente garantita con gravissimi problemi di tenuta del nostro sistema“. “Il riconoscimento dei diritti nel mondo della Scuola“, come ricordano i legali, “è largamente proveniente dalla tutela giudiziale solo nei confronti della quale i Governi si sono piegati“.

Per aderire alla nuova azione con scadenza 31 agosto clicca qui

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Mobilità docenti 2016: al via i ricorsi al Giudice del Lavoro

Il servizio prestato in scuola paritaria. L’ordinanza 8 aprile 2016, n. 241 in materia di mobilità prevede dei limiti per il riconoscimento del punteggio del servizio nella scuola paritaria ai fini della mobilità.

Sono valutabili solo gli anni svolti in scuole primarie paritarie che abbiano conservato anche lo status di parificata insieme alla qualifica di paritaria e solo fino al 31 agosto 2008. Sono inoltre riconoscibili gli anno svolti nella materna paritaria, ma solo se comunale.

Tale decisione trova la propria fonte nella contrattazione collettiva giacchè è proprio il CCNL a disporre che il servizio non verrà conteggiato.

A nostro modo di vedere la decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante svolgano mansioni analoghe. In tal senso, come già accaduto nell’ampio contenzioso sul riconoscimento del servizio preruolo da noi portato avanti, si può sostenere l’applicazione diretta della Clausola 4 della Direttiva 1999/70/CE e l’illegittimità, tra gli altri, con l’art. 2 comma 2 del d.l. n. 255/2001 del 3 luglio 2001 secondo cui “i servizi di insegnamento prestati dal 1 settembre 2000 nelle scuole paritarie di cui alla legge 10 marzo 2000 n. 62, sono valutati nella stessa misura prevista per il servizio prestato nelle scuole statali”.

Per ottenere il riconoscimento di tale servizio svolto è possibile agire esclusivamente individualmente con un ricorso al Giudice del Lavoro essendo già spirati i termini del ricorso al TAR e al PDR.

I tempi di definizione di tale giudizio vanno dai 6 mesi ai 24 circa, ma possono adottarsi per determinati casi azioni d’urgenza con esiti anche in meno di un mese.

I trasferimenti dei docenti di fasi B e C. Analoga azione può essere attivata dai docenti assunti in fasi B e C e oggi trasferiti in sedi molto distanti da quella prescelta sulla base dell’algoritmo usato dal MIUR.

I mancati trasferimenti in deroga nei confronti di insegnanti con figli minori dei 3 anni. A nostro modo di vedere al docente neo immesso in ruolo che chiede l’applicazione dei benefici previsti dall’art. 42 bis del D.Lgs. 151/01, non si applica il c.d. “blocco” previsto dalla L. 107/15 sulle assunzioni a tempo indeterminato.
La norma prevede che “il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all´articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l´altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L´eventuale dissenso deve essere motivato. L´assenso o il dissenso devono essere comunicati all´interessato entro trenta giorni dalla domanda.”.
Orbene seppur esista giurisprudenza che nega l’applicazione di tale norma agli insegnanti ve ne è altra che conferma la possibilità di agire in tal senso. Per tutti gli insegnanti genitori di bimbi di età inferiore a tre anni sarà dunque possibile presentare domanda amministrativa per ottenere l’assegnazione temporanea ex art. 42 bis del D.Lgs. 151/01 presso una sede di servizio ubicata nella medesima provincia dove il coniuge e genitore del minore svolgeva l’attività lavorativa. In caso di rigetto si agirà in via d’urgenza innanzi al Giudice del Lavoro.

Le tre azioni possono essere cumulate o separate ed i costi non variano.

Le adesioni scadono il 30/9/2016.

Per ADERIRE AL RICORSO E’ SUFFICIENTE COMPILARE IL FORM ACCEDENDO A QUESTO LINK E SCARICARE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

magistratura

Giustizia sportiva: Tribunale Federale, non c’è condanna per fatti occorsi dopo la partita se le dichiarazioni delle squadre sono discordanti.

Si è appena concluso con provvedimento di “non luogo a procedere” uno dei processi innanzi al Tribunale federale in cui la Società e gli atleti deferiti erano difesi dall’Avvocato Santi Delia.
Il procedimento era stato attivato nei confronti di una importante Società sportiva e di alcuni  suoi atleti, militanti in campionato nazionale maggiore, accusati da una compagine avversaria di essere stati protagonisti di un’aggressione nei confronti dei propri giocatori al termine di una partita ufficiale.

L’avvio di tale procedimento, si fondava esclusivamente sulle dichiarazioni testimoniali rese dagli atleti che si dichiaravano “aggrediti” e dai loro compagni senza che l’arbitro o altri Ufficiali di gara avessero potuto verificarne la veridicità.

Nonostante la mancanza di tale prova la Procura federale, dopo la fase di audizione ed “indagini”, deferiva comunque la Società ed i suoi giocatori. Si è prospettato, dunque, per la prima volta, l’originale caso in cui il Tribunale veniva chiamato a rispondere su fatti totalmente privi di riscontri esterni e oggettivamente imparziali.

Secondo il Tribunale federale a dover essere accolta è la tesi dello Studio dell’Avvocato Santi Delia e della Società accusata che, supportata da audizioni, dichiarazioni testimoniali e da scritti difensivi in cui si sono potute dimostare l’ incongruenza e la contraddittorietà delle accuse avversarie, oltre che l’infondatezza di quanto asserito. Stante anche l’assoluta mancanza di prove oggettive, il Tribunale Federale ha dichiarato che “la contestazione non appare suffragata da prove certe o tali da poterne accertare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio” ragion per cui decideva con “il non luogo a procedere nei confronti di tutti i deferiti perchè l’addebito non risulta provato“.

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Vinti i ricorsi per la riassegnazione dei posti vacanti riservati agli extracomunitari: ora il MIUR assegni tutti i posti ancora liberi

Continuano gli accoglimenti del Consiglio di Stato sui posti rimasti liberi dopo la chiusura della graduatoria per i corsi di laurea in medicina, odontoiatria e medicina veterinaria.

Il Collegio, a seguito della camera di consiglio che si è svolta ieri, ha ritenuto fondate le richieste dei ricorrenti dell’Unione degli Universitari, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che reclamavano l’assegnazione dei numerosi posti ancora disponibili.

Nel particolare, oltre ai posti rimasti vuoti a seguito dalla chiusura della graduatoria disposta dal MIUR, sui quali è stata disposta istruttoria e che si stimano in diverse centinaia, sono rimasti vacanti anche moltissimi posti del contingente riservato agli studenti non comunitari residenti all’estero. Questi ultimi non vengono ridistribuiti tra gli studenti comunitari lasciando un numero cospicuo di posti fruibili ma non assegnati.

Dichiarano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia: “Ora tutti i posti disponibili dovranno essere assegnati ai nostri ricorrenti, esclusi dal concorso per la frettolosa chiusura della graduatoria”.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Registriamo ancora una vittoria, dopo i provvedimenti dei giorni scorsi, con i quali venivano invitati gli atenei ad assegnare tutti i posti a messi a bando nel test di settembre 2015, superando le imposizioni del decreto ministeriale del febbraio scorso sulla chiusura anticipata delle graduatorie. Da anni denunciamo che a sostenere il test sono meno studenti extracomunitari di quanti sono i posti disponibili. Questo sia perché l’università italiana non è realmente attrattiva per chi viene dall’estero, sia perché il nostro sistema è assolutamente svantaggioso rispetto al resto d’Europa, dove molto spesso i corsi in ambito sanitario sono ad accesso libero.”

Continua Dionisio: “Siamo di fronte alla dimostrazione di come la previsione di posti riservati agli studenti extracomunitari rappresenti una riduzione non formale, ma sostanziale dei posti messi a disposizione, causando un danno a tutti quegli studenti che ogni anno tentano la lotteria del test. Avevamo invitato il MIUR ad assegnare agli studenti comunitari i posti lasciati vacanti, ma purtroppo anche in questo caso siamo stati costretti a mettere in campo azioni legali per vedere riconosciuto un diritto degli studenti. Ora non si perda altro tempo: il Ministero permetta subito agli studenti di iscriversi.”

Conclude il coordinatore dell’UDU: “Ogni giorno il sistema di accesso a numero chiuso dimostra di fare acqua da tutte le parti. Il MIUR si è dimostrato sempre sordo di fronte alle nostre istanze, come dimostra il DM 546/2016, il quale riprende tutte le criticità che noi denunciamo da tempo, come la chiusura delle graduatorie alla fine del primo semestre, quando non saranno sicuramente coperti tutti i posti messi a bando; o la mancata previsione di riassegnare i posti vacanti del contingente riservato agli studenti extracomunitari, con il reale rischio che si ripeta quanto successo negli anni passati. Nei fatti si sta operando una ulteriore riduzione dei posti, e questo è inaccettabile. Chiediamo al MIUR, alla luce delle nostre vittorie di questi giorni, di rivedere il decreto ministeriale sull’accesso ai corsi per il prossimo anno accademico, e di aprire subito un tavolo di confronto con gli studenti, per andare verso il libero accesso.”

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UDU: vittoria per i ricorsi sui posti lasciati vuoti a Medicina per chiusura anticipata delle graduatorie.

Vittoria cruciale per l’affermazione del diritto allo studio, ora il ministero riapra le graduatorie e si vada verso il libero accesso.

Dopo i provvedimenti del TAR Lazio dell’1 luglio di accoglimento sul ricorso sull’accesso anche sui posti rimasti vacanti, il 7 luglio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto con plurimi decreti i primi ricorsi UDU, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativi al blocco, da parte del Ministero, dello scorrimento delle graduatorie di Medicina, scelta che aveva comportato che centinaia di posti fossero lasciati liberi. Con questi provvedimenti  si conferma l’orientamento cautelare tracciato dall’Udu dal 28 aprile 2016 e poi confermato con ordinanze di accoglimento del Tar del Lazio del 1 luglio.

Le Università interessate sono: la Sapienza, l’Università degli Studi Firenze, l’Università degli Studi di Siena, l’Università del Molise, l’Università di Foggia, l’Università degli Studi di Cagliari, la Seconda Università degli Studi di Napoli, l’Università di Cagliari, l’Università di Sassari, l’Università di Messina, e l’Università di Milano.
Alcuni ricorrenti sono già stati immatricolati e il Consiglio di Stato ha così disposto: “considerato che, previa documentata verifica dell’esistenza di posti liberi e vacanti, va in linea generale ammessa la possibilità di scorrimento nelle graduatorie come quelle per cui è causa (…) è opportuno richiedere all’intimate Università (…) il riesame dell’istanza di immatricolazione (…) e ciò in considerazione sia dell’asserita documentata esistenza di un totale di 792 posti liberi per l’a.a. 2015 – 2016, per studenti comunitari e non presso le Univeristà statali”.
Secondo gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia “Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie ecc. ed ha ordinato agli Atenei e al Ministero di valutare di coprire i posti vacanti facendo scorrere le graduatorie. Oggi i nostri ragazzi vanno all’estero e rimangono posti liberi in Italia. La situazione è sempre più paradossale e si sta determinando un danno all’erario e al Paese tutto”. 
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo preannunciato che sarebbe stata una battaglia dura, ma questa vittoria apripista conferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto allo studio. Pertanto, chiediamo che il Ministero riapra le graduatorie, permettendo a tutti quegli studenti rimasti esclusi di poter accedere ai corsi di studio. Questa “sentenza” inoltre dovrebbe far riflettere il MIUR anche sui bandi di ammissione ai corsi dell’anno accademico entrante, visto che per la prima volta è stato messo nero su bianco che ci sarà una chiusura delle graduatorie al termine del primo semestre, misura che comporta inevitabilmente che dei posti resteranno vuoti. Questi provvedimenti sono l’ennesima dimostrazione che questo sistema di accesso fa acqua da tutte le parti. E’ ora di affrontare il problema, si apra una seria interlocuzione con gli studenti per superare definitivamente il numero chiuso”.

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Concorsone 2016: il CDS riammette i dottorati a partecipare alle prove.

Dopo gli accoglimenti ottenuti al T.A.R. per i docenti di ruolo e al C.D.S. per coloro che sono in possesso di diploma magistrale linguistico, ieri è stato tratto per la prima volta il caso dei dottorati di ricerca.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d’urgenza, ha dunque ribaltato l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

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Mondo docente: dal concorsone apertura all’ammissione dei dottorati (CDS), ottenuti risarcimenti per i precari storici (Tribunali di Pordenone e Teramo) ed importanti ammissioni in GAE per i diplomati magistrale (TAR).

E’ stata davvero una settimana importante per il mondo della scuola ed i docenti. In tre diverse macroaree, infatti, lo Studio Legale degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia è riuscito ad ottenere importanti risultati per centinaia di docenti che agli stessi si erano rivolti.

Il concorsone. L’ultima e probabilmente più importante novità riguarda il c.d. “Concorsone”. Dopo gli accoglimenti ottenuti al T.A.R. per i docenti di ruolo e al C.D.S. per coloro che sono in possesso di diploma magistrale linguistico, ieri è stato tratto per la prima volta il caso dei dottorati di ricerca.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d’urgenza, ha dunque ribaltato l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

Le ammissioni in GAE. Solo due giorni prima, questa volta il T.A.R. Lazio, pronunciava 3 decreti monocraticidecreti monocratici ed ordinava l’ammissione in GAE di alcuni ricorrenti con diploma magistrale, confermando l’orientamento assunto, per la prima volta in sede collegiale, alla camera di consiglio del 9 giugno. In questo come in quel caso i ricorsi erano stati patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che, dal giudice del lavoro, stanno provando a spostare la battaglia innanzi al T.A.R.

Si tratta degli stessi obiettivi che lo studio si propone di raggiungere con la nuova impugnativa del D.M. 495/16. Grazie a questo nuovo ricorso tutti i docenti in possesso di abilitazione con diploma magistrale, magistrale linguistica, depennati, congelati, TFA, PAS e SFP potranno aderire a specifiche azioni per ottenere l’ammissione in GAE. Seguendo la pagina dedicata potrete aderire all’azione. E’ importante inviare la domanda di ammissione in GAE al MIUR entro l’8/7 con raccomandata a.r.

I termini per aderire al ricorso sono prorogati al 20/7 ed anche chi non è riuscito a presentare la domanda può parteciparvi. Qui il link per aderire.

Il risarcimento ai precari storici. Sempre in questa settimana, infine, sono giunte due importanti senteze sul precariato scolastico dai Tribunale di Teramo e Pordenone. Il MIUR è condannato al risarcimento danni nei confronti di un docente precario, sfruttato dal “sistema scuola” per oltre un decennio. Le sentenze non solo riconoscono il diritto alla ricostruzione della carriera e all’anzianità maturata del docente, ma stabiliscono un cospicuo risarcimento danni pari a 12 (Pordenone) o 6 (Teramo) mensilità. Le decisioni sono assai importanti perchè sottolineano come non esiste alcuna “pretesa diversità ontologica tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato”. Secondo il Tribunale, infatti, “IN CONCRETO PERÒ QUESTA DIVERSITÀ NON ESISTE, né per quanto riguarda le funzioni, dato che tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio, né per quanto riguarda le modalità di accesso al lavoro poiché i lavoratori di ruolo sono, in buona parte, degli ex precari assunti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie in cui sono tuttora inseriti i loro colleghi a termine; né infine per quanto riguarda il contenuto del rapporto, essendo diritti e doveri uguali sia per i lavoratori di ruolo che per i supplenti“.

Il MIUR dovrà risarcire oltre € 30.000 a docente, oltre a sostenere le spese legali in un range che va da € 2.500,00 a € 5.000,00.

 

 

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Esame avvocato 2015/16: studio aperto ai colleghi ed ai praticanti non ammessi per spiegare lo stato dell’arte della giurisprudenza

Nelle settimane passate le Corti d’Appello hanno reso noto l’esito delle prove scritte dell’esame per l’abilitazione forense. La percentuale degli ammessi, come ormai avviene dal 2005, è obiettivamente bassa se confrontata con il 98% degli ammessi a Catanzaro negli anni 90 e nei primi

2000. Da quando, in particolare, le correzioni sono eseguite da Commissioni di altre Corti d’appello rispetto a quelle di svolgimento dell’esame, la risposta delle stesse è notevolmente divenuta più rigida ed inferiore è divenuto il numero dei soggetti ammessi.

Pur se, talvolta, la bocciatura è evidentemente ingiusta in quanto il contenuto dell’elaborato mostra, in maniera chiara, una sufficiente padronanza di tutti i requisiti per poter aspirare a vestire la toga, è ben possibile che il compito sia non meritevole e la bocciatura corretta.

I candidati bocciati, soprattutto a causa delle scelte delle stesse Commissioni di non motivare le proprie decisioni, hanno spesso mal digerito tali decisioni e si sono rivolti al T.A.R. per ottenere l’ammissione alla prova orale.

La giurisprudenza sul macrotema dell’onere di motivazione da parte delle Commissioni di concorso, si è mostrata divisa e, tutt’oggi, non pare vicina una sintesi univoca delle diverse posizioni. Alcuni T.A.R., difatti, hanno espresso posizioni ondivaghe giungendo ad affermare o a negare in anni differenti l’onere o meno di adeguata motivazione accanto al voto numerico. Assai indicativa, in tal senso, è la tenacia del T.A.R. Catania che, da sempre, ha sostenuto con forza l’insufficienza del solo voto numerico salvo doversi piegare alle indicazioni del C.G.A. (che al contrario lo riteneva sufficiente) nel 2014 a fronte di una pioggia di riforme, anche cautelari, subite e poi tornare, lo scorso anno, sulle proprie antiche posizioni.

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Precariato scuola: non esiste alcuna diversità tra i supplenti e i docenti di ruolo. Tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio. MIUR condannato a risarcire 30.000 euro ad ogni docente.

Il Miur continua a pagare per le illegittime reiterazioni dei contratti a termine.

Mentre migliaia di precari della scuola attendono la decisione della Corte costituzionale, arriva un’importante decisione del Tribunale di Pordenone: il MIUR è condannato al risarcimento danni nei confronti di un docente precario, sfruttato dal “sistema scuola” per oltre un decennio. La sentenza non solo riconosce il diritto alla ricostruzione della carriera e all’anzianità maturata del docente, ma stabilisce un cospicuo risarcimento danni pari a 12 mensilità. “E’ una sentenza attesa ma che conferma ancora una volta quello che ormai da anni è l’obiettivo della nostra attività di difensori” commentano a caldo gli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti.

Dopo quasi un decennio di battaglia al fianco dei docenti precari, il Ministero è chiamato a pagare per tutte le sue colpe: la giurisprudenza, infatti, confermando l’orientamento del Giudice Comunitario, ha posto l’accento sulle effettive esigenze di tutela di docenti, macchiati solo della “colpa” di essere precari e di prestare la loro opera intellettuale nei confronti di un datore di lavoro pubblico.

La sentenza è assai importante perchè sottolinea come non esiste alcuna “pretesa diversità ontologica tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato”. Secondo il Tribunale, infatti, “IN CONCRETO PERÒ QUESTA DIVERSITÀ NON ESISTE, né per quanto riguarda le funzioni, dato che tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio, né per quanto riguarda le modalità di accesso al lavoro poiché i lavoratori di ruolo sono, in buona parte, degli ex precari assunti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie in cui sono tuttora inseriti i loro colleghi a termine; né infine per quanto riguarda il contenuto del rapporto, essendo diritti e doveri uguali sia per i lavoratori di ruolo che per i supplenti“.

Si tratta di parole assai importanti se non altro a ridare dignità ad una categoria di lavoratori che, per oltre un decennio, sono stati tenuti ai margini delle assunzioni e costretti a lottare mese dopo mese per guadagnarsi la conferma della supplenza senza essere pagati durante le vacanze di natale, di Pasqua o nei mesi estivi. Abbiamo seguito casi di docenti licenziati e riassunti persino per risparmiare i giori di chiusura delle scuole durante le consultazioni elettorali, ricordano Delia e Bonetti.

Una realtà che solo grazie alla giustizia dei tribunali e alla competenza di legali esperti nel settore, stà inesorabilmente avendo le attenzioni che merita.

Ora il MIUR dovrà risarcire oltre € 30.000 a docente, oltre a sostenere le spese legali in un range che va da € 2.500,00 a € 5.000,00.

Per aderire all’azione vai nella sezione dedicata

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TAR LAZIO: i diplomati magistrale devono essere ammessi in GAE. Ecco i decreti di ammissione del Presidente del T.A.R.

Il Presidente del TAR LAZIO, con provvedimenti del 30 giugno, ha accolto 3 decreti monocratici ed ordinato l’ammissione in GAE di alcuni ricorrenti con diploma magistrale, confermando l’orientamento assunto, per la prima volta in sede collegiale, alla camera di consiglio del 9 giugno. In questo come in quel caso i ricorsi erano stati patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che, dal giudice del lavoro, stanno provando a spostare la battaglia innanzi al T.A.R..
Quella del giudice amministrativo, secondo noi, è la sede naturale di questo contenzioso in quanto per anni, nel silenzio della legge, con provvedimenti autoritativi e non semplicemente datoriali, il MIUR ha ignorato l’esistenza dei diplomati magistrale relegandoli in III fascia di Istituto. La scelta del T.A.R. Lazio di risolvere questi contenziosi, in questa fase, sin dalla fase presidenziale, dimostra che l’orientamento sia oramai stabile e ci auguriamo che tale si confermi almeno sino all’attesa sentenza della Plenaria di novembre che, verosimilmente, non dovrebbe giungere prima del prossimo Natale. Innanzi a decisioni dei vari Tribunali sempre più contrastanti, la via del T.A.R. Lazio, al momento, appare più certa e stabile ed è per questo che abbiamo deciso di spostare parte del contenzioso pendente innanzi al Giudice del Lavoro al T.A.R. con risultati che, al momento, confermano la bontà della scelta.

Su questa via, tra l’altro, si colloca la nuova azione volta all’impugnazione del D.M. 496/16 rivolta a tutti i soggetti fuori dalle G.A.E. e anche a chi vi è dentro con riserva. Questo D.M., difatti, a differenza dei precedenti, ha vizi propri che possono essere fatti valere autonomamente. Adida ed il Mida, in tal senso, propongono, con il patrocinio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ricorsi collettivi a 100 euro per diplomati magistrali, depennati e congelati e, al fine di rilanciare un nuovo percorso anche politico sugli abilitati TFA e PAS, ricorsi a prezzi simbolici per tali categorie. Le adesioni scadono l’8 luglio.
Si tratta, commentano i legali, “di un nuovo e decisivo snodo della vicenda giacchè senza la conferma della giurisdizione in capo al Giudice amministrativo è impossibile una tutela collettiva di categorie così ampie di soggetti. Gli insegnanti, infatti, non potendo accedere alla giustizia del G.O. perchè troppo costosa, risulterebbero costretti a rinunciare alla tutela costituzionalmente garantita con gravissimi problemi di tenuta del nostro sistema”. “Il riconoscimento dei diritti nel mondo della Scuola”, come ricordano i legali, “è largamente proveniente dalla tutela giudiziale solo nei confronti della quale i Governi si sono piegati”.

Per aderire al nuovo ricorso per ottenere l’ammissione in GAE VAI ALLA PAGINA DEDICATA

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