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CONCORSO SCUOLA: ACCOLTE DEFINITIVAMENTE LE CENSURE SULLE MODALITA’ DI CORREZIONE DELLE PROVE SCRITTE

Le prove scritte devono essere annullate e riesaminate da altra Commissione. E’ questa la decisione definitiva del TAR del Lazio su un ricorso, proposto avverso i criteri valutativi adottati durante la correzione della prova scritta del concorso docenti 2012, di una ricorrente che si era vista attribuire una valutazione insufficiente secondo criteri di valutazione non sufficientemente chiari e motivati.

Ora per la ricorrente, che intanto grazie al provvedimento cautelare del TAR aveva superato anche la prova orale ed era stata inserita nella graduatoria di merito del concorso, vi sarà il riesame della prova scritta per mano di altra Commissione.

Il Collegio ha ritenuto che il ricorso dovesse essere accolto “nella parte in cui parte ricorrente articolatamente e approfonditamente contesta, in concreto, le modalità di correzione della prova scritta in questione e ne censura l’eccesso di potere per erroneità nell’applicazione dei criteri e la carenza di motivazione” con particolare riferimento “alla “coincidenza” circa l’attribuzione a tutte le prove svolte dalla ricorrente di un identico punteggio numerico in tutti i campi”.

Il TAR, oltre a censurare le modalità di correzione della prova, ha approfonditamente confrontato i giudizi resi dalla Commissione esaminatrice con le perizie giurate da noi prodotte in giudizio e non contestate dall’Amministrazione; dette perizie secondo il Collegio “costituiscano un importante riscontro esterno, utile ad avvalorare la ricostruzione di parte ricorrente”.

E’ di fondamentale importanza, alla vigilia del nuovo concorso, una decisione di tale natura che ammonisce l’operato approssimativo della Commissione” commentano gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia “Si tratta di posti di lavoro, la posta in gioco è troppo alta per accettare “sviste” simili”.

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Da Nord a Sud: Tribunali uniti nella lotta al precariato dei docenti. Il Miur chiamato a pagare oltre 20.000 € per ogni docente illegittimamente assunto a termine.

Sembrava impossibile, ma in poco più di un mese il panorama italiano delle pronunce giudiziali sui precari storici della scuola, si è consolidato sul riconoscimento del risarcimento del danno, degli scatti di anzianità e della ricostruzione della carriera.

Il 5 febbraio 2016 una importante sentenza del Tribunale di Udine, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, con argomentazioni assolutamente incisive, ha fatto chiarezza su questioni che, sino a qualche mese prima, sembravano ormai insormontabili.

In quell’occasione è stato chiarito infatti che “l’indennità ex art. 32, comma 5, della Legge 183/2010 configura, alla luce dell’interpretazione adeguatrice offerta dalla Corte cost. con sentenza n. 303 del 2011, una sorta di penale “ex lege” a carico del datore di lavoro che ha apposto il termine nullo; pertanto, l’importo dell’indennità è liquidato dal giudice, nei limiti e con i criteri fissati dalla novella, a prescindere dall’intervenuta costituzione in mora del datore di lavoro e dalla prova di un danno effettivamente subito dal lavoratore (senza riguardo, quindi, per l’eventuale “aliunde perceptum”) (in questi termini Cass. 29.02.2012, n. 3056). Ciò è sufficiente a rigettare la domanda del Ministero convenuto“, anche in quanto“l’avvenuta percezione da parte dell’attrice dell’indennità di disoccupazione ha influito sulla quantificazione dell’indennità ex art. 32, comma 5, della legge 183/2010“.

Da quella pronuncia si passò poi ad una incisiva conferma della risarcibilità del danno ad opera del tribunale di Cremona il qualeha condannato il MIUR al risarcimento per abuso dei contratti di supplenza respingendo la sua eccezione con la quale si chiedeva la riduzione di tale risarcimento (pari a circa 15.000 euro) per avere la supplente comunque fruito dell’indennità di disoccupazione.

Neanche il Sud è da meno: il Tribunale di Vibo Valentia (con sentenza di qualche giorno fa), accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ha fatto breccia anticipando di qualche giorno la pronuncia delle SS.UU. del 15 marzo 2016.

Il risarcimento, infatti, non è riconosciuto al docente solo se il Ministero riesce a “fornire per ciascuna tipologia di assunzione a termine la prova delle esigenze temporanee” ossia “la prova che i contratti a tempo determinato siano stati stipulati per una delle esigenze concrete di cui ai menzionato art. 4 della Legge n. 124/1999 […] “In particolare”, conclude il Tribunale, “non può reputarsi che l’Amministrazione abbia offerto prova della sussistenza dell’esigenza di cui al comma 1 dell’art. 4 dell’Accordo ossia di una supplenza in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali non avendo dato alcuna prova concreta che il posto vacante che la parte attorea occupava sia stato poi oggetto di un concorso per l’assunzione a tempo indeterminato”.

A far “quadrare il cerchio” si aggiunge la recentissima pronuncia della Cassazione, la quale ha stabilito che “ il lavoratore è esonerato dalla prova del danno nella misura in cui questo è presunto e determinato tra un minimo ed un massimo.”.

Detto in altri termini, le esigenze di tutela che l’ordinamento Comunitario riconosce e auspica vengano adottate dagli stati membri, devono consistere nel fornire adeguate contromisure agli abusi dei contratti a termine; a tal fine l’onere probatorio viene invertito, facendo gravare sul pubblico datore di lavoro l’incombente di dimostrare la mancanza di un danno in capo al lavoratore illegittimamente sfruttato.

Tale soluzione viene corroborata dal riconoscimento dell’esistenza, in via presuntiva, di un danno in capo al lavoratore – che può essere disconosciuto solo nel caso in cui venga fornita la prova contraria dell’assenza di un effettivo danno – commisurata ad un minimo ed un massimo “edittale” corrispondere alle 2,5 – 12 mensilità, ferma restando la possibilità per il lavoratore di fornire, in ogni caso, la prova del danno ulteriore, senza che tale parametro risarcitorio venga ritenuto omnicompensivo di qualsiasi voce di danno incorsa in capo al lavoratore.

All’orizzonte quindi si può scorgere qualche speranza in più per i docenti e per i nostri mille insegnanti che aspettano giustizia.

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Concorso specializzazioni mediche 2015: Consiglio di Stato rigetta appello MIUR

Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del MIUR e confermato la decisione del TAR con la quale si era stabilito che in caso di posto vacante in graduatoria, il ricorrente per l’ammissione alle scuole di specializzazione di medicina per l’anno accademico 2014 -2015 può entrare con riserva e con la retribuzione della borsa.

Con l’affermazione di questo principio, dopo le vittorie in sede di merito innanzi al Consiglio di Stato con le sentenze del 22 settembre 2015 con riferimento al concorso dell’anno passato, il TAR del Lazio Sez. lll bis con l’Ordinanza n. 5518/2015 del 10/12/2015 per la prima volta aveva accolto un ricorso per l’accesso alle scuole delle specializzazioni mediche ed oggi è arrivata la conferma del Consiglio di Stato.
Questa prima apertura da parte del TAR Lazio dopo un anno di battaglia” ha dichiarato Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici ”riconoscendo il pieno diritto alla borsa di studio senza decurtazioni e differimenti, ci lascia ben sperare prima della sentenza sui maxi ricorsi dello scorso anno per le irregolarità nel concorso per le Scuole di specializzazione in Medicina”.
Per gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia patrocinatori dei ricorsi promossi dalla Fp Cgil Medici “nonostante la peculiarità del caso, si tratta di un grande passo in avanti contro tendenza rispetto alle ammissioni sovrannumerarie, senza borsa in attesa delle decisioni sul merito, ottenute fino ad oggi“.

Le prime decisioni finali del TAR sul precedente concorso, finalmente, sono attese dal mese di maggio in poi tra Consiglio di Stato e TAR.

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Graduatorie merito infanzia concorsone 2012: le FAQ per aderire al ricorso avverso il bando del concorsone 2016.

1989 tra idonei e vincitori del concorso 2012 del “grado” sono stati esclusi dal piano straordinario di assunzioni di cui alla Legge n. 107/15.

A fronte di tale esclusione hanno ricevuto la promessa del potenziamento di cui al progetto 0/6 che, pur se letteralmente sembra rivolgersi ai soli iscritti in G.A.E., rimane comunque (ammesso che coinvolga i 1989 docenti di cui si parla) un miraggio visto il rinvio della sua attuazione a quando, con ogni probabilità, tali graduatorie di merito saranno decadute.

Per questo abbiamo deciso di impugnare il nuovo bando di concorso a difesa di tali docenti sostenendo l’illegittimità del nuovo reclutamento quanto meno nella parte in cui non provvede al previo assorbimento di tali 1989 idonei in conformità agli attuali principi generali in tema di vigenza delle graduatorie.

Per tutti gli aderenti abbiamo predisposto delle FAQ che si aggiungono ai colloqui individuali e collettivi svolti sul tema:

1) Ho già agito avverso la L.n. 107/15 con altro legale posso oggi aderire a questa azione?

Si, l’aver impugnato i decreti attuati della L.n. 107/15 non comporta incompatibilità rispetto all’azione in essere.

2) E’ necessario comunque presentare domanda di partecipazione al concorso?

Si. Potete seguire le istruzioni indicate nel post dedicato a tutte le altre azioni. Ove occorra la modulistica per inviare la domanda di partecipazione cartacea vi sarà inviata dopo il 20/3 e dopo aver aderito all’azione. Il costo per più azioni è sempre di € 200 cadauna.

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Medicina generale: dopo l’ammissione in Sardegna il Consiglio di Stato sospende anche la sentenza della Calabria ed ammette tutti i ricorrenti

Nell’attesa della sentenza di aprile 2016 quando il CDS deciderà con sentenza finale sul concorso dell’anno passato, un altro decisivo round è aggiudicato ai giovani medici ed alla nostra teoria sulla graduatoria nazionale. Era già successo nel caso della Regione Sardegna oggi si è ripetuto, ma di fronte al Collegio titolare dell’udienza del prossimo aprile, con riguardo alla Regione Calabria.

Il Consiglio di Stato, accogliendo l’appello degli avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Umberto Cantelli, ha già detto che la posizione del T.A.R. è errata; tanto errata da convincerlo ad ammettere persino una ricorrente che lo scorso anno non si era iscritta per non aver appellato la decisione cautelare sfavorevole e con punteggio superiore al 60 ma inferiore alla soglia minima di ammissione nazionale (68).

Nel mese di novembre 2015, con un’articolata pronuncia, il Tar del Lazio aveva rigettato le domande dei ricorrenti, “sostenendo l’impossibilità di attuare la graduatoria unica nazionale anche per medicina generale, mettendo l’accento sul fatto che i medici di medicina generale dovrebbero poi continuare la loro carriera all’interno della stessa Regione”.

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Ex specializzandi 1994/2006: Corte appello Messina condanna Miur e Università

Da Quotidiano Sanità. Lo Stato dovrà dunque versare oltre 15mila euro più interessi per ogni anno di specializzazione. Inoltre, è la prima sentenza ad essere conseguita in una Corte siciliana riconoscendo tale diritto ai medici specializzandi del periodo 1994-2006.

03 MAR – Lo Stato condannato nuovamente per l’inadeguata remunerazione della specializzazione medica nel periodo 94-2006. L’azione di Messina è stata patrocinata dagli Avvocati Caronia e Pinelli unitamente all’Avv. Santi Delia. Un’altra sentenza della stessa Corte si attende entro il mese di marzo.  La Corte d’appello di Messina ha oggi “finalmente” riconosciuto il diritto al risarcimento ed all’adeguamento del trattamento economico dei medici per il periodo di specializzazione 94/2006, poiché non adeguatamente retribuito, negli anni di riferimento, in violazione della direttiva 93/16. È quanto riporta in una nota l’Associazione Italiana Medici (A.I.M.).
 
L’Università di Messina è stata condannata a rideterminare le borse di studio, sulla base del parametro dell’incremento di trattamento economico previsto dal CCNL dei medici del Servizio Sanitario Nazionale oltre interessi. Il MIUR è stato poi condannato al risarcimento del danno da liquidarsi nella differenza tra il trattamento percepito e quello dovuto in base ai DPCM 2007, oltre interessi. Lo Stato dovrà dunque versare oltre 15mila euro più interessi per ogni anno di specializzazione. La vicenda degli ex specializzandi risale alle direttive europee 75/362 e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione in medicina, laddove in Italia, nonostante tale obbligo comunitario, fino al 2006, non è stato riconosciuto il corretto trattamento economico.

La sentenza di Messina, facendo riferimento non solo alla varia giurisprudenza di Tribunali e Corti di Merito, ma anche a quella della Suprema Corte di Cassazione, ricopre un ruolo molto importante nel quadro giurisprudenziale nazionale, in quanto è la prima sentenza ad essere conseguita in una Corte siciliana riconoscendo tale diritto ai medici specializzandi del periodo 1994-2006. Conferma peraltro l’orientamento delle Corti capitoline, riconoscendo contestualmente sia il risarcimento per violazione della normativa comunitaria sulla adeguata remunerazione, sia il riadeguamento del trattamento economico per mancata attuazione della normativa nazionale
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Concorsone scuola 2016: ecco tutti i nostri ricorsi

In merito alla recente pubblicazione dei tre bandi di concorso per docenti da 63.712 posti, i nostri studi legali ed i nostri avvocati, che da 10 anni lavorano per gli insegnanti al fianco di alcune strutture associative anche di ispirazione sindacale, ritengono opportuno chiarire quanto segue in merito alle più volte sollecitate iniziative legali.

Chiariamo sin da subito che la scelta di non “pubblicizzare” iniziative legali prima della pubblicazione del bando è stata voluta per non svilire l’azione legale e l’iniziativa culturale e politica sottesa e portata avanti da anni da soggetti come l’Adida e la Voce dei Giusti.

Chiaramente si potrebbero sviluppare una serie di contenziosi anche relativi allo svolgimento delle prove scritte ed orali come, ad esempio, quelli relativi alle graduatorie regionali. Riteniamo prematuro, in questo momento, affrontare tali vicende la cui proponibilità è comunque connessa al punteggio ottenuto ed alle problematiche che si svilupperanno in fase concorsuale.

Nell’immediato riteniamo che vi siano molteplici categorie tutelabili e per cui proporre ricorso sin da ora:

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Concorso VFP4: arriva il primo accoglimento del Consiglio di Stato. I ricorrenti ammessi alle prove successive.

L’ultima settimana del mese di febbraio 2016 è stata decisiva per le nostre campagne a difesa dei millitari.

Come avrete letto su tutti i maggiorni quotidiani nazionali il Comitato di Verifica per le cause di servizio ha rivisto la propria posizione e confessato che il nostro caporalmaggiore è vittima del dovere e gli spettano tutti i benefici di legge per aver contratto la leucimia a causa di un mix fatale di vaccini e contatto con l’uranio impoverito.

Qui, per chi se lo fosse perso, il focus su Il Tempo.

Negli stessi giorni, inoltre, altri nostri militari hanno ottenuto giustizia.

Il concorso era quello per ottenere un posto a VFP4. All’esito di un test illegittimo i nostri giovani militari erano rimasti esclusi nonostante avessero ottenuto punteggi anche di buon livello. Quella prova, tuttavia, era viziata. Sulla base di alcune documentate circostanze sugli atti di concorso, infatti, avevamo dedotto vizi evidentissimi di violazione delle regole concorsuali.

Il Consiglio di Stato, dopo aver sollecitato il Ministero per diversi mesi a prendere posizione sui motivi di ricorso, ha accolto il primo dei ricorsi ed ammesso alle visite mediche quei ricorrenti.

Nei prossimi giorni si attendono gli altri pronunciamenti su identici ricorsi che riguardano altri 100 ricorrenti.

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Diploma magistrale: per la prima volta si pronuncia una Corte d’Appello in Italia: rigettato l’appello del MIUR.

La Corte d’Appello di Firenze ha rigettato, in sede cautelare, il primo appello del MIUR sui diplomati magistrale in G.A.E. e confermato la sentenza di accoglimento ottenuta innanzi al Tribunale dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

I giudizi dinanzi ai Tribunali del Lavoro, come è noto, sono stati svolti in due fasi: una cautelare d’urgenza e una finale di merito. Il Tribunale di Siena, dopo aver rigettato in sede cautelare il nostro ricorso, in sede di merito, aveva mutato pensiero e li aveva accolti.

Quella di Siena, pertanto, fu tra le prime sentenze definitive di primo grado ad essere emesse.

Il MIUR, avverso questa decisione, agì innanzi alla Corte d’Appello di Firenze che, per prima in Italia quale Giudice d’appello, si è pronunciata in data 23 febbraio su questo enorme contenzioso.

La Corte d’appello ha disatteso la richiesta di sospensione immediata del MIUR chiarendo che, a differenza di quanto prospettato dall’Avvocatura dello Stato di Firenze, “la presumibile fondatezza dell’appello non è immediatamente apprezzabile da questa Corte che, nel merito, non si è ancora mai pronunciata“.

Si tratta, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “di un’importantissima decisione in quanto segna la strada per le altri Corti d’Appello d’Italia sin dalla fase cautelare consentendo che i nostri insegnanti continuino a lavorare sulla base degli incarichi che gli spettano grazie al punteggio maturato dopo anni di fatiche da precari”.

Ma come andò il processo di primo grado?

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Diplomati magistrale in GAE: la Plenaria è il 27 aprile.

Il 27 aprile l’Adunanza Plenaria deciderà le sorti di 55.000 docenti in possesso del diploma magistrale. Si tutti e 55.000 compresi quelli con sentenza definitiva passata in giudicato quanto meno stante alle più innovative teorie sull’uso del mezzo di revocazione. Ecco perchè interverremo in giudizio, come già accaduto nel caso del primo giudizio di merito, dopo che per primi siamo riusciti a far dichiarare il valore abilitante del titolo nel 2013 e, per primi, abbiamo ottenuto l’ammissione cautelare ma con conferimento anche dei ruoli per i 3000 diplomati magistrale.

Ma perchè, dopo decine di accoglimenti cautelari e di merito, è arrivata l’ordinanza di rimessione. E perchè, nonostante dopo tale ordinanza, tutti i Collegi hanno continuato ad accogliere?

Tutta colpa de “La Buona Scuola”. Il revirement di alcuni Consiglieri della Sesta sezione del Consiglio di Stato sulla vicenda dei diplomati magistrale ante 2001/2002, sembra trovare ragione nel fatto che il reclutamento di docenti in possesso di un titolo così “datato” e privi di esperienza di servizio, non paia ammissibile. E’ proprio il piano di assunzioni straordinario, difatti, che mirando a svuotare le GAE ha reso sempre più preziosa la presenza dei docenti all’interno delle stesse ed assai ambita la propria permanenza. Non può dimenticarsi, infatti, che in moltissime Regioni, soprattutto del Sud, la permanenza in GAE non aveva, per un decennio, consentito alcun conferimento di incarico neanche di supplenza, men che meno di ruolo. Ed è proprio sull’aspetto del servizio, difatti, che la Sezione si sofferma ritenendo che “l’inserimento in una graduatoria, destinata a consentire per mero scorrimento lo stabile ingresso nel ruolo docente, non dovrebbe prescindere da una adeguata ricognizione dell’esperienza maturata dagli interessati, di cui nel caso di specie non sono noti né l’attuale iscrizione nelle graduatorie di istituto, né l’eventuale, ulteriore percorso formativo seguito dopo il conseguimento (in anni risalenti nel tempo) del diploma abilitante“.

Non si comprende“, scrive il Consiglio di Stato, “perché il possesso di titolo abilitante – così definito espressamente ex lege e non frutto di interpretazione giurisprudenziale – sia stato fatto valere a tanti anni di distanza dal relativo conseguimento, senza che si faccia alcun richiamo ai pregressi titoli di servizio“.

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