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Precariato scuola: l’anzianità di servizio è imprescrittibile. MIUR paga oltre 20.000 euro.

Un’ altra vittoria per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in tema di equiparazione tra docenti a tempo determinato e a tempo indeterminato. Dopo il Tribunale di Udine (ex Tolmezzo) anche il Tribunale di Cremona condivide la tesi secondo cui per verificare l’abuso della reiterazione dei contratti di supplenza non è decisivo la verifica di solo quelle effettuate su organico di fatto e di diritto.

Viene ricordato, infatti, che i 180 giorni possono essere sommati sull’intero anno scolastico anche con supplenze non continuative oppure che è sufficiente l’intero periodo dall’1 febbraio alla fine delle operazioni di scrutinio.
Il Tribunale di Cremona ha condannato il MIUR al risarcimento del danno per abuso dei contratti di supplenza respingendo la sua eccezione con la quale si chiedeva la riduzione di tale risarcimento (pari a circa 15.000 euro) per avere la supplente comunque fruito dell’indennità di disoccupazione.

Secondo il Tribunale lombardo “l’indennità ex art. 32, comma 5, della Legge 183/2010 “configura, alla luce dell’interpretazione adeguatrice offerta dalla Corte cost. con sentenza n. 303 del 2011, una sorta di penale “ex lege” a carico del datore di lavoro che ha apposto il termine nullo; pertanto, l’importo dell’indennità è liquidato dal giudice, nei limiti e con i criteri fissati dalla novella, a prescindere dall’intervenuta costituzione in mora del datore di lavoro e dalla prova di un danno effettivamente subito dal lavoratore (senza riguardo, quindi, per l’eventuale “aliunde perceptum”) (in questi termini Cass. 29.02.2012, n. 3056). Ciò è sufficiente a rigettare la domanda del Ministero convenuto“, anche in quanto “l’avvenuta percezione da parte dell’attrice dell’indennità di disoccupazione ha influito sulla quantificazione dell’indennità ex art. 32, comma 5, della legge 183/2010“.

Oltre al riconoscimento del risarcimento del danno il Tribunale ha riconosciuto il diritto alla progressione stipendiale, parificando – di fatto – gli insegnanti con contratto a tempo determinato a quelli di ruolo, nonostante l’applicazione per i docenti ora immessi in ruolo del nuovo scatto dopo 8 anni anzichè dopo 2.
Secondo il Tribunale “l’anzianità di servizio è imprescrittibile” e va riconosciuta integralmente non potendo accogliersi le eccezioni del Ministero secondo cui “l’anzianità di servizio maturata per l’espletamento di supplenze su spezzoni di cattedra andrebbe, pertanto, proporzionalmente ridotta”, in quanto è proprio “il Ministero convenuto, in sede di ricostruzione di carriera e valutazione del servizio pre – ruolo, equipara gli “spezzoni” di cattedra alle cattedre “intere”.

Conclusivamente il Tribunale ha riconosciuto che “l’attrice ha diritto ad avere riconosciuta ai fini economici l’anzianità di servizio maturata dal 3.12.2005″.
Sono state quindi riconosciuti tutti gli accessori di ricostruzione carriera cosicchè le prestazioni lavorative, la maturazione dell’esperienza professionale e la natura delle prestazioni rese dall’insegnante supplente, non differiscono affatto da quelle del personale docente di ruolo.

Il Miur dovrà pagare oltre 20.000 euro a precario.

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Aggiornamento graduatorie d’Istituto: parte il ricorso per i dottori di ricerca

In data 16 febbraio 2016 il MIUR ha pubblicato il D.D.G. 89 concernente l’integrazione delle graduatorie di Istituto del personale docente, in attuazione del D.M. 3 giugno 2015 n. 326.

Il decreto disciplina l’inserimento in II fascia delle graduatorie di istituto dei docenti che conseguono il titolo di abilitazione oltre il previsto termine di aggiornamento triennale delle graduatorie ed entro il 1° febbraio 2016, i quali verranno collocati in un ulteriore elenco aggiuntivo alle graduatorie di II fascia.

Dalla seconda fascia sono nuovamente esclusi i DOTTORI di ricerca nonostante il loro titolo sia apicale nel nostro sistema di istruzione.

Nei mesi scorsi, gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno accettato l’incarico di assistere un comitato formato da oltre 1.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell’insegnamento scolastico.
Invero, per primi, abbiamo già portato avanti questa battaglia al fianco dell’ADI – Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani.
Quei contenziosi furono vinti su altri aspetti (in particolare le prove TFA vennero di fatto sterilizzate sulla base di altri vizi) ed è quindi oggi possibile continuare a portare avanti la campagna sul riconoscimento del titolo.
I ricorsi possibili saranno tre:
– uno per accesso al TFA senza prove preselettive, non appena verrà pubblicato il bando del terzo ciclo. In tal caso sarà possibile agire con un sottogruppo pilota formato da soggetti in possesso di servizio quantitativamente pari a quello utile per essere ammessi ai PAS (anche in tal caso una volta che tale PAS verrà bandito);
– un secondo per inserimento nelle graduatorie aggiuntive di seconda fascia, non appena verrà emanato il bando di aggiornamento delle graduatorie per la finestra semestrale di febbraio 2016.
– un terzo per l’impugnazione del bando di concorso per l’accesso ai ruoli di insegnamento nella scuola pubblica (c.d. concorsone);
Per agire bisognerà in ogni caso presentare specifiche domande di ammissione nelle G.I. come da modelli presenti in calce al decreto.
L’azione, ordinaria o straordinaria, sarà rivolta al TAR o al PDR.
Il ricorso mira ad ottenere il riconoscimento, di fatto, dell’abilitazione per una classe di concorso della vostra laurea. I ricorrenti, quindi, devono avere accesso con la propria laurea ad almeno una classe di concorso.
Per chi non si trova in questa situazione (come ad esempio scienze politiche) potrebbe agire con un ricorso ad hoc.

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Corsi di laurea a numero chiuso: il MIUR chiude la graduatoria, ecco chi può ricorrere.

Il MIUR con D.M. 8 febbraio 2016 ha decretato la chiusura della graduatoria. Non vi saranno più scorrimenti e tutti i soggetti già prenotati alla data del 10 febbraio 2016 saranno costretti ad accettare la sede e il corso di laurea opzionato.

Il D.M. prevede che tutti i posti che, eventualmente, rimarranno vacanti non verranno in alcun modo riassegnati ed andranno, quindi, persi.

Questa scelta del Ministero non è nuova e già negli anni precedenti era stata adottata. Il T.A.R. aveva rigettato la nostra tesi ritenendo corretta la scelta del Ministero di chiudere la graduatoria. Il Consiglio di Stato, però, ha ribaltato tale decisione accogliendo i nostri ricorsi e confermando che nessun posto libero deve rimanere tale ove ci sia qualcuno tra i candidati che può, ragionevolmente, pretenderlo.

Non tutti i candidati, tuttavia, possono far valere questa illegittima scelta ministeriale per ottenere l’agognata ammissione.

Come potrete comprendere, pertanto, non tutti i candidati ancora in graduatoria sono lesi da questa pur non condivisibile scelta da parte del Ministero. In primis non sono lesi coloro che hanno un punteggio inferiore a 20 o che non avevano, per qualsiasi ragione, confermato il loro interesse alla permanenza in graduatoria. 

Non ha senso, pertanto, per tali soggetti, scegliere di investire risorse in contenziosi che, comunque, non potrebbbero farvi ottenere l’ammissione al corso di laurea.

Non sono in concreto lesi, inoltre, coloro che si trovano ad una posizione tale da non poter aspirare, concretamente e ragionevolmente, ad uno dei posti ancora vacanti.

Il T.A.R. Lazio, sul punto, ha già dimostrato una posizione assai rigida che nelle Vostre scelte dovete prendere in considerazione. L’interesse diretto e che verrà tutelato senza indugio è di tutti coloro che sono in una situazione di graduatoria tale (che cambia rispetto alle opzioni di sedi inserite) da poter ottenere l’ammissione rispetto ai posti rimasti vacanti.

Ad esempio se a Messina rimarranno 10 posti liberi e sono il quinto dei non ammessi posso agire per pretendere il posto che mi spetta.

Anche chi non è, in via immediata, in questo range di posti, tuttavia, ha delle limitate possibilità di azione che valutertemo caso per caso.

Al momento dell’adozione del provvedimento, ad esempio, per Medicina e Odontoiatria, vi erano 420 posti ancora da assegnare. La percentuale media degli scorrimenti è pari al 30% delle rinunce ragione per cui, in linea generale, tutti coloro che si trovano nell’arco di 1200 posti rispetto all’ultimo ammesso possono contattarci per valutare in concreto le possibilità di azione.

Per ogni approndimento scrivete a santi.delia@avvocatosantidelia.it

oppure PUOI COMPILARE IL FORM E CHIEDERCI COSA FARE

 

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Rigettato il reclamo del MIUR sul diploma magistrale nonostante la pendenza della Plenaria: i nostri ricorrenti rimangono in GAE.

Il Tribunale di Ravenna in composizione collegiale ha rigettato il reclamo del MIUR e confermato l’ammissione in GAE dei nostri ricorrenti.

Il Tribunale ha chiarito, sconfessando la posizione di altri Tribunali acriticamente poggiati su precedenti frettolosi, che “pur non versandosi certamente in un caso di impedimento per forza maggiore, si impone comunque una interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina e l’inoperatività di qualsiasi decadenza”.

“Le richieste” dei diplomati magistrale, continua il Tribunale, “non possono essere tardive, avendo solo con l’emanazione del DPR del 25 marzo 2014, appreso che gli atti di aggiornamento delle graduatorie emanati negli anni dal MIUR erano illegittimi nella parte in cui venivano esclusi dalle graduatorie medesime, i titolari del diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002“.

Il Tribunale, inoltre, ha il coraggio di resistere al fascino dell’ordinanza di rimessione alla Plenaria. “Né, allo stato, può spostare i termini del problema la circostanza che il Consiglio di Stato sez. VI, dopo aver preso nettamente posizione sulla illegittimità della esclusione dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento di soggetti che si trovavano nella medesima situazione soggettiva degli attuali reclamati, con ordinanza n.5861 del 28.12.2015 abbia rimesso all’Adunanza Plenaria la questione circa la legittimità o meno delle disposizioni ministeriali attraverso cui in sede di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento degli insegnanti della scuola in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002 non è stato consentito detto inserimento prospettando l’esistenza di un vulnus delle suddette decisioni “sulle finalità perseguite dal legislatore attraverso la chiusura delle graduatorie degli insegnanti precari” che induce a rimeditare sia il merito della questione sia la natura degli stessi atti ministeriali“. 

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IL CONSIGLIO DI STATO RIBALTA LA DECISIONE DEL TAR: ANCHE I DEPENNATI RESTANO IN GAE

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e disposto l’ammissione dei depennati in G.A.E.

È una vittoria davvero importante” riferiscono gli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, difensori delle due associazioni “Associazione Docenti Invisibili da abilitare” e “La Voce dei Giusti”, “in cui il Consiglio di Stato ha confermato la sospensione del Decreto del Ministero nella parte in cui esclude i depennati”.

Il Consiglio di Stato, ricordano i legali, ha richiamato, per concedere l’immediata ammissione, la recente sentenza sui depennati sul precedente D.M. di aggiornamento su cui il Consiglio di Stato ha usato parole durissime per stigmatizzare la scelta del MIUR. “L’esito voluto dall’amministrazione è contraddittorio, e non privo di elementi di prevaricazione per le legittime aspettative giuridiche degli interessati, perché l’avere blindato le graduatorie, nella prospettiva del loro esaurimento, non può giustificare, apparendo anzi sommamente ingiusto, la cancellazione definitiva dalle medesime per effetto di una omissione non consapevole perché non debitamente partecipata e in assenza di una corretta e completa partecipazione procedimentale”, chiariscono gli avvocati Bonetti e Delia.

Per l’avvocato Michele Bonetti “trattasi di una nuova breccia nel muro delle GAE; ora dopo questa apertura proseguiremo nella nostra battaglia per l’ingresso nelle Gae dei diplomati magistrali e di tutte le categorie da noi rappresentate. Il Consiglio di Stato, dopo la nostra vittoria dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione, ha coraggiosamente ribadito la propria giurisdizione sulla materia delle Graduatorie ad esaurimento e ha accolto il nostro ricorso”.

I legali di “ADIDA” e “La Voce dei Giusti” invitano tutti i precari della scuola a non arrendersi e a continuare, tutti uniti e con entrambe le associazioni, nella battaglia.

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Il Consiglio di Stato ribalta la decisione del T.A.R.: anche i CONGELATI SISS sono ammessi in GAE

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello e riformato il provvedimento negativo del Tar del Lazio con cui si era negato ai congelati SSIS l’ammissione in GAE patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

“È una vittoria davvero importante” riferiscono gli avvocati Delia e Bonetti, perché il T.A.R. con l’ordinanza oggi riformata, aveva, di fatto, cancellato due sentenze di merito degli stessi legali con cui era stato annullato un pezzo intero del Decreto Ministeriale n. 572/2013 e sospeso quello n. 235/14. Tale provvedimento poteva essere usato come pretesto per pregiudicare, ancora una volta, i congelati SSIS ed escluderli dal piano di assunzioni de “La Buona Scuola”: oggi non ci sono più scuse il posto dei congelati è in GAE.

Secondo il Consiglio di Stato “il ricorso risulta assistito da fumus boni iuris in relazione alla posizione dei c.d. congelati SSIS per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento e che sussiste il pregiudizio grave ed irreparabile che deriverebbe dalla loro esclusione”.

Dopo la vittoria degli stessi legali per 3000 diplomati magistrali, oggi è la volta dei congelati SSIS che, anche in questo caso, vengono ammessi in GAE. Delia e Bonetti, sul punto, mostrano soddisfazione anche in quanto, nella stessa udienza, altri ricorsi non hanno avuto medesimo esito ed altri insegnanti non hanno ottenuto l’ammissione in GAE. Prova ne è, dicono gli avvocati, che l’innovativa impostazione della nostra azione giudiziale ha toccato i giusti punti focali facendo ottenere una decisive ammissione ai nostri ricorrenti in GAE.

I congelati SSIS, che, per usare le parole dell’ex Ministro Gelmini, hanno “agli occhi di qualcuno, tre difetti: sono pochi, sono qualificati e hanno completamente ragione. Viene il sospetto che siano considerati da troppi come dei “figli di nessuno”.

Per tale categoria di docenti, ricordano gli Avvocati Bonetti e Delia, ci siamo battuti come nessun altro credendo, da sempre, nella palese ingiustizia perpetrata a loro danno: sono nostre le uniche due sentenze di merito sul D.M. n. 572/13, è nostra la vittoria al Consiglio di Stato del 2014 quando venne rigettato l’appello del Ministero sull’allora positiva posizione cautelare del T.A.R. Lazio, sono ancora nostre la vittoria in appello oggi in commento e la prima ammissione in ruolo a seguito di riammissione in GAE avvenuta all’USP di BARI.

I legali di “ADIDA” invitano tutti i precari della scuola a non arrendersi e a continuare, tutti uniti e con entrambe le associazioni, nella battaglia.

Tutti i congelati potranno partecipare ai nuovi ricorsi al Giudice del Lavoro per ottenere l’ammissione in G.A.E. aderendo entro il 29 febbraio 2016.

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Accompagnatori turistici: vittoria al C.G.A. La Regione Sicilia condannata alle spese.

L’Assessorato regionale al turismo aveva dichiarato che tutti i titoli rilasciati all’esito dei corsi professionali dallo stesso finanziati non sarebbero titoli professionali idonei al rilascio del patentino.

Numerosi aspiranti accompagnatori, tuttavia, non ci stanno e agiscono innanzi al T.A.R. affidandosi agli Studi degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Il T.A.R. Palermo con la sentenza 1284/2015 ha riconosciuto il diritto di chi è in possesso di un titolo professionale, rilasciato a fronte di un corso finanziato dalla regione, ad essere iscritto all’albo degli accompagnatori turistici.

Non c’è stato spazio per dubbi o perplessità. Il dispositivo parla chiaro: “la regula iuris contenuta nell’art. 4 cit. è particolarmente ampia e che pertanto i corsi di formazione professionale finanziati dalla stessa Regione siciliana ex L.r. n. 24/1976, non possono – anche per ragioni di palese coerenza del sistema normativo ed amministrativo regionale – non ritenersi validi anche ai fini dell’iscrizione all’Albo regionale degli accompagnatori turistici”.

L’Assessorato regionale, tuttavia, ha appellato la sentenza e, con provvedimento del 5 febbraio 2016, il C.G.A. lo ha respinto condannandolo, nuovamente, alle spese di giudizio.

Oggi quindi, la professione comincia ad avere una disciplina più cristallina e gli operatori di un settore importate come quello del turismo, possono far fruttare quanto era stato loro ingiustamente negato.

Se anche Tu hai un titolo rilasciato dalla Regione e vuoi ottenere l’iscrizione all’albo scrivi a santi.delia@avvocatosantidelia.it o contatta lo studio di Messina ai numeri 0906412910 – 0906406782 ed esponi il Tuo caso al nostro esperto

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Precariato scuola: Miur condannato a ricostruire carriera, risarcimento danni e spese legali. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi.

Un’ altra vittoria per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti in tema di equiparazione tra docenti a tempo determinato e a tempo indeterminato. Superata la questione delle supplenze effettuate su organico di fatto e di diritto: decisivo il solo superamento dei 36 mesi, anche coinvolgendo incarichi universitari.
Il Tribunale di Tolmezzo, con una accuratissima sentenza di 35 pagine, oltre al risarcimento del danno per abuso dei contratti di supplenza a termine, ha riconosciuto il diritto del ricorrente al risarcimento del danno e al riconoscimento della progressione stipendiale, parificando – di fatto – gli insegnanti con contratto a tempo determinato a quelli di ruolo.
Secondo il Tribunale friulano “il superamento del limite di 36 mesi è presupposto necessario e sufficiente a determinare l’illegittimità dei contratti a termine di cui si discute in questa sede, tale limite andrà meglio identificato all’interno di un preciso lasso temporale, il cui inizio si colloca al momento dell’entrata in vigore della L. n. 247/2007 (1/1/2008), e la cui fine va individuata, appunto, nella data di entrata in vigore del D.L. n. 70/2011 (14/05/2011). Tale verifica, compiuta alla luce delle non contestate allegazioni dei ricorrenti (v. pagg. 1 e 2 del ricorso) e delle risultanze documentali in atti (v. contratti depositati nel fascicolo attoreo, comprensivi degli incarichi di docenza stipulati con l’Università di XXX ex art. 1, comma 10 della L n. 230/2005), consente di concludere, così, che la sommatoria dei vari rapporti comunque alle dipendenze del Ministero della istruzione nello svolgimento di mansioni equivalenti ha superato i 36 mesi. E’ inevitabile, da ciò, trarne la conclusione dell’effettiva illegittimità della successione dei contratti a termine per cui è causa, nella parte in cui detta successione, essendosi protratta per oltre 36 mesi con lo svolgimento, da parte del ricorrente, di analoghe mansioni presso lo stesso datore di lavoro, ha finito per violare un termine di durata costituente misura di tutela comunitariamente imposta per reprimere gli abusi derivanti dall’utilizzo di forme di impiego non stabili”
Sono state altresì riconosciuti tutti gli accessori di ricostruzione carriera cosicchè le prestazioni lavorative, la maturazione dell’esperienza professionale e la natura delle prestazioni rese dall’insegnante supplente, non differiscono affatto da quelle del personale docente di ruolo.

Il Miur dovrà pagare circa 30.000 euro a precario.

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Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Arriva l’assunzione per 3000 precari diplomati magistrali

Il MIUR, alla fine, è stato commissariato. Il dirigente nominato del Consiglio di Stato ha preso carta e penna ed ha scritto a tutti gli Uffici scolastici d’Italia ordinando, in sostanza, di assumere i 3000 precari, difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che avevano vinto la causa.
A seguito di un travagliato iter giudiziario fatto di ricorsi e controricorsi dei precari e del MIUR, il Consiglio di Stato, nel mese di novembre, aveva definitivamente confermato le ragioni degli insegnanti a seguito della richiesta di chiarimenti proposta dal Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca ribadendo “al MIUR la necessità non solo dell’inserimento in GAE ma anche della possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e indeterminato per i ricorrenti” spiegano i due legali delle associazioni Bonetti e Delia.
Nonostante, secondo lo stesso Commissario, l’ordinanza n. 5219 “fornisce importanti chiarimenti finalizzati alla corretta esecuzione dell’ordinanza n. 1089/15”, gli Usp, per oltre 2 mesi, non hanno provveduto “a stipulare con gli appellanti contratti a tempo determinato nonché contratti a tempo indeterminato limitatamente ai posti eventualmente ancora disponibili in esito alle operazioni del predetto piano straordinario” costringendo il Commissario ad insediarsi imponendo termini strettissimi per l’assegnazione dei ruoli. Proprio entro oggi, 4 febbraio 2016, tutti gli USP dovranno provvedere “alla ricognizione dei posti disponibili ed alla stipula dei contratti a tempo indeterminato e determinato con i ricorrenti collocati in posizione utile in graduatoria”.
Anche i pochi ricorrenti non ancora assunti, come aveva già chiarito il Consiglio di Stato, avranno diritto a “piena tutela” che “sarà loro somministrata dall’anno scolastico successivo in poi”.
Per gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti “si tratta di un momento storico giacchè mai un precario con diploma magistrale, aveva ottenuto il posto in ruolo in questa fase cautelare di processi giudiziali così complessi. Un lavoro davvero estenuante cominciato al fianco di oltre 3000 diplomati magistrale nel giugno del 2014 e terminato oggi con la stipula dei contratti”. Non nascondiamo, concludono i legali, che c’è anche una certa emozione nel vedere i nostri insegnanti piangere di gioia prendendo in mano il loro contratto a tempo indeterminato dopo anche dieci anni di precariato.
“Non ci fermeremo” commentano dall’ADIDA e da La Voce dei Giusti Valeria Bruccola e Francesca Bertolini “e chiederemo l’estensione di questi principi a tutti i docenti precari, anche non ricorrenti”.

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Crolla il numero chiuso: il TAR conferma l’iscrizione di 9mila studenti di medicina. Vittoria storica, ora il governo superi il numero chiuso

Stanno uscendo in queste ore le sentenze di accoglimento del maxi ricorso UDU, patrocinato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativo al test d’ingresso dell’aprile 2014: con tali sentenze il TAR sta sciogliendo le riserve di migliaia di studenti, i quali diventano a tutti gli effetti studenti iscritti regolarmente al corso di studi di Medicina.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Sono sentenze storiche, che segnano un passo avanti decisivo nella battaglia contro questo sistema di accesso, il quale preclude ogni anno a migliaia di studenti la possibilità di frequentare il corso di studi che avevano immaginato per il proprio futuro. Gli studenti iscritti in sovrannumero hanno dimostrato di aver diritto di studiare ciò che avevano scelto nel modo più semplice possibile: frequentando le lezioni e dando esami.”

Continua il coordinatore nazionale: “Queste sentenze, che confermano l’iscrizione di quasi 9mila studenti ammessi in sovrannumero dopo il ricorso del 2014, rappresentano la migliore risposta a chi vorrebbe una riduzione dei posti messi a bando per il prossimo anno accademico: è ormai evidente che il numero chiuso non funzioni. Per il solo anno accademico 2014/2015 un numero di studenti doppio rispetto a quello previsto ha avuto la possibilità di iscriversi a Medicina. Ogni giorno il TAR è chiamato ad intervenire su più fronti, per garantire agli studenti diritti negati da un sistema ingiusto, che preclude in maniera folle e insensata l’accesso all’università. E’ paradossale, però, che il riconoscimento e la tutela del diritto ad accedere al percorso di studi scelto venga negato ogni anno dal MIUR.”

Conclude Dionisio: “Ogni giorno il muro rappresentato dal numero chiuso si va sgretolando sempre più. Questo sistema sta implodendo nelle sue contraddizioni: è notizia di oggi che il giudice civile di Caltanissetta ha confermato la legittimità dei corsi di Medicina e professioni Sanitarie dell’università romena Dunarea a Enna, rigettando il ricorso presentato dal MIUR, e aprendo la strada a quest’ennesima presa in giro. Il governo deve assolutamente farsene una ragione e assumersi la responsabilità politica, e non solo, di recepire quello che è l’indirizzo che come studenti stiamo indicando da anni, e che oggi trova il definitivo supporto della giustizia amministrativa. “Abbattiamo il numero chiuso” non è solo un slogan, ma una necessità con cui il governo deve misurarsi e lo deve fare cominciando ad ascoltare la voce di chi rappresenta gli studenti in questa battaglia. Il tavolo per discutere del superamento del numero chiuso da troppo tempo promesso dal Ministro non può più attendere.”

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