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TAR CALABRIA: ANCHE DOPO UN ANNO I POSTI EXTRACOMUNITARI VANNO ASSEGNATI

E’ passato un anno dal concorso dell’anno accademico 2011/2012 ed a Catanzaro sono ancora liberi 10 dei 16 posti inizialmente riservati ai cittadini extracomunitar.

Dopo l’ennesimo rifiuto ingiustificato dell’ateneo calabrese ad assegnare i posti vacanti, riservati agli studenti non comunitari ed in particolare agli studenti provenienti dall’India, tra il mese di luglio e settembre cinque aspiranti medici presentavano ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria. Il primo accoglimento arrivava in pieno agosto e segnava l’immatricolazione più calda dell’anno. Oggi (23 novembre 2012) un nuovo accoglimento nonostante la strenua resistenza dell’Università che pur di non coprire tali posti aveva eccepito la tardività del ricorso.

Il provvedimento del TAR accoglie ancora una volta le nostre tesi e ha concesso agli studenti l’immediata immatricolazione per scongiurare il pericolo di ledere ulteriormente il diritto allo studio, considerando l’imminente inizio del nuovo anno accademico e permettere così un regolare corso di studi.

Dopo  questa nuova vittoria, lo studio legale dell’Avv. Santi Delia non può che augurare alle nuove quattro matricole una brillante carriera accademica.

Vedi il nostro provvedimento vittorioso.

 

FACOLTA’ DI MEDICINA: SUL NUMERO DEI POSTI DI MESSINA IL TAR ORDINA LA COMPARIZIONE PERSONALE DEL RETTORE E IL DIRETTORE GENERALE DEL MIUR. VENGANO IN UDIENZA E SPIEGHINO AGLI STUDENTI IL PERCHE’ DI QUESTI NUMERI.

FACOLTA’ DI MEDICINA: SUL NUMERO DEI POSTI DI MESSINA IL TAR ORDINA LA COMPARIZIONE PERSONALE DEL RETTORE E IL DIRETTORE GENERALE DEL MIUR. VENGANO IN UDIENZA E SPIEGHINO AGLI STUDENTI IL PERCHE’ DI QUESTI NUMERI.
Per la prima volta nella storia del numero chiuso le denunce degli studenti vengono accolte: al T.A.R. non è bastato l’ennesimo diniego del M.I.U.R. all’aumento dei posti chiesto dagli studenti dell’Università di Messina e così per uscire dall’empasse, viene ordinata la comparizione personale dei vertici dell’Università e del Ministero. Il Rettore Francesco Tomasello e il Direttore generale Daniele Livon, si legge nell’ordinanza, “dovranno essere presenti di persona, ovvero delegare un funzionario di propria fiducia, alla prossima udienza di trattazione del ricorso, che fissa al 7 novembre 2012, per rispondere al Collegio, in contraddittorio con i legali di tutte le parti costituite, eventualmente assistiti da propri tecnici di fiducia, sui chiarimenti che il Collegio intende chiedere in merito, rispettivamente, alla nota dell’11.5.2012, oggetto di impugnativa con i motivi aggiunti, e alla nota del 26.9.2011, inviata al MIUR, nonchè su quant’altro il Collegio medesimo potrà richiedere in relazione alla pendenza in atto”.
“Dopo la trasmissione alla Corte Costituzionale delle nostre denunce sul numero chiuso di qualche settimana addietro, grazie alle quali tutte le prime pagine dei quotidiani hanno evidenziato con il numero chiuso italiano è una lotteria”, commentano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, “la decisione del T.A.R. Lazio palesa che non sarà più consentito soffocare il diritto allo studio indiscriminatamente e senza spiegazioni”. “I vertici di Ateneo e MIUR vengano in aula e spieghino perchè sempre e solo il nostro Ateneo ed i nostri studenti messinesi debbono essere penalizzati”, conclude l’Avvocato Santi Delia.
I fatti che hanno dato origine all’importante provvedimento risalgono a qualche mese addietro.
Nonostante, negli ultimi 4 anni il corso di laurea in Medicina dell’Ateneo di Messina sia l’ultimo della Sicilia avendo subito l’aumento esponenziale dei posti di CATANIA (da 257 con il polo di Ragusa nel 2007 a 347 senza il polo di Ragusa nel 2011) e PALERMO (da 250 del 2007 a 440 del 2011), l’Università è rimasta a guardare.
Gli studenti, invece, hanno presentato ricorso al T.A.R. Lazio denunciando che Messina, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, nonostante abbia un rapporto docenti-studenti tra i più alti della nazione (8,80 studenti per docente mentre in Italia la media è di 11) resta al palo dei 200 posti. La metà rispetto, ad esempio, all’Università di Palermo che, peraltro, ha 68 docenti in meno rispetto all’Università peloritana (462 Messina vs 394 Palermo). Ed è così che, come sta sempre più spesso avvenendo per tutto ciò che riguarda Messina, negli ultimi anni si assiste ad una vera e propria “dismissione del sapere” in riva allo stretto. Sino al 2007, infatti, i posti per l’ammissione al corso di laurea in Medicina in Sicilia vedevano Catania, in testa, con 260 posti, poi Palermo con 253 ed infine ad irrisoria distanza Messina con 225.
Per lo scorso anno accademico la differenza diventa siderale. Palermo offriva 443 posti, Catania 350, Messina, prima del contenzioso vinto dagli studenti che hanno reclamato i posti lasciati liberi dagli extracomunitari, ne occupava solo 221.
Tra un mese esatto, ai nuovi test, questa situazione rischia di aggravarsi ulteriormente giacchè, a seguito degli accorpamenti delle sedi di Messina, Catania, Catanzaro e Palermo ai fini concorsuali (vi sarà una graduatoria unica per tutte e 4 le Università), gli studenti messinesi potranno vedersi sbarrare la strada dai cugini catanesi e palermitani i cui punteggi al test sono sempre stati più alti.
Lo scorso anno accademico (2011/12) l’ultimo ammesso a Messina ha totalizzato il punteggio di 38,50. A Catanzaro 40; a Palermo 40,25. A Catania addirittura 44,50. Per comprendere quanto importanti siano le differenze, basta rilevare che l’ultimo amesso a Messina avrebbe ottenuto, a Catania, la posizione n. 725 in graduatoria ad una distanza enorme dall’ultimo degli ammessi (391).
Nonostante a livello nazionale si sia passati dai 7.366 posti del 2007 ai 10.464 del 2011, Messina, ai nastri di partenza di settembre, anche quest’anno, è sempre rimasta ferma ai 225 posti (extracomunitari compresi).
Mentre solo grazie al contenzioso instaurato dagli studenti lo scorso anno si sono potuti recuperare ben 23 posti per i soli corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria, concludono gli Avvocati Bonetti e Delia, la decisione del T.A.R. Lazio rappresenta un importante ammonimento a chi governa l’istruzione: si pensi agli studenti ed a trasmettere conoscenze e sapere. Questa, almeno per noi, è l’Università.

Rassegna stampa

Gazzetta del Sud

Centonove

Messinaora

Tempostretto

AL TAR L’AQUILA UNA PIETRA MILIARE DEL NUMERO CHIUSO: CHI E’ AMMESSO CON LA SOSPENSIVA E SUPERA GLI ESAMI DEL PRIMO ANNO E’ DEFINITIVAMENTE DENTRO

Una delle nostre più convinte battaglie è stata vinta. Dopo che un concorso illegittimo si era consumato per l’ammissione alle Professioni sanitarie dell’Università de L’Aquila, avevamo agito innanzi al T.A.R. chiedendo l’immediata ammissione dei nostri ricorrenti.

Richiesta accolta. Tutti hanno potuto studiare sin dal mese di dicembre dello scorso anno. Qualche giorno fa l’udienza finale nella quale abbiamo fatto rilevare che i nostri studenti, come spesso avviene, avevano superato tutte le materie del primo anno e, per questo, nessun test poteva mettere in discussione la loro ormai consolidata posizione.

Ecco la risposta del T.A.R.“Ritiene il collegio di condividere l’attenta difesa delle ricorrenti in ordine all’improcedibilità del gravame, per avvenuta stabilizzazione delle posizioni giuridiche scaturite a seguito dell’accolta sospensiva.Quanto alla prova circa l’avvenuto superamento degli esami del primo anno di corso da parte dei ricorrenti, tale circostanza può darsi per acquisita in giudizio, atteso che la formale dichiarazione resa agli atti dalla parte interessata non è stata in alcun modo confutata dalla PA resistente; pertanto trova applicazione nella specie l’art. 64 CPA comma 2, secondo cui il giudice deve porre a fondamento della decisione i fatti non specificamente contestati dalle parti costituite.
Premesso quanto sopra, ai sensi del citato art. 4 comma 2 bis del d.l. 115/2005, è la legge stessa a consentire in capo al ricorrente lo stabile conseguimento del titolo per il quale concorre, a seguito del superamento delle relative prove, anche allorché tale traguardo scaturisca in virtù –come nella specie- di provvedimenti giurisdizionali cautelari che hanno determinato il superamento dell’originaria preclusione partecipativa.
Ed il titolo in questione per le ricorrenti era proprio quello lo status di matricola e di studente, titolo in concreto raggiunto mediante il proficuo superamento degli esami del primo anno di corso. Come esattamente osservato nella memoria del 28.5.2012, infatti,”…l’ammissione del corso di laurea a numero chiuso, d’altra parte, non dà affatto la certezza di ottenere il titolo di laurea, ragion per cui sarebbe errato pensare che la legge sia applicabile solo ove il ricorrente acquisisca la laurea (poiché) l’accesso, come detto, è inerente solo al primo anno”; pertanto, il superamento degli esami previsti in tale piano di studi equivale senza dubbio a quelle prove scritte e orali a cui la legge fa riferimento.
In conclusione, il ricorso va dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse ai sensi dell’art. 4 comma 2 bis del dl. 115/05 introdotto dalla legge di conversione 168/2005, con gli effetti di stabilizzazione appena precisati“, e i ricorrenti sono, quindi, definitivamente, ammessi.

Continueremo strenuamente a difendere il diritto allo studio perchè non sia mai consentito che, dopo anni di studio, si vanifichino gli sforzi fatti da famiglie e studenti.

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Test sbagliati nei tirocini per insegnare i neo laureati pronti a una raffica di ricorsi

Già depositati quasi 20.000 ricorsi avverso il sistema barbaro e incostituzionale del T.F.A. Ora i nodi vengono al pettine.
Che cos’è il T.F.A.? Si tratta della incostituzionale ed illegittima trovata dell’ex Dicastero Gelmini per diminuire il numero degli insegnanti da abilitare ed abbondonare nel limbo della III Fascia, sempre più precari.
Abbiamo duramente criticato con migliaia di ricorsi e centinaia di pagine di diffusi argomenti giuridici questa scelta e, ora, con gli esiti dei primi test, siamo pronti a portare in discussione tutti i ricorsi.
E’ impensabile che docenti con decenni di supplenze che hanno promosso e bocciato anche studenti della nostra generazione, siano obbligati a superare un test a risposta multipla, una prova scritta e una orale al solo fine di intraprendere un percorso abilitante cui la COSTITUZIONE consente di accedere sulla base del solo titolo di laurea.
E’ illegittimo, sopra più di ogni altro aspetto, che si limiti il numero degli accessi all’abilitazione non sulla base delle capacità e delle competenze dei singoli docenti candidati ma del numero dei posti a livello nazionale in quella determinata classe di concorso. Non comprendiamo, infatti, perchè mai i precari della scuola debbano essere relagati alle graduatoria di III fascia e, invece, non debba a tutti, essere data la possibilità di abilitarsi e concorrere ad armi pari con chi l’abilitazione l’ha conseguita per le più disparate ed illegittime vie.
Quale interesse pubblico si persegue, ci chiediamo, ad abilitare meno insegnanti?
Il fine, come spesso questo legislatore ci ha mostrato di voler fare, è sbandierato a tal punto da dimenticare che il problema (quello del precariato che non vuole più alimentarsi), non si risolve affatto non abilitando chi ha i requisiti e le capacità per esserlo. Questi soggetti, in mancanza dell’esame di Stato loro costituzionalmente dovuto se non altro a fini partecipativi, non potranno certo andare a spasso per l’Italia a vendere il loro sapere per guadagnarsi da vivere, diventando precettori personali alle dipendenze di mecenati non più storicamente attuali. Vero, quindi, questi docenti non alimenteranno le graduatorie e, quindi, non saranno più precari dell’area scuola, ma non avranno comunque un lavoro. Saranno declassati a disoccupati e perderanno persino la speranza di stabilizzare la propria posizione lavorativa.
È in radice illegittimo, pertanto, che il diritto di abilitarsi e dimostrare sul campo le proprie capacità e idoneità all’insegnamento sia legato a parametri diversi rispetto ai requisiti culturali del candidato e passi da fattori endogeni legati al fabbisogno di professionalità.
Portando alle estreme conseguenze tali considerazioni si potrebbe assistere alla situazione nella quale il Prof. Einsten, brillante dottore di ricerca presso l’Università, non possa scegliere di insegnare il frutto delle proprie ricerche in quanto il sistema scolastico italiano non ha bisogno di lui. Sarà bravissimo ma, per evitare di ritrovarselo tra le graduatorie, non lo si fa abilitare. Ed il problema è risolto: non ha l’abilitazione e non può diventare precario.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i TFA erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.
L’esito dei primi test. Non usiamo le nostre parole ma quelle di La Repubblica che ci sembra illuminanti.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i Tfa erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.

TEST per insegnare a scuola nella bufera: in sette classi di concorso su 11 ci sono errori o domande ambigue. I nuovi quiz di ammissione per partecipare ai cosiddetti Tirocini formativi attivi – una novità introdotta dalla Gelmini per ottenere l’abilitazione all’insegnamento – sono partiti nel peggiore dei modi. I primi risultati pubblicati dal Cineca (il consorzio interuniversitario che gestisce la selezione) confermano che i quizzoni predisposti per selezionare i nuovi insegnanti, oltre ad essere molto difficili e a fare parecchie vittime, conterrebbero domande quantomeno ambigue o, secondo alcuni, anche errate.

Le prime polemiche si sono verificate alcuni giorni fa, quando sono stati resi noti i risultati per la classe di concorso A036: Filosofia, psicologia e scienze delle formazione nei licei delle Scienze umane, gli ex magistrali. In quella occasione, riuscirono a raggiungere il punteggio minimo – 21 punti su 30 – soltanto in 141 su cinquemila. E il numero di posti disponibili era di 588.

Secondo i laureati che hanno partecipato alla selezione, alcune domande riguardavano autori minori che a scuola non si studiano. Ma niente errori nei testi, pare.

Poi, sono stati pubblicati gli esiti per l’abilitazione in altre discipline d’insegnamento e le cose sono andate anche peggio. Nella classe di concorso per insegnare Francese alla scuola media e superiore si è verificata una situazione imbarazzante: 96 ammessi in tutta Italia per 765 posti disponibili: appena il 12,5 per cento. Ma questa volta due delle sessanta domande (la numero 21 e la numero 49) sono state considerate “sempre corrette” a prescindere da quello che avevano segnato i candidati, un modo che implicitamente ammette un errore nella formulazione. Una situazione che si è verificata, finora, per sette delle undici graduatorie pubblicate. E si prevede una raffica di ricorsi.

In base alla riforma Gelmini sulla formazione iniziale, per diventare insegnanti di scuola media e superiori occorre iscriversi in un corso di studi magistrale, ovvero quinquennale, e successivamente partecipare ad un tirocinio di un anno sul campo. Soltanto dopo avere superato tutti gli esami e la tesi finale si otterrà l’abilitazione all’insegnamento. Ma in questa prima fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema, il relativo decreto dello scorso anno prevede che coloro che sono già in possesso di una laurea possono partecipare al solo Tirocinio, rigorosamente a numero programmato. Sono gli atenei ad organizzare la selezione e il tirocinio per i pochi fortunati che vi accederanno.

Per la classe di concorso A042 (Informatica), una delle ultime pubblicate, le domande che il ministero ha preferito considerare “sempre corrette” – che cioè erano sbagliate, con più risposte corrette o ambigue – sono addirittura sei. Insomma, un vero pasticcio.

“Chi ha predisposto le domande?”, si chiedono in parecchi. Viale Trastevere tace, ma considerare alcune domande “sempre corrette” a prescindere, come direbbe Totò, ammette implicitamente gli errori nei test di ammissione che, da quest’anno rappresentano l’unica possibilità per i neolaureati per accedere alla carriera di insegnante.

Cosa stiamo facendo. Gli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti proporrano ricorsi in favore dei partecipanti alle prove d’ammissione istituite dal TFA per reclutare i futuri insegnanti, che si andranno a sommare alle migliaia di ricorsi già inoltrati al Tar del Lazio per annullare il Decreto del Ministro Gelmini che ha istituito il numero chiuso per l’abilitazione all’insegnamento.

I candidati alla classe di materie letterarie e latino nei licei che hanno sostenuto recentemente i test rappresentano solo uno degli innumerevoli casi dove le modalità previste per lo svolgimento dei quiz – quesiti a risposta multipla – hanno forviato i partecipanti per colpa di errori presenti nella struttura delle stesse domande oggetto della prova d’ammissione al Tirocinio Formativo Attivo.

Nel caso di specie tutte le risposte proposte al quesito n. 5 erano sbagliate e vi era un errore anche al quesito numero 15 della prova preliminare, tesa alla verifica delle conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione.

In sostituzione dei validi modi di reclutamento del passato, infatti, oggi per essere abilitati all’insegnamento le università impongono il TFA, un corso che attribuisce appunto il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione previste dal DM 39/1998 e dal DM 22/2005, e contro cui l’associazione A.D.I.D.A., Associazione Docenti Invisibili da Abilitare, combatte da tempo una battaglia senza tregua.

Vai all’articolo di Repubblica

Vai all’articolo sul Corriere della Sera

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FUORI CORSO: ANCHE SE NON DAI ESAMI DA ANNI NON PERDERE LA POSSIBILITA’ DI LAUREARTI

Il T.A.R. accoglie il ricorso e dichiara illegittimi i Regolamenti delle Università che stabiliscono un termine minore di 8 anni senza fare alcun esame per espellere i fuori corso.

Anche se sono trascorsi 8 anni consecutivi senza aver dato alcuna materia e il Vostro Ateneo prevede che ne bastino 5, 6 o 7 per decretare la vostra cancellazione, non perdete le speranze.

Il T.A.R. ha dichiarato che “le previsioni, nel regolamento delle singole università, di ipotesi decadenziali ulteriori, maggiormente compressive del diritto allo studio, rispetto a quelle oggetto della normativa primaria statale, appaiono sfornite di adeguata base giuridica, ed anzi in contrasto con il principio di gerarchia delle fonti“.

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Numero chiuso 2012/2013: ecco tutte le novità

Test unico per medicina e odontoiatria, graduatoria su più sedi aggregate in ambito extra-regionale, punteggio minimo di ammissione per gli extracomunitari.

Ieri la conferma ufficiale con la pubblicazione, allo stato solo sul sito istituzionale del Miur, del D.M. 28 giugno 2012 rubricato “Modalità e contenuti prove di ammissione corsi di laurea ad accesso programmato a livello nazionale a.a. 2012/2013”.

All’art. 1 si legge che sono previste aggregazioni di sedi universitarie con graduatorie comuni secondo l’ordine di punteggio dei candidati “ampliando la sperimentazione già effettuata nel precedente anno accademico”.

La novità più rilevante è rappresentata dall’aggregazione “sperimentale” di “tutte le sedi” ai fini della compilazione della graduatoria.

Messina, ad esempio, è aggregata a Catania, Catanzaro Magna Graecia, Palermo.

A differenza di quanto avvenuto l’anno passato, quindi, la graduatoria tra tali Università sarà unica ragion per cui non potrà verificarsi che un candidato rimanga escluso a Palermo con un punteggio che, a Messina, era invece sufficiente per ottenere l’ammissione.

Le differenze di punteggio tra queste sedi sono state tutt’altro che poco rilevanti.

Quest’anno (2011/12) l’ultimo ammesso a Messina ha totalizzato il punteggio di 38,50. A Catanzaro 40; a Palermo 40,25. A Catania addirittura 44,50.

Per comprendere quanto importanti siano le differenze, basta rilevare che l’ultimo amesso a Messina avrebbe ottenuto, a Catania, la posizione n. 725 in graduatoria ad una distanza siderale dall’ultimo degli ammessi (391).

Il regolamento di attuazione prevede una rigida scansione delle opzioni, al fine di favorire gli scorrimenti.

I vincitori, dal 17 al 19 settembre, dovranno “provvedere all’immatricolazione presso gli Atenei in cui risultano assegnati (…) e la mancata immatricolazione costituisce rinuncia all’immatricolazione”. Per i successivi scorrimenti, sino all’esaurimento dei posti, il termine è sempre di 3 giorni per curare l’iscrizione ed esprimere l’opzione.

Lo scorso anno, nelle sedi in cui si è attuata la sperimentazione, abbiamo verificato quanto illegittimo possa essere il regime delle decadenze e delle opzioni e il T.A.R., ancora una volta, ha dato ragione alle nostre tesi.

La scelta sembra sposare le idee che avevamo recentemente esposto a commento di una decisione del T.A.R. Lazio (cfr., in particolare, nota 31).

E’ chiaro, tuttavia, che la scelta non è ancora conforme alle indicazioni del Consiglio di Stato che, appena qualche giorno fa, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione circa la necessità di elaborare una graduatoria unica per tutti gli Atenei.

Sarà, nuovamente, test unico per i corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria.

La scheda anagrafica che i candidati dovranno compilare nel giorno del test, conterrà l’indicazione, da compilare obbligatoriamente, circa la scelta tra Medicina o Odontoiatria e/o, “se l’interesse è per entrambi i corsi, l’indicazione in ordine preferenziale tra i due”. Il D.M. precisa che “l’omessa indicazione rende di fatto impossibile la relativa immatricolazione”.

Confermato (rispetto all’anno passato ma diverso rispetto al 2009/2010 e alla norma che entrerà in vigore dal prossimo anno accademico sul valore del voto di diploma) il criterio di preferenza in ipotesi di punteggio eguale giacchè, secondo il D.M., “per i corsi di laurea magistrale in medicina e chirurgia e in odontoiatria e protesi dentaria e per i corsi di laurea delle professioni sanitarie, prevale in ordine decrescente il punteggio ottenuto dal candidato nella soluzione, rispettivamente, dei quesiti relativi agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”.

Confermata la proporzione tra le materie oggetto di prova che restano sempre “relative agli argomenti di cultura generale e ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica”. Smentita la scomparsa della “cultura generale” per far spazio alla “logica”.

Confermata la soglia minima di 20 punti per essere ammessi al Corso di Laurea.

La disposizione, se ne è avuto prova lo scorso anno accademico, sembra incidere, almeno tra il contingente dei comunitari, solo sulla legittimazione a ricorrere avverso l’esclusione dal novero degli ammessi. Chi ha totalizzato meno di 20 punti avrà anche tale ulteriore problema da affrontare nello spiegare le proprie doglianze innanzi al T.A.R.. Almeno a memoria di chi scrive, in nessuna delle graduatorie di tutti gli Atenei d’italia vi è mai stato alcun soggetto ammesso che avesse totalizzato meno di 20 punti.

Il successivo comma, ed è questa la vera novità, estende tale soglia di punteggio minimo anche agli extracomunitari. Ciò significa che saranno assai numerosi i posti che si renderanno vacanti a seguito delle prove di ammissione, stante almeno i risultati degli ultimi anni. Presso l’Ateneo de L’Aquila, ad esempio, uno degli studenti extracomunitari ammessi aveva ottenuto un punteggio inferiore all’ultimo studente comunitario nella sua graduatoria.

Dopo le vittorie al T.A.R. Lazio sull’introduzione di tale soglia, si “vociferava” che tale nuovo paletto sarebbe stato introdotto con Legge. Così non è stato.

Si chiude, almeno per Medicina, la querelle circa la possibilità che tali posti, eventualmente rimasti vacanti, vengano assegnati ai comunitari. Il D.M. in commento, nell’allegato 1, chiarisce che “i posti eventualmente non utilizzati nella graduatoria dei cittadini extracomunitari residenti all’estero, verranno utilizzati per lo scorrimento della graduatoria dei cittadini comunitari e non comunitari di cui all’articolo 26 della legge 189 del 2002, qualora previsto nei successivi decreti di programmazione“.

Tale previsione è, in effetti, presente nel solo Decreto di programmazione di MEDICINA. Nulla invece è disposto per Odontoiatria e Professioni sanitarie.

Nonostante i recenti arresti giurisprudenziali il MIUR ha concesso tale possibilità solo ove l’offerta degli Atenei è risultata inferiore rispetto al fabbisogno del SSN.

D.M. 28 giugno 2012, n. 196

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CHIUSI GLI SCORRIMENTI DOPO LE VITTORIE CONTRO L’UNIVERSITA’ DI MESSINA: DENTRO L’ULTIMO NOSTRO RICORRENTE ANCHE AD ODONTOIATRIA

Si sono chiusi gli scorrimenti attivati dall’Università di Messina in ottemperanza alle numerose sentenze di condanna con le quali il T.A.R. Catania e il Consiglio di Stato avevano ordinato all’Ateneo peloritano di occupare tutti i posti comunque rimasti vacanti.

Prima di tali vittorie l’ultimo ammesso a Medicina era il candidato collocato alla posizione n. 244 con il punteggio di 39,50.

Oggi l’ultimo fortunato (giacchè l’intero carrozzone dei test è, come non ci stancheremo di ribadire, una vera lotteria) è lo studente n. 274 con il punteggio di 38,50.

Per Odontoiatria, invece, prima della storica ordinanza del Consiglio di Stato (la prima in assoluto del Giudice d’appello in Italia), l’ultimo candidato ammesso era stato il n. 59 con il punteggio di 39,25.

Oggi l’ultimo ammesso è la nostra ricorrente collocata alla posizione n. 90 con il punteggio di 38,25.

La battaglia, tuttavia, non è ancora finita.

Tra poco più di 10 giorni (il 13 luglio) il T.A.R. Lazio si esprimerà definitivamente sulla mancata assegnazione dei 22 posti in più nel corso di laurea in Medicina. Se verrà confermato quanto già favorevolmente deciso in sede cautelare, vi potrebbero essere numerossimi nuovi ricorrenti ammessi.

Il 12 dicembre, invece, il C.G.A. si esprimerà definitivamente sulla vicenda dell’anonimato e sulla gestione della prova da parte dell’Ateneo di Messina nel corrente anno accademico.

Forse già prima di tale data, inoltre, la Corte Costituzionale si esprimerà sulla legittimità dell’attuale sistema di gestione della prova di concorso. In ipotesi di accoglimento della questione e dichiarazione di illegittimità costituzionale della L.n. 264/99, potranno sperare nell’ammissione tutti i nostri ricorrenti dell’a.a. 2011/12 che con il loro punteggio sarebbero stati ammessi presso un altro Ateneo.

La nostra grande battaglia sul diritto allo studio: il Consiglio di Stato manda la Legge sul numero chiuso alla Corte Costituzionale.

Identica questione è stata sollevata in tutti i nostri ricorsi di quest’anno (2011/2012)…IN PRIMA PAGINA SU REPUBBLICA, l’anteprima.

Dopo 14 anni di numero chiuso il Consiglio di Stato chiede nuovamente l’intervento della Corte Costituzionale sul sistema dell’accesso programmato.

La scelta degli ammessi risulta dominata in buona misura dal caso”, a dirlo è il Consiglio di Stato, sezione VI, con la sentenza depositata lo scorso 18 giugno mediante cui si è chiesto l’intervento della Corte Costituzionale sul sistema delle graduatorie pubblicate dai singoli Atenei e non dall’unica a livello nazionale.

Qualche tempo fa, evidenziando le novità delle norme volute dal Ministro Gelmini, scrivevamo sul Foro Amministrativo che “i numeri del corrente anno accademico (era il 2010/2011), dimostrano effettivamente come esistano casi di obiettiva e poco contestabile discriminazione tra i vari candidati a seconda della sede prescelta. A Milano Statale, senza scorrimenti applicati e, dunque, in sede di prima stesura della graduatoria, l’ultimo punteggio utile ai fini dell’ammissione era di 48,75. All’Università del Molise, al 75° e ultimo degli ammessi, bastarono 38,25, punti gli stessi del candidato collocato alla posizione 1050 del citato Ateneo di Milano Statale ove i posti a concorso erano 340”.

Se è pur vero, scrivevamo, che secondo parte della giurisprudenza vi possano essere degli ampi margini di discrezionalità (oggi superata dalla decisione del Consiglio di Stato in commento) nella scelta tra graduatoria unica o meno, seguendo i principi di cui alla L.n. 240/2010, tale discrezionalità è certamente da rivedere.

Se, come appare, il fulcro dell’intero progetto di revisione e della stessa delega contenuta nella Legge n. 240/2010 è la valorizzazione del merito, ben pochi margini di dubbio sembrano residuare per non preferire il modello della graduatoria unica nazionale con il quale, appunto, è il “valore assoluto del merito” ad essere premiato. Sembrano potersi superare, inoltre, i dubbi legati alla concreta applicabilità di tale modello con riguardo ai differenti livelli reddituali degli aspiranti che, almeno in astratto, dovrebbero trovare una qualche perequazione grazie al “fondo per il merito” . È proprio attraverso tale nuovo sistema di aiuti che si mira “a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale individuati, per gli iscritti al primo anno per la prima volta, mediante prove nazionali standard e, per gli iscritti agli anni successivi, mediante criteri nazionali standard di valutazione”.

La legge 30 dicembre 2010, n. 240, infatti, si propone, tra l’altro, di riformare anche la materia dell’accesso al sapere attraverso la delega conferita al Governo per “la realizzazione di opportunità uniformi, su tutto il territorio nazionale, di accesso e scelta dei percorsi formativi” sulla base dei principi cardine (art. 1, comma 3) della stessa Legge n. 240 del 2010 e, tra questi, sul “merito”, concetto ricorrente per ben dieci volte all’interno dei 29 articoli.

Sono passati 14 anni dal 1998, quando si chiese l’intervento della Consulta sul numero chiuso ed oggi il tema è ancora più scottante poiché la L. 264/1999 rischia di essere ritenuta incostituzionale.

Frattanto, per quanto interessa tutti i nostri ricorrenti dell’anno 2011/12, in ragione del fatto che questo motivo di ricorso era stato espressamente sollevato in tutte le cause di quest’anno anche con riferimento anche ai nuovi principi esposti con la c.d. Legge Gelmini, ove la Corte Costituzionale si pronunciasse positivamente, potrebbero ottenere l’ammissione tutti quei ricorrenti che, con il loro punteggio, avrebbero ottenuto, anche a seguito degli scorrimenti, l’ammissione presso altro Ateneo.

Il commento dell’UDU.

Non possiamo non esprimere la nostra soddisfazione per un ulteriore passo avanti nella battaglia contro il “numero chiuso”. Siamo certi che il sistema dell’accesso programmato è illegittimo in quanto tale e per la illecita compressione del diritto allo studio” – tuonano soddisfatti dall’UDU per il tramite del Coordinatore Nazionale Michele Orezzi – “Siamo d’accordo con il Consiglio di Stato, oggi in Italia il sistema è dominato dal caso, siamo di fronte ad una sorta di lotteria”.

Il rinvio alla Corte Costituzionale della questione rappresenta sicuramente un passo importante e decisivo per la lotta che l’UDU da molto tempo porta avanti al fianco dei numerosi studenti e delle loro famiglie che ogni anno devono fare i conti con l’ingiustizia di un sistema oramai obsoleto.

Oggi il Consiglio di Stato dice che le nostre censure sono fondate e che nella scelta del Legislatore si ravvisano vizi “di palese illogicità, irrazionalità, travisamento, disparità di trattamento, difetto di proporzionalità” lesivi in primis degli artt.li 3, 34, 97 e 117 della Costituzione oltre che delle norme Europee.

Ad essere contestato è anche il sistema delle graduatorie multiple che come ripetutamente denunciato dall’UDU non solo è contrario ai principi sottesi al diritto allo studio, ma soprattutto a quello della imparzialità e della meritevolezza in quanto, come riferisce il C.d.S., “ferma la unicità della prova, essa si svolge presso i singoli Atenei. E il collocamento in posizione utile avviene in singole graduatorie anziché in una graduatoria unica. Con la conseguenza che il collocamento in posizione utile dipende sia dal numero dei posti disponibili presso ciascun Ateneo, sia dal numero di concorrenti presso ciascun Ateneo, e dunque può accadere che, se presso un Ateneo è maggiore il numero dei posti, o minore il numero dei concorrenti, è sufficiente, per il collocamento in graduatoria, un punteggio inferiore rispetto a quello necessario in altro Ateneo”.

Certi e fiduciosi nella decisione della Consulta oggi possiamo dire di aver raggiunto un altro traguardo importante, che le doglianze degli studenti italiani hanno la possibilità di avere un concreto e decisivo riscontro e che questo potrebbe essere ancora un Paese ove i diritti come le persone vengano rispettati.

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