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In 9000 per la prima prova del test alla Cattolica, ma nessuno si chiede se è legittimo

Giornata trafficata nella capitale, non solo per il mal tempo che ha colpito la città, ma soprattutto per il flusso di 8.794 persone, senza contare eventuali accompagnatori, che oggi si sono imbattute nel test preselettivo per l’iscrizione alla facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica del Sacro Cuore.

Mentre c’è chi si compiace del boom di iscrizioni, c’è chi pensa che il diritto allo studio oggi ha un prezzo, pari a 120 €, che corrisponde alla quota di iscrizione ai test; c’è chi pensa a quanti soldi ha incassato la Cattolica, dal momento che ha sbaragliato la concorrenza degli altri atenei dal momento che è l’unica a dare accesso alla procedura selettiva nel mese di aprile.

Il profilo dell’aspirante studente di Medicina e Chirurgia che ha pagato 120 € per l’iscrizione ai test è, dunque, quello di un giovane partito da un qualsiasi paese d’Italia, accompagnato da un genitore, da un fratello, da un amico che alle 9 è entrato nella sede del Palace Hotel e solo alle 12.30 ha cominciato il test.

Chi passerà il test sarà sottoposto ad un esame orale a nostro avviso troppo discrezionale e già censurato dal TAR.
Il giovane aspirante deve concorrere con le altre 8793 persone: uno solo uno su 28 sarà ammesso a Medicina e solo 1 su 22 a Odontoiatria.

In pochi, forse, si sono chiesti come e perchè, nonostante vi sia una Legge (n. 264/99) che obbliga TUTTI gli Atenei a sottoporre TUTTI candidati ad un’unica prova IDENTICA su tutto il territorio nazionale da svolgersi nella stessa data, sia concesso ad un’Università privata di incassare oltre 1 MILIONE di euro per svolgere un test in data e con modalità diverse rispetto agli altri.

Il dettato normativo sembra inequivocabile “L’ammissione ai corsi di cui agli articoli 1 e 2 è disposta dagli atenei previo superamento di apposite prove di cultura generale, sulla base dei programmi della scuola secondaria superiore, e di accertamento della predisposizione per le discipline oggetto dei corsi medesimi, con pubblicazione del relativo bando almeno sessanta giorni prima della loro effettuazione, garantendo altresì la comunicazione dei risultati entro i quindici giorni successivi allo svolgimento delle prove stesse. Per i corsi di cui all’articolo 1, comma 1, lettere a) e b), il Ministro dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica determina con proprio decreto modalità e contenuti delle prove di ammissione, senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato“.

Per l’anno accademico 2012/2013 il Ministero non ha ancora pubblicato alcun D.M. ma, come tutti sanno, MAI è stato consentito che gli Atenei Statali individuino gli ammessi se non sulla base di un test unico per tutta la penisola e corretto presso il CINECA.

Vedremo se, in un Paese come l’Italia, anche queste stranezze diventino normali.

La campagna contro il numero chiuso degli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti, riparte anche per il nuovo anno accademico e questa volta dal mese di aprile.

 

Abilitazione per gli insegnanti: ecco le date dei test. Parte il T.F.A.

E’ stato pubblicato in data 23 aprile 2012 il Decreto DIRETTORIALE con il quale sono state rese note le date dei test su tutto il territorio nazionale.

L’ammissione ai TFA si celebrerà tra il 6 e il 31 luglio 2012 presso le sedi Universitarie e i candidati dovranno rispondere a 60 domande a risposta multipla.

Solo chi otterrà il punteggio minimo di 21/30 verrà ammesso alla prova scritta.

Si tratta della incostituzionale ed illegittima trovata dell’ex Dicastero Gelmini per diminuire il numero degli insegnanti da abilitare ed abbondonare nel limbo della III Fascia, sempre più precari.

Abbiamo duramente criticato con migliaia di ricorsi e centinaia di pagine di diffusi argomenti giuridici questa scelta e, ora, con il T.F.A. alle porte, siamo pronti a portare in discussione tutti i ricorsi.

E’ impensabile che docenti con decenni di supplenze che hanno promosso e bocciato anche studenti della nostra generazione, siano obbligati a superare un test a risposta multipla, una prova scritta e una orale al solo fine di intraprendere un percorso abilitante cui la COSTITUZIONE consente di accedere sulla base del solo titolo di laurea.

E’ illegittimo, sopra più di ogni altro aspetto, che si limiti il numero degli accessi all’abilitazione non sulla base delle capacità e delle competenze dei singoli docenti candidati ma del numero dei posti a livello nazionale in quella determinata classe di concorso. Non comprendiamo, infatti, perchè mai i precari della scuola debbano essere relagati alle graduatoria di III fascia e, invece, non debba a tutti, essere data la possibilità di abilitarsi e concorrere ad armi pari con chi l’abilitazione l’ha conseguita per le più disparate ed illegittime vie.

Quale interesse pubblico si persegue, ci chiediamo, ad abilitare meno insegnanti?

Il fine, come spesso questo legislatore ci ha mostrato di voler fare, è sbandierato a tal punto da dimenticare che il problema (quello del precariato che non vuole più alimentarsi), non si risolve affatto non abilitando chi ha i requisiti e le capacità per esserlo. Questi soggetti, in mancanza dell’esame di Stato loro costituzionalmente dovuto se non altro a fini partecipativi, non potranno certo andare a spasso per l’Italia a vendere il loro sapere per guadagnarsi da vivere, diventando precettori personali alle dipendenze di mecenati non più storicamente attuali. Vero, quindi, questi docenti non alimenteranno le graduatorie e, quindi, non saranno più precari dell’area scuola, ma non avranno comunque un lavoro. Saranno declassati a disoccupati e perderanno persino la speranza di stabilizzare la propria posizione lavorativa.

È in radice illegittimo, pertanto, che il diritto di abilitarsi e dimostrare sul campo le proprie capacità e idoneità all’insegnamento sia legato a parametri diversi rispetto ai requisiti culturali del candidato e passi da fattori endogeni legati al fabbisogno di professionalità.

Portando alle estreme conseguenze tali considerazioni si potrebbe assistere alla situazione nella quale il Prof. Einsten, brillante dottore di ricerca presso l’Università, non possa scegliere di insegnare il frutto delle proprie ricerche in quanto il sistema scolastico italiano non ha bisogno di lui. Sarà bravissimo ma, per evitare di ritrovarselo tra le graduatorie, non lo si fa abilitare. Ed il problema è risolto: non ha l’abilitazione e non può diventare precario.

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Primo passo verso l’attivazione degli scorrimenti a Medicina.

Primo passo verso l’attivazione degli scorrimenti a Medicina.

L’Ateneo, dopo due mesi dal Consiglio di Facoltà che aveva autorizzato il passaggio al II anno di un nostro ricorrente, accoglie le nostre numerose diffide e, sulla base della pacifica giursprudenza del T.A.R. e del C.G.A. che nel corso degli ultimi anni ci ha sempre dato ragione sul punto, attiva lo scorrimento del posto rimasto vacante.

L’ultimo candidato ammesso, quindi, non sarà più quello collocato alla posizione n. 244 ma la graduatoria di Medicina e, certamente, anche quella di odontoiatria, continuerà a scorrere.

Nell’attesa che il M.I.U.R., sulla base dell’ordine del T.A.R. Lazio in accoglimento al nostro ricorso, consenta all’Ateneo di aumentare la propria offerta di 22 posti, l’Ateneo non ha ancora provveduto ad ottemperare allo scorrimento della graduatoria unica dei 23 posti residui inizialmente riservati ai cittadini extracomunitari. E ciò nonostante l’ordine sia arrivato dal Consiglio di Stato prima e dal T.A.R. Catania poi sin dal 14 febbraio 2012.

Per questo abbiamo chiesto al CONSIGLIO DI STATO di COMMISSARIARE l’Università di Messina che, da più di 75 giorni, omette di seguire l’ordine dell’Autorità Giudiziaria (peraltro il massimo organo di giustizia amministrativa) e nega il diritto allo studio a decine di studenti.

La decisione del Consiglio di Stato è attesa nel mese di maggio.

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Università, inchiesta choc: 6 studentesse su 10 pronte a ‘vendersi’ per superare test

E’ questo il sistema contro il quale combattiamo.

Se l’indagine di UNIVERSINET è corretta e, davvero, 6 ragazze su 10 sono disposte a vendere il proprio corpo in cambio dell’ammissione al corso di laurea dei propri sogni, è corretta la strada che da anni, in prima linea, stiamo battendo.

La consapevolezza di tali dichiarazioni non può che giungere da chi ha già affrontato il test ed ha visto, con i propri occhi, come vengono gestite queste prove di ammissione.

E’ forse per questo che, secondo il Consiglio di Stato, la gestione del concorso di ammissione al CDL in Medicina è stato illegittimo per 10 anni in uno dei più importanti Atenei d’Italia?

O ancora per questo se, nel 2007, la prova era costellata da così tanti errori nel questionario somministrato da rendere assai probabile che anche fattori di cabala incidessero sull’ammissione?

E, ancora, solo per restare agli ultimi due anni, è per questo che le risposte al test possono essere affisse al muro di alcune aule senza che il MIUR decida per l’annullamento? O è per questo che nonostante la prova debba essere anonima, in un Ateneo la ditta privata che la gestisce possa decidere di non consegnare le buste ove sigillare i fogli risposta e tenerli segreti?

E’ normale che durante un test di due ove ti giochi il tuo futuro si debba scoprire che alcune domande del tuo questionario sono errate?

E’ normale che il tuo futuro debba essere legato all’errore del lettore ottico?

Sono tutti fatti accaduti e fortemente stigmatizzati dal T.A.R. Contro questo sistema lottiamo e lotteremo sempre.

Universinet.it – Se il corpo è considerato una merce, una “commodity” direbbero gli americani, perchè non usarlo quando il gioco si fa duro? I risultati del 2011 mostrano un dato contraddittorio, i ragazzi non si fidano più dei politici neppure per una raccomandazione (il politico scende dal 18 al 12%) e neppure dei “parenti dal 18 al 15%), cresce di poco la preparazione sui libri (+1%) e optano per scorciatoie sessuali che balzano dal 39 al 48%”. Per trovare una raccomandazione il 34% degli universitari offrirebbe un favore sessuale ( percentuale che sale al 57% contro il 45% del 2010 per le ragazze e al 39% per i ragazzi) dato in fortissima crescita rispetto all’anno scorso.
La sola scorciatoia per il successo, per gli studenti che hanno risposto ad Universinet.it, sembra essere sempre di più quella sessuale, infatti anche le risposte sul tipo di “raccomandazione più efficace” indicano quella originata da una relazione sessuale come la più gettonata (35%contro il 25% dell’anno scorso).

Inchiesta di Universinet.it

Il dato prima del segno (–>) è quello del 2010 ed il successivo dopo (–>) del 2011

1- Secondo te è più importante studiare o trovare una raccomandazione per i test di Ammissione?
Studiare 12% –>13%
Raccomandazione 85%–>86%
Altro 3%–> 1%

2 – Se hai risposto B, Quale è la raccomandazione più forte?
A – Parente professore  18%–>15%
B – Relazione sessuale   25%–>35%
C – Centri di preparazione ai test 11%–>5%
D – Politico Nazionale 18%–>12%
E – Parente o genitore Professionista (Medico Ing. Arch. Ecc)23%–>13%
F – Altro o non risponde  5%–> 7%
G- Alto prelato (vescovo cardinale) 6% à13%

3 – Cosa saresti disposto a fare per avere una raccomandazione?
A – Pagare 27% –> 6%
B – Offrire prestazioni sessuali  39 à48%
ragazze 45% –> 57%
ragazzi 14% –> 39%
C – Iscriverti ad un partito politico 16%–>19%
D – Pagare un Corso di “preparazione” 12 à24%
E- Non risponde 13% –> 3%

Il T.A.R. LAZIO ORDINA AL MIUR DI DARE ALL’ATENEO DI MESSINA 22 POSTI IN PIU’ PER IL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA.

Accolto il ricorso degli studenti difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che commentano: paradossale che debbano essere gli studenti ad ottenere giustizia innanzi al T.A.R. e l’Ateneo resta immobile innanzi agli illegittimi tagli ministeriali.

Il MIUR non da a Messina 22 posti in più che vogliono dire più tasse e più prestigio per l’Ateneo che, negli ultimi 4 anni, è diventato l’ultimo corso di laurea in medicina della Sicilia avendo subito l’aumento esponenziale dei posti di CATANIA (da 257 con il polo di Ragusa nel 2007 a 347 senza il polo di Ragusa nel 2012) e PALERMO (da 250 del 2007 a 440 del 2012) e l’Università resta a guardare.
Messina, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, nonostante abbia un rapporto docenti-studenti tra i più alti della nazione (8,80 studenti per docente mentre in Italia la media è di 11) resta al palo dei 200 posti. La metà rispetto, ad esempio, all’Università di Palermo che, peraltro, ha 68 docenti in meno rispetto all’Università peloritana (462 Messina vs 394 Palermo).
Ed è così che, come sta sempre più spesso avvenendo per tutto ciò che riguarda Messina, negli ultimi anni si assiste ad una vera e propria “dismissione del sapere” in riva allo stretto.
Sino al 2007, infatti, i posti per l’ammissione al corso di laurea in Medicina in Sicilia vedevano Catania, in testa, con 260 posti, poi Palermo con 253 ed infine ad irrisoria distanza Messina con 225.

Oggi la differenza è siderale.
Palermo offre 443 posti, Catania 350, Messina ne occupa solo 221.

Nonostante a livello nazionale si sia passati dai 7.366 posti del 2007 ai 10.464 del 2011, Messina, ai nastri di partenza di settembre, è sempre rimasta ferma ai 200 posti.
Sulla base di questi numeri una quindicina di studenti, difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, gridano giustizia ritenendo che per loro, ad appena pochi posti dall’ultimo ammesso, non c’è nessuna valida ragione che possa giustificare la loro esclusione. Se ci sono spazi, strutture e risorse umane per più studenti, perchè negarci il diritto di studiare?
Il T.A.R. ritiene fondate  le doglianze e ordina al Ministero “il riesame della specifica situazione relativa all’Università di Messina e al suo effettivo fabbisogno, anche alla luce della situazione complessiva dell’intero contenzioso che si è sviluppato in argomento, secondo i precedenti richiamati nell’odierna camera di consiglio dal difensore dei ricorrenti medesimi” (Sez. III, 6 aprile 2012, n. 1291).
Mentre l’Ateneo di Messina deve ancora provvedere a coprire tutti i posti disponibili lasciati da extracomunitari mai sbarcati in Sicilia sulla base dell’ordine del Consiglio di Stato e del T.A.R. Catania, commenta l’Avvocato Delia, la decisione del T.A.R. Lazio mette a nudo quanto distorto ed illegittimo sia l’attuale sistema del numero chiuso che, in casi come quello di Messina, non consente a studenti meritevoli di poter studiare ciò a cui aspirano senza alcuna legittima ragione. 

I dati sono consultabili su questo link (http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-133503671), tratti all’esito della conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie e riassunti da Sole24 ore Sanità.

Ansa

Gazzetta del Sud

Centonove

Messinaora

Tempostretto

Normanno

24live.it

Tirrenosat

Il PRESIDENTE DEL T.A.R. CATANIA ORDINA ALL’UNIVERSITA’ DI IMMATRICOLARE IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO RICORRENTE

Nonostante le innumerevoli diffide inoltrate all’Università di Messina, nessun provvedimento è stato ancora adottato circa i 23 posti (tra Medicina e Chirurgia e Odontoiatria) lasciati liberi dai cittadini extracomunitari.

Nonostante il T.A.R. Catania, con ben 4 sentenze, e il Consiglio di Stato, con altri due provvedimenti, abbiano ORDINATO all’Università di coprire tutti i posti disponibili sulla base delle richieste di tutti coloro che avevano fatto ricorso, l’Ateneo ha sin’ora immatricolato solo 6 dei nostri ricorrenti ed ha dichiarato, per le vie brevi, di “star decidendo cosa fare” per gli altri.

Nonostante vi siano altri posti liberi per passaggi al II anno autorizzati nel mese di febbraio, inoltre, neanche in tal caso si sta provvedendo allo scorrimento. E anche in questo caso, nonostante il T.A.R. dica che i posti rimasti vacanti dopo i passaggi al II anno vanno messi a scorrimento.

Proprio per questo, diversi studenti, in questi giorni, si sono rivolti al nostro studio per fare ricorso e ottenere il posto che, DI DIRITTO, gli spetta.

Il PRESIDENTE DEL T.A.R., preso atto che l’ATENEO NON HA ANCORA OTTEMPERATO ALL’ORDINE DEL TRIBUNALE, HA GIA’ ACCOLTO IL NOSTRO NUOVO RICORSO E ORDINATO ALL’UNIVERSITA’ DI IMMATRICOLARE IMMEDIATAMENTE IL NOSTRO RICORRENTE.

L’Università, che con il contenzioso di quest’anno è già stata condannata a pagare oltre 15.000 euro di spese legali ai ricorrenti illegittimamente esclusi, nonostante il chiaro dettato del GIUDICE AMMINISTRATIVO, sta costringendo decine di studenti a sobbarcarsi ingenti spese pur di vedere riconosciuto il proprio diritto a studiare.

VAI AL DECRETO DI AMMISSIONE DEL PRESIDENTE DEL TAR

Il diritto allo studio va in radio

Domani sabato 24 marzo 2012, dalle 17 alle 19 sulla prima web-radio di Messina, MessInOnda Social Radio, all’interno del programma Onda Universitaria, si parlerà di Diritto allo Studio e in particolare di come questo viene oggi garantito nell’ambito dei corsi di laurea a numero chiuso.

Ospite l’Avvocato Santi Delia

Vedi la puntata

Vedi l’intervista parte 1

Vedi l’intervista parte 2

Vedi l’intervista parte 3

 

Depositato l’appello contro l’Università di Messina

L’appello è già stato notificato e depositato innanzi al C.G.A.

Nei prossimi mesi sapremo la data di trattazione.

Segue il comunicato.

——————-

Non siamo soliti commentare le sentenze di primo grado ma, ove vi siano i presupposti, appellarle ed ivi spiegare le ragioni del nostro dissenso.

In questo caso, tuttavia, le ragioni che ci hanno già convinto ad annunciare l’appello avverso la sentenza del T.A.R. e prendere posizione sul comunicato stampa diramato dall’Ateneo, sono dovute ad una errata ricostruzione dell’operato della commissione in punto di fatto, su cui è basato l’intero iter argomentativo di cui in sentenza.

Il T.A.R., infatti, ha ritenuto corretto l’operato dei Commissari assumendo che questi si siano limitati a verificare la concordanza dei codici (segreti) attribuiti ai candidati senza avere contezza delle generalità degli stessi come visibile dalla “finestra trasparente” delle due buste contenenti, rispettivamente, il foglio risposte e quello anagrafica (contenente l’abbinamento di nome e codice).

Se così fosse stato, tuttavia, nessuno degli studenti avrebbe lamentato così gravi violazioni del principio dell’anonimato.

Sono gli stessi verbali di concorso (che alleghiamo con tale parte in evidenza), invece, a chiarire che i Commissari hanno non solo controllato “la concordanza tra numero seriale del compito e numero seriale della scheda anagrafica” ma hanno, altresì, verificato “la concordanza tra i dati contenuti nella scheda anagrafica e il documento di identità del candidato”.

Tale verifica è possibile solo esaminando l’intero foglio anagrafica e non solo il codice segreto visionabile dalla finestra trasparente.

La commissione, quindi, a differenza di quanto ha scritto il T.A.R., non si è limitata a verificare la coincidenza dei due codici visibile dall’esterno delle buste ma ha verificato anche che a quel determinato nome corrispondesse quel determinato codice.

Proprio in ragione di tale presupposto fuorviante secondo il T.A.R. “il controllo della Commissione, in sede di consegna delle relative schede, il giorno – 5.9.2011 – della prova, non ha implicato alcun formale abbinamento (tra i nominativi e gli elaborati medesimi) tale da pregiudicare la trasparenza del successivo procedimento di correzione; a meno di volere ipotizzare condotte fraudolente e penalmente rilevanti”.

Proprio in ragione di tale errore di fatto, il T.A.R. arriva a sostenere che la commissione aveva “il preciso DOVERE di accertare la corrispondenza del codice identificativo del candidato, visibile nella “finestra trasparente” della busta contenente la scheda anagrafica, con quello visibile nella analoga “finestra” presente nella busta contenente la scheda-quiz”.

In realtà, come detto sopra, non essendosi limitata la Commissione alla verifica dei codici visibili dalle finestre trasparenti ma, al contrario, ha verificato la corrispondenza del Vostro nome apposto sull’anagrafica rispetto al codice contenuto nella scheda risposte .

Questo l’errore di fondo che, a nostro parere, ha condizionato l’intero ragionamento del T.A.R.

Il TAR sembra essersi convinto che la verifica dell’abbinamento CODICE-CANDIDATO sia necessaria “per evitare episodi di fraudolenta sostituzione di schede tra i candidati testimoniati, purtroppo, dalle cronache di qualche anno addietro)“.

Avevamo spiegato che, da qualche anno, non è più possibile portarsi l’amico o il papà che ti fa il test giacchè la divisione per aula è in base all’età e i quiz sono formulati in modo tale che nessuno studente, se non studia approfonditamente per i test, è capace di aiutare un altro. Il candidato che vuole un aiuto dovrebbe essere così fortunato da trovarsi un genio, della sua età, che non sia interessato all’ammissione e che abbia pure il suo stesso cognome o giù di li.

Lo scambio, inoltre, con l’amico o il papà non può avvenire fuori dall’aula giacchè le nuove norme dispongono che “è consentito lasciare l’aula solo trenta minuti prima della conclusione della prova”. Abbiamo dei verbali di altre Università, infatti, che dimostrano che non si può andare in bagno pena l’esclusione e, anche a Messina, in un caso eccezionale, un candidato è stato accompagnato al wc personalmente da un vigilantes. Nessuno scambio quindi poteva avvenire.

La preoccupazione del T.A.R. è quindi platealmente in contrasto con quanto prevede la legge che regola il vostro concorso.

 

Siamo rammaricati, inoltre, del fatto che il T.A.R. abbia omesso di chiarire le conseguenze sulla validità della prova con riguardo alla sparizione dei plichi. Sulla vicenda, infatti, avevamo proposto separati motivi aggiunti (pubblicati persino sul sito d’Ateneo) della cui esistenza non si da conto nè in fatto nè in diritto della sentenza.

Per il resto delle censure, invece, il T.A.R. ritiene “nessuna delle addotte censure appare meritevole di essere condivisa (quanto meno in termini di rilevanza sostanziale)” affermando, quindi, che si sia trattato di mere circostanze formali.

In particolare, nonostante il D.M. 15 giugno 2011 (art. 12 dell’allegato I) chiarisce che “la rappresentanza del MIUR presso il CINECA”, avrebbe dovuto “verificare che siano state rispettate le procedure previste nel presente decreto” ed avrebbe dovuto “autorizza[re] il Consorzio stesso alla determinazione del punteggio di ciascun elaborato” e quindi, in particolare, avrebbe dovuto verificare l’integrità dei plichi, manca un verbale che attesti tale circostanza. Non riusciamo a comprendere, pertanto, come avremmo potuto fare a dimostrare che “siano stati rinvenute buste o altri plichi manomessi” (così a pag. 8 della sentenza) quando manca un qualsiasi verbale che attesti l’integrità dei plichi una volta giunti al CINECA e SOPRATTUTTO L’UNIVERSITA’ HA DENUNCIATO DI AVER SUBITO IL FURTO DEI PLICHI.

Ci conforta poco, pertanto, che il T.A.R. dia atto della “pur abile ed ampia difesa dei ricorrenti” (pag. 8) nella rappresentazione dei fatti giacchè tali fatti sembrano, in realtà, da esso erroneamente percepiti.

Forse anche per tali ragioni, la sentenza non sembra avere avuto una genesi pacifica nei membri del Collegio, essendo documentale che sia stata estesa non dal relatore designato ma dal Presidente del Collegio.

Siamo fiduciosi, pertanto, che trattandosi di un’evidente errata percezione delle circostanze in punto di mero fatto, in sede di appello si riesca a fare luce sulla vicenda nell’interesse non solo dei ricorrenti ma di tutte le migliaia di studenti partecipanti alla prova.

In merito al tenore del comunicato dell’Ateneo, invece, non riusciamo a comprendere per quale ragione si continui a difendere un metodo che, per lo stesso Tar Catania, è giustificabile solo perché il principio dell’anonimato non può essere inteso in modo tassativo e assoluto, tale da comportare l’invalidità delle prove ogni volta che sussista un’astratta possibilità di riconoscimento”.

A nostro parere, infatti, la difesa di un metodo (comunque) astrattamente idoneo a violare le garanzie di segretezza concorsuali con conseguente identificazione e abbinamento dei compiti ai candidati non può giovare all’Ateneo Messinese e alla sua immagine. Il Consiglio di Stato (parere n. 3672/11) ci ha già dato ragione ritenendo sufficiente la mera, astratta possibilità dell’avverarsi di una tale evenienza” e ora andremo proprio in appello per colpire non l’Università di Messina ma il metodo che propina da dieci anni a questa parte. Non basterebbe, ci chiediamo, uniformarsi ai criteri degli altri Atenei nazionali e evitare inutili polemiche e ricorsi scaturiti a seguito dell’esatta riproposizione delle stesse modalità?

Vai al verbale di concorso

Vai alla scheda anagrafica svelata dai Commissari

Vai al verbale che prova che NON SI PUO’ USCIRE DALL’AULA DURANTE IL CONCORSO

Avv.ti Santi Delia & Michele Bonetti

Ancora un’altra vittoria al CONSIGLIO DI STATO: cadono le Università di Messina e Catania

Il diritto allo studio viene nuovamente riaffermato innanzi al Consiglio di Stato. Le ordinanze di rigetto del T.A.R. Lazio sono nuovamente annullate ed i nostri ricorrenti ammessi.

Le Università di Messina e Catania, per i corsi di laurea in Medicina, dovranno occupare tutti i posti liberi ancora presenti (ben 19 a Messina e 2 a Catania) ed ammettere i ricorrenti che, già da domani, potranno cominciare a studiare al Corso di Laurea cui da sempre avevano aspirato.

Consiglio di Stato, Sez. VI, 14 marzo 2012, n. 1034

Consiglio di Stato, Sez. VI, 14 marzo 2012, n. 1074

Rassegna stampa

Ansa

Palermoreport

Centonove

Tempostretto

Normanno

 

 

Prestigiosa vittoria al Consiglio di Stato

Non fidatevi di come corregge le domande del test il CINECA!

Il Consiglio di Stato ritenendo che “…dall’esame del modulo risposte compilato dall’appellante non emerge l’apposizione di segni grafici univocamente identificativi della volontà di annullare la risposta fornita al quesito n. 56” ha ammesso con riserva la nostra ricorrente al Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria.

Ancora una volta è stato dimostrata l’inefficienza dell’attuale sistema universitario e quanto più volte denunciato dall’Unione degli Universitari sui metodi errati di correzione da parte del Cineca!

Vai alla decisione del Consiglio di Stato

Studio Legale Avvocato Santi Delia