La battaglia per la libertà di insegnare anche al fianco dell'ADI Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani

 

Comunicato stampa congiunto ADI-ADIDA

L’ADI, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Peter Lewis Geti, Michele Bonetti e Santi Delia, ha impugnato gli atti e i decreti di istituzione del tirocinio formativo attivo (TFA) istituito dal MIUR, intervenendo nel processo ADIDA a difesa dei diritti di un precario della terza fascia in possesso di dottorato di ricerca. L’interessato sarà infatti costretto a sostenere anche un test per entrare nei c.d. TFA nonostante anni e anni di insegnamento che ha alle spalle.

La scelta dell’ADI di aderire all’azione legale instaurata dall’ADIDA nasce dalla volontà condivisa di far emergere la questione della valorizzazione del dottorato di ricerca, il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa. Questo processo, nonostante l’impegno delle due associazioni, ancora tarda ad affermarsi nel nostro paese.

L’emanazione del decreto sulla formazione iniziale docenti ha fatto emergere, amplificandola, la contraddizione e la conseguente frustrazione vissuta dai dottori di ricerca, molti dei quali docenti precari di III fascia che, a dispetto del titolo acquisito, della comprovata competenza scientifico-disciplinare, dell’esperienza acquisita “sul campo” dopo anni di servizio nelle scuole italiane, si vedono paragonati a dei giovani neolaureati con al più il riconoscimento di un punteggio spendibile per posizionarsi nelle graduatorie dalle quali, se tutto va bene, accedere ai TFA.

Le implicazioni della situazione si aggravano se si pensa che ai dottorandi era preclusa per legge la possibilità di frequentare un corso abilitante parallelamente al proprio dottorato, che dal 2007 le scuola di specializzazione per abilitarsi non esiste più e che molti dottori di ricerca potevano avere un ruolo attivo nei percorsi abilitanti.

Quale sia la ragione di una simile “svista” all’interno della norma non è cosa facile da capire e, date le difficoltà a fare affermare un principio più equo nei confronti di questa particolare categoria di docenti, la via giudiziaria accompagnata da una costante azione politica delle nostre associazioni è sembrata al momento la più efficace.

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