CONCORSO UFFICIO STAMPA REGIONE SICILIANA: CGA DICHIARA NULLI DUE QUESITI.

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E’ mai possibile selezionare i giornalisti che cureranno la comunicazione della Regione Siciliana chiedendo di rispondere ad una domanda sulla competenza territoriale del processo amministrativo abrogata 10 anni fa? Francamente, giusta o sbagliata che sia, crediamo di no ed è per questo che abbiamo ritenuto di impugnare la batteria di test sottoposti agli aspiranti funzionari di categoria D dell’Ufficio stampa della Regione Siciliana.

Secondo il T.A.R. Palermo, tuttavia, la prova somministrata non era affatto da annullare giacchè “avuto riguardo alla dedotta illegittimità dei quesiti della prova preselettiva, nei limiti del sindacato consentito al giudice amministrativo, non emergono elementi da cui desumerne la manifesta erroneità o l’evidente non pertinenza con le materie di esame”.

Non l’ha pensata allo stesso modo il C.G.A. a cui ci siamo rivolti in appello e ove, per primi, abbiamo vinto dimostrando l’erroneità della prova e le scelte della Commissione.

Il supremo Organo di Giustizia Amministrativa siciliana, difatti, accogliendo le doglianze specifiche del nostro studio legale, ha confermato che il quesito n. 59, così come formulato, “appare manifestamente illogico” e, dunque, da annullare. Si trattava, in particolare, di un quesito legato alla nascita degli Uffici relazioni con il pubblico la cui esposizione, tuttavia, appariva evidentemente perplessa anche ove riferita all’analogo quesito somministrato il giorno successivo agli aspiranti funzionari di categoria C.

Mentre per ciò che concerne il quesito n. 4, riguardante la richiamata Legge T.A.R., il Consiglio ha stabilito che la risposta considerata corretta da parte dell’Amministrazione, la quale non ha considerato l’introduzione del Codice del Processo Amministrativo e l’abrogazione della L. n. 1034/1971, “sia capace di creare incertezza e disorientamento nei partecipanti alla selezione”.

In sede Presidenziale, inoltre, più di un dubbio veniva formulato anche sul quesito n. 10 con cui si chiedeva ai candidati di discettare sul ricorso straordinario fornendo, tuttavia, una risposta sbagliata.

3 quesiti su 90 che, per una procedura in cui molto si gioca su un fazzoletto di punti e di tempo è, ovviamente, un’enormità.

Da legale che da un decennio segue queste procedure concorsuale a quiz”, conclude l’Avvocato Santi Delia, “mi sento di lanciare un monito alle Amministrazioni a cambiare le modalità di somministrazione di questi quesiti pescati, spesso da Società private selezionate dalle stesse Amministrazioni, da loro banche dati (in qualche caso) ormai datate. Non ritengo concepibile, difatti, che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.

La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato. Perchè? Semplicissimo. Chi ha fatto quei quiz è lo stesso soggetto che li validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi ha, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.

Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto”.

Nel caso del concorso alla Regione, inoltre, non solo non c’era validazione ma le 90 domande sono state predisposte dalla Commissione il giorno stesso della prova riunendosi alle ore 9.15 del 28 ottobre 2019 e licenziando i quesiti alle ore 12.30 dello stesso giorno. Il risultato, non c’è ne voglia la Commissione, è disastroso giacchè gli errori e i quesiti totalmente fuori dai programmi che la stessa aveva indicato per tale prova, sono così tanti da lambire la doppia cifra.

Il concorso era già finito nell’occhio del ciclone, all’indomani della sua pubblicazione. Oggetto della contestazione proposta dall’Assostampa, il sindacato unitario dei giornalisti siciliani, finita al Tar Sicilia e in attesa del merito, gli anomali criteri di selezione. Anomalo anche il futuro inquadramento dei vincitori a “istruttore direttivo categoria professionale C settore informazione” e “funzionario direttivo categoria professionale D settore informazione” non previsti dalla contrattazione nazionale dei giornalisti e dalla Legge 150/2000. Altri ricorsi, in questo caso proposti da altri legali e tutti rigettati, hanno contestato un numero maggiore di quesiti senza specifica attinenza al risultato del singolo candidato. In questo caso il T.A.R. ha persino inflitti a quei candidati una sonora condanna alle spese.