Test medicina svolta in Consiglio di Stato. Ministero assegni i 3.000 posti dell’aumento ai ricorrenti del 2018 e 2019

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Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli proposti dallo Studio Bonetti & Delia e ordinato al Ministero di assegnare ai ricorrenti vittoriosi i circa 3000 posti banditi in più negli anni successivi a quelli del rispettivo concorso. Il Ministero, difatti, solo per il concorso del 2018, aveva provveduto ad una prima assegnazione ai nostri ricorrenti vittoriosi nel mese di dicembre 2019 senza, tuttavia, dar seguito ad ulteriori fasi di assegnazione e non provvedendo ancora alle assegnazioni sul concorso 2019 nonostante le centinaia di ordinanze favorevoli al nostro studio.

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha chiarito che “l’aumento dei posti sembra oltretutto inevitabile, per effetto della recente sentenza di questa Sezione 11/09/2020 n. 5429, che ha annullato, per le ragioni ivi specificate, la determinazione dell’offerta formativa di cui al DM 28 giugno 2018 n. 524“. Atenei ed il Ministero, si legge in quella sentenza,  “dovranno, d’ora in poi, fornire sempre adeguata contezza sui numeri dei posti messi a concorso nelle prove d’ammissione a ciascun corso di laurea magistrale a c.u. ad accesso programmato”.

Ma come si è giunto a tale risultato. Il Consiglio di Stato, valorizzando le tesi difensive del nostro studio, stigmatizzava le scelte ministeriali evidenziando “che l’aumento dei posti complessivi nelle Università italiane per detti corsi di laurea, disposto sia pur a partire dell’a. acc. 2019/2020, è indizio serio e non revocabile in dubbio della fondatezza della censura sul sottodimensionamento dei posti fin qui resi disponibili, compresi quelli per cui è causa, cosa, questa, che non smentisce, ma rende l’accesso programmato ai corsi medesimi fondato su numeri dell’offerta formativa, al contempo più realistici in sé ed adeguati ai prevedibili fabbisogni sanitari futuri“.

Un sistema come quello messo in piedi dal Ministero, dunque, “frustra le aspettative dei candidati (come, del resto, il contenuto dei quesiti somministrati perlopiù non congruenti con i saperi appresi nella Scuola superiore), si manifesta in una condotta istruttoria carente nel confezionamento del numero dei posti a concorso e nei metodi di selezione, sì da restare arcani e ad alimentare oltremodo il perenne contenzioso scolastico. Sicché gli Atenei ed il Ministero dovranno, d’ora in poi, fornire sempre adeguata contezza sui numeri dei posti messi a concorso nelle prove d’ammissione a ciascun corso di laurea magistrale a c.u. ad accesso programmato”.

La nostra tesi, oggi accolta dal Consiglio di Stato, difatti, concludono gli Avvocati Delia e Bonetti ha dimostrato che nonostante gli Atenei potessero formare ben più studenti, stante la volontà dichiaratamente politica di non finanziare più borse di studio, si è attuata una lenta e costante politica di sottoutilizzazione delle risorse di Ateneo utile ad evitare alle strategie politiche di investire sempre meno sulle successive borse di studio. Il decremento di ammissioni, nonostante i tanti studenti che si cimentano al test, difatti, non è affatto giustificato dalle carenti risorse degli Atenei e dalla impossibilità di questi di ben formare gli studenti sulla base di adeguati standard europei,  ma solo sulla base di tali scelte per nulla compatibili con il diritto costituzionalmente garantito allo studio. Per noi, chiudono i legali, è vinta una battaglia sul diritto allo studio che consentirà a migliaia di nostri ricorrenti di poter studiare“.

Attendiamo che il Ministero proceda alle assegnazioni entro il mese di ottobre dopo di chè procederemo alla fase di ottemperanza con il rischio di danni erariali di cui qualcuno dovrà rispondere.

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