Bonetti & Delia nella pronuncia del Consiglio di Stato sulla validità dei titoli abilitanti comunitari in Italia.

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“L’argomento posto a base del contestato diniego si pone in contrasto con i principi e le norme di origine sovranazionale, i quali impongono di riconoscere in modo automatico i titoli di formazione rilasciati in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, a condizione che “la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno” (cfr. ad es. Cge n. 675 del 2018).

I titoli post lauream conseguiti in un Paese dell’Unione Europea, ove sufficienti, in quel Paese, per svolgere l’attività professionale richiesta sono utili allo stesso modo in Italia. Non v’è alcuna norma comunitaria, al contrario di quanto ritenuto dal Ministero dell’Università, che imporrebbe che i cittadini comunitari debbano ottenere tali titoli post lauream nello stesso Paese di quello dove si è ottenuta la laura o, ancora, che tale titolo comunitario rilasciato possa ritenersi valido solo se riferito ai cittadini di quel determinato Paese rilasciante ove gli stessi abbiano svolto i precedenti e propedeutici studi.

La sentenza definitiva dei giudici di Palazzo Spada, dunque, sottolinea come il Ministero abbia erroneamente “negato in capo alle appellanti i requisiti di legittimazione al riconoscimento dei titoli per l’esercizio della professione di docente, ai sensi della Direttiva 2013/55/UE, basandosi su un presupposto – disconoscimento ai fini dell’insegnamento, nell’ambito dell’ordinamento rumeno, della formazione svolta da cittadini in possesso di diploma di laurea conseguito in Italia – che (…) si manifesta anche confliggente con quanto attestato dalle stesse autorità rumene, secondo cui deve riconoscersi il diritto di insegnare in Romania a livello di istruzione preuniversitaria in capo a coloro che, come la ricorrente, sia titolare di diploma di laurea/master conseguito all’estero e riconosciuto in Romania, abbiano frequentato e superato appositi corsi di formazione psicopedagogica, complementari al diploma”.

Anche in termini più generali, con riferimento al merito della questione controversa, una volta acquisita la documentazione che attesta il possesso del certificato conseguito in Romania, non può negarsi il riconoscimento dell’operatività in Italia, altro paese Ue, per il mancato riconoscimento del titolo di studio – laurea – conseguito in Italia. Né l’eventuale errore delle autorità rumene sul punto potrebbe costituire ragione e vincolo per la decisione amministrativa italiana. In particolare nel caso di specie, laddove il titolo di studio reputato insufficiente dalle Autorità di altro Stato membro è la laurea conseguita presso una università italiana. Piuttosto, le Autorità nazionali sono chiamate a valutare la congruità delle formazioni conseguite all’estero, nei termini chiariti dalla giurisprudenza europea e sopra richiamati.

Il Ministero italiano, conclude il Consiglio di Stato, “lungi dal poter valorizzare l’erronea interpretazione delle autorità rumene, la p.a. odierna appellata è chiamata unicamente alla valutazione indicata dalla giurisprudenza appena richiamata, cioè alla verifica che, per il rilascio del titolo di formazione ottenuto in un altro Stato membro al termine di formazioni in parte concomitanti, la durata complessiva, il livello e la qualità delle formazioni a tempo parziale non siano inferiori a quelli delle formazioni continue a tempo pieno“.

“Naturalmente – commentano i name founder di Bonetti & Delia – Santi Delia e Michele Bonetti all’indomani della pronuncia – l’auspicio è che ora, il Ministero, possa definire in via di autotutela tutte le procedure ancora pendenti, e sanare la posizione di coloro i quali si sono visti illegittimamente rigettare la propria istanza di riconoscimento in Italia, dell’abilitazione all’insegnamento conseguita in altro paese UE”.