Cosa succede dopo aver ottenuto l’ammissione “con riserva” ad un concorso, un corso di laurea, di specializzazione o aver stipulato un contratto grazie alla “vittoria del ricorso”?

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Può lo studente, il ricercatore, il Preside o lo specializzando ammesso ad un concorso con riserva perdere il titolo frattanto acquisito, nonostante abbia dimostrato sul campo di valerlo?

Quale la posizione della giurisprudenza amministrativa più recente, anche alla luce degli ultimi pronunciamenti favorevoli ottenuti in forza della strategia difensiva “innovativa” inaugurata dal nostro Studio?

Il tema del consolidamento degli effetti scaturenti dall’esecuzione di un provvedimento cautelare favorevole, al centro di una complessa evoluzione giurisprudenziale (per saperne di più) è finito sotto la lente di ingrandimento dei Giudici di prime cure (TAR Lazio, Sezione III, sentenza n. 13513/2020 del 15 dicembre 2020), “non da ultimo in occasione di una pronuncia di accoglimento che riguarda proprio il nostro Studio”, commenta l’Avv. Santi Delia, name founder dello Studio Legale “Bonetti & Delia”.

Ebbene in siffatta ipotesi, il nuovo assetto determinato dal conseguimento per i ricorrenti della Laurea o un comunque avanzato percorso formativo (così come dimostrato nel corso della complessa attività istruttoria invero rivelatasi decisiva, condotta dal nostro studio orientata al riconoscimento di un valore preminente al consolidamento dei risultati ottenuti) ha rappresentato il fulcro della riflessione condotta dal Collegio in motivazione, lì dove si legge: “per quanto la prova di ammissione al corso di studi si configuri nell’immediato come avente i caratteri di una procedura competitiva tra più candidati, una volta che un candidato abbia addirittura terminato il corso di studi, tanto da mutare il suo status (da mero candidato a laureato), o comunque abbia ormai superato gli esami, quantomeno del primo anno del corso di studi, perde siffatto carattere del confronto competitivo tra candidati”.

Sul punto, osserva l’Avv. Santi Delia: “se alla base dell’introduzione del numero chiuso vi è la “necessità di assicurare standards di formazione minimi a garanzia che i titoli medesimi attestino il possesso effettivo delle conoscenze necessarie all’esercizio delle attività professionali corrispondenti, nonché la predisposizione del candidato per le discipline oggetto dei corsi a numero programmato”, nel caso in questione, i ricorrenti hanno dimostrato sul campo siffatta predisposizione, conseguendo il Diploma di Laurea, ovvero completando tutti gli esami del proprio corso, opinando diversamente ci saremmo trovati al paradosso di ricorrenti ormai riconosciuti professionisti o al termine del proprio percorso accademico, costretti a “competere” con candidati in procinto di iniziare un percorso di studi, in una “lotta” non di certo ad armi pari.

Persino il Consiglio di Stato è tornato sul tema del consolidamento, in occasione di un giudizio incardinato dallo Studio Legale “Bonetti & Delia” sul fronte delle “Specializzazioni mediche” (sentenza n. 71/2021 del 4 gennaio 2021, Consiglio di Stato, Sezione Sesta).  Un campo questo rispetto al quale, i Giudici di Palazzo Spada si sono mostrati a più riprese contrari a sanare le posizioni dei ricorrenti in virtù del solo “decorso del tempo” mettendo in discussione persino i “titoli di specializzazione” acquisiti.

“Anche in siffatta evenienza”, chiosano gli Avv.ti Bonetti e Delia, “abbiamo fatto appello al principio del consolidamento declinato – questa volta – nella diversa forma del “valore” da attribuire alla frequenza ai corsi di specializzazione unitamente alla qualità dell’impegno profuso”, fattori questi che hanno portato ad una decisione definitiva di accoglimento ad opera del Consiglio di Stato, dalla portata straordinariamente innovativa, trattandosi della prima pronuncia di accoglimento a livello nazionale su un ricorso collettivo che vede coinvolte le carriere professionali quasi 50 medici, invero poste al riparo, a seguito del sigillo posto dall’accoglimento in parola (per saperne di più).

“Paradossalmente” in ambedue i casi “una eventuale pronuncia di rigetto con travolgimento della validità del titolo di studi conseguito dai ricorrenti” avrebbe comportato “ormai un danno per la stessa Amministrazione e per la collettività tutta, risultandone gravemente mortificato l’investimento pubblico che sorregge il sistema di formazione universitaria e che ha consentito ai ricorrenti di conseguire il titolo anelato e di poter esercitare una professione, peraltro di notevole rilevanza sociale nell’attuale contesto storico”.