TAR CATANIA: DISSESTO FINANZIARIO DEGLI ENTI LOCALI. L’APPROVAZIONE DEL PIANO DI RIEQUILIBRIO NON SOSPENDE ACCERTAMENTO DEL DEBITO INSERITO NEL PIANO.

Il T.A.R. Catania si pronuncia sull’interessante tema degli effetti della sospensione delle procedure esecutive che, ex lege, consegue all’approvazione del piano di riequilibrio dell’Ente locale.

Il caso sottoposto al T.A.R. era caratterizzato dalla peculiarità per la quale l’Ente locale, pur avendo approvato il proprio piano di riequilibrio nel lontano 2013, non aveva ancora ottenuto, anche in ragione dei consentiti riaggiustamente ex lege sopravvenuti. nè l’approvazione nè la bocciatura da parte della Corte dei Conti. In disparte, dunque, la questione della permanenza di una sospensione ex lege così tanto diluita nel tempo di tutte le procedure esecutive, l’Avvocato Santi Delia, in difesa di una Società pubblica creditrice del Comune, sollevava al T.A.R. la questione inerente i persistenti poteri in capo al G.A. di tipo cognitorio.

A seguito della consultazione dell’albo pretorio, infatti, era stato possibile apprendere che l’Amministrazione stava eseguendo regolarmente i pagamenti dei fornitori per i medesimi servizi di igiene locale cui si riferisce il credito portato in esecuzione con il giudizio di ottemperanza, mentre continuava a non essere soddisfatto (beneficiando della sospensione ex lege ex art. 243 bis del D. Lvo n. 267/2000), il credito della ricorrente, sebbene svolto e fatturato vent’anni prima. Il Comune, inoltre, si era limitato ad inserire il credito di cui si tratta nel piano di riequilibrio per l’importo di € 26.000,00, senza computo degli interessi e delle spese di giudizio.

Secondo il T.A.R., nonostante, l’art. 243-bis, quarto comma, fa riferimento alle “procedure esecutive intraprese nei confronti dell’ente”, senza operare alcuna distinzione e senza dunque escludere l’ipotesi dei debiti non inseriti, il caso sollecitato dalla ricorrente impone “l’adozione di decisioni e provvedimenti di natura non immediatamente esecutiva nei confronti del Comune, ma questioni di natura cognitoria, relative, segnatamente, al mancato inserimento nel piano di riequilibrio della parte di debito relativa agli interessi e alle spese del procedimento monitorio e alla circostanza che l’Amministrazione sta provvedendo a saldare debiti di formazione successiva, lasciando insoddisfatta la legittima e più risalente pretesa della ricorrente“.

In tale ambito, nonostante la sospensione ex lege, permane in capo al Giudice dell’ottemperanza un potere cognitorio.

Come è noto, che il giudizio di ottemperanza presenta natura mista (esecutiva e cognitoria) e che in seno a tale procedimento possono sorgere questioni relative ad entrambi i profili che caratterizzano l’istituto. Il mancato inserimento di parte del debito in seno al piano di riequilibrio e le previste modalità temporali relative al suo soddisfacimento non riguardano direttamente, ad avviso del Tribunale, il materiale soddisfacimento del diritto azionato, ma costituiscono argomenti preliminari e propedeutici rispetto al concreto adempimento dell’obbligazione da parte del Comune. Sotto tale profilo, pertanto, il Collegio reputa che i rilievi esposti dalla ricorrente possano essere legittimamente scrutinati in questa sede nonostante l’intervenuta sospensione del giudizio, la quale riguarda esclusivamente i profili di natura strettamente esecutiva della vicenda. Tale soluzione, d’altronde, sembra rispondere a fondamentali esigenze, consacrate anche a livello costituzionale: a) il piano di riequilibrio, infatti, attraverso sue successive rimodulazioni, può determinare una protratta sospensione del procedimento esecutivo, con la conseguenza che le controversie relative alla sua elaborazione con riferimento ai crediti in esso contemplati resterebbero prive di soluzione per un tempo indefinito, nonostante esse non incidano direttamente e immediatamente sulle disponibilità finanziarie dell’ente e, pertanto, non possano ritenersi attratte dalla “ratio” sottesa all’art. 243-bis, quarto comma; b) ciò, oltre a determinare incertezza in ordine all’effettiva situazione finanziaria dell’Amministrazione (con i riflessi indicati nella menzionata pronuncia della Corte Costituzionale n. 18/2019), procurerebbe un correlato vuoto di tutela per il creditore pretermesso o parzialmente pretermesso nelle more dell’adozione del prescritto provvedimento da parte della Corte dei Conti, il quale, per ragioni obiettive, può sopraggiungere dopo molto tempo; c) ne consegue che una diversa interpretazione confliggerebbe con gli artt. 24, 97, secondo comma, e anche 111, secondo comma, della Costituzione (posto che, in termini reali, una decisione di natura meramente cognitoria dovrebbe essere ingiustificatamente rinviata “sine die” ed essere definita in un tempo che può essere irragionevolmente lontano rispetto al concreto insorgere della lite)“.

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