Archivio: Diritto Amministrativo

Bonetti & Delia vincono al TAR con l’Università di Catanzaro sul mancato accreditamento delle scuole di specializzazione

Bonetti & Delia, con il founder Santi Delia (in foto) e Michele Bonetti, hanno assistito l’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’ampio contenzioso  (sentenze nn. 1784/19 e da 1793 a 1798 del 2019 e n. 1902/19) generatosi a seguito del temporaneo mancato accreditamento di alcune scuole di specializzazione di medicina.

Il MIUR, difatti, oltre a comminare il mancato accreditamento in ragione del non raggiungimento di alcuni parametri imposti dall’Osservatorio nazionale, imponeva all’Ateneo di accordare il trasferimento incondizionato a tutti gli specializzandi che ne facessero richiesta proprio in virtù della “sanzione” comminata.

Il T.A..R. Calabria, adito dagli specializzandi che reclamavano l’immediata ottemperanza a tale clausola, ha dapprima rigettato le loro domande ritenendo che sul tema abbia giurisdizione il giudice ordinario e che, anche per tale ragione, la domanda di applicazione dell’istituto del silenzio – assenso non possa trovare applicazione ed in seguito, in separato contenzioso, si è espresso sulla natura di tale vincolo ministeriale su ricorso proposto dall’Ateneo.

Il T.A.R., aderendo alle tesi dell’Avvocato Santi Delia, ha ritenuto che il Decreto ministeriale invade le competenze dell’Ateneo, ragion per cui “ogni diversa interpretazione esporrebbe la disposizione medesima ad evidenti profili di nullità (e, quindi, di inefficacia), per difetto assoluto di attribuzione”.

Secondo il T.A.R., difatti, “alla stregua della suddetta interpretazione autentica (giacché proveniente dallo stesso Ministero emanante), la disposizione impugnata va correttamente intesa nel senso di non recare alcun obbligo legale, o vincolo cogente, alla concessione dei nulla-osta al trasferimento ad altra Scuola domandati dagli specializzandi, in quanto ciò verrebbe a negare in termini assoluti “il riconoscimento in capo all’ateneo di un potere di valutazione discrezionale, da esperire caso per caso, anche in funzione e considerazione della tutela degli interessi pubblici e della continuità dei servizi di sua pertinenza” (cfr. T.A.R. Lazio, Sez. III, ord. n. 12431/2017), ponendosi in contrasto con l’autonomia universitaria garantita – in attuazione dell’art. 33, ultimo comma, Cost. – dagli artt. 9 e 11 del D.M. 270/2004”.

L’interpretazione “autentica” del provvedimento impugnato, dunque, ha fatto solo formalmente venir meno l’ammissibilità dell’impugnazione che ha, al contrario, consentito affermarsi la piena potestà dell’Ateneo circa l’attività da compiere ai fini dell’evasione delle istanze, con ciò confermando integralmente la tesi difensiva dello studio legale Bonetti & Delia.

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Il Consiglio di Stato accoglie la nostra tesi sulla stabilizzazione dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dall’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale) e sospeso le procedure di stabilizzazione dei ricercatori precari storici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, imponendo l’inserimento nella graduatoria dei cosiddetti “non prioritari” anche dei ricercatori non in servizio alla data del 22 giugno 2017 (entrata in vigore del c.d. “Decreto Madia”).

Secondo l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a tale procedura di stabilizzazione potevano accedere esclusivamente  i ricercatori in servizio alla data del 22 giugno 2017 a prescindere dalla loro anzianità di contratti precari nel tempo sottoscritti.

Delia & Bonetti, invece, hanno sostenuto che tale requisito non poteva ritenersi utile ai fini della partecipazione ma, esclusivamente, al fine di gradare i concorrenti comunque ammessi alla procedura. Per i soggetti in servizio alla data temporale indicata dalla norma, dunque, era riservata una semplice priorità di assunzione e giammai un’esclusiva riserva di posti.

Secondo il Consiglio di Stato “la domanda cautelare proposta appare assistita dai necessari presupposti, in specie in relazione al carattere non escludente della clausola in contestazione, nonché relativamente all’ammissione con riserva nella graduatoria dei non prioritari”.

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CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI: IL TAR VUOLE VEDERCI CHIARO E ORDINA UN’ISTRUTTORIA SUI NOSTRI RICORSI INDIVIDUALI.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio con due Ordinanze (che si allegano), in data 11 settembre, ha disposto una motivata istruttoria su due ricorsi individuali patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, ove si contestavano anche le prove concorsuali e si chiede l’ammissione alla prova orale, ad oggi ancora possibile, considerando la non assegnazione di tutti i posti banditi e le intervenute rinunce.
Contemporaneamente, lo stesso Tar, sempre con Ordinanza emessa dalla Sez. 3° Bis, ma in composizione feriale ha ordinato, al fine di decidere sulle problematiche informatiche che hanno caratterizzato le prove dei Dirigenti Scolastici, di acquisire i tabulati comprovanti gli accessi informatici al software. L’autorità giudiziaria ha disposto che si ritiene necessario acquisire i “tabulati comprovanti gli accessi informatici al software assegnato a parte ricorrente durante il giorno della prova, il backup della prova che ha esportato il tecnico a fine prova, il log delle sessioni sul server di controllo, onde comprovare l’effettivo accesso di parte ricorrente anche alle pagine di cui alle domande le cui risposte non sono poi state esportate.
Tale ordinanza risponde ai tanti casi segnalatici di prove che la scelta “computer based” ha evidentemente creato.
Si tratta degli unici casi su cui il Tar ha mostrato delle nuove aperture dopo la sospensione della propria sentenza da parte del Consiglio di Stato e che riaccendono le speranze dei candidati esclusi per un’errata valutazione della propria prova scritta e che avevano agito individualmente.
I contenziosi saranno trattati alle udienze del prossimo 19 novembre ed a quella del 3 dicembre.
Allegati: 1. Ordinanza n. 10866/2019 del 11.09.2019.
2. Ordinanza n. 10868/2019 del 11.09.2019.

BONETTI & DELIA VINCONO ALL’ANAC SULLA VICENDA DEI SERVIZI IDENTICI NELLE GARE DI FORNITURA

Gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, founders dell’omonimo Studio Legale, hanno ottenuto l’archiviazione del procedimento amministrativo-sanzionatorio avviato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione nei confronti di Metalplex S.p.a.

La procedura sanzionatoria, originata a seguito di segnalazione da parte della stazione appaltante Provincia autonoma di Trento, mirava a far chiarezza sulla presunta mancata osservanza delle regole che sovrintendono alle procedure di aggiudicazione e nella specie sulla annosa questione relativa alla distinzione tra servizi identici ed analoghi in materia di forniture arredi.

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ASN: nuovo accoglimento del T.A.R. Lazio per il settore della “Progettazione Architettonica”. Valutazione contraddittoria da parte della Commissione, disposto il riesame del candidato.

Il Tribunale Amministrativo, con sentenza del 7 novembre 2018, ha accolto le censure degli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti, consolidando i nostri precedenti favorevoli sul tema circa le illegittimità dei giudizi negativi delle Commissioni giudicatrici per l’Abilitazione Scientifica Nazionale.

Nel caso di specie, in particolare, il ricorso presentato dallo Studio aveva sollevato censure circa la legittimità delle valutazioni espresse dalla Commissione che, nonostante il possesso, da parte del candidato, di due “valori soglia” su tre e quattro titoli sui nove individuati dalla stessa, si esprimeva negativamente sull’abilitazione.

In particolare, si legge in sentenza, le censure mosse all’operato dell’Organo giudicante risultano fondate alla luce del fatto che “il legislatore ha introdotto parametri oggettivi, puntualizzati in via regolamentare, in grado di consentire un percorso di verifica giudiziale più stringente, in ordine al discostamento o meno da tali parametri e, in caso di positivo riscontro degli stessi, circa l’esigenza di una motivazione particolarmente accurata, per negare il titolo abilitante”.

In tal modo, dunque, il Tribunale ha fatto proprio un principio, elaborato e portato in aula dallo Studio già nei precedenti giudizi sul tema, che sembra chiarire, si auspica, una volta per tutte la necessità di una corretta valutazione e, soprattutto, di una maggiore attenzione ai candidati in possesso di requisiti oggettivi di meritevolezza.

Pertanto, avvalorando le tesi difensive, il T.A.R. Lazio ha ritenuto “meritevoli di accoglimento ed assorbenti, infatti, le censure di eccesso di potere per difetto di motivazione, riscontrabile nei giudizi individuali e in quello collegiale, sotto il prevalente profilo della contraddittorietà” dal momento che i giudizi espressi dalla Commissione si discostavano da quei parametri oggettivi di cui, nei fatti, non si era tenuto debito conto.

Così, accogliendo il ricorso, il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha ordinato all’Amministrazione di rivalutare l’interessato, condannando il Ministero dell’Istruzione alla refusione, in suo favore, delle spese legali.

Il C.G.A. annulla il Regolamento per l’occupazione del suolo pubblico della Città di Messina: troppo esose le tariffe

Il Regolamento per l’occupazione del suolo pubblico della Città di Messina è illegittimo ed è stato annullato definitivamente dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione siciliana accogliendo l’appello dell’Avvocato Santi Delia.

Il C.G.A., in particolare, ha dato ragione a due commercianti messinesi che, dal 2013, avevano iniziato una battaglia legale contro le esose tariffe sul suolo pubblico applicate dal Comune di Messina, riformando la sentenza del T.A.R. Catania con cui era stata ritenuta legittima la scelta Palazzo Zanca  di triplicare le tariffe in vigore sino al 2011 dall’allora commissario straordinario Luigi Croce.

A ripercorrere la vicenda è il legale dei due commercianti, l’avvocato Santi Delia, che spiega le due ragioni secondo cui il C.G.A. ha ritenuto illegittimo il Regolamento.  In primo luogo, il C.g.a. ha accolto la nostra tesi secondo cui “il regolamento non ha rispettato la previsione della lett. c) del 2° comma dell’art. 63 del d.lgs. n. 446/1997, in quanto non si è limitato ad individuare i coefficienti moltiplicatori unicamente in relazione alle attività esercitate dai concessionari nell’area data in concessione, ma ha previsto anche dei coefficienti moltiplicatori per la classificazione delle aree, possibilità questa non prevista dalla normativa, che espressamente prevede la possibilità di “coefficienti moltiplicatori per specificare attività …”. In breve il Comune ha esercitato un potere non previsto dalla normativa richiamata “al solo fine”, conferma testualmente il C.G.A., “di garantire entrate certe alle casse comunali”. “Il risultato è stato che si è determinata una triplicazione del canone, a tutto danno” dei commercianti.

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TAR LAZIO: annullato decreto INPS su contrattazione sindacale. Si apre un nuovo fronte sulla “vera” rappresentatività.

Da Quotidiano Sanità. “Con una sentenza inequivocabile il Tar del Lazio accoglie pienamente il ricorso avviato mesi fa dal sindacato Sinmevico contro l’Inps. Al centro la decisione dell’istituto guidato da Tito Boeri di individuare unilateralmente, nell’avvio della contrattazione per la stipula di una nuova convenzione dei medici di medicina fiscale, criteri di rappresentatività che si riferivano erroneamente ad aree contrattuali come quelle della Medicina Generale che nulla hanno a che vedere con la Medicina Fiscale. Una storia senza precedenti, quella avvenuta in Inps, un errore che ha ritardato la convenzione di un anno”. A dare notizia dell’accoglimento del ricorso patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Silvia Antonellis, sono la Fp Cgil Medici e il Sinmevico.

La Fp Cgil Medici e Sinmevico, fanno sapere, “hanno denunciato sin dall’avvio della contrattazione questo grave difetto nella rappresentatività, che di fatto escludeva dal tavolo alcune delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della medicina fiscale”. Per Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, “l’Inps ha sempre voluto dare peso al titolo di un atto d’indirizzo che erroneamente collocava la rappresentatività sindacale in un ambito, quello della medicina generale, che nulla ha a che vedere con la Medicina Fiscale”.

“Sin dal primo giorno di contrattazione – continua Filippi – nell’evidenza dell’errore commesso, abbiamo sempre rappresentato, insieme a Sin.me.vi.co, la necessità di individuare in via prioritaria criteri di rappresentatività specifici per una nuova convenzione, ma Inps ed i ministeri competenti non hanno voluto darci ascolto. Finalmente la sentenza del Tar ci da ragione e restituisce la contrattazione ai veri rappresentanti dei medici fiscali”.
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