Archivio: Diritto allo studio

ILLEGITTIMO DEPENNAMENTO DALLE GAE DEI DIPLOMATI MAGISTRALI CON GIUDIZI PENDENTI : LA SENTENZA DEL TAR LECCE

Gli insegnanti con diploma di maturità magistrale inseriti in GAE non possono essere depennati se non a seguito di sentenza definitiva di merito in quanto, “ai fini della mantenimento in graduatoria con riserva, è sufficiente la pendenza di un giudizio, in primo o in secondo grado”.

Questo il principio affermato dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, sede di Lecce, che, con la sentenza n. 2068/2019 del 30 dicembre 2019, ha riammesso definitivamente un ricorrente nelle graduatorie ad esaurimento a seguito dell’illegittimo depennamento intervenuto da parte dell’USR, condannato altresì al pagamento delle spese di lite.

Nello specifico il ricorrente, era stato inserito in GAE tramite provvedimento cautelare del TAR Lazio e, per il solo fatto di non essere in possesso di un provvedimento definitivo, era stato escluso dall’ambita graduatoria con contestuale revoca del contratto a tempo indeterminato.

Il G.A., nell’annullare il provvedimento dell’Amministrazione, ha rilevato che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con decreto n. 374 del 24 aprile 2019, ha fornito indicazioni a livello nazionale circa l’inserimento in graduatoria dei docenti, precisando che “devono chiedere di permanere in graduatoria con riserva, compilando il modello 1: (…) b) coloro che, già iscritti con riserva in graduatoria ad esaurimento, hanno ancora pendente un ricorso giurisdizionale o straordinario al Capo dello Stato, avverso l’esclusione dalle graduatorie medesime o avverso le propedeutiche procedure abilitanti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 8” (art. 6, comma 1, lett. b, cit. decreto) e prevedendo, al predetto art. 1, comma 8, che in “forza di quanto disposto dalle Adunanze Plenarie del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017 n. 11 e del 27 febbraio 2019 n. 5, i docenti in possesso di diploma magistrale destinatari di sentenze di merito sfavorevoli, non potranno presentare istanza di aggiornamento”.

Ad avviso dell’On.le Giudicante il predetto decreto M.I.U.R. deve essere interpretato nel senso che possono essere esclusi dall’aggiornamento delle graduatorie solo quei docenti che abbiano ricevuto “sentenze di merito sfavorevoli”, cioè soggetti con situazioni coperte da giudicato, come emerge dalla combinata lettura degli artt. 1, comma 8, e 6, comma 1, lett. b), del cit. decreto.

In tale ottica il D.M. fornisce, per converso, la chiara istruzione di mantenere in graduatoria, con riserva, quei docenti la cui situazione non sia ancora definita dall’autorità del giudicato (v. art. 6, comma 1, lett. b, cit. decreto) e, in definitiva, ai fini del mantenimento in graduatoria con riserva, è sufficiente la pendenza di un giudizio, in primo o in secondo grado.

“E’ una pronuncia fondamentale a tutela di tutti gli insegnanti inseriti nelle graduatorie con provvedimenti non definitivi, che potranno continuare a lavorare fino alla decisione di merito”, sottolinea l’Avv. Santi Delia che ha patrocinato il ricorso congiuntamente all’Avv. Michele Bonetti.

SPECIALIZZAZIONI MEDICHE: NUOVA VITTORIA AL CONSIGLIO DI STATO

Il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi sulle specializzazioni mediche proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, pronunciandosi favorevolmente sulle istanze cautelari dei ricorrenti, ordinando al Ministero di procedere immediatamente all’assegnazione dei posti rimasti vacanti a tali soggetti.

Difatti, con l’ordinanza cautelare n. 6274 del 18 dicembre 2019, l’Organo più alto della Giustizia Amministrativa ha riformato la sentenza del T.A.R. Lazio che si era espressa negativamente su tali questioni.

Si tratta di una vittoria che da seguito alle prime, ormai storiche, affermazioni di questo principio stabilito già dal Consiglio di Stato con riferimento ai ricorsi vinti nel 2015, 2016 e 2017 per primi in Italia e che, anche questa volta, vede ottenere i posti vacanti a un decine di giovani medici esclusi per gran parte patrocinati dal nostro studio. Nel 2015 e 2016, difatti, solo grazie ai primi ricorsi individuali da noi patrocinati si è aperta la strada per la redistribuzione, ai ricorrenti, dei posti rimasti vacanti.

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha imposto “lo scorrimento delle graduatorie dei candidati all’ammissione alle Scuole di specializzazione nei posti eventualmente disponibili nella sede richiesta, secondo l’ordine di priorità e nel rispetto della graduatoria ed entro i limiti della capienza finanziaria, al fine di consentire il proficuo inizio del corso didattico di specializzazione dei ricorrenti”.

In ossequio a quanto disposto dal G.A., dunque, i soggetti beneficiari dei provvedimenti cautelari sono stati individuati dal MIUR come assegnatari dei posti rimasti vacanti e presto, questi giovani dottori, potranno cominciare a frequentare gli ambiti corsi, immatricolandosi nelle diverse Scuole di Specializzazione.

Trattasi di un ulteriore tassello che si inscrive nel quadro di denuncia all’inadeguatezza di un sistema di accesso che mette irragionevolmente a disposizione dei giovani dottori solo una minima percentuale delle possibilità formative degli Atenei.

Il MIUR, inspiegabilmente, lascia da anni centinaia di posti vacanti, preferendo rivolgersi a medici in pensione o richiamare medici residenti all’estero. Quella del Consiglio di Stato –  commenta l’Avvocato Santi Delia, che con il collega Michele Bonetti segue da sempre il contenzioso –  rappresenta certamente una scelta ragionata, volta a riformare il non adeguato sistema di accesso alle Scuole di Specializzazione e soprattutto coraggiosa, affrontando infatti una situazione drammatica, dettata dalla carenza di medici specialisti, confermata e più volte denunciata sia dalle Regioni che dal Ministero della Salute”.

Anche per il 2019, nonostante si sia cambiato il sistema ed attuato lo scorrimento straordinario, i posti vacanti rinunciati in seguito o riservati rimangono vacanti. A tal fine è ancora possibile agire con ricorso straordinario cliccando il presente LINK

 

 

IL MIUR ASSEGNA I POSTI DISPONIBILI DELLA GRADUATORIA DI MEDICINA ED ODONTOIATRIA.

A seguito delle pronunce di accoglimento del Consiglio di Stato, sugli appelli avanzati dai ricorrenti dello Studio Legale Bonetti & Delia, il MIUR ha dato esecuzione all’ordine all’assegnazione di 1600 posti disponibili per i corsi di laurea di Medicina ed Odontoiatria.

Gli accoglimenti scaturiscono dalla censura sollevata nei nostri ricorsi, sin dal primo grado al TAR del Lazio, sulle carenze dei numeri del fabbisogno nazionale di medici ed odontoiatri, confermando nuovamente la fondatezza della tesi degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti e . Una censura idonea a dimostrare che il decremento di ammissioni non trova giustificazione nella carenza di risorse degli Atenei e dalla impossibilità di questi di ben formare gli studenti sulla base di adeguati standard europei, ma sia il frutto di scelte, anche politiche, assolutamente incompatibili con il diritto allo studio costituzionalmente garantito.

In ossequio a quanto disposto dal G.A., dunque, i soggetti beneficiari dei provvedimenti cautelari sono stati individuati dal Miur come assegnatari di posti ai corsi di laurea di Medicina e Chirurgia ai fini dell’avvio delle iscrizioni presso gli Atenei, garantendo in tal modo il proficuo inizio e svolgimento del corso di studi.

Trattasi di un ulteriore tassello che si inscrive nel quadro di denuncia all’inadeguatezza di un sistema di accesso che mette irragionevolmente a disposizione dei giovani studenti solo una minima percentuale delle possibilità formative degli Atenei.

Al fine di ottenere un’informazione completa circa la comunicazione concernente l’avvio del procedimento di immatricolazione al corso in Medicina e Chirurgia, ma anche per le sedi di Odotoiatria e Protesi Dentaria, pervenuta da parte del Ministero, vi invitiamo a partecipare all’apposita riunione programmata in data 20 dicembre, alle ore 10, presso le sedi dei nostri studi di Messina – Via Sant’Agostino, 4 e Roma in Via di San Tommaso d’Aquino n. 47.

Per la sola sede di Messina vi chiediamo di inviare una mail a segreteria@avvocatosantidelia.it o chiamare a 0906412910-0906406782 così da prenotare la Vs fascia oraria ed evitare attese.

Rappresentiamo, altresì, che la riunione sarà la sede e l’occasione in cui potranno essere chiarite situazioni eterogenee quali l’eventuale mancata conferma di interesse, le omissioni dall’elenco dei soggetti destinatari di assegnazioni, posizioni peculiari, ecc.

Sarà inoltre l’occasione per scambiarci gli auguri per le prossime festività.

VETERINARIA 2018: GRADUATORIA DA RIFARE. ILLEGITTIMA LA DECISIONE DEL MIUR SUL QUESITO 33.

Ancora una volta per primi vinciamo sull’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso.

Dopo che, su Medicina, abbiamo vinto per primi sull’illegittimità di alcune domande contestate (sin dal mese di marzo 2019) e sul numero dei posti banditi (il 18 luglio 2019) ottenendo l’ammissione di centinaia di nostri ricorrenti, oggi è la volta di veterinaria.

Per primi, in Italia, vinciamo su VETERINARIA facendo condannare il MIUR a rifare l’intera graduatoria per l’illegittima decisione assunta sulla valutazione del quesito n. 33. Secondo il T.A.R. “allo stato emerge con sufficiente evidenza la probabile fondatezza delle doglianze legate alla formulazione del quesito contrassegnato dal n. 33; Considerato che nel presente giudizio è stata disposta ed attuata l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti coloro che precedono parte ricorrente in graduatoria; Ritenuto, alla luce di tali circostanze, di dover ordinare all’Amministrazione competente di procedere ad una nuova formulazione della graduatoria di merito avendo cura di rendere ininfluente, ai fini del punteggio assegnato ai candidati, il quesito n. 33, con le modalità che la stessa riterrà – nell’ambito della sua discrezionalità – adeguate all’incombente, entro giorni trenta dalla comunicazione o notificazione della presente ordinanza”.

ACCESSO A VETERINARIA: ILLEGITTIMA LA RIDUZIONE DEI POSTI NONOSTANTE LA MAGGIORE CAPACITA’ DEGLI ATENEI

Per noi è una delle battaglie più sentite. Abbattere il numero chiuso a Veterinaria che, sulla base di logiche totalmente distanti dalle effettive possibilità di studio che possono offrire gli Atenei, nega da un decennio a migliaia di studenti di scegliere la propria via. Una situazione simile a quella che si verifica a Odontoiatria che l’Agcm ha duramente stigmatizzato, ma che sin’ora era rimasta in piedi.

Oggi la prima decisione del Consiglio di Stato che, finalmente, sulla spinta dell’ampio contenzioso su Medicina, mostra una matura consapevolezza del procedimento e coglie l’evidenza del vizio sin dalla fase cautelare, accogliendolo ed ordinando l’immatricolazione dei nostri ricorrenti.

Mentre su Medicina è stata accolta, integralmente, l’offerta degli Atenei, su Veterinaria no. Il T.A.R., in tal senso, avea chiesto al Ministero di spiegare “le ragioni che hanno indotto a bandire un numero di posti inferiore rispetto all’offerta formativa messa complessivamente a disposizione dagli Atenei italiani” soprattutto in un corso di laurea ad altissimo tasso di rinunce all’esito del test.

Veterinaria, difatti, a differenza di Medicina, vede uno scorrimento colmo di rinunce e decadenze giacchè sono centinaia i candidati che, pur collocandosi in posizione utile, alla fine decidono di non iscriversi. In tal senso, il T.A.R. aveva anche imposto di fornire chiarimenti circa “l’attuale disponibilità di posti per Veterinaria a.a. 2018/2019 a seguito di rinunce o decadenze”, salvo poi limitarsi ad accogliere solo in parte l’azione su alcune domande contestate.

Il Consiglio di Stato, invece, “ritenuto che nel D.M. di programmazione si ammette che l’offerta formativa deliberata dagli Atenei – con espresso riferimento ai parametri di cui all’articolo 3, comma 2, lettere a), b), c) della legge 2 agosto 1999, n.264 per il corso di laurea magistrale a ciclo unico in veterinaria – è pari a 890 posti, pur essendosene messi a concorso, tuttavia, solo 759“, ha accolto le nostre tesi.

ISCRIZIONE AD ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO: ANCHE IL TAR PIEMONTE SI ESPRIME IN FAVORE DI UNA RICORRENTE.

Importante pronuncia del TAR Piemonte sull’accesso al corso di laurea in Odontoiatria, chiamato a decidere sul ricorso di una studentessa che lamentava l’illegittimità del comportamento dell’Università di Torino nella gestione del bando per il trasferimento ad anni successivi al primo.

Nel ricorso patrocinato dal nostro studio legale si deduceva come la domanda della studentessa, pur essendo iscritta presso un altro Ateneo italiano al II anno, fosse stata illegittimamente valutata dall’Ateneo piemontese come idonea ad ottenere il passaggio al IV anno, anziché al terzo. La decisione dell’Ateneo di Torino si era rivelata determinante per la ricorrente, non essendoci al IV anno un numero di posti disponibili sufficienti a consentirne l’immatricolazione.

Il TAR Piemonte, mediante l’ordinanza in allegato, ha ritenuto “irragionevole l’esclusione della ricorrente dall’iscrizione al terzo anno di corso” ed ha sottolineato il rischio di “compromettere irrimediabilmente i suoi progetti formativi e le sue future scelte professionali e di vita”.

Per tali motivi, ha disposto la “sua immediata ammissione con riserva e in sovrannumero rispetto agli iscritti al terzo anno di corso”. In particolare, ha concluso il TAR, l’accoglimento in sovrannumero “non è idoneo a pregiudicare né il diritto alla formazione degli altri studenti iscritti, né la complessiva organizzazione del corso di laurea a numero chiuso”, anche in considerazione della sussistenza di posti rimasti vacanti.

Il provvedimento del Giudice Amministrativo consentirà alla ricorrente di proseguire la propria carriera accademica nella sede ambita ed ha riaffermato il rispetto dei principi meritocratici che dovrebbero guidare ogni procedura amministrativa e che, nel caso di specie, non sono stati correttamente tutelati dall’Università di Torino.

ANNO ALL’ESTERO DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI: LA SENTENZA DEL TAR CATANIA CHE ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha definitivamente accolto il ricorso proposto da una giovane studentessa, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che aveva proposta al ritorno dall’anno di studio all’estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso una struttura scolastica russa.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in Russia, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “la Circolare n. 843 del 10 aprile 2013, come indicato dai ricorrenti, invita testualmente a non cedere “alla tentazione di richiedere allo studente l’intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”, risultando ciò di particolare importanza “per le discipline che non sono comprese nel piano di studi dell’Istituto straniero”.

Secondo il T.A.R., “in difetto di diversi riferimenti normativi che consentano di escludere, anche per la particolare esperienza all’estero dell’alunna in questione, le previsioni di cui alla nota della Direzione Generale Ordinamenti Scolastici n. 2787 in data 20 aprile 2011 e di cui alla richiamata Circolare n. 843 del 10 aprile 2013 (…) la previsione all’inizio dell’anno scolastico di “esami di ammissione” poteva e doveva intendersi, alla luce di quanto sopra indicato, nel senso che, indipendentemente dalla formula utilizzata, essi sarebbero consistiti in un “accertamento” costituito da “prove integrative al fine di pervenire ad una valutazione globale”, restando “escluso che la scuola” potesse “sottoporre” l’alunna “ad esami di idoneità” e che alla stessa potesse essere richiesta la conoscenza, seppur minimale, della “intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”.

Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

Il caso “sardine” e la bocciatura su cui interviene il Giudice: perchè è sempre la Legge la giusta bussola a cui affidarsi.

Due casi apparentemente diversi ci inducono una riflessione sul vasto tema dell’insegnamento.

A Piacenza un docente avverte, in maniera neanche troppo velata, i suoi studenti che ove dovessero manifestare in piazza battezzandosi “sardine”, potranno vedere il 6 con il binocolo. Il Ministro non ci pensa due volte ed annuncia la sospensione del docente.

A Cremona, invece, ci sono altri docenti che bocciano, a torto o a ragione, un ragazzo di prima media, in piena scuola dell’obbligo, pur con una media ben oltre il 6 e mezzo e qualche insufficienze in taluna materie orali.

Sul primo caso a gridare allo scandalo sono molti quotidiani, scagliandosi contro il docente reo di aver minacciato una bocciatura ingiusta alle sardine ribelli. Non puoi, è ovvio, essere bocciato perchè “sardina”. Siamo tutti concordi. Quel docente non fa bene il suo lavoro perchè la Legge e forse anche la Costituzione, impone un insegnamento, ed una valutazione, scevro da tratti politici e discriminazioni di ogni sorta.

Sul secondo, invece, a gridare allo scandalo sono altri quotidiani, che sul primo caso erano per lo più rimasti freddi, affermando seccamente e senza mezze parole che i Prof. hanno sempre ragione e che se hanno deciso di bocciare, nonostante la media del 6 e mezzo e la scuola dell’obbligo un motivo ci sarà. E nessun Giudice deve mettersi in mezzo, perchè altrimenti il ruolo della Scuola si depotenzierebbe e, con esso, il ruolo di precettori dei suoi protagonisti.

Conciliare le due grida di scandalo è evidentemente impossibile ma vi sono dei tratti comuni che possono farci comprendere quanto errato sia, in maniera preconcetta, ritenere incontestabile una decisione di chi decide di bocciare. In un caso e nell’altro, quei docenti, in un caso secondo il senso comune, nell’altro secondo i Giudici, hanno violato la legge e le parti lese da tale violazione hanno trovato tutela: nel primo caso mediatica (tutti accanto alle sardine a cui è impedito di manifestare perchè a rischio bocciatura), nel secondo giudiziale.

Basterebbe, allora, al fine di mantenere una corretta bussola di valutazione, fidarsi della Legge, di un sistema di divisione dei poteri e, nello specifico, di un sistema giudiziario che, in uno Stato democratico, per funzionare, deve semplicemente garantire l’applicazione della legge. Anche quando può non piacere.

“Ci piace”, allora, ed il senso comune lo condivide, l’annunciata sospensione del Prof. oppressore di sardine; deve allo stesso modo piacerci la decisione del Giudice che, applicando la legge, appura che quella bocciatura alla scuola dell’obbligo è illegittima perchè quei Prof., semplicemente, non l’hanno applicato correttamente.

Questo, in particolare, il caso di Cremona.

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MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

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TEST DI MEDICINA: ARRIVA LA VITTORIA DECISIVA AL CONSIGLIO DI STATO. I 1660 POSTI NON BANDITI VANNO AI SOLI RICORRENTI.

Ancora una volta il Consiglio di Stato, con i provvedimenti dell’11 ottobre 2019, ha condiviso le argomentazioni difensive degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, affermando in maniera netta che solo ed esclusivamente i soggetti che hanno impugnato le determinazioni ministeriali sul concorso relativo al mancato accesso ai corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, possano usufruire dell’attribuzione di uno dei 1660 posti che, gli stessi legali, per primi in Italia, all’esito delle udienze di luglio 2019, erano riusciti a dimostrare dover essere banditi in più rispetto a quanto il Ministero aveva provveduto a fare.

Le ultime ordinanze di qualche settimana fa, difatti, pur se platealmente commentate da taluni organi di informazione davano semplicemente conferma delle nostre vittorie dei mesi precedenti a cui, come avviene da 10 anni a questa parte, altri legali o associazioni possono solo accodarsi. In quella sede, difatti, con un dossier inedito, si era dimostrata la conclamata sottoutilizzazione degli ultimi anni delle risorse universitarie che aveva portato a bandire un numero di posti sempre più misero e insufficiente a fronte della crescente domanda. Ecco perché il Consiglio di Stato, aveva scritto “che l’aumento dei posti complessivi nelle Università italiane per detti corsi di laurea, disposto sia pur a partire dell’a. acc. 2019/2020, è indizio serio e non revocabile in dubbio della fondatezza della censura sul sottodimensionamento dei posti fin qui resi disponibili”.

Nonostante i plurimi provvedimenti favorevoli del Consiglio di Stato che, ormai da mesi ha definitivamente consacrato qual è la linea da seguire, molti Atenei italiani hanno illegittimamente rigettato le richieste di immatricolazione dei ricorrenti vittoriosi e, in questo modo, non soltanto hanno leso il diritto, costituzionalmente garantito, allo studio, ma hanno senz’altro eluso le pronunce del più alto Organo di Giustizia Amministrativa.

Pertanto, il Consiglio di Stato si è anche espresso su questa spinosa questione, pronunciandosi ancora una volta a favore dei ricorrenti e ordinando l’ottemperanza di tutti quei provvedimenti non eseguiti dagli Atenei italiani. Le prime ottemperanze sono giunte il 3 ottobre e oggi la prima decisione con la quale si stabilisce che tali posti dovranno essere assegnati ai soli ricorrenti.

Anche questa decisione segue le nostre prime vittorie del mese di luglio 2019 quando, il Consiglio di Stato, ha “corretto” espressamente il Miur circa il fatto che gli effetti delle decisioni favorevoli sono sempre limitate ai ricorrenti e non estensibili a chi non aveva proceduto ad agire. La decisione, commentano Delia e Bonetti, “conferma in maniera tranciante e, invero, serve a fare ancora una volta chiarezza su alcuni aspetti fondamentali in ordine alla questione dei posti vacanti. In primis sono gli Atenei e dover disporre delle immatricolazioni; ciò evita una situazione di arresto dettata dall’immobilismo del MIUR che pregiudica la carriera di tanti studenti, i quali avendo la possibilità di utilizzare questi posti non optati si ritroverebbero con una chance in più. In secondo luogo tale decisione, conferma che chi non ha agito in giudizio e non ha un provvedimento favorevole non può pretendere il posto che, al contrario, deve essere assegnato a chi come noi, con successo, ha agito”.

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