Archivio: Diritto scolastico

Vittoria al Consiglio di Stato sulle concessioni di servizi in ambito scolastico.

La procedura pubblica relativa ai servizi bar/ristoro all’interno degli istituti scolastici deve qualificarsi come concessione di servizi. È quanto stabilito dal Consiglio di Stato (confermando la sentenza emessa dal TAR del Lazio) con l’ordinanza del 6.12.2019.

Il contenzioso ci ha visto protagonisti in difesa di una società attiva nell’ambito food, ristorazione e catering; qualificando la gara quale concessione di servizi, abbiamo richiesto l’applicazione degli obblighi ex art. 95 comma 10 d.lgs. 50/2016 relativamente ai costi per la manodopera ed agli oneri di sicurezza.

La gestione del punto ristoro all’interno degli Istituti, difatti, non può che discendere da un contratto strettamente correlato alle esigenze di continuità della presenza in sede del personale nonché degli utenti del vero e proprio servizio pubblico. Trattasi dunque di un servizio strumentale ed ulteriore rispetto a quello istituzionale ma che nondimeno va a implementarne l’efficienza.

Non può quindi dimenticarsi che l’utilizzo del bene pubblico, identificato nei locali adibiti all’esercizio del servizio bar, è meramente strumentale ed accessorio rispetto all’attività di ristoro effettuata a disposizione della struttura scolastica, e pertanto non in grado di alterare la natura giuridica della concessione presupposta.

In base a tale qualificazione è quindi inevitabile l’applicazione dei limiti e degli obblighi sanciti all’interno del cd. codice dei contratti pubblici, in particolare in riferimento all’inserimento degli oneri di sicurezza e dei costi di manodopera all’interno delle offerte economiche.

È proprio l’art. 164 d.lgs. 50/2016 a disporre che alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni relative (tra l’altro) ai criteri di aggiudicazione di cui al citato art. 95 cod. contr. pubbl.

A ciò si aggiunge che, in ottemperanza alla più ampia giurisprudenza in proposito (ex plurimis Ad. Pl., 24 gennaio 2019, n. 3), l’amministrazione non potrebbe neppure procedere all’integrazione della documentazione relativa ai costi suddetti poiché l’articolo 83, comma 9, d.Lgs. 50/2016 espressamente esclude l’utilizzo di tale rimedio per le violazioni relative al contenuto dell’offerta economica.

Il Consiglio di Stato ha condiviso la nostra tesi, rigettando il gravame e marcando così la linea di confine tra concessione di servizi pubblici e concessione di usufrutto di bene demaniale anche in ambito scolastico. L’alto Consesso ha quindi ribadito l’obbligatorietà dell’indicazione dei costi di sicurezza e manodopera la cui omissione comporta l’esclusione dalla procedura pubblica senza possibilità di ricorrere all’istituto del soccorso istruttorio.

ANNO ALL’ESTERO DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI: LA SENTENZA DEL TAR CATANIA CHE ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha definitivamente accolto il ricorso proposto da una giovane studentessa, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che aveva proposta al ritorno dall’anno di studio all’estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso una struttura scolastica russa.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in Russia, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “la Circolare n. 843 del 10 aprile 2013, come indicato dai ricorrenti, invita testualmente a non cedere “alla tentazione di richiedere allo studente l’intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”, risultando ciò di particolare importanza “per le discipline che non sono comprese nel piano di studi dell’Istituto straniero”.

Secondo il T.A.R., “in difetto di diversi riferimenti normativi che consentano di escludere, anche per la particolare esperienza all’estero dell’alunna in questione, le previsioni di cui alla nota della Direzione Generale Ordinamenti Scolastici n. 2787 in data 20 aprile 2011 e di cui alla richiamata Circolare n. 843 del 10 aprile 2013 (…) la previsione all’inizio dell’anno scolastico di “esami di ammissione” poteva e doveva intendersi, alla luce di quanto sopra indicato, nel senso che, indipendentemente dalla formula utilizzata, essi sarebbero consistiti in un “accertamento” costituito da “prove integrative al fine di pervenire ad una valutazione globale”, restando “escluso che la scuola” potesse “sottoporre” l’alunna “ad esami di idoneità” e che alla stessa potesse essere richiesta la conoscenza, seppur minimale, della “intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”.

Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

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Assegnazioni sedi ai vincitori FIT: Tribunale condanna MIUR

I vincitori del concorso  riservato agli abilitati hanno scelto le sedi di assegnazione sulla base delle vacanze successive alle immissioni in ruolo per l’a.s. 2018/19. La loro decorrenza giuridica, tuttavia, è quella del prossimo anno scolastico 2019/20. Se, dunque, frattanto vi sono state ulteriori disponibilità si è assistito al paradosso che, ad esempio, il vincitore al primo posto della graduatoria abbia scelto su talune sedi disponibili (ad esempio in Sicilia, Messina, Palermo e Ragusa) e, oggi, il ventesimo, sceglierà, oltre a queste sedi anche ulteriori frattanto rese disponibili (ad esempio Enna o Agrigento).

Assurdo, dunque, oltre che contrario ai più basilari principi che regolano i pubblici concorsi, che con la stessa decorrenza giuridica e prima ancora che inizi il nuovo anno i vincitori meglio graduati siano stati pregiudicati rispetto ad altri.

Dello stesso avviso è il Tribunale di Messina che con una recentissima ordinanza ha chiarito che “il comportamento dell’Amministrazione resistente si appalesa come violativo dei basilari principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost. Al riguardo si condivide l’orientamento della giurisprudenza amministrativa che in caso analogo ha affermato: “il criterio dell’assegnazione delle sedi di concorso ai vincitori secondo l’ordine di graduatoria assurge dunque al rango di principio normativo generale della materia che quindi opera anche nei casi in cui non sia espressamente previsto dal bando. In conseguenza, la scelta della sede tra quelle non ancora occupate da chi lo precede è un legittimo interesse giuridico del vincitore. Eventuali deroghe al principio di cui sopra possono essere ammesse:– a condizione che siano espressamente contemplate ab initio nel bando di concorso e che non alterino la par condicio in senso sostanziale tra i concorrenti; – nel caso di cui all’art. 5 del regolamento n.487/1994 concernente “… i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio…”; – quando un certo numero di sedi siano destinate – dal bando e in base a disposizione normative – a particolari “quote riservatarie”di posti in favore di determinati concorrenti da collocarsi nell’ambito di una separata graduatoria svincolata dalla graduatoria generale. Ne consegue che in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto il procedimento concorsuale è rigidamente regolato dal bando. Deve dunque escludersi che – per autonoma iniziativa – l’amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria o modificare ad libitum i criteri di assegnazione, dopo la formale indizione della procedura concorsuale. In altre parole, in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto si tratta di un tipico procedimento concorsuale come tale strettamente regolato dal bando. Deve dunque essere escluso che — in seguito ad estemporanei accordi sindacali, ovvero per autonoma iniziativa – – l’Amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria e modificare ad libitum i criteri di assegnazione dopo la formale indizione della procedura concorsuale”. (Cons. St., sez. IV 18 ottobre 2011, n. 5603, richiamata da Tar Piemonte sentenza n. 342/2013)” (Trib. Messina, ord. 10 ottobre 2019).

Grazie agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, dunque, la nostra assistita ha ottenuto la sede preferita che le spettava e da cui era stata estromessa.

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RIAMMESSI IN GAE FINO ALLA SENTENZA DI MERITO, LA DECISIONE DEL TAR LECCE

Il TAR di Lecce, in accoglimento dei ricorsi avanzati dal nostro studio legale, ha riammesso in GAE gli insegnanti con ricorso pendente, che erano stati illegittimamente esclusi dalle predette graduatorie proprio alle soglie delle convocazioni per il nuovo anno scolastico.

Nelle ultime settimane, difatti, gli Ambiti Territoriali pugliesi, prevalentemente di Lecce e di Brindisi, avevano comminato esclusioni ai danni di insegnanti inseriti in GAE con riserva in attesa della definizione nel merito del giudizio.

I provvedimenti di esclusione, prontamente sospesi dall’On.le Collegio adito, riguardavano prevalentemente (ma non solo) gli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale che avevano ricorso dinanzi al G.A. per vedersi riconosciuto il diritto all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento in forza del valore abilitante attribuito al proprio titolo e che, a seguito della nota vicenda legata alla sentenza dell’Adunanza Plenaria, attendono gli esiti dei propri procedimenti giudiziali.

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MOBILITA’ DOCENTI: TRIBUNALE CONDANNA MIUR E DISPONE TRASFERIMENTO. DOCENTE SICILIANA TORNA A CASA.

Il Tribunale del lavoro di Catania ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con il quale è stato annullato l’illegittimo diniego di trasferimento richiesto da una docente, pubblicando, in data 18 settembre 2019, la sentenza n. 3794/2019.

La nostra ricorrente, assunta a tempo indeterminato nel 2010, richiedeva nel 2016 trasferimento dall’Ufficio scolastico dell’ambito provinciale di Catania all’ambito provinciale di Messina. Il M.I.U.R. rigettava le pretese della docente non accordandole il trasferimento ma, contestualmente, accordava il trasferimento di altri docenti presso il medesimo Ufficio scolastico pur se in possesso di un punteggio minore, in diversa fascia e soprattutto assunti con una fase diversa e posteriore a quella della nostra assistita.

Secondo quanto sostenuto in ricorso, tale scelta violava palesemente i dettami della Legge n. 107 del 2015 e si poneva in contrapposizione con il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo che in maniera puntuale e dettagliata disciplina le operazioni relative ai trasferimenti e l’ordine da seguire per le diverse fasi previste dal Piano Intermobiliare del 2016.

Pertanto, gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti adivano il Tribunale del lavoro di Catania, censurando proprio l’illegittimità dell’operato del Ministero che, anche in violazione delle norme di rango costituzionale, interferiva in modo arbitrario sul riconoscimento del diritto alla precedenza della docente, pregiudicando la sua posizione e ledendo i principi di parità di trattamento, di trasparenza e di efficienza cui si sarebbe dovuta attenere.

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CONCORSO DIRIGENTI SCOLASTICI: IL TAR VUOLE VEDERCI CHIARO E ORDINA UN’ISTRUTTORIA SUI NOSTRI RICORSI INDIVIDUALI.

Il Tribunale Amministrativo del Lazio con due Ordinanze (che si allegano), in data 11 settembre, ha disposto una motivata istruttoria su due ricorsi individuali patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, ove si contestavano anche le prove concorsuali e si chiede l’ammissione alla prova orale, ad oggi ancora possibile, considerando la non assegnazione di tutti i posti banditi e le intervenute rinunce.
Contemporaneamente, lo stesso Tar, sempre con Ordinanza emessa dalla Sez. 3° Bis, ma in composizione feriale ha ordinato, al fine di decidere sulle problematiche informatiche che hanno caratterizzato le prove dei Dirigenti Scolastici, di acquisire i tabulati comprovanti gli accessi informatici al software. L’autorità giudiziaria ha disposto che si ritiene necessario acquisire i “tabulati comprovanti gli accessi informatici al software assegnato a parte ricorrente durante il giorno della prova, il backup della prova che ha esportato il tecnico a fine prova, il log delle sessioni sul server di controllo, onde comprovare l’effettivo accesso di parte ricorrente anche alle pagine di cui alle domande le cui risposte non sono poi state esportate.
Tale ordinanza risponde ai tanti casi segnalatici di prove che la scelta “computer based” ha evidentemente creato.
Si tratta degli unici casi su cui il Tar ha mostrato delle nuove aperture dopo la sospensione della propria sentenza da parte del Consiglio di Stato e che riaccendono le speranze dei candidati esclusi per un’errata valutazione della propria prova scritta e che avevano agito individualmente.
I contenziosi saranno trattati alle udienze del prossimo 19 novembre ed a quella del 3 dicembre.
Allegati: 1. Ordinanza n. 10866/2019 del 11.09.2019.
2. Ordinanza n. 10868/2019 del 11.09.2019.

CONCORSO STRAORDINARIO, NUOVA IMPORTANTE VITTORIA AL CONSIGLIO DI STATO

Con ordinanza del 30 agosto 2019 il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza cautelare proposta dagli Avv.ti  Santi Delia e Michele Bonetti nel ricorso in appello avverso la sentenza del TAR del Lazio che aveva negato ai ricorrenti la possibilità di partecipare concorso straordinario bandito ai sensi dall’art. 4, co. 1-quater del DL 87/2018.

Il provvedimento è di particolare importanza” sottolineano gli Avv. e Delia e Bonetti “non solo perché segna un passo avanti per l’apertura giudiziale alla partecipazione al concorso in parola ma anche perché è reso a tutela di candidati disabili”.

Gli appellanti, difatti, sono tutti docenti in possesso del diploma di maturità magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002 che, grazie al punteggio maturato ed all’esito di un ricorso volto al riconoscimento del valore abilitante di tale titolo di studio, hanno ottenuto il ruolo seppur con riserva processuale. Tale incarico, in particolare, è stato ottenuto in virtù dell’iscrizione nelle liste riservate ex L.n. 68/99 e, dunque, della posizione di disabilità di tali insegnanti i quali hanno effettivamente confermato detto incarico all’esito dell’anno di prova.

Trattasi di un provvedimento determinante e di estrema rilevanza, che segue il precedente accoglimento ottenuto per la partecipazione alla procedura concorsuale del personale educativo abilitato tramite il concorso del 2000 (per informazioni visionare il link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/1978-per-la-prima-volta-ammessi-i-ricorrenti-educatori-al-concorso-straordinario).

Trattasi di un importante e illuminato provvedimento del Consiglio di Stato che ha accolto ex art. 55 comma 10 c.p.a. il ricorso, per la prima volta su un provvedimento definitivo del TAR (sentenza).

ASSEGNAZIONE SEDI FIT: ILLEGITTIMA L’ATTRIBUZIONE NEI PRIMI MESI DEL 2019 IN IPOTESI DI NUOVE SOPRAVVENUTE DISPONIBILITA’

I vincitori del concorso  riservato agli abilitati hanno scelto le sedi di assegnazione sulla base delle vacanze successive alle immissioni in ruolo per l’a.s. 2018/19.

La loro decorrenza giuridica, tuttavia, è quella del prossimo anno scolastico 2019/20. Se, dunque, frattanto vi sono state ulteriori disponibilità si è assistito al paradosso che, ad esempio, il vincitore al primo posto della graduatoria abbia scelto su talune sedi disponibili (ad esempio in Sicilia, Messina, Palermo e Ragusa) e, oggi, il ventesimo, sceglierà, oltre a queste sedi anche ulteriori frattanto rese disponibili (ad esempio Enna o Agrigento).

Assurdo, dunque, oltre che contrario ai più basilari principi che regolano i pubblici concorsi, che con la stessa decorrenza giuridica e prima ancora che inizi il nuovo anno i vincitori meglio graduati siano stati pregiudicati rispetto ad altri.

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Concorso Dirigenti scolastici e assunzioni dei vincitori: legittimo non tenere conto della 104?

Più di un dubbio permane sulla scelta del MIUR di applicare la preferenza ex L.n. 104/92 solo all’interno della Provincia assegnata ai vincitori e non quale priorità assoluta nella scelta delle sedi inizialmente assegnabili.

In disparte ragioni squisitamente etiche e di abuso di tale beneficio, qui si proverà ad analizzare la questione dal punto di vista esclusivamente giuridico e, in particolare, con riferimento al dato positivo dettato dalle norme applicabili.

Tra queste, in particolare, non possiamo che iniziare la nostra disamina dall’art. 601 d.l.vo 16.4.1994 n. 297 – testo unico in materia di istruzione – secondo cui “gli articoli 21 e 33 della legge quadro 5 febbraio 1992 n. 104, concernente l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate si applicano al personale di cui al presente testo unico” (co. 1) e che “le predette norme comportano la precedenza all’atto della nomina in ruolo, dell’assunzione come non di ruolo e in sede di mobilità” (co. 2).
Appare pacifico che la nomina dei nuovi Dirigenti scolastici rappresenti una nuova NOMINA IN RUOLO ragion per cui non sembrano esservi dubbi sul fatto che il dato normativo imponga al MIUR il rispetto del dettato di legge. Bisogna, allora, interrogarsi sulla portata dello stesso.
Soccorre, in tal senso, l’interpretazione della Cassazione che, con la sentenza n. 9201/2012, ha chiarito che “la disposizione dell’art. 33, comma 5, della legge n. 104 del 1992, laddove vieta dì trasferire, senza consenso, il lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente [il requisito della convivenza non compare più nel nuovo testo dell’art. 33 cit.], deve essere interpretata in termini costituzionalmente orientati – alla luce dell’art. 3 secondo comma, Cost., dell’art. 26 della Carta di Nizza e della Convenzione delle Nazioni Unite del 13 dicembre 2006 sui diritti dei disabili, ratificata con legge n. 18 del 2009 – in funzione della tutela della persona disabile. Ne consegue che il trasferimento del lavoratore è vietato anche quando la disabilità del familiare, che egli assiste, non si configuri come grave, a meno che il datore di lavoro, a fronte della natura e del grado di infermità psico-fisica del familiare, provi la sussistenza di esigenze aziendali effettive ed urgenti, insuscettibili di essere altrimenti soddisfatte” (Cass. n. 9201/2012).
Orbene, pur se la Suprema Corte “si pronunciava sul divieto di trasferimento del lavoratore, tuttavia”, secondo la giurisprudenza più recente resa all’esito di contenziosi attivati da questa difesa, è stato chiarito che “atteso anche il tenore dell’art. 26 della Carta di Nizza e della Convenzione delle Nazioni Unite sopra citata, deve ritenersi che, anche in relazione all’assegnazione del posto di lavoro, il diritto del disabile all’assistenza – tutelato tramite l’assegnazione del familiare che gli presta assistenza nel posto di lavoro sito nel luogo il più vicino possibile al domicilio dell’assistito – sia un diritto assoluto, tanto da determinare un’interpretazione restrittiva dell’inciso “ove possibile” di cui all’art. 33 cit., tale cioè da comprendere solo i casi di insussistenza di alcun posto di lavoro scoperto nel luogo di lavoro in oggetto, non invece da includere in detta accezione il contemperamento di esigenze di diversa natura di altri lavoratori, che pure aspirino all’assegnazione di quel posto, non usufruendo della preferenza ex art. 33 cit.

Non sembra, dunque, sulla base di tale interpretazione giurisprudenziale, che ove vi siano posti vacanti gli stessi possano essere negati ai titolari di benefici ex L.n. 104/92 a favore di altri vincitori pur se meglio collocati.

E’ possibile, dunque, agire individualmente avverso l’assegnazione della sede attribuita scrivendo a santi.delia@avvocatosantidelia.it

Studio Legale Avvocato Santi Delia