Dal 19 aprile (compreso) in Sicilia è consentito svolgere attività motoria in prossimità della propria abitazione. Come nel resto d’Italia…

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In tanti ci chiedono di fare chiarezza e noi proviamo ad aiutarvi. In maniera semplice e senza troppi richiami a commi, articoli e DPCM. Per quanto possibile in tempo di coronavirus chiaramente.

E, dunque, senza annoiarvi con l’attuale sistema abbastanza complesso di gerarchie delle fonti tra Stato e Regioni, ecco perchè (pur se a ben vedere tale possibilità non è mai venuta meno) da oggi (19 aprile 2020) anche in Sicilia è possibile fare attività motoria all’aperto (pur se in prossimità della propria abitazione).

In realtà tale attività, sempre consentità in prossimità dell’abitazione dalle fonti Statali, è stata variamente vietata da ordinanze regionali e comunali che, seppur in tali parte nulle (come diremo in seguito), hanno avuto il fine di dissuadere i cittadini da tali attività che, come anticipato, oggi “tornano” anche con Ordinanza regionale, possibili.

L’art. 1, lett. f) del D.P.C.M. 10 aprile 2020 prevede che NON E’ CONSENTITO SVOLGERE ATTIVITA’ LUDICA O RICREATIVA ALL’APERTO. L’unica eccezione è, appunto, “SVOLGERE INDIVIDUALMENTE ATTIVITA’ MOTORIA IN PROSSIMITA’ DELLA PROPRIA ABITAZIONE, PURCHE’ COMUNQUE NEL RISPETTO DELLA DISTANZA DI UN METRO DA OGNI PERSONA“.

In Sicilia tale DIVIETO/CONCESSIONE è recepito con l’Ordinanza contingibile e urgente n. 17 del 18 aprile 2020 secondo cui (art. 1), “nel territorio della Regione Siciliana hanno integrale efficacia le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 aprile 2020.

Invero non sarebbe stata neanche necessario tale riconoscimento (vista la portata del D.L 25 marzo 2020) ma tanto meglio che ci sia. Credo sia chiaro a tutti che per applicare una norma dello Stato non serva che le Regioni lo confermino ma, in questo momento storico, del liberi tutti normativo, non c’è da scandalizzarsi.

E se il Vostro Sindaco non dovesse consentirlo? Il provvedimento (l’ordinanza) sarebbe illegittima. Perchè?

Ad aiutarci è sempre la Legge dello Stato. Il decreto legge del 25 marzo del 2020, difatti, prova a far rispettare il principio costituzionale secondo cui la libertà può essere limitata solo con legge emanata dal Parlamento (lasciamo perdere con quante forzature si assimila il Decreto legge).

Con tale Decreto legge si è autorizzato il Governo, tramite Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm), ad adottare le misure limitative della libertà ritenute necessarie per contenere la diffusione del virus tra quelle tassativamente definite. Si è stabilito, inoltre, che dal 5 aprile non ci sarà più spazio per ordinanze di sindaci e Presidenti delle Regioni che, a fronte di esigenze locali peculiari, dovranno rappresentarle al Governo che, eventualmente, le avrebbe potute far divenire norme cogenti sempre e solo con Dpcm.

Il Coordinamento Protezione civile, inoltre, ha espressamente chiarito “che la quasi totalità delle ordinanze adottate contravvengono alle norme riferite e, pertanto, si diffidano le SS.LL. dall’emanare ulteriori ordinanze in violazione alle ricordate disposizioni”.

Chiudiamo, se vi fossero ancora dubbi, con le parole del Presidente emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri.

“In ogni caso, nessuna legge autorizzativa potrà mai consentire ad una Regione (a fortiori ad un ente locale) di emanare norme che impediscano o ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, in palese dispregio del primo comma del citato art. 120 della Costituzione, come purtroppo in qualche caso si sta verificando. Un blocco di transito da una Regione ad un’altra ha una rilevanza nazionale per diretto dettato costituzionale. Sempre e comunque è necessario un provvedimento statale. La Repubblica «una e indivisibile» (art. 5 Cost.) non può tollerare che parti del territorio e della popolazione nazionali si pongano in contrapposizione tra loro. Vi osta, oltre che il principio di unità nazionale, anche il principio di solidarietà (art. 2 Cost.), inconciliabile con qualunque chiusura egoistica o particolaristica. Chiudere si può e si deve, se la situazione concreta lo impone, ma solo se si valuta l’impatto nazionale di provvedimenti così incisivi su princìpi supremi (unità e solidarietà), dai quali dipende l’esistenza stessa della Repubblica democratica”.

Ma come fare sport in prossimità della Vostra abitazione?

A meno di non girare attorno al palazzo vedo di difficile attuazione la possibilità concessa per jogging e podisti.

ll concetto di prossimità non è ancora chiaro. La Regione Friuli ha chiesto chiarimenti al Viminale per stabilire un concetto più specifico (100, 200, 500 metri o 1 km). Al momento lo stesso Prefetto, in quel caso, ha indicato 500 metri.

Mi pare più serio e reale, allora, un challeng di palleggi, calci con rimbalzo al muro, tennis training (al muro o con corda elastica), il salto alla corda di Rocky…

E la foto dell’articolo? Voleva solo farVi sognare.

Buona domenica