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Bonetti & Delia vincono al TAR con l’Università di Catanzaro sul mancato accreditamento delle scuole di specializzazione

Bonetti & Delia, con il founder Santi Delia (in foto) e Michele Bonetti, hanno assistito l’Università Magna Graecia di Catanzaro nell’ampio contenzioso  (sentenze nn. 1784/19 e da 1793 a 1798 del 2019 e n. 1902/19) generatosi a seguito del temporaneo mancato accreditamento di alcune scuole di specializzazione di medicina.

Il MIUR, difatti, oltre a comminare il mancato accreditamento in ragione del non raggiungimento di alcuni parametri imposti dall’Osservatorio nazionale, imponeva all’Ateneo di accordare il trasferimento incondizionato a tutti gli specializzandi che ne facessero richiesta proprio in virtù della “sanzione” comminata.

Il T.A..R. Calabria, adito dagli specializzandi che reclamavano l’immediata ottemperanza a tale clausola, ha dapprima rigettato le loro domande ritenendo che sul tema abbia giurisdizione il giudice ordinario e che, anche per tale ragione, la domanda di applicazione dell’istituto del silenzio – assenso non possa trovare applicazione ed in seguito, in separato contenzioso, si è espresso sulla natura di tale vincolo ministeriale su ricorso proposto dall’Ateneo.

Il T.A.R., aderendo alle tesi dell’Avvocato Santi Delia, ha ritenuto che il Decreto ministeriale invade le competenze dell’Ateneo, ragion per cui “ogni diversa interpretazione esporrebbe la disposizione medesima ad evidenti profili di nullità (e, quindi, di inefficacia), per difetto assoluto di attribuzione”.

Secondo il T.A.R., difatti, “alla stregua della suddetta interpretazione autentica (giacché proveniente dallo stesso Ministero emanante), la disposizione impugnata va correttamente intesa nel senso di non recare alcun obbligo legale, o vincolo cogente, alla concessione dei nulla-osta al trasferimento ad altra Scuola domandati dagli specializzandi, in quanto ciò verrebbe a negare in termini assoluti “il riconoscimento in capo all’ateneo di un potere di valutazione discrezionale, da esperire caso per caso, anche in funzione e considerazione della tutela degli interessi pubblici e della continuità dei servizi di sua pertinenza” (cfr. T.A.R. Lazio, Sez. III, ord. n. 12431/2017), ponendosi in contrasto con l’autonomia universitaria garantita – in attuazione dell’art. 33, ultimo comma, Cost. – dagli artt. 9 e 11 del D.M. 270/2004”.

L’interpretazione “autentica” del provvedimento impugnato, dunque, ha fatto solo formalmente venir meno l’ammissibilità dell’impugnazione che ha, al contrario, consentito affermarsi la piena potestà dell’Ateneo circa l’attività da compiere ai fini dell’evasione delle istanze, con ciò confermando integralmente la tesi difensiva dello studio legale Bonetti & Delia.

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ANNO ALL’ESTERO DEGLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI: LA SENTENZA DEL TAR CATANIA CHE ACCOGLIE IL NOSTRO RICORSO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha definitivamente accolto il ricorso proposto da una giovane studentessa, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, che aveva proposta al ritorno dall’anno di studio all’estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso una struttura scolastica russa.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in Russia, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “la Circolare n. 843 del 10 aprile 2013, come indicato dai ricorrenti, invita testualmente a non cedere “alla tentazione di richiedere allo studente l’intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”, risultando ciò di particolare importanza “per le discipline che non sono comprese nel piano di studi dell’Istituto straniero”.

Secondo il T.A.R., “in difetto di diversi riferimenti normativi che consentano di escludere, anche per la particolare esperienza all’estero dell’alunna in questione, le previsioni di cui alla nota della Direzione Generale Ordinamenti Scolastici n. 2787 in data 20 aprile 2011 e di cui alla richiamata Circolare n. 843 del 10 aprile 2013 (…) la previsione all’inizio dell’anno scolastico di “esami di ammissione” poteva e doveva intendersi, alla luce di quanto sopra indicato, nel senso che, indipendentemente dalla formula utilizzata, essi sarebbero consistiti in un “accertamento” costituito da “prove integrative al fine di pervenire ad una valutazione globale”, restando “escluso che la scuola” potesse “sottoporre” l’alunna “ad esami di idoneità” e che alla stessa potesse essere richiesta la conoscenza, seppur minimale, della “intera gamma di argomenti prevista dalla programmazione elaborata per la classe”.

Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: domani la prova scritta. TAR accoglie ricorsi e ammette alla prova.

Il T.A.R. Catania ha accolto i ricorsi proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ammesso alla prova scritta del concorso per 11l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico, calendarizzata per domani 27/11, i nostri ricorrenti

Il concorso, come si ricorderà, era stato caratterizzato da numerose segnalazioni di irregolarità sull’andamento della prova scritta celebrata nel mese di ottobre. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si era rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, dobbiamo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

Il caso “sardine” e la bocciatura su cui interviene il Giudice: perchè è sempre la Legge la giusta bussola a cui affidarsi.

Due casi apparentemente diversi ci inducono una riflessione sul vasto tema dell’insegnamento.

A Piacenza un docente avverte, in maniera neanche troppo velata, i suoi studenti che ove dovessero manifestare in piazza battezzandosi “sardine”, potranno vedere il 6 con il binocolo. Il Ministro non ci pensa due volte ed annuncia la sospensione del docente.

A Cremona, invece, ci sono altri docenti che bocciano, a torto o a ragione, un ragazzo di prima media, in piena scuola dell’obbligo, pur con una media ben oltre il 6 e mezzo e qualche insufficienze in taluna materie orali.

Sul primo caso a gridare allo scandalo sono molti quotidiani, scagliandosi contro il docente reo di aver minacciato una bocciatura ingiusta alle sardine ribelli. Non puoi, è ovvio, essere bocciato perchè “sardina”. Siamo tutti concordi. Quel docente non fa bene il suo lavoro perchè la Legge e forse anche la Costituzione, impone un insegnamento, ed una valutazione, scevro da tratti politici e discriminazioni di ogni sorta.

Sul secondo, invece, a gridare allo scandalo sono altri quotidiani, che sul primo caso erano per lo più rimasti freddi, affermando seccamente e senza mezze parole che i Prof. hanno sempre ragione e che se hanno deciso di bocciare, nonostante la media del 6 e mezzo e la scuola dell’obbligo un motivo ci sarà. E nessun Giudice deve mettersi in mezzo, perchè altrimenti il ruolo della Scuola si depotenzierebbe e, con esso, il ruolo di precettori dei suoi protagonisti.

Conciliare le due grida di scandalo è evidentemente impossibile ma vi sono dei tratti comuni che possono farci comprendere quanto errato sia, in maniera preconcetta, ritenere incontestabile una decisione di chi decide di bocciare. In un caso e nell’altro, quei docenti, in un caso secondo il senso comune, nell’altro secondo i Giudici, hanno violato la legge e le parti lese da tale violazione hanno trovato tutela: nel primo caso mediatica (tutti accanto alle sardine a cui è impedito di manifestare perchè a rischio bocciatura), nel secondo giudiziale.

Basterebbe, allora, al fine di mantenere una corretta bussola di valutazione, fidarsi della Legge, di un sistema di divisione dei poteri e, nello specifico, di un sistema giudiziario che, in uno Stato democratico, per funzionare, deve semplicemente garantire l’applicazione della legge. Anche quando può non piacere.

“Ci piace”, allora, ed il senso comune lo condivide, l’annunciata sospensione del Prof. oppressore di sardine; deve allo stesso modo piacerci la decisione del Giudice che, applicando la legge, appura che quella bocciatura alla scuola dell’obbligo è illegittima perchè quei Prof., semplicemente, non l’hanno applicato correttamente.

Questo, in particolare, il caso di Cremona.

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MOBILITÀ MEDICI DI ASSISTENZA PRIMARIA: Regione rinuncia ad appello innanzi al Cga.

PALERMO – L’Assessorato siciliano alla Sanità dopo aver proposto appello avverso la decisione del Tar Palermo, all’esito della camera di consiglio del 13 novembre, vi ha rinunciato ritenendo prevalenti le esigenze cautelari già positivamente valorizzate dal Tar Palermo.
La prima sezione del Tar Sicilia, difatti, nel mese di settembre, aveva sospeso la procedura di mobilità riservata ai medici di assistenza primaria con riferimento agli “ambiti carenti di assistenza primaria relativi all’anno 2019” accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale), nell’interesse di uno dei medici esclusi dalla procedura.

In particolare, tale procedura bandiva le zone carenti dislocate nella regione Sicilia (ad es. ambiti relativi ad Isole Eolie, Isole Egadi, etc..) da assegnare ai medici di assistenza primaria, sulla base del punteggio maturato nel corso della propria carriera professionale. Tra i requisiti necessari a partecipare a tale procedura, ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale vigente, era previsto che potessero concorrere al conferimento degli incarichi i medici titolari di incarico a tempo indeterminato di assistenza primaria iscritti da almeno due anni in un elenco della Regione che pubblica l’avviso.

Secondo il T.a.r., “il ricorso introduttivo e i successivi motivi aggiunti appaiono assistiti da sufficiente fumus boni iuris in relazione alla censura con cui parte ricorrente, lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 34, come modificato dall’art. 5 dell’A.C.N. del 21 giugno 2018″ avendo la Regione obliterato le modifiche “che appaiono sostanziali (e non meramente terminologiche), apportate con il nuovo A.C.N. in data 21 giugno 2018“. Alla procedura, dunque, a differenza di quanto aveva ritenuto l’Assessorato, ben potevano partecipare anche i medici con un servizio in Sicilia da almeno due anni senza che fosse necessario essere iscritti da almeno due anni nell’elenco di provenienza.

Grazie alla vittoria al Tar, commenta l’Avvocato Santi Delia, “la procedura di mobilità è regolarmente ripartita inserendo i ricorrenti vittoriosi. Si tratta di una decisione destinata ad incidere nella gestione dell’assegnazione degli ambiti carenti di assistenza primaria su tutta la Regione e che, come la contrattazione collettiva voleva e l’Assessorato aveva obliterato, premia i medici che, da tempo, svolgono il loro servizio a favore della collettività siciliana”.

Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: segnalate numerose irregolarità.

Sono giunte al nostro studio in questi giorni numerose segnalazioni di irregolarità circa la prova scritta celebra nei giorni scorsi nell’ambito del concorso per l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si è rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, devo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

In attesa di poter approfondire all’esito dell’accesso agli atti già predisposto a favore di numerosi candidati esclusi che ci hanno già conferito mandato, sarà possibile aderire, al costo di € 100, alla fase stragiudiziale di accesso propedeutica all’introduzione del giudizio al TAR necessario per essere ammessi alla prova scritta del 27 novembre prossimo.

Per aderire COMPILA IL FORM ed invia la procura ed il bonifico di € 100 a segreteria@avvocatosantidelia.it entro il 20/11.

Tribunale di Messina: anche gli ex specializzandi che hanno iniziato i corsi prima del 1991 hanno diritto al risarcimento dei danni.

Il Tribunale di Messina accoglie l’azione dell’Avvocato Santi Delia e apre le porte ai risarcimenti degli specializzandi definiti da esso stesso “a cavallo”. Anche a tali soggetti vanno riconosciuti risarcimenti sino a 50 mila euro.

L’onere della prova circa il mancato svolgimento di attività incompatibile, inoltre, è in capo all’Amministrazione e non agli specializzandi.

Sono questi i principi innovati su una materia che conta già migliaia di provvedimenti giudiziali ma continua ad impegnare i Tribunali di tutta Italia su situazioni ancora specifiche e peculiari.

Secondo il Tribunale, “a causa dell’evoluzione normativa sommariamente delineata è stato possibile distinguere, durante tutto l’arco di tempo che va dalla scadenza del termine per l’attuazione della direttiva 76/82 ai giorni nostri, quattro diverse categorie di specializzandi in medicina: 1) quelli specializzatisi tra il 1982 e fino al 1991 che non hanno beneficiato di alcun trattamento economico; 2) quelli che hanno frequentato i corsi di specializzazione in parte prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 257/91 ed in parte successivamente – i c.d. “specializzandi a cavallo” – ai quali non si applica il D.Lgs. 257/91 e che vanno equiparati ai soggetti rientranti nella prima categoria (v. Cass. Civ., sent. n. 1917 del 09.02.2012)“.

Ma quanto spetta, ed a che titolo, agli ex specializzandi che non sono stati retribuiti nonostante abbiano svolto la loro attività dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. del 1991?

Spettano circa 7.000 euro per anno oltre interessi legali dal 2000. In tutto circa 50.000 euro a titolo risarcitorio. Il Tribunale di Messina, difatti, ha ritenuto fondata la domanda risarcitoria spiegata (e non quella diretta all’applicazione della norma) e ciò perché “il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/Cee e n. 82/76/Cee, non autoesecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione ex lege dello Stato, di natura indennitaria. Ne consegue che, essendo lo Stato italiano l’unico responsabile di detto inadempimento e, dunque, l’esclusivo legittimato passivo in senso sostanziale, non è configurabile una responsabilità, neppure solidale, delle Università presso le quali la specializzazione venne acquisita…”.

Di chi è stata la responsabilità di un contenzioso che è già costato centinaia di milioni di euro al nostro Stato?

Secondo il Tribunale della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha commesso un fatto illecito. “In ordine ai presupposti previsti dall’art. 2043 c.c., sussiste, ad opinione di questo giudicante, il fatto illecito consistente nel già accertato inadempimento dello Stato italiano all’obbligo di adeguare la normativa interna alle disposizioni comunitarie e, conseguentemente, anche il danno ingiusto subìto dall’odierno ricorrente come conseguenza di una condotta antigiuridica posta in essere dallo Stato italiano. A fronte, poi, della generica contestazione delle Amministrazioni convenute in ordine alla sussistenza dei presupposti per la concessione della borsa di studio e, conseguentemente, del subordinato diritto risarcitorio, rileva questo giudice che l’effettiva frequenza del corso di specializzazione da parte del ricorrente è comprovata dal certificato allegato in atti del direttore della scuola di Specializzazione, mentre il non aver esercitato attività libero professionale esterna, né altre attività lavorative, costituisce fatto negativo che il ricorrente non può provare, gravando invece sulle convenute l’onere della prova del fatto positivo contrario, e cioè l’avvenuto esercizio di attività libero professionale esterna“.

MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

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Il Consiglio di Stato accoglie la nostra tesi sulla stabilizzazione dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dall’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale) e sospeso le procedure di stabilizzazione dei ricercatori precari storici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, imponendo l’inserimento nella graduatoria dei cosiddetti “non prioritari” anche dei ricercatori non in servizio alla data del 22 giugno 2017 (entrata in vigore del c.d. “Decreto Madia”).

Secondo l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a tale procedura di stabilizzazione potevano accedere esclusivamente  i ricercatori in servizio alla data del 22 giugno 2017 a prescindere dalla loro anzianità di contratti precari nel tempo sottoscritti.

Delia & Bonetti, invece, hanno sostenuto che tale requisito non poteva ritenersi utile ai fini della partecipazione ma, esclusivamente, al fine di gradare i concorrenti comunque ammessi alla procedura. Per i soggetti in servizio alla data temporale indicata dalla norma, dunque, era riservata una semplice priorità di assunzione e giammai un’esclusiva riserva di posti.

Secondo il Consiglio di Stato “la domanda cautelare proposta appare assistita dai necessari presupposti, in specie in relazione al carattere non escludente della clausola in contestazione, nonché relativamente all’ammissione con riserva nella graduatoria dei non prioritari”.

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Assegnazioni sedi ai vincitori FIT: Tribunale condanna MIUR

I vincitori del concorso  riservato agli abilitati hanno scelto le sedi di assegnazione sulla base delle vacanze successive alle immissioni in ruolo per l’a.s. 2018/19. La loro decorrenza giuridica, tuttavia, è quella del prossimo anno scolastico 2019/20. Se, dunque, frattanto vi sono state ulteriori disponibilità si è assistito al paradosso che, ad esempio, il vincitore al primo posto della graduatoria abbia scelto su talune sedi disponibili (ad esempio in Sicilia, Messina, Palermo e Ragusa) e, oggi, il ventesimo, sceglierà, oltre a queste sedi anche ulteriori frattanto rese disponibili (ad esempio Enna o Agrigento).

Assurdo, dunque, oltre che contrario ai più basilari principi che regolano i pubblici concorsi, che con la stessa decorrenza giuridica e prima ancora che inizi il nuovo anno i vincitori meglio graduati siano stati pregiudicati rispetto ad altri.

Dello stesso avviso è il Tribunale di Messina che con una recentissima ordinanza ha chiarito che “il comportamento dell’Amministrazione resistente si appalesa come violativo dei basilari principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost. Al riguardo si condivide l’orientamento della giurisprudenza amministrativa che in caso analogo ha affermato: “il criterio dell’assegnazione delle sedi di concorso ai vincitori secondo l’ordine di graduatoria assurge dunque al rango di principio normativo generale della materia che quindi opera anche nei casi in cui non sia espressamente previsto dal bando. In conseguenza, la scelta della sede tra quelle non ancora occupate da chi lo precede è un legittimo interesse giuridico del vincitore. Eventuali deroghe al principio di cui sopra possono essere ammesse:– a condizione che siano espressamente contemplate ab initio nel bando di concorso e che non alterino la par condicio in senso sostanziale tra i concorrenti; – nel caso di cui all’art. 5 del regolamento n.487/1994 concernente “… i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio…”; – quando un certo numero di sedi siano destinate – dal bando e in base a disposizione normative – a particolari “quote riservatarie”di posti in favore di determinati concorrenti da collocarsi nell’ambito di una separata graduatoria svincolata dalla graduatoria generale. Ne consegue che in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto il procedimento concorsuale è rigidamente regolato dal bando. Deve dunque escludersi che – per autonoma iniziativa – l’amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria o modificare ad libitum i criteri di assegnazione, dopo la formale indizione della procedura concorsuale. In altre parole, in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto si tratta di un tipico procedimento concorsuale come tale strettamente regolato dal bando. Deve dunque essere escluso che — in seguito ad estemporanei accordi sindacali, ovvero per autonoma iniziativa – – l’Amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria e modificare ad libitum i criteri di assegnazione dopo la formale indizione della procedura concorsuale”. (Cons. St., sez. IV 18 ottobre 2011, n. 5603, richiamata da Tar Piemonte sentenza n. 342/2013)” (Trib. Messina, ord. 10 ottobre 2019).

Grazie agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, dunque, la nostra assistita ha ottenuto la sede preferita che le spettava e da cui era stata estromessa.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia