La Gelmini annuncia: ecco il nuovo numero chiuso

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In risposta ad un question time dell’On.le Pepe sull’attuale sistema di accesso a taluni corsi universitari, il Ministro Gelmini ha dichiarato di aver “chiesto al tavolo tecnico di valutare con urgenza la fattibilità, a partire da quest’anno, di graduatorie che comprendano, di norma su base regionale, almeno due o tre sedi per dare più opportunità ai giovani e quindi per accorciare il loro percorso universitario e l’ingresso nel mondo del lavoro”. Questo perché spesso, ha spiegato il ministro al question time alla Camera, «chi concorre viene escluso su una sede, ma con lo stesso punteggio sarebbe potuto entrare in un altro ateneo».

Qualche mese fa, annotando le prime norme sulla c.d. riforma “Gelmini”, avevamo notato come “se il fulcro dell’intero progetto di revisione e della stessa delega contenuta nella Legge n. 240/2010 è la valorizzazione del merito, ben pochi margini di dubbio sembrano residuare per non preferire il modello della graduatoria unica nazionale con il quale, appunto, è il valore assoluto del merito” ad essere premiato. Sembrano potersi superare, inoltre, i dubbi legati alla concreta applicabilità di tale modello con riguardo ai differenti livelli reddituali degli aspiranti che, almeno in astratto, dovrebbero trovare una qualche perequazione grazie al “fondo per il merito”. È proprio attraverso tale nuovo sistema di aiuti che si mira “a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale individuati, per gli iscritti al primo anno per la prima volta, mediante prove nazionali standard e, per gli iscritti agli anni successivi, mediante criteri nazionali standard di valutazione”. Tutto fa pensare, dunque, che il nuovo assetto trovi nella graduatoria unica uno dei suoi cardini più significativi”.

La strada, in effetti, è proprio quella che avevamo teorizzato ma, come al solito, senza soldi da spendere per l’istruzione (e quindi senza gli ammortizzatori del fondo per il merito) si è giocoforza dovuta limitare la possibilità di scegliere su più sedi nel ristretto ambito regionale.

Per carità che sia meglio dell’attuale sistema ove si può concorrere su una sola sede è sin troppo ovvio notarlo, ma che permanga la discrasia su cui più volte ci è soffermati è indiscutibile.

I numeri del corrente anno accademico, dimostrano come esistano casi di obiettiva e poco contestabile discriminazione tra i vari candidati a seconda della sede prescelta. A Milano Statale, senza scorrimenti applicati e, dunque, in sede di prima stesura della graduatoria, l’ultimo punteggio utile ai fini dell’ammissione era di 48,75. All’Università del Molise, al 75° e ultimo degli ammessi, bastarono 38,25, punti gli stessi del candidato collocato alla posizione 1050 del citato Ateneo di Milano Statale ove i posti a concorso erano 340.

Insomma, merito si ma a piccole dosi.

Bene dice quindi l’amico e compagno di battaglie Michele Bonetti chiedendosi se “non sarebbe meglio “testare” i nostri ragazzi per le loro capacità da dimostrare sul campo e non continuare a demandare ad un quiz la scelta dei Professionisti del domani”?

Clicca qui per leggere il saggio pubblicato sul Foro Amministrativo e su Giustamm dell’Avv. Santi Delia.

Clicca qui per leggere l’annuncio alla stampa del Ministro Gelmini sul nuovo “numero chiuso”.