Il T.A.R. LAZIO ORDINA AL MIUR DI DARE ALL’ATENEO DI MESSINA 22 POSTI IN PIU’ PER IL CORSO DI LAUREA IN MEDICINA.

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Accolto il ricorso degli studenti difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che commentano: paradossale che debbano essere gli studenti ad ottenere giustizia innanzi al T.A.R. e l’Ateneo resta immobile innanzi agli illegittimi tagli ministeriali.

Il MIUR non da a Messina 22 posti in più che vogliono dire più tasse e più prestigio per l’Ateneo che, negli ultimi 4 anni, è diventato l’ultimo corso di laurea in medicina della Sicilia avendo subito l’aumento esponenziale dei posti di CATANIA (da 257 con il polo di Ragusa nel 2007 a 347 senza il polo di Ragusa nel 2012) e PALERMO (da 250 del 2007 a 440 del 2012) e l’Università resta a guardare.
Messina, in controtendenza rispetto al resto d’Italia, nonostante abbia un rapporto docenti-studenti tra i più alti della nazione (8,80 studenti per docente mentre in Italia la media è di 11) resta al palo dei 200 posti. La metà rispetto, ad esempio, all’Università di Palermo che, peraltro, ha 68 docenti in meno rispetto all’Università peloritana (462 Messina vs 394 Palermo).
Ed è così che, come sta sempre più spesso avvenendo per tutto ciò che riguarda Messina, negli ultimi anni si assiste ad una vera e propria “dismissione del sapere” in riva allo stretto.
Sino al 2007, infatti, i posti per l’ammissione al corso di laurea in Medicina in Sicilia vedevano Catania, in testa, con 260 posti, poi Palermo con 253 ed infine ad irrisoria distanza Messina con 225.

Oggi la differenza è siderale.
Palermo offre 443 posti, Catania 350, Messina ne occupa solo 221.

Nonostante a livello nazionale si sia passati dai 7.366 posti del 2007 ai 10.464 del 2011, Messina, ai nastri di partenza di settembre, è sempre rimasta ferma ai 200 posti.
Sulla base di questi numeri una quindicina di studenti, difesi dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, gridano giustizia ritenendo che per loro, ad appena pochi posti dall’ultimo ammesso, non c’è nessuna valida ragione che possa giustificare la loro esclusione. Se ci sono spazi, strutture e risorse umane per più studenti, perchè negarci il diritto di studiare?
Il T.A.R. ritiene fondate  le doglianze e ordina al Ministero “il riesame della specifica situazione relativa all’Università di Messina e al suo effettivo fabbisogno, anche alla luce della situazione complessiva dell’intero contenzioso che si è sviluppato in argomento, secondo i precedenti richiamati nell’odierna camera di consiglio dal difensore dei ricorrenti medesimi” (Sez. III, 6 aprile 2012, n. 1291).
Mentre l’Ateneo di Messina deve ancora provvedere a coprire tutti i posti disponibili lasciati da extracomunitari mai sbarcati in Sicilia sulla base dell’ordine del Consiglio di Stato e del T.A.R. Catania, commenta l’Avvocato Delia, la decisione del T.A.R. Lazio mette a nudo quanto distorto ed illegittimo sia l’attuale sistema del numero chiuso che, in casi come quello di Messina, non consente a studenti meritevoli di poter studiare ciò a cui aspirano senza alcuna legittima ragione. 

I dati sono consultabili su questo link (http://www.swas.polito.it/services/Rassegna_Stampa/dett.asp?id=4028-133503671), tratti all’esito della conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie e riassunti da Sole24 ore Sanità.

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