Test sbagliati nei tirocini per insegnare i neo laureati pronti a una raffica di ricorsi

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Già depositati quasi 20.000 ricorsi avverso il sistema barbaro e incostituzionale del T.F.A. Ora i nodi vengono al pettine.
Che cos’è il T.F.A.? Si tratta della incostituzionale ed illegittima trovata dell’ex Dicastero Gelmini per diminuire il numero degli insegnanti da abilitare ed abbondonare nel limbo della III Fascia, sempre più precari.
Abbiamo duramente criticato con migliaia di ricorsi e centinaia di pagine di diffusi argomenti giuridici questa scelta e, ora, con gli esiti dei primi test, siamo pronti a portare in discussione tutti i ricorsi.
E’ impensabile che docenti con decenni di supplenze che hanno promosso e bocciato anche studenti della nostra generazione, siano obbligati a superare un test a risposta multipla, una prova scritta e una orale al solo fine di intraprendere un percorso abilitante cui la COSTITUZIONE consente di accedere sulla base del solo titolo di laurea.
E’ illegittimo, sopra più di ogni altro aspetto, che si limiti il numero degli accessi all’abilitazione non sulla base delle capacità e delle competenze dei singoli docenti candidati ma del numero dei posti a livello nazionale in quella determinata classe di concorso. Non comprendiamo, infatti, perchè mai i precari della scuola debbano essere relagati alle graduatoria di III fascia e, invece, non debba a tutti, essere data la possibilità di abilitarsi e concorrere ad armi pari con chi l’abilitazione l’ha conseguita per le più disparate ed illegittime vie.
Quale interesse pubblico si persegue, ci chiediamo, ad abilitare meno insegnanti?
Il fine, come spesso questo legislatore ci ha mostrato di voler fare, è sbandierato a tal punto da dimenticare che il problema (quello del precariato che non vuole più alimentarsi), non si risolve affatto non abilitando chi ha i requisiti e le capacità per esserlo. Questi soggetti, in mancanza dell’esame di Stato loro costituzionalmente dovuto se non altro a fini partecipativi, non potranno certo andare a spasso per l’Italia a vendere il loro sapere per guadagnarsi da vivere, diventando precettori personali alle dipendenze di mecenati non più storicamente attuali. Vero, quindi, questi docenti non alimenteranno le graduatorie e, quindi, non saranno più precari dell’area scuola, ma non avranno comunque un lavoro. Saranno declassati a disoccupati e perderanno persino la speranza di stabilizzare la propria posizione lavorativa.
È in radice illegittimo, pertanto, che il diritto di abilitarsi e dimostrare sul campo le proprie capacità e idoneità all’insegnamento sia legato a parametri diversi rispetto ai requisiti culturali del candidato e passi da fattori endogeni legati al fabbisogno di professionalità.
Portando alle estreme conseguenze tali considerazioni si potrebbe assistere alla situazione nella quale il Prof. Einsten, brillante dottore di ricerca presso l’Università, non possa scegliere di insegnare il frutto delle proprie ricerche in quanto il sistema scolastico italiano non ha bisogno di lui. Sarà bravissimo ma, per evitare di ritrovarselo tra le graduatorie, non lo si fa abilitare. Ed il problema è risolto: non ha l’abilitazione e non può diventare precario.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i TFA erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.
L’esito dei primi test. Non usiamo le nostre parole ma quelle di La Repubblica che ci sembra illuminanti.
Il ministero ammette implicitamente che alcune domande nei quiz di ammissione per i Tfa erano imprecise o sbagliate. Un autogol che si somma alla difficoltà che, in molti casi, hanno visto sufficienti molti meno candidati dei posti previsti.

TEST per insegnare a scuola nella bufera: in sette classi di concorso su 11 ci sono errori o domande ambigue. I nuovi quiz di ammissione per partecipare ai cosiddetti Tirocini formativi attivi – una novità introdotta dalla Gelmini per ottenere l’abilitazione all’insegnamento – sono partiti nel peggiore dei modi. I primi risultati pubblicati dal Cineca (il consorzio interuniversitario che gestisce la selezione) confermano che i quizzoni predisposti per selezionare i nuovi insegnanti, oltre ad essere molto difficili e a fare parecchie vittime, conterrebbero domande quantomeno ambigue o, secondo alcuni, anche errate.

Le prime polemiche si sono verificate alcuni giorni fa, quando sono stati resi noti i risultati per la classe di concorso A036: Filosofia, psicologia e scienze delle formazione nei licei delle Scienze umane, gli ex magistrali. In quella occasione, riuscirono a raggiungere il punteggio minimo – 21 punti su 30 – soltanto in 141 su cinquemila. E il numero di posti disponibili era di 588.

Secondo i laureati che hanno partecipato alla selezione, alcune domande riguardavano autori minori che a scuola non si studiano. Ma niente errori nei testi, pare.

Poi, sono stati pubblicati gli esiti per l’abilitazione in altre discipline d’insegnamento e le cose sono andate anche peggio. Nella classe di concorso per insegnare Francese alla scuola media e superiore si è verificata una situazione imbarazzante: 96 ammessi in tutta Italia per 765 posti disponibili: appena il 12,5 per cento. Ma questa volta due delle sessanta domande (la numero 21 e la numero 49) sono state considerate “sempre corrette” a prescindere da quello che avevano segnato i candidati, un modo che implicitamente ammette un errore nella formulazione. Una situazione che si è verificata, finora, per sette delle undici graduatorie pubblicate. E si prevede una raffica di ricorsi.

In base alla riforma Gelmini sulla formazione iniziale, per diventare insegnanti di scuola media e superiori occorre iscriversi in un corso di studi magistrale, ovvero quinquennale, e successivamente partecipare ad un tirocinio di un anno sul campo. Soltanto dopo avere superato tutti gli esami e la tesi finale si otterrà l’abilitazione all’insegnamento. Ma in questa prima fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema, il relativo decreto dello scorso anno prevede che coloro che sono già in possesso di una laurea possono partecipare al solo Tirocinio, rigorosamente a numero programmato. Sono gli atenei ad organizzare la selezione e il tirocinio per i pochi fortunati che vi accederanno.

Per la classe di concorso A042 (Informatica), una delle ultime pubblicate, le domande che il ministero ha preferito considerare “sempre corrette” – che cioè erano sbagliate, con più risposte corrette o ambigue – sono addirittura sei. Insomma, un vero pasticcio.

“Chi ha predisposto le domande?”, si chiedono in parecchi. Viale Trastevere tace, ma considerare alcune domande “sempre corrette” a prescindere, come direbbe Totò, ammette implicitamente gli errori nei test di ammissione che, da quest’anno rappresentano l’unica possibilità per i neolaureati per accedere alla carriera di insegnante.

Cosa stiamo facendo. Gli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti proporrano ricorsi in favore dei partecipanti alle prove d’ammissione istituite dal TFA per reclutare i futuri insegnanti, che si andranno a sommare alle migliaia di ricorsi già inoltrati al Tar del Lazio per annullare il Decreto del Ministro Gelmini che ha istituito il numero chiuso per l’abilitazione all’insegnamento.

I candidati alla classe di materie letterarie e latino nei licei che hanno sostenuto recentemente i test rappresentano solo uno degli innumerevoli casi dove le modalità previste per lo svolgimento dei quiz – quesiti a risposta multipla – hanno forviato i partecipanti per colpa di errori presenti nella struttura delle stesse domande oggetto della prova d’ammissione al Tirocinio Formativo Attivo.

Nel caso di specie tutte le risposte proposte al quesito n. 5 erano sbagliate e vi era un errore anche al quesito numero 15 della prova preliminare, tesa alla verifica delle conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione.

In sostituzione dei validi modi di reclutamento del passato, infatti, oggi per essere abilitati all’insegnamento le università impongono il TFA, un corso che attribuisce appunto il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione previste dal DM 39/1998 e dal DM 22/2005, e contro cui l’associazione A.D.I.D.A., Associazione Docenti Invisibili da Abilitare, combatte da tempo una battaglia senza tregua.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia