Verminaio all’Università di Messina: la posizione dell’Udu

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Anche l’Udu si costituirà parte civile nel processo penale contro l’organizzazione che influenzava le prove di ammissione alle facoltà a numero chiuso dell’Università di Messina. L’Unione degli Universitari ha dato mandato agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti di costituirsi parte civile nel processo contro i clan che da anni agivano all’interno ed all’esterno dell’Ateneo per influenzare l’esito dei test di ammissione. Da 5 a 40 mila euro per ottenere l’ammissione a Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, le Professioni sanitarie e Architettura. Dal 2007 l’Udu aveva denunciato alla Procura della Repubblica le anomalie della gestione della prova a Messina quando in una sola aula vi era la più alta concentrazione di geni rispetto a tutt’il resto d’Italia. Nonostante le denunce e migliaia di pagine di documenti e prove circostanziate offerte si dovette attendere il 2011 quando il Consiglio di Stato accolse il ricorso dei legali Bonetti e Delia e decretò che lo svolgimento della prova di concorso a Messina era illegittima da 10 anni, anzi da sempre. All’ingresso i commissari annotavano il codice segreto accanto al nome del candidato mandando in fumo il principio di anonimato della prova. Nello stesso anno il T.A.R. CATANIA mandò le carte alla Procura della Repubblica sempre in accoglimento del ricorso dell’Udu e degli stessi legali. Anche secondo i giudici catanesi la commissione ha agito in maniera anomala. Anche l’anno successivo, era il 2012 le carte finirono alla Procura della Repubblica: i plichi di concorso con l’elenco delle domande dei candidati erano spariti, anzi rubati. Fu lo stesso Ateneo a denunciarlo a seguito delle pressioni dei nostri legali che chiedavano trasparenza e volevano sapere come sia possibile che diversi studenti avevano preso punteggi altissimi nella sezione di matematica senza aver sviluppato nessuna operazione matematica nei fogli di brutta copia a disposizione. Si trattava di una serie di “genietti” o vi era dell’altro? Oggi scopriamo della presenza dei microchip e di altri metodi che coinvolgerebbero membri della commissione e vigilanti. Nel settembre del 2012, infine, tocco a Professioni sanitarie. I compiti arrivarono all’Ateneo in delle scatole di cartone da supermarket senza alcuna garanzia che qualcuno prima le avesse ispezionate. 3 di quei plichi, poi mancarono all’appello e, anche in quel caso, a Messina vi sono stati i più bravi d’Italia. La Ditta che aveva curato la redazione dei quesiti era di Cosenza ed a Fisioterapia che è il corso di laurea più ambito gli ammessi calabresi furono il doppio rispetto all’anno passato. L’Udu continuerà incessantemente la propria attività di denuncia al fianco degli studenti e per la cancellazione di questo sistema barbaro ed incostituzionale che alimenta solo corruzione e disperazione.

Rassegna Stampa

Gazzetta del Sud del 7 e 8 luglio 2013
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Studio Legale Avvocato Santi Delia