TAR Napoli: Università condannata, dovrà risarcire i legali

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Il TAR Napoli ha condannato la Seconda Università di Napoli a rimborsare agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti le somme pagate per conto dei propri ricorrenti a titolo di contributo unificato.

La storia. Nel 2009 alcuni ricorrenti esclusi dai test di ammissione al corso di laurea in Medicina e Chirurgia agirono innanzi al TAR per contestare l’esito del test e chiedere l’ammissione. Il TAR accolse la domanda di ammissione immediata e, sin dal mese di febbraio del 2010, poterono frequentare il corso di laurea.

Nel 2011 arrivò la sentenza definitiva e ai ricorrenti fu sciolta la riserva compensando le spese di giudizio.

Con varie istanze e diffide i legali, stante la soccombenza dell’Ateneo e la circostanza che, a norma dell’art. 13 comma 6 bis, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 “l’onere relativo al pagamento del contributo unificato è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese…” e che “la soccombenza si determina con il passaggio in giudicato della sentenza”, l’istante chiedeva la ripetizione di quanto pagato a titolo di contributo unificato”.

L’Ateneo non ottemperava a tale obbligo asserendo, inizialmente, che nulla era dovuto e che non si sarebbe applicato il disposto di cui all’art. 13, comma 6 bis e del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 ratione temporis e poi, a seguito delle nostre diffide, il medesimo Ateneo confessava applicabile la norma anche al giudizio che ci occupa, iniziato prima dell’entrata in vigore del comma 6 bis, ma sosteneva di non essere essa soccombente per avere i ricorrenti subito il rigetto della domanda risarcitoria.

Il T.A.R. ha totalmente aderito alla tesi dei legali secondo cui, a differenza di quanto sostenuto dall’Ateneo, la norma prevede che il contributo unificato è dovuto dalla parte sostanzialmente soccombente, anche in caso di compensazione delle spese.

Secondo i Giudici amministrativi di Napoli “il ricorso è manifestamente fondato; giacchè che, “l’Avvocatura ritiene il contributo unificato non dovuto per il rigetto della domanda risarcitoria, ma tale eccezione non può essere condivisa perché la domanda risarcitoria è stata ritenuta assorbita e le spese sono state compensate per la complessità delle questioni e non per una soccombenza reciproca”.

In particolare, deve essere accolta la domanda con cui parte ricorrente chiede l’esecuzione della sentenza in epigrafe indicato con condanna della resistente Amministrazione al pagamento della relativa somma, oltre agli interessi legali richiesti in questa sede, a far data dalla pubblicazione della sentenza;

che nel giudizio di ottemperanza le ulteriori somme richieste in relazione a spese diritti ed onorari successivi alla formazione del giudicato sono dovute solo in relazione alla pubblicazione della sentenza, all’esame ed alla notifica della medesima, alle spese relative ad atti accessori, quali le spese di registrazione, di esame, di copia e di notificazione, nonché le spese e i diritti di procuratore relativi all’atto di diffida, in quanto hanno titolo nello stesso provvedimento giudiziale; che non sono dovute, invece, le spese di precetto, che riguardano il procedimento di esecuzione forzata disciplinato dagli artt. 474 ss., c.p.c., poiché l’uso di strumenti di esecuzione diversi dall’ottemperanza al giudicato di cui ai citati artt. 37, l. 6 dicembre 1971 n. 1034 e 27, r.d. 26 giugno 1924 n. 1054 è imputabile soltanto alla libera scelta del creditore. T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 11 maggio 2010 , n. 699; T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 22 dicembre 2009 , n. 1348; Tar Campania – Napoli n. 9145/05 ; T.A.R. Campania – Napoli n. 12998/03; C.d.S. sez. IV n. 2490/01; C.d.S. sez. IV n. 175/87)”.

T.A.R. Napoli, Sez. IV, 3 luglio 2015, n. 3575

Studio Legale Avvocato Santi Delia