Ufficio del processo: T.A.R. Lazio impone a RIPAM di valutare laurea in giurisprudenza.

Categories: News

Il tema sottoposto al T.A.R. Lazio, ha avuto ad oggetto il concorso pubblicato sulla G.U.R.I. il 6 agosto 2021, n. 62 per il reclutamento a tempo determinato di 8.171 unità di personale non dirigenziale dell’area funzionale terza, fascia economica F1, con il profilo di addetto all’Ufficio per il processo, da inquadrare tra il personale del Ministero della giustizia nella parte in cui, all’art. 6, co.2, lett b).

Al concorso si poteva accedere anche con una laurea triennale in Scienze giuridiche non occorrendo quella quinquennale o quella specialistica. Secondo quanto previsto dal bando di concorso, tuttavia, il possesso della sola laurea specialistica avrebbe ottenuto un punteggio aggiuntivo. Era previsto, difatti, che sarebbero stati riconosciuti due punti a coloro che fossero titolari di “diploma di laurea o laurea magistrale o
laurea specialistica che siano il proseguimento della laurea triennale
indicata quale titolo di studio richiesto per la partecipazione al
concorso
”.

Tale punteggio, tuttavia, non veniva attribuito a chi aveva la “vecchia” laurea quadriennale o quinquennale in Giurisprudenza a cui, dunque, paradossalmente, nulla veniva riconosciuto.

Il TAR ha accolto la domanda cautelare proposta avallando la tesi degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, name founder di Bonetti & Delia studio legale, chiarendo che  “nessun dubbio può sussistere in merito al fatto che il diploma di laurea vecchio ordinamento/la laurea magistrale (articolato su un percorso di studi quadriennale/quinquennale a ciclo unico) costituisca un titolo di studio superiore rispetto a quello utile alla semplice ammissione al concorso, rappresentato dalla laurea triennale. Ove tale superiore titolo non fosse valutabile quale titolo aggiuntivo, si genererebbe un’illogica e irragionevole disparità di trattamento tra candidati che hanno conseguito titoli di cultura manifestamente diversi tra loro e che si pongono a conclusione di percorsi di studi altrettanto diversi per livello di eterogeneità degli insegnamenti seguiti, degli esami sostenuti e delle esperienze accademiche maturate”.

Il T.A.R. ha, dunque, ordinato a RIPAM di riesaminare la graduatoria alla luce della riscontrata illegittimità.