CONSIGLIO DI STATO SU CORSI A NUMERO CHIUSO: LE GIUSTIFICAZIONI DELLA MANCATA CONFERMA DI INTERESSE VANNO VERIFICATE CASO PER CASO

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Il Consiglio di Stato con ordinanza del 30/11/22 ha accolto l’appello proposto dall’Avvocato Santi Delia, nome founder Bonetti e Delia, riformando il provvedimento del Tar Lazio e, per l’effetto, imponendo l’immatricolazione della candidata al corso di studi di Odontoiatria superando la questione della mancata conferma di interesse anche in ragione della mancata copertura dei posti programmati.

In particolare, la questio iuris sottesa riguardava l’esclusione di una candidata a seguito della mancata conferma di interesse in sede di scorrimento della graduatoria.

L’avvocato Santi Delia, nelle sue difese, ha richiamato importanti principi applicabili nell’ambito delle procedure a numero chiuso.

Più in particolare, infatti, nell’ambito dei corsi di laurea contingentati il numero chiuso viene individuato sulla base di un bilanciamento tra il fabbisogno sociale e le disponibilità delle singole strutture, e ciò al fine di garantire anche e soprattutto un elevato livello qualitativo della formazione.

Il principio che, tuttavia, deve guidare l’operato dell’amministrazione in queste delicate procedure, ove risulta sotteso un diritto Costituzionalmente garantito come il diritto allo studio, di peculiare rilievo anche nell’ottica dello sviluppo intergenerazionale, è quello volto all’esaurimento dei posti disponibili.

L’importanza del principio si rileva nella misura in cui il diritto allo studio e, dunque, l’esigenza di copertura dei posti programmati, risulta prevalente anche rispetto alla decadenza intervenuta a seguito della mancata conferma di interesse, sia pur per ragioni di causa di forza maggiore.

In sintesi, nel bilanciamento tra il diritto costituzionalmente garantito e l’interesse pubblico sotteso alla previsione di brevi termini decadenziali previsti nell’ambito delle procedure amministrative, consistente nell’esigenza di pervenire in tempi brevi alla certezza del rapporto giuridico amministrativo, deve prevalere il diritto allo studio.

È stato affermato, inoltre, l’importantissimo principio giuridico secondo cui, a differenza di quanto sostenuto dal Ministero nei propri bandi, è ben possibile spiegare e valutare le ragioni che hanno portato alla mancata conferma di interesse che, ove eccezionali e di forza maggiore, ben possono giustificare il mancato adempimento. In tal senso, qualche giorno dopo seguendo il Consiglio di Stato, si è espresso anche il TAR Lazio, spiegando che “tal clausola di chiusura, dev’esser applicata secondo ragionevolezza, in base, cioè, alle peculiari vicende personali che giustifichino, con adeguata motivazione, talune e rigorosamente verificate posizioni peculiari”.