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Ampliamento dei posti a Medicina: oggi in aula il Ministro risponderà al question time

L’indecente balletto dei numeri di Medicina arriva in Parlamento. Oggi alle 15, nell’ambito del question time, il Ministro della Salute risponderà all’interrogazione degli On.li LO MONTE, COMMERCIO, LOMBARDO e OLIVERI Per sapere quali immediate iniziative intenda adottare al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico e di migliorare il sistema di rilevamento (criteri ed analisi) del fabbisogno formativo delle facoltà di medicina e chirurgia, nonché dei corsi di laurea in area sanitaria”.

Ecco il testo del question time che, come avrete modo di leggere, riporta lo sconvolgente scenario già da noi più volte denunciato sull’assurda istruttoria che governa il numero di posti banditi dai vari Atenei con l’avallo del MIUR.

LO MONTE, COMMERCIO, LOMBARDO e OLIVERI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
i dati oggettivi di previsione (piano sanitario nazionale 2011-2013) dimostrano che esiste in Italia una forte concentrazione di personale medico nella fascia di età superiore o uguale ai 60 anni, per cui è possibile stimare che circa 17 mila medici lasceranno il servizio sanitario nazionale entro il 2015;
a partire dal 2013 è ipotizzabile, avuto riguardo al numero medio di laureati in medicina e chirurgia per l’anno accademico e la quota di questi che viene annualmente immessa nel servizio sanitario nazionale, un saldo negativo fra pensionamenti e nuove assunzioni;
tale scenario risulterà ancora più marcato nelle regioni impegnate con i piani di rientro a causa del blocco delle assunzioni;
anche per l’anno accademico 2011-2012 la programmazione nazionale dei corsi di laurea della facoltà di medicina e chirurgia non si è svolta secondo i criteri, le analisi e le stime ponderate dell’effettivo fabbisogno;
lo stesso rilevamento del fabbisogno formativo, ancora una volta, è stato accertato oltre la naturale scadenza del 30 aprile 2011, con la conseguenza che i Ministeri della salute e dell’istruzione, dell’università e della ricerca hanno dovuto adottare il provvedimento che stabiliva il numero degli studenti iscrivibili e la relativa ripartizione fra le università soltanto in base ai dati forniti dalle regioni e della «potenzialità formativa» dichiarata dagli atenei;
infatti, nel corso di una riunione tecnica svoltasi l’11 maggio 2011, «le regioni e le province autonome ed il Ministero della salute, in considerazione dell’urgenza di perfezionare l’accordo in oggetto, hanno concordato di eliminare la tabella relativa al confronto fabbisogni associazioni vs regioni»;
nonostante la gravità di tale omissione, il Ministero della salute ha comunque effettuato, ai sensi dell’articolo 6-ter del decreto legislativo n. 502 del 1992, la rilevazione relativa al fabbisogno professionale del medico chirurgo per l’anno accademico 2011-2012, sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano in data 18 maggio 2011;
dalle tabelle predisposte Ministero della salute il 27 aprile 2011 il fabbisogno formativo, suddiviso per regioni e province autonome, di medici chirurghi risultava di 10.566 unità (secondo le associazioni rappresentative di gran lunga superiore);
com’è noto, per medicina, rispetto alla media di 7.500 posti annui degli ultimi 14 anni, durante i quali il totale è stato di 104.000 invece dei 130.000 stimati con il turnover al 2,7 per cento, per l’anno accademico 2011-2012 sarebbe stata necessaria un’offerta formativa di almeno 11.000 posti, ovvero l’aggiunta di almeno 1.500 ai 9.500 posti dell’anno accademico 2010-2011;
a conclusione di tale tortuoso procedimento i Ministeri dell’istruzione, dell’università e della ricerca e della salute hanno quantificato in 9.501 i posti disponibili per l’accesso al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia per l’anno accademico 2011-2012;
il Ministro interrogato, ancora un anno fa, nel corso dello svolgimento dell’interrogazione a risposta immediata (n. 3-01223) aveva affermato che: «Per quanto concerne poi la professione medica il concetto è diverso, perché il trend è invece in costante diminuzione. Si stima che a partire dal 2014 il numero dei medici comincerà a decrescere, e che nel 2018 avremo 22 mila professionisti in meno; quindi i Ministeri, le regioni e la Federazione dei medici hanno chiesto un aumento dell’offerta formativa, cui l’università ha risposto progressivamente incrementando il numero da 7.366 dell’anno accademico 2007-2008 a 8.800 per il prossimo anno. Dunque, come si vede, entrambi i Ministeri, e il nostro in particolare, sono impegnati con queste iniziative e con altre iniziative innovative, in sinergia con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al fine di promuovere politiche attive per fronteggiare la carenza di personale sanitario»;
a causa del sistema di rilevamento del fabbisogno, verosimilmente approssimativo, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per gli anni accademici 2009-2010 e 2010-2011, è già stato costretto ad ampliare, in modo forfettario (10 per cento) e con buona pace dei criteri di rilevamento, il numero di posti per immatricolazioni al corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia;
gli atenei, inspiegabilmente, a fronte di precedenti comunicazioni circa il numero massimo di posti per l’offerta formativa, nulla hanno obiettato con riferimento ai predetti ampliamenti;
l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel 2009, seppure con riferimento ai corsi di laurea in odontoiatria (medesimi criteri con numero chiuso) ha inviato, tra gli altri, al Parlamento, a sensi dell’articolo 21 della legge n. 287 del 1990, una segnalazione circa le modalità di individuazione del numero chiuso per l’accesso ai corsi di laurea, auspicando «il massimo ampliamento possibile dei posti universitari disponibili» e rendere «trasparente il relativo processo decisionale»;
anche per l’anno accademico 2011-2012, stante l’evidente insufficienza del numero dei posti assegnati dal Ministero della salute rispetto all’effettivo, reale ed accertato fabbisogno formativo, risulta doveroso un ampliamento del 20 per cento dei posti per immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina e chirurgia –:
quali immediate iniziative intenda adottare al fine di attenuare la carenza strutturale di personale medico e di migliorare il sistema di rilevamento (criteri ed analisi) del fabbisogno formativo delle facoltà di medicina e chirurgia, nonché dei corsi di laurea in area sanitaria. (3-01849)

Posti vacanti riservati agli extracomunitari: si all’attribuzione ai comunitari

IL CASO. Come ogni anno, da ormai un decennio, nessun cinese sbarca in uno degli Atenei isolani per studiare Medicina. I non pochi ed ambitissimi posti rimangono liberi e diversi soggetti comunitari chiedono al T.A.R. Catania che gli vengano attribuiti. Quest’anno poi, con l’introduzione del punteggio minimo di 20 punti per entrare in graduatoria, sono, allo stato, ben 23 su 25 i posti rimasti liberi pari ad oltre il 10% dell’intero contingente bandito.

Sarà possibile attribuire tali posti vacanti ai cittadini comunitari che abbiano utilmente partecipato al concorso? Un nuovo e convito si, dopo quello di un mese fa, arriva dal T.A.R. Catania.

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La battaglia per la libertà di insegnare anche al fianco dell’ADI Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca italiani

 

Comunicato stampa congiunto ADI-ADIDA

L’ADI, rappresentata e difesa dagli Avv.ti Peter Lewis Geti, Michele Bonetti e Santi Delia, ha impugnato gli atti e i decreti di istituzione del tirocinio formativo attivo (TFA) istituito dal MIUR, intervenendo nel processo ADIDA a difesa dei diritti di un precario della terza fascia in possesso di dottorato di ricerca. L’interessato sarà infatti costretto a sostenere anche un test per entrare nei c.d. TFA nonostante anni e anni di insegnamento che ha alle spalle.

La scelta dell’ADI di aderire all’azione legale instaurata dall’ADIDA nasce dalla volontà condivisa di far emergere la questione della valorizzazione del dottorato di ricerca, il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa. Questo processo, nonostante l’impegno delle due associazioni, ancora tarda ad affermarsi nel nostro paese.

L’emanazione del decreto sulla formazione iniziale docenti ha fatto emergere, amplificandola, la contraddizione e la conseguente frustrazione vissuta dai dottori di ricerca, molti dei quali docenti precari di III fascia che, a dispetto del titolo acquisito, della comprovata competenza scientifico-disciplinare, dell’esperienza acquisita “sul campo” dopo anni di servizio nelle scuole italiane, si vedono paragonati a dei giovani neolaureati con al più il riconoscimento di un punteggio spendibile per posizionarsi nelle graduatorie dalle quali, se tutto va bene, accedere ai TFA.

Le implicazioni della situazione si aggravano se si pensa che ai dottorandi era preclusa per legge la possibilità di frequentare un corso abilitante parallelamente al proprio dottorato, che dal 2007 le scuola di specializzazione per abilitarsi non esiste più e che molti dottori di ricerca potevano avere un ruolo attivo nei percorsi abilitanti.

Quale sia la ragione di una simile “svista” all’interno della norma non è cosa facile da capire e, date le difficoltà a fare affermare un principio più equo nei confronti di questa particolare categoria di docenti, la via giudiziaria accompagnata da una costante azione politica delle nostre associazioni è sembrata al momento la più efficace.

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DOVE CONVIENE EFFETTUARE IL TEST?

In tantissimi hanno in tasca più iscrizioni presso diverse sedi universitarie. Quale scegliere per il 5 settembre?

Gli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti & Partners mettono a disposizione uno studio statistico dell’Unione degli Universitari che a nostro avviso potrà essere indicativo per le Vostre scelte.

I nostri migliori saluti.

Santi Delia & Michele Bonetti

 

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Processo all’Università di Messina (test 2010): il T.A.R. Catania accoglie i ricorsi e manda gli atti alla Procura della Repubblica

Sono state pubblicate nel pomeriggio di ieri 24 agosto 2011 le attese sentenze riguardanti il concorso per l’ammissione al Corso di Laurea in Medicina presso l’Ateneo di Messina. Il T.A.R. Catania ha accolto tutti i ricorsi e confermato l’iscrizione per tutti i ricorrenti che, ormai dal secondo trimestre, erano già iscritti con riserva grazie alla “sospensiva”.

Secondo il T.A.R. Catania, “a conferma del’orientamento già espresso in sede cautelare – la piena utilizzabilità dei posti predeterminati (anche in termini di fabbisogno sociale) sia più aderente ai principi costituzionali enunciati negli articoli 33 e 34 della Costituzione e ai canoni di logica e ragionevolezza dell’operato della pubblica amministrazione (cfr. in tal senso Cons. Stato, sez. VI, 10 settembre 2009, n. 5434 che privilegia la tesi volta ad assicurare lo scorrimento degli studenti comunitari, utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari restati non utilizzati, poiché “…la garanzia del diritto allo studio sancita dall’art. 34, primo comma della Costituzione si qualifica come diritto della persona e non soffre limitazioni in relazione al grado di istruzione”).

Nonostante l’accoglimento di tale motivo che consentirà ai tanti ricorrenti di studiare e quindi di ottenere la massima soddisfazione possibile, il T.A.R. si occupa anche della dennunciata lesione dell’anonimato e dell’anomala gestione della prova di concorso da parte dell’Ateneo di Messina.

Il T.A.R., pur non possedendo la prova “regina” grazie alla quale vi sarebbe la certezza che un soggetto sarebbe stato avvantaggiato a scapito di altri, “non può fare a meno di rilevare come non risulti logica e coerente con le sopra citate esigenze di regolare svolgimento delle prove invocate dalla commissione (in particolare sotto il profilo delle verifica che ogni candidato rediga il proprio elaborato) la documentata circostanza che la consegna dei moduli non è stata casuale, ma è stata eseguita in modo progressivo nei confronti dei candidati effettivamente partecipanti alla selezione; i test sono stati, infatti, consegnati secondo lo stretto ordine già assegnato secondo l’elenco predisposto, omettendo quindi la consegna dei test che sarebbero stati assegnati ai candidati assenti (cfr., a titolo esemplificativo, numeri progressivi 2, 22, 29. 38,39, 43,46 ), nonostante il chiaro contenuto dispositivo dell’art 13 citato, in base al quale la distribuzione dei plichi va eseguita “in relazione al numero dei partecipanti” e quindi ai candidati effettivamente presenti alle prove e non anche agli assenti (art 13, comma 3° dm 10 giugno 2011). E’ evidente che tale anomala modalità di distribuzione dei plichi ai candidati, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento della procedura concorsuale, anche se in concreto non è possibile stabile – in assenza di alcun accertamento dei fatti in sede penale – “se” ed eventualmente “in quale misura” il predetto modus operandi abbia falsato lo svolgimento delle prove“.

Anche per tali ragioni nonchè per tutte quelle denunciate in ricorso, nei motivi aggiunti e nelle memorie difensive (“le articolate ricostruzioni di parte ricorrente operate nel ricorso introduttivo, nel ricorso per motivi aggiunti e nelle memorie difensive, tutte finalizzate a mettere in luce l’uso distorto della gestione dello svolgimento della prova da parte della commissione e lo stretto collegamento tra violazione delle regole di anonimato e la possibilità di dolose manomissioni del contenuto degli elaborati”), il T.A.R. usa il gravissimo e pesantissimo rimedio della trasmissione degli atti al Giudice Penale ordinando “la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Messina, competente per territorio in relazione al luogo di svolgimento del concorso, per la valutazione della sussistenza di eventuali ipotesi di reato nei fatti descrittii”.

L’UDU, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia esprimono grande soddisfazione giacchè, dopo un decennio di illegittima gestione della prova, per bocca del T.A.R. è stato chiarito (nella speranza che non si ripeta più, che “tale anomala modalità di distribuzione dei plichi ai candidati, non giustificata da alcuna valida ragione coerente con le finalità di trasparenza delle procedure concorsuali è sintomatica di un non corretto svolgimento della procedura concorsuale” e sarà la Procura della Repubblica ad accertare eventuali responsabilità.

Il concorso, comunque, non è annullato giacchè il T.A.R., “in attuazione del principio di effettività della tutela di cui all’art. 1 del c.p.a., non [ritiiene di voler] sottaciere le possibili conseguenze di un annullamento della procedura derivanti da eventuali illegittimità basate solo su vizi sintomatici e analisi probabilistiche che sarebbero satisfattive delle pretese dei ricorrenti solo nelle misura dell’interesse strumentale alla riedizione della prova, mentre gli stessi potrebbero trarre più ampio vantaggio dall’accoglimento di altre censure (in particolare quelle che hanno condotto all’accoglimento delle domande cautelari e all’ammissione con riserva di alcuni ricorrenti). Inoltre, nella fattispecie in esame caratterizzata dall’incerta incidenza della presunta violazione procedimentale sullo svolgimento delle prove, l’esigenza di effettività della tutela giurisdizionale impone l’individuazione di un punto di equilibrio per evitare che il rimedio ad un’ingiustizia si traduca in una generalizzata e più grave ingiustizia nei confronti dei candidati che hanno regolarmente svolto le prove e si collocati in posizione utile per l’immatricolazione al primo anno del Corso di Laurea“.

Il T.A.R. quindi, anche in ragione dell’accoglimento degli altri motivi  (redistribuzione dei posti inizialmente riservati agli extracomunitari o lasciati comunque liberi da studenti comunitari per rinunce, trasferimenti o passaggi ad anni di corso successivi), ritiene più equilibrato lasciare validi gli atti di concorso e demandare al Giudice penale l’accertamento di responsabilità.

Clicca qui per leggere le sentenze del T.A.R. Catania, Sez. I, 24 agosto 2011, nn. 2103, 2104, 2105, 2106

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Partono i ricorsi sui trasferimenti dall’estero

Sui nostri ricorsi la giurisprudenza del G.A. ha già ritenuto che il mancato superamento del concorso di ammissione presso un Ateneo Italiano “non è di per sé ostativo al trasferimento presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di una Università italiana” giacchè “le ragioni del ricorrente a vedersi valutata la propria istanza di trasferimento non appaiono manifestamente infondate, sia perchè non sussiste un espresso divieto normativo per i trasferimenti degli studenti iscritti ad Università appartenenti ad altri Stati, sia perchè, prima facie, il rispetto del numero programmato nazionale va rapportato al primo anno del corso di laurea e non a quelli successivi, laddove per questi ultimi si sia verificata una diminuzione del numero degli iscritti (come accaduto nel caso di specie, alla luce di quanto risulta dal D.R. n. x) e quindi sussista una disponibilità di posti (che altrimenti verrebbe illogicamente persa)” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 10 dicembre 2010, n. 27157). Ancora, secondo altro T.A.R. “allo stato della normativa generale e speciale che regolamenta il passaggio da Università straniere non è prevista la sottoposizione dello studente ad un esame eguale a quello necessario per l’accesso al primo anno del corso di laurea, talchè l’iscrizione risulta subordinata alle sole condizioni attualmente previste”e non può essere negata (T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. I, 3 giugno 2010, n. 681 e C.G.A. n. 166/08);

Gli studi dell’Avv. Santi Delia e dell’Avv. Michele Bonetti & Partners dopo alcune vittorie ottenute sul TAR Abruzzo proseguono la campagna per il diritto al sapere.

A differenza di quanto continuano a ritenere alcuni Atenei, secondo la C.G.E., “si deve rammentare, in limine, che se è pur vero che il diritto comunitario non arreca pregiudizio alla competenza degli Stati membri per quanto riguarda l’organizzazione dei loro sistemi di istruzione e di formazione professionale – in virtù degli artt. 165, n. 1, TFUE, e 166, n. 1, TFUE -, resta il fatto, tuttavia, che, nell’esercizio di tale potere, gli Stati membri devono rispettare il diritto comunitario, in particolare le disposizioni relative alla libera circolazione e al libero soggiorno sul territorio degli Stati membri (v., in tal senso, sentenze 11 settembre 2007, causa C-76/05, Schwarz e Gootjes-Schwarz, Racc. pag. I-6849, punto 70, nonché 23 ottobre 2007, cause riunite C-11/06 e C-12/06, Morgan e Bucher, Racc. pag. I-9161, punto 24). Gli Stati membri sono quindi liberi di optare o per un sistema di istruzione fondato sul libero accesso alla formazione – senza limiti di iscrizione del numero degli studenti -, ovvero per un sistema fondato su un accesso regolato che selezioni gli studenti. Tuttavia, che essi optino per l’uno o per l’altro di tali sistemi ovvero per una combinazione dei medesimi, le modalità del sistema scelto devono rispettare il diritto dell’Unione e, in particolare, il principio di non discriminazione in base alla nazionalità (tanto degli Atenei di provenienza quanto degli studenti, n.d.r.)” (C.G.E., Sez. Grande, 13 aprile 2010, proc. n. C-73/08).

i nostri studi sono a disposizione per una qualificata consulenza e per la predisposizione di ricorsi diretti ad ottenere il trasferimento.

(1) Secondo il T.A.R. Abbruzzosarebbe contraria all’apicale principio di libertà di circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati comunitari, suscettibile di applicazione non irrilevante nel settore dell’istruzione tenuto conto degli obiettivi perseguiti dagli art. 3, n.1, lett. q), Ce e 149 n. 2 secondo trattino, Ce, in quanto teso a favorire la mobilità degli studenti (cfr. Corte di Giustizia, Grande Sezione, 23.10.2007, n. 12), neppure essendo stata in alcun modo opposta (e, per vero, neppure prospettata) la non equipollenza delle competenze e degli standards formativi richiesti per l’accesso all’istruzione universitaria nazionale (Sez. I, 22 dicembre 2010, n. 858; si veda anche ord. 28 gennaio 2010, n. 30, con la quale “ritenendo sussistere i presupposti di legge”, è stato sospeso “il Decreto Rettorale 6 novembre 2009 con il quale in ottemperanza all’invito del MIUR, era stato disposto il diniego di accoglimento dei fogli di congedo e domande di proseguimento studi degli studenti provenienti da paesi comunitari”).

Numero chiuso: la nostra battaglia per la libertà di studiare, i nostri successi per non arrestare il sapere…Vai al video

L’anno accademico che sta per concludersi ha segnato dei momenti storici ed indelebili nella nostra campagna etica per la libertà di studiare.

Mai, nella storia del numero chiuso, tanti studenti esclusi da un test di ingresso ingiusto ed illegittimo erano riusciti ad aprirsi la porta del corso di laurea cui da sempre avevano aspirato.

Clicca qui per vedere il video informativo di presentazione della campagna per il diritto di studiare

Video in HQ

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Trasferimento da Università straniere: si al rito del silenzio se l’Ateneo non riscontra la richiesta di nulla osta

Una studentessa, iscritta al secondo anno dell’Università dell’Ovest “Vasile Goldis” della Romania, facoltà di Medicina Farmacia e Medicina Dentaria, dopo aver sostenuto (presso la predetta Università) le materie relative ai primi due anni di corso, chiedeva ad un’Università italiana il nulla osta per il trasferimento presso la facoltà di Medicina e Chirurgia, propedeutico per l’iscrizione al terzo anno del corso in odontoiatria per l’anno accademico 2010/2011.

L’Università non ha adottato alcun provvedimento in merito alla predetta istanza, sebbene sia decorso il termine di legge entro il quale essa si sarebbe dovuta pronunciare e la studentessa ha adito il T.A.R. usando il rito del silenzio.

Secondo il T.A.R. legittimamente essendo comunque onere dell’Ateneo riscontrare l’istanza della studentessa.

T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. III, 13 luglio 2011, n. 1811

Avv. Santi Delia

ADIDA: LA BATTAGLIA NON SI ARRESTA E IL TAR VUOLE VEDERCI CHIARO E ANDARE FINO IN FONDO

Di seguito il comunicato dell’associazione Adida da noi rappresentata in giudizio contro il decreto che istituisce i tirocini formativi attivi.
Lo studio dell’Avvocato Santi Delia è al fianco dei precari della terza fascia della scuola.

Prosegue la battaglia di Adida contro il c.d. T.F.A., politicamente con interpellanze e interrogazioni da depositare nei prossimi giorni in Parlamento e giuridicamente con i ricorsi pendenti diretti ad annullare il Decreto Gelmini di istituzione dei tirocini formativi attivi.

“Il 26 maggio 2011 si è svolta la prima udienza in camera di consiglio dinanzi alla Sezione Terza bis del Tar del Lazio”, riferisce la coordinatrice nazionale Prof.ssa Barbara Borriero ai propri ricorrenti, “i nostri legali hanno fatto sì che il processo non subisse una battuta di arresto e una pronuncia negativa con la c.d. sospensiva, ovvero un primissimo provvedimento cautelare di natura provvisoria. Tutti i ricorsi proposti dagli altri sindacati che hanno chiesto tale pronuncia sono stati rigettati e riceveranno una battuta d’arresto, poiché la loro udienza definitiva verrà fissata tra moltissimo tempo. Abbiamo scelto di rinviare la causa al merito, ovvero alla fase definitiva del processo, considerando l’orientamento cautelare del Tar del Lazio e la riferita necessità di approfondire la questione nel merito e di non volersi basare su pronunce di carattere provvisorio. Ma la via legale non è l’unica che percorriamo, far sottoporre docenti esperti al Tirocinio Formativo dopo anni e anni di lavoro è ingiusto e incostituzionale ed è per questo che stiamo organizzando un grande sit in sotto il Ministero chiedendo a tutti i nostri ricorrenti di aderire.”

“La prossima udienza sarà probabilmente fissata dopo l’estate” – riportano gli Avvocati incaricati del ricorso Michele Bonetti, Santi Delia, Riccardo Gozzi“con Adida abbiamo predisposto i motivi aggiunti per impugnare ulteriori atti che ha emanato la Pubblica Amministrazione, in particolare il Decreto Ministeriale sopravvenuto del 4 aprile 2011 n. 139 e la circolare del 29 aprile 2011”

Adida attende gli sviluppi processuali, informando che sono stati già notificati ulteriori accessi agli atti per scoprire i dati falsati dal Miur per giustificare il numero chiuso nei Tfa e la non ammissione in soprannumero dei precari della terza fascia.

Sul punto, i legali avanzeranno specifiche istanze istruttorie al Tar. Adida non si ferma e la sua battaglia non si arresta…

Studio Legale Avvocato Santi Delia