Esame avvocato: quando il voto numerico si sgretola di fronte ad una ricorrezione. Cronaca (ennesima) di una bocciatura smentita dagli stessi commissari.

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Sono giorni particolarmente sentiti per i nostri giovani colleghi, alle prese con i risultati dell’esame di abilitazione oramai pubblicati da tutte le Corti d’Appello. Proprio in questo frangente giungono i risultati delle ricorrezioni ordinate dal C.g.a.  per la sessione del 2015; ed anche in questo caso, come già era precedentemente successo per altri nostri assistiti, assistiamo a delle vere “rivoluzioni”.

In particolare degli elaborati ritenuti largamente insufficienti hanno raggiunto votazioni altissime, vicine al massimo: un atto giudiziario che stando alla prima valutazione doveva mancare persino degli elementi essenziali per essere considerato tale, tanto da ottenere un modesto 25, con la ricorrezione si “trasforma” in un atto “modello” tanto da meritare un sontuoso 40.

Si comprende immediatamente come, oggi più che mai, non sia possibile, per i giudici amministrativi che si trovano ad affrontare questa tipologia di ricorsi, trincerarsi dietro la formula della sufficienza del voto numerico per evitare qualsiasi forma di analisi. Il sindacato sulla discrezionalità tecnica deve consentire, laddove la votazione espressa con il voto numerico non risponda al reale valore del compito, una valutazione corretta e realmente rispondente ai valori espressi. Altrimenti, sarebbe più onesto ammettere che il nostro sistema impedisce la tutela giurisdizionale per tutti quei concorsi ed esami che si concludono con una semplice votazione numerica, con buona pace di ogni forma di garantismo e trasparenza. E tutto questo a quasi 30 anni dalla L n. 241/1990.

Studio Legale Avvocato Santi Delia