Tribunale di Messina: anche gli ex specializzandi che hanno iniziato i corsi prima del 1991 hanno diritto al risarcimento dei danni.

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Il Tribunale di Messina accoglie l’azione dell’Avvocato Santi Delia e apre le porte ai risarcimenti degli specializzandi definiti da esso stesso “a cavallo”. Anche a tali soggetti vanno riconosciuti risarcimenti sino a 50 mila euro.

L’onere della prova circa il mancato svolgimento di attività incompatibile, inoltre, è in capo all’Amministrazione e non agli specializzandi.

Sono questi i principi innovati su una materia che conta già migliaia di provvedimenti giudiziali ma continua ad impegnare i Tribunali di tutta Italia su situazioni ancora specifiche e peculiari.

Secondo il Tribunale, “a causa dell’evoluzione normativa sommariamente delineata è stato possibile distinguere, durante tutto l’arco di tempo che va dalla scadenza del termine per l’attuazione della direttiva 76/82 ai giorni nostri, quattro diverse categorie di specializzandi in medicina: 1) quelli specializzatisi tra il 1982 e fino al 1991 che non hanno beneficiato di alcun trattamento economico; 2) quelli che hanno frequentato i corsi di specializzazione in parte prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 257/91 ed in parte successivamente – i c.d. “specializzandi a cavallo” – ai quali non si applica il D.Lgs. 257/91 e che vanno equiparati ai soggetti rientranti nella prima categoria (v. Cass. Civ., sent. n. 1917 del 09.02.2012)“.

Ma quanto spetta, ed a che titolo, agli ex specializzandi che non sono stati retribuiti nonostante abbiano svolto la loro attività dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. del 1991?

Spettano circa 7.000 euro per anno oltre interessi legali dal 2000. In tutto circa 50.000 euro a titolo risarcitorio. Il Tribunale di Messina, difatti, ha ritenuto fondata la domanda risarcitoria spiegata (e non quella diretta all’applicazione della norma) e ciò perché “il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/Cee e n. 82/76/Cee, non autoesecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione ex lege dello Stato, di natura indennitaria. Ne consegue che, essendo lo Stato italiano l’unico responsabile di detto inadempimento e, dunque, l’esclusivo legittimato passivo in senso sostanziale, non è configurabile una responsabilità, neppure solidale, delle Università presso le quali la specializzazione venne acquisita…”.

Di chi è stata la responsabilità di un contenzioso che è già costato centinaia di milioni di euro al nostro Stato?

Secondo il Tribunale della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha commesso un fatto illecito. “In ordine ai presupposti previsti dall’art. 2043 c.c., sussiste, ad opinione di questo giudicante, il fatto illecito consistente nel già accertato inadempimento dello Stato italiano all’obbligo di adeguare la normativa interna alle disposizioni comunitarie e, conseguentemente, anche il danno ingiusto subìto dall’odierno ricorrente come conseguenza di una condotta antigiuridica posta in essere dallo Stato italiano. A fronte, poi, della generica contestazione delle Amministrazioni convenute in ordine alla sussistenza dei presupposti per la concessione della borsa di studio e, conseguentemente, del subordinato diritto risarcitorio, rileva questo giudice che l’effettiva frequenza del corso di specializzazione da parte del ricorrente è comprovata dal certificato allegato in atti del direttore della scuola di Specializzazione, mentre il non aver esercitato attività libero professionale esterna, né altre attività lavorative, costituisce fatto negativo che il ricorrente non può provare, gravando invece sulle convenute l’onere della prova del fatto positivo contrario, e cioè l’avvenuto esercizio di attività libero professionale esterna“.

Studio Legale Avvocato Santi Delia