SPRECO DI SOLDI PUBBLICI? LA PARTECIPATA APPALTA ALL’ESTERNO LA SICUREZZA AZIENDALE. DAL TRIBUNALE DI MESSINA ARRIVA LA CONDANNA.

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Il Tribunale di Messina Sezione Lavoro, con ordinanze del 23 Luglio 2020, ha dichiarato illegittimi gli atti di concorso “nella parte in cui la Commissione esaminatrice ha escluso il ricorrente per mancanza del requisito dell’inquadramento e la conseguente esclusione” e “ordina alla società resistente di procedere all’affidamento dell’incarico nei suoi confronti” che “costituisce attività vincolata e non discrezionale, atteso che il lavoratore è l’unico soggetto partecipante alla procedura e il bando espressamente prevede che “nel caso in cui pervenisse una sola domanda, rispondente ai requisiti richiesti, l’incarico, previa adeguata formazione ed affiancamento, sarà affidato”.

Si è conclusa così la vicenda di un dipendente della società “Messina servizi Bene Comune”, finita sotto la lente del Tribunale di Messina, il quale “con due diverse pronunce”, commenta l’Avv. Santi Delia, founder di Bonetti & Delia, “ha confermato la sussistenza delle illegittime scelte di esclusione comminate ai danni di un rappresentante sindacale dapprima per tale qualità e, successivamente, per presunta carenza di adeguato livello di inquadramento”.

La vicenda?

Correva l’anno 2019, la Società partecipata dal Comune, indiceva una selezione volta al reclutamento di un responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (R.S.P.P.), da individuare all’interno del personale in possesso del diploma di istruzione secondaria.

L’incarico, ribadiva il bando, sarebbe stato aggiudicato nel “rispetto dei principi di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza”, accordando altresì “PREFERENZA AI PRIMI TRE CANDIDATI PIÙ GIOVANI E CON LIVELLO DI INQUADRAMENTO COMPRESO TRA IL 5° E L’8°”.

Lo stesso bando, tuttavia, “in maniera del tutto irragionevole” prevedeva che “sono esclusi dalla partecipazione al presente bando i rappresentanti dei lavoratori a vario titolo”.

A seguito della notifica della prima azione giudiziale, la Commissione riteneva di cambiare le regole del bando non applicando la ragione dell’esclusione dovuta all’appartenenza alla sigla sindacale escludendo, tuttavia, l’aspirante responsabile della sicurezza per la mancanza di adeguato livello di inquadramento.

Il ruolo, frattanto, veniva attribuito dapprima ad un professionista individuato fiduciariamente dalla partecipata del Comune, con un compenso trimestrale di € 10.000 e successivamente affidato dopo indagine di mercato ad altra Società per un ulteriore biennio con un importo a base d’asta di € 80.000.

Al dipendente quanto sarebbe spettato? Nulla avrebbe agito a titolo gratuito, come aveva già fatto in passato, nell’ambito delle sue mansioni.

 “A fronte di un servizio che il dipendente aveva (ed avrebbe) svolto gratuitamente e nell’ambito delle sue mansioni”, chiosa l’Avvocato Santi Delia, la partecipata ha preferito offrire un’interpretazione del bando, delle norme e della contrattazione collettiva che ne escludesse la partecipazione e che, secondo il Tribunale, prima in composizione monocratica e poi collegiale adito dallo stessa Società in sede di reclamo,  “diversamente da quanto sostenuto dalla Messinaservizi Bene Comune S.p.a. non prevedeva quale requisito necessario per la partecipazione il possesso del sesto livello di inquadramento”.

Probabilmente, a fronte di un servizio comunque assicurato alla Società partecipata ed alla collettività, tali risorse pubbliche potrebbero essere sfruttate per rendere la città ancora più vivibile anziché investirli in contenziosi (costato alle casse della partecipata una condanna complessiva di oltre 4.000,00 euro, in ragione della condanna dal Tribunale anche al doppio del contributo unificato) e incarichi come quelli in commento.