Stabilizzazioni precari: la Legge “Madia” non impedisce l’assunzione di lavoratori con contratti a tempo indeterminato.

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Salvi migliaia di lavoratori: possono ripartire le procedure per il “reclutamento del personale sanitario necessario a fronteggiare e gestire nel medio-lungo periodo l’emergenza epidemiologica da COVID -19

Il Tribunale di Messina, Sezione Lavoro, in composizione collegiale (Pres. Romeo, rel. Bonanzinga) , ha accolto il ricorso dell’Avvocato Santi Delia – name founder di Bonetti & Delia -, e dichiarato l’illegittimità della decisione dell’Ircss Neurolesi Piemonte di Messina, di non procedere alla stabilizzazione dei lavoratori precari da oltre 3 anni presso lo stesso Istituto in ragione della presunta carenza dei requisiti previsti dalla c.d. Legge Madia.

Il tema sottoposto all’esame del Tribunale, invero, ha portata nazionale giacchè – dopo la decisione del mese di febbraio del Consiglio di Stato (nell’ambito di una stabilizzazione bandita dal CNR), secondo cui le stabilizzazioni già avviate e concluse nonchè quelle da attivarsi avrebbero dovuto tener conto del principio di esclusione dei precari storici con contratti a tempo indeterminato in essere – il rischio era quello di migliaia di licenziamenti ed altrettanti lavoratori che dopo anni di lavoro dovevano continuare a rimanere precari o tornare ai vecchi ruoli non più ricoperti da anni.

La questione della platea degli esclusi dalle stabilizzazioni, difatti, aveva frontalmente investito tutte le Amministrazioni impegnate in tali procedure e, in particolare, quelle sanitarie che, grazie ai fondi emergenziali COVID-19, avrebbero potuto attivare e concludere le procedure anche a favore di tali soggetti. Già formati da anni di lavoro precario e pronti a fronteggiare l’emergenza invece di ricorrere a concorsi che, la stessa pandemia da fronteggiare, non consente di attivare.

L’Assessorato alla Salute della Regione siciliana, tra gli altri, già nel mese di giugno 2020, al fine di indirizzare tutte le Aziende sanitarie nelle procedure di stabilizzazione, aveva invocato un chiarimento dalla Funzione pubblica nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri senza che, tuttavia, nonostante i lunghi mesi trascorsi e le migliaia di lavoratori in attesa, tale parere giungesse. E ciò, nonostante, in maniera lungimirante, si fosse “considerata l’attuale esigenza di codeste Amministrazioni, di attivare ogni misura utile ai fini del reclutamento del personale sanitario necessario a fronteggiare e gestire nel medio-lungo periodo l’emergenza epidemiologica da COVID -19“.

Secondo il Tribunale, a differenza del caso deciso dal Consiglio di Stato, e così da conferire serenità e certezza ai migliaia di rapporti già instaurati in questo triennio, “l’avviso relativo alla procedura di stabilizzazione indetta dall’IRCCS, cui ha partecipato la ricorrente, non prevede espressamente tra i requisiti per la partecipazione l’insussistenza di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con altre amministrazioni”.
D’altronde“, continua il Tribunale offrendo una lettura costituzionalmente orientata della norma “l’art. 20 del D.lgs. n. 75/2017, relativo alla procedura di stabilizzazione, non richiede l’assenza di contratti a tempo indeterminato con amministrazioni diverse da quelle
che indicono la procedura di stabilizzazione come requisito per la partecipazione alla procedura (…) e  dalla rubrica dell’art. 20 citato “Superamento del precariato nelle pubbliche amministrazioni”, “non può desumersi che la sussistenza di un contratto a tempo indeterminato con altra amministrazione e per altro profilo sia ostativa alla partecipazione alla procedura di stabilizzazione“.

Si tratta, commenta l’Avvocato Santi Delia, “della prima decisione su un tema di portata nazionale atteso da migliaia di lavoratori e dalle stesse Amministrazioni che, anche per lo spessore degli argomenti esposti, siamo certi farà da guida per le successive assunzioni e non possiamo che essere estremamente felici, tanto per i nostri assistiti che vedono rinosciuti anni di lavoro precario e sottopagato, quanto per il nostro studio che, ancora una volta, a livello nazionale, conferma la propria presenza nell’ambito del pubblico impiego e dei concorsi pubblici offrendo ai giudicanti temi di riflessioni spesso condivisi“.

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