Numero chiuso e sanatoria degli studenti ammessi con la sospensiva: il T.A.R. Lazio segue immediatamente il Consiglio di Stato

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Avevamo parlato di una pietra miliare nella battaglia per il diritto di studiare. Il riconoscimento che quel test, che da un decennio combattiamo, è spazzato via dai buoni risultati degli esami e dalla dimostrazione sul campo del Vostro valore.

I Giudici di Palazzo Spada, prendendo le mosse dal su citato art. 4 comma 2 bis, appena tre settimane fa avevano statuito che: “…dalla documentazione acquisita agli atti, risulta evidente che l’appellato sia stato ammesso a frequentare il primo anno del corso di laurea in medicina e chirurgia in forza della sentenza impugnata che gli ha riconosciuto un punteggio utile ai fini dell’accesso al citato corso di laurea. Avendo lo stesso appellato superato gli esami di profitto previsti per il primo anno cui il test era preordinato ad accedere, ottenendo una valutazione positiva in ognuno di essi (e ciò non è stato smentito o contestato dalla parte appellante), egli ha conseguito il titolo per il quale aveva concorso; ciò in quanto ha esercitato con effettività, sul campo, frequentando i corsi e superando gli esami positivamente, il titolo cui fa riferimento la norma sopra riportata: nel caso, cioè, lo status di studente attestato e confermato dal superamento con profitto del primo anno di corso di laurea. Nè potrebbe essere diversamente, dal momento che l’appellato, con il superamento degli esami del primo anno, ha dimostrato di essere in grado di frequentare il corso per l’ammissione al quale aveva sostenuto il concorso, consolidando, come detto, l’effettività del titolo alla cui acquisizione erano volte le prove oggetto di controversia. Nella specifica situazione va, quindi, affermato il criterio sostanzialista per il suo effetto di raccordo dimostrativo del dato formale. Ciò attraverso una legittima interpretazione estensiva ispirata ai canoni della ragionevolezza e della logicità”.

Il T.A.R. Lazio, ove pendono tutti i nostri ricorsi per centinaia di ammessi che stanno studiando in tutti i corsi di laurea a numero chiuso in Italia, si è immediatamente allineato a tale posizione.

“Il Collegio ritiene di poter condividere quella giurisprudenza (peraltro, di recente confermata da Cons. Stato, sez. VI, 6 maggio 2014, n. 2298) secondo cui, nei casi come quello in esame, ha dichiarato cessata la materia del contendere.

Ed invero, posto che è stata depositata in giudizio la prova che il ricorrente è stato iscritto al primo anno di corso della facoltà di odontoiatria dell’Università di Siena ed ha sostenuto i relativi esami (come affermato in giudizio dalla difesa di parte ricorrente), può trovare applicazione nella fattispecie in esame la previsione contenuta nell’art. 4, comma 2-bis, del decreto legge n. 115 del 2005 secondo cui “conseguono ad ogni effetto l’abilitazione professionale o il titolo per il quale concorrono, i candidati in possesso dei titoli per partecipare al concorso, che abbiano superato le prove d’esame scritte e orali previste dal bando, anche se l’ammissione o la ripetizione della valutazione da parte della Commissione sia stata operata a seguito dei provvedimenti giurisdizionali o di autotutela”.

La norma da ultimo citata, in estrema sintesi, consente all’interessato lo stabile conseguimento del titolo per il quale ha concorso, a seguito del superamento delle relative prove, anche quando tale traguardo scaturisca da provvedimenti giurisdizionali cautelari che hanno determinato il superamento dell’originaria esclusione.

Nel caso di specie, il titolo auspicato dal ricorrente era quello di acquisire lo status di matricola e di studente, titolo in concreto raggiunto mediante il superamento degli esami del primo anno di corso, ciò in quanto l’ammissione del corso di laurea a “numero chiuso” non dà affatto la certezza di ottenere il titolo di laurea, ragion per cui sarebbe errato pensare che la legge citata sia applicabile solo ove il ricorrente acquisisca la laurea; pertanto, il superamento degli esami previsti nel piano di studi equivale a quelle prove scritte e orali a cui la normativa citata fa riferimento (cit. art. 4 comma 2-bis del D.L. n. 115 del 2005)“.

I nostri ricorrenti possono dunque serenamente continuare il proprio percorso ed attendere la fissazione dell’udienza di merito innanzi al T.A.R. Lazio che ha già positivamente delibato posizioni analoghe alla propria.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia