Trasferimenti dall’estero, si pronuncia la Plenaria: avevamo ragione noi.

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Come per il caso “anonimato” a Medicina proprio in questi mesi al centro delle 7.000 ammissioni decretate dal T.A.R. Lazio e dal Consiglio di Stato, anche i “trasferimenti dall’estero” sono stati decisi dal massimo consesso della giustizia amministrativa.

I 44.000 studenti italiani all’estero, possono ora sperare di poter proseguire i propri corsi in Italia. Il C.G.A., su alcuni ricorsi che vedevano coinvolti l’Università di Messina e una decina di studenti provenienti dalla Spagna e dalla Romania, assistiti da, tra T.A.R. Catania e C.G.A., da alcuni avvocati siciliani e romani tra cui il palermitano Girolamo Rubino, il messinese Santi Delia e il compagno di battaglie Michele Bonetti e il romano Umberto Cantelli, aveva chiesto all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato “di chiarire se gli studenti iscritti alla facoltà di Medicina e Chirurgia di una università straniera possano ottenere il trasferimento nell’analoga facoltà di un Ateneo italiano, pur non avendo superato a suo tempo l’esame di ammissione al predetto corso di laurea, per carenza del punteggio minimo necessario”. La decisione: il test non vale più del percorso di studi all’estero. La Plenaria, con argomenti assai innovativi e di grande spessore, ha apertamente sfatato il dogma del test di ammissione ritenendolo di minor valore rispetto ai risultati ottenuti dagli studenti presso gli Atenei esteri ed alle materie ivi superate. Andando persino oltre rispetto all’ordinanza di remissione del C.G.A. (che si era invece concentrato sulla compatibilità del diniego di trasferimento con il diritto interno dubitando di lesione di principi comunitari), inoltre, l’Adunanza Plenaria, in linea con quanto sostenuto dai legali Bonetti e Delia innanzi al T.A.R. Lazio in altri contenziosi pendenti, ha chiarito che negare il trasferimento da sedi comunitarie “si rivela in realtà contrario all’apicale principio di libertà di circolazione e soggiorno nel territorio degli Stati comunitarii (art. 21 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), suscettibile di applicazione non irrilevante nel settore dell’istruzione tenuto conto delle competenze attribuite all’Unione per il sostegno e completamento dell’azione degli Stati membri in materia di istruzione e formazione professionale (art. 6, lettera e), del Trattato), nonché degli obiettivi dell’azione dell’Unione fissati dall’art. 165 n. 2 secondo trattino del Trattato stesso, teso proprio a “favorire la mobilità degli studenti …, promuovendo tra l’altro il riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio””.

Tale tesi, fra gli altri, era stata convintamente sposata dalla Sezione III bis del T.A.R. Lazio, Presieduta da Massimo Luciano Calveri in alcuni pronunciamenti del 2014, in aperto e coraggioso contrasto con la posizione, allora maggioritaria, del Consiglio di Stato.

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