Daily Archives: 13 Novembre 2017

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TRASFERIMENTI TRA ATENEI: I POSTI DEGLI EXTRACOMUNITARI DEVONO ESSERE ASSEGNATI AI RICORRENTI. UNIVERSITA’ DI PALERMO CONDANNATA ALLE SPESE DI GIUDIZIO

Il Tar Palermo, in relazione all’ormai nota questione giuridica sull’assegnazione dei posti riservati agli extracomunitari e rimasti vacanti nei corsi di laurea a numero programmato, ha per la prima volta affermato che, anche in ipotesi di trasferimenti ad anni successivi al primo, qualora fossero residuati posti vacanti destinati a cittadini non comunitari all’esito dell’originario bando di concorso, questi devono essere assegnati per soddisfare le esigenze di altri studenti che ne abbiano diritto.

Tale principio, già più volte condiviso dal Giudice Amministrativo in relazione agli accessi al primo anno di corso all’esito del test nazionale, aveva avuto un brusco arresto lo scorso anno innanzi al Tar del Lazio. Gli Avv.ti Delia e Bonetti, tuttavia, riuscirono a ribaltare tale tesi restrittiva innanzi al Consiglio di Stato che ha, al contrario, dichiarato di “privilegiare la tesi dello scorrimento degli studenti comunitari non utilmente collocati in graduatoria, nei posti assegnati agli studenti extracomunitari rimasti non utilizzati”.

Nel caso odierno invece, al ricorrente, in qualità di studente al II anno del corso di laurea in fisioterapia presso altro Ateneo italiano, era stata illegittimamente negata dall’Ateneo di Palermo l’istanza di trasferimento. L’Università si era solo limitata a sostenere che non v’erano posti liberi per il corso di laurea indicato chiarendo che quelli extracomunitari vacanti all’esito del concorso dell’anno precedente erano ormai definitivamente persi.

Il TAR Palermo, ritenendo illegittima la scelta dell’Ateneo, lo ha condannato a trasferire del ricorrente comminandogli anche la sanzione delle spese di giudizio.

“Ancora una volta”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “si conferma come sia inspiegabile e contraria ai principi costituzionali sul diritto allo studio, la scelta degli Atenei di non assegnare i posti vacanti degli extracomunitari. È una battaglia iniziata tanti anni fa che finalmente ci consente di raccogliere i frutti del lavoro svolto. Il nostro ricorrente, con comprovati motivi familiari, potrà finalmente tornare a studiare vicino ai propri cari. Si tratta dell’ennesimo messaggio rivolto agli Atenei italiani, i quali non potranno più “nascondere” i posti dei candidati extracomunitari non assegnati qualora ne fatta espressa richiesta da chi ne abbia diritto”.

Domani, 15 novembre, scadrà il termine per partecipare alle azioni collettive ed individuali per ottenere l’ammissione all’esito del test 2017. Se vuoi aderire clicca qui o scrivi a santi.delia@avvocatosantidelia.it

Vai all’intervista a Studenti.it

FIT: Docenti esclusi dal concorso agevolato

DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ RICORRERE

Come noto, con il Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 per il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli dei docenti sia su posti comuni sia di sostegno, è stata disposta una fase transitoria al fine di consentire ai docenti già abilitati di poter ottenere il ruolo. Sulla base di ciò entro il 2018 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca bandirà il primo concorso per l’inserimento dei docenti nelle G.R.A.M.A., cioè le nuove graduatorie regionali di merito ed esaurimento.

Il nuovo concorso “semplificato” ha il medesimo impianto del concorso docenti del 2016, con le medesime illegittimità già censurate dal TAR e dal Consiglio di Stato.


CHI PUO’ RICORRERE

Dottori di ricerca.  A nostro modo di vedere la previsione che li esclude è illegittima, in quanto non valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso a tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur. (LEGGI del valore abilitante del titolo di dottorato IN GAE).

Quale è lo stato del contenzioso sui Dottori di ricerca e sul valore abilitante del loro titolo?

La situazione è ancora molto incerta anche all’interno del Consiglio di Stato.

Il 18 dicembre 2017, difatti, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto l’appello pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’immediata iscrizione in G.A.E. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica sul tema “rammentate le pronunce cautelari della Sezione sulla questione della possibile equipollenza tra dottorato di ricerca e abilitazione (nel senso della non manifesta infondatezza della questione, e per l’accoglimento delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 4904/2016, 5450/2016, 1593/2017, 1594/2017, 1937/2017; nel senso invece della non equipollenza, e della diversità ontologica tra percorsi di abilitazione e dottorato di ricerca, con conseguente rigetto delle istanze cautelari, Cons. Stato, sez. VI, ordinanze nn. 5144, 5145, 5153 e 5163 del 2017)”, ha preferito dar seguito alla prima, ordinando, nelle more del merito, l’ammissione in GAE dei ricorrenti.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

La novità Europea. Con una nota datata 12 dicembre 2017 e recapitataci oggi, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest’esame (che è largamente il più ostico ed all’esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all’esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato e, anche su questo, abbiamo ritenuto di accettare le adesioni al ricorso FIT.


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MODALITA’ DI ADESIONE

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono scaricando la seguente documentazione.

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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. Illegittimo il mancato computo degli anni in paritaria.

Il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza Ministeriale sulla mobilità dei docenti, accogliendo l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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