Sport e coronavirus: in Sicilia riaprono circoli e impianti. Il focus aggiornato alla circolare assessoriale.

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Nelle ultime settimane, anche per rispondere ai tanti amici che ci hanno scritto chiedendoci consigli, ci siamo occupati dell’attività sportiva e delle sue limitazioni durante questo periodo di restrizioni legate all’emergenza sanitaria.

Avevamo evidenziato una differenza in talune Regioni rispetto alle indicazioni nazionali che, da ultimo, era pressocchè ovunque venuta meno. In particolare, durante tutto il periodo di emergenza, sul territorio nazionale non è mai stata negata la possibilità di svolgere attività motoria seppur individualmente e in prossimità della propria abitazione, ma, come ricorderete, talune Regioni e taluni Sindaci, avevano, con provvedimenti di fatto inefficaci ma comunque minacciosi nei confronti dei loro residenti, vietatone lo svolgimento.

In Sicilia, in particolare, era servita una nuova ordinanza (del 19 aprile) per stabilire quanto, invero, era già previsto e, dunque, la possibilità di svolgere tale attività.

Di nessun valore, al contrario, potevano dirsi le ordinanze sindacali della stessa Regione che, in maniera alquanto singolare, avevano spostato al 25 aprile la data di concessione di tale possibilità.

In Sicilia, dunque, sino al 19 aprile vigeva (con tutti i dubbi già esplicitati) una “normativa” più stringente con riguardo allo svolgimento dell’attività sportiva rispetto al resto d’Italia.

Oggi, ed è questa la novità (forse il paradosso?), la disciplina siciliana è più ampia.

In Italia, difatti, il DPCM del 26 aprile 2020, all’ar. 1, lett. u) “sospende le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri termali, ricreativi, sociali“.

In Sicilia, invece, seppur a determinate condizioni, taluni di tali soggetti possono svolgere attività. Vediamo chi.

“I circoli, le società e le associazioni sportive sono autorizzati all’espletamento delle proprie attività, purchè in luoghi aperti”.

Il primo presupposto è soggettivo: circoli e associazioni sportive sono gli unici soggetti che possono svolgere attività. Si tratta invero di elemento poco rilevante giacchè la stragrande maggioranza dei soggetti che svolge attività sportiva ha proprio la forma indicata nell’ordinanza.

L’ulteriore presupposto è, invece, decisamente più stringente: il luogo. Deve essere all’aperto.

Non potranno svolgere attività, dunque, i circoli che hanno palestre al chiuso o le associazione sportive dilettantistiche con campi di tennis solo al chiuso.

L’ordinanza regionale indica, inoltre, taluni sport tra quelli ammessi, pur chiarendo che l’elenco non è esaustivo. Tra questi “tennis, ciclismo, canoa, canottaggio e vela, equitazione, atletica e golf” che, come è noto, sono stati ritenuti a rischio praticamente ZERO dal noto report pubblicato dal Politecnico di Milano valutando tutti gli sport. Proprio tutti: dal calcio alla caccia al frullo (che confesso non conoscere).

Anche il nuoto svolto singolarmente in corsia è valutato a rischio 1 ma, all’interno dello stesso sport, il rischio può cambiare a seconda della concreto svolgimento. Il doppio del tennis, difatti, è valutato a rischio 6.

Invero, prima ancora di verificare in concreto quali altri sport potranno essere coinvolti dall’apertura, occorre attendere i successivi provvedimenti regionali che sono annunciati entro le successive 24 ore dall’ordinanza. Si tratta, invero, di provvedimenti decisivi che spiegheranno, in concreto, non solo quali attività sono ammesse e potranno ripartire ma, soprattutto, come.

Si perchè, a ben vedere, è proprio il “come” potrà ripartire l’attività sportiva che sembra decisivo per l’effettiva verifica di quali attività saranno sostenibili ed a che prezzo.

I rappresentanti legali delle strutture, e dunque, in primis i circoli del tennis che avevano sollecitato la Regione a differenziare la loro posizione rispetto agli altri sport, saranno tenuti a:

“a) comunicare l’inizio delle attività al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria Provinciale competente per territorio;

b) dichiarare di essere nelle condizioni di garantire la sanificazione periodica degli spogliatoi e degli spazi comuni;

c) autocertificare la sussistenza dei requisiti di rispetto delle regole precauzionali secondo la circolare che verrà emanata dall’Assessorato regionale della Salute entro 24 dalla data di entrata in vigore della presente ordinanza“.

La circolare è arrivata oggi 3 maggio 2020 e possiamo commentarla.

Innanzi tutto svela la ratio a cui non può che porgersi un plauso.

La ratio di tale disposizione è da rinvenirsi nella necessità di fornire una valida ed equivalente alternativa all’utilizzo di parchi e ville comunali così come consentito dal D.P.C.M. del 26 aprile 2020, tesa, in quanto tale, alla limitazione del rischio di sovraffollamento dei suddetti spazi aperti“.

Non un ampliamento delle previsioni nazionali ma, correttamente, un “alleggerimento” delle stesse. Vi è la disponibilità di altre ed analoghe aree rispetto ai parchi ed alle ville …. perchè non sfruttarle, per di più se, a differenza delle ville e dei parchi, il controllo del rispetto dei circoli sarà ben più stringente essendovi un’espressa responsabilità dei legali rappresentanti che avranno un interesse ancora più diretto (dei custodi dei parchi che ci appaiono abbastanza inermi per la vastità dello spazio da controllare) al loro rispetto.

Tale circolare, difatti, verosimilmente, si confrontata con le indicazioni presenti sul già citato rapporto che il nostro studio ha potuto leggere in via riservata e che, anche per le discipline a rischio praticamente zero, impone stringenti indicazioni che, ove applicate alla lettera, farebbero diventare impossibile (o quanto meno non più piacevole) lo svolgimento dello sport stesso.

Non a caso, difatti, sono ammessi gli “sport con racchetta (tennis, padel e tennistavolo), da svolgersi esclusivamente in forma singolare e in luoghi aperti”: nessun accesso, dunque, ai campi coperti anche con strutture precarie (c.d. palloni e pressostrutture).

Tra gli sport ammessi: troviamo “ginnastica individuale; uso di qualsiasi bicicletta, anche mountain bike; motocross; uso dei pattini o simili; pesca subacquea, apnea, diving e nuoto in acque libere, purché esercitati nel sito più vicino alla propria abitazione. E’ altresì ammessa la pratica di qualsiasi sport, esclusivamente e rigorosamente in forma individuale, che contempli l’utilizzo di un attrezzo (es. windsurf, kitesurf, surfboard, etc.)”.

Ma torniamo ai circoli.

Ingresso riservato ai soli soci e necessità di redigere ed attuare un Regolamento che tenga conto anche dell’uso di mascherine, guanti, termoscanner e saturimetro: il tutto con la nomina di un Supervisor che si occupi della gestione.

Non potranno ancora essere usati le “piscine ed i luoghi chiusi, quali palestra, bar, sale di intrattenimento”. Spogliatoi chiusi ad eccezione dei WC preventivamente (e scontatamente) sanificati.

Dovrà essere consentito l’accesso solo previa prenotazione (cosa che almeno in Sicilia è già pressocchè ovunque adottata).

Insomma si potrà tornare a giocare con il proprio compagno di circolo o con il maestro.

I singoli circoli, inoltre, pur senza che la circolare assessoriale lo imponga, potranno valutare se introdurre o meno le misure precauzionali del protocollo redatto dai tecnici del Politecnico.

Ve ne sono anche per il tennis? Si.

Persino per il tennis, che come detto è una delle discipline in teoria a basso rischio, i giocatori dovrebbero indossare occhiali, utilizzare ciascuno le proprie palle senza mai raccogliere quelle degli altri, ed evitare di scendere a rete in contemporanea. Talune fonti giornalistiche indicano anche i guanti che, però, la simulazione dell’allenamento presente nel protocollo del Politecnico non c’è.

Sino agli occhiali ed alle proprie palle, poco male. Anche la raccolta a mani è di fatto spesso evitata dai tennisti anche in erba raccogliendo aiutandosi con piede e racchetta le palle. Qualche riserva di praticità e piacere, invece, è riferita ai guanti. Avremo ancora voglia di passare un’ora spensierata sul campo con le mani incelofanate a 50 gradi?

Altri, invece, sono le indicazioni che faranno storcere il naso a qualche appassionato.

Niente corda elastica in fase di riscaldamento, niente riscaldamento a metà campo che, davvero tutti, facevamo per qualche minuto (ed è ben oltre il metro di distanza sociale oltre ad esserci una rete in mezzo), niente esercizi volo/volo, minitennis e spazio ridotto.

Ancora niente hand-feending (palla con mano), niente cambio campo e uso di tubi di raccolta personali. Gli occhiali, oltre a proteggere, evitano contatto occhi-mani

Ed ancora il contatto a rete. Bandito il serve and volley almeno per i meno bravi che non riusciranno a chiudere il punto costringendo a fondo campo l’avversario. Ed allora, come bene ha scritto la penna di Lorenzo Vendemmiale sul fattoquotidiano “praticamente tennis sì, ma senza volée”, con buona pace dei sublimi commenti dei maestri Tommasi, Clerici e Scanagatta su tali gesti.

Un confronto tra Tennis, Paddle e Beach tennis sembra dare buoni segnali per la stagione estiva. Il beach tennis è sicuro quanto il tennis ed anzi di più (vince sugli spogliatoi che non ci sono). Il paddle, invece, decisamente meno sicuro secondo le diverse tabelle (livello 2 medio e non 1 come tennis e beach con rischio scarso). La tabella FIT, peraltro, individua rischio 1 solo per spogliatoi e ZERO sul resto.

La sensazione, dunque, a parere di chi scrive è che sia ancora presto per essere certi della sostenibilità dell’apertura oggi consentita dovendo attendere quanto meno le indicazioni presenti nella circolare. Se chiederanno ai Presidenti di circolo di autocertificare l’ingresso dei soci muniti di scafandro al servizio già dal 15-0, probabilmente, dovrà ancora attendersi qualche settimana.

In disparte la Berrettini, Fognini e Sinner mania degli ultimi tempi (me compreso) e, in generale, l’evidente crescita di un movimento che conta migliaia di appassionati, non crediamo che sia lo stesso mondo anni 70 in cui Fantozzi e Filini avrebbero fatto carte false per ottenere la prenotazione in orario “umano” della propria ora di tennis.