Stabilizzazioni precari: si del Tribunale all’assunzione anche dei lavoratori già di ruolo presso altre Amministrazioni.

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Salvi migliaia di lavoratori: possono ripartire le procedure per il “reclutamento del personale sanitario necessario a fronteggiare e gestire nel medio-lungo periodo l’emergenza epidemiologica da COVID -19

Il Tribunale di Messina, Sezione Lavoro, (Giudice del Lavoro Dottoressa Aurora La Face), ha accolto il ricorso dell’Avvocato Santi Delia – name founder di Bonetti & Delia -, e dichiarato l’illegittimità della decisione di un’Azienda Sanitaria, di non procedere alla stabilizzazione dei lavoratori precari da oltre 3 anni presso lo stesso Istituto in ragione della presunta carenza dei requisiti previsti dalla c.d. Legge Madia.

Il tema sottoposto all’esame del Tribunale, invero, ha portata nazionale giacchè – dopo la decisione del mese di febbraio del Consiglio di Stato (nell’ambito di una stabilizzazione bandita dal CNR) e del conseguente parere della Funzione Pubblica del novembre 2020, secondo cui le stabilizzazioni già avviate e concluse nonchè quelle da attivarsi avrebbero dovuto tener conto del principio di esclusione dei precari storici con contratti a tempo indeterminato in essere – il rischio era quello di migliaia di licenziamenti ed altrettanti lavoratori che dopo anni di lavoro dovevano continuare a rimanere precari o tornare ai vecchi ruoli non più ricoperti da anni.

Secondo il Tribunale, tuttavia, l’interpretazione della normativa (a cui anche in fase di reclamo aveva aderito il Collegio) appare in effetti “maggiormente confacente all’interesse dell’amministrazione all’assunzione delle migliori professionalità, interesse sovraordinato rispetto ad altre finalità pure meritevoli di perseguimento, come, nel caso odierno, il superamento del precariato”.
A sostegno di tale interpretazione“, continua il Tribunale aderendo alle difese dell’Avvocato Santi Delia che aveva richiamato il caso portato alla Corte Costituzionale dell’esclusione dei docenti già di ruolo dai nuovi concorsi, “può ben richiamarsi quanto ritenuto dalla sentenza della Corte Cost. n. 175/2017″ ove si era evidenziato che l’esclusione dei partecipanti finiva per passare da fattori imponderabili come la “natura del datore di lavoro” (pubblica o privata), non funzionale “all’individuazione della platea degli ammessi a partecipare alle procedure concorsuali, le quali dovrebbero, viceversa, essere impostate su criteri meritocratici, volti a selezionare le migliori professionalità“.
Una diversa lettura dell’art. 20 d.lgs. 175/2017, d’altra parte, conclude il Tribunale richiamando le difese spiegate dal legale, “contrasterebbe con i principi di pari opportunità e non discriminazione, sottesi al principio di uguaglianza, di cui al capo III della cosiddetta ” Ca. di Nizza “, alla quale nel 2009 – con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona – è stato conferito lo stesso effetto giuridico vincolante dei Trattati; a sua volta la Direttiva 1999/70/CE, che esclude ogni discriminazione dei lavoratori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato, è stata ritenuta interpretabile in modo tale, da escludere anche ” discriminazioni alla rovescia “, rapportabili a normative che assicurassero vantaggi al personale precario, a scapito dei diritti dei lavoratori stabilizzati“.

La questione della platea degli esclusi dalle stabilizzazioni, aveva frontalmente investito tutte le Amministrazioni impegnate in tali procedure e, in particolare, quelle sanitarie che, grazie ai fondi emergenziali COVID-19, avrebbero potuto attivare e concludere le procedure anche a favore di tali soggetti. Già formati da anni di lavoro precario e pronti a fronteggiare l’emergenza invece di ricorrere a concorsi che, la stessa pandemia da fronteggiare, non consente di attivare.

Una posizione, come accennato inaugurata in sede cautelare collegiale dal Tribunale, che alimenta l’ancora aperto dibattito circa la corretta interpretazione delle norme su cui, lo stesso Consiglio di Stato, è recentemente tornato nel mese di dicembre 2020 ma, questa volta, aderendo alla stessa tesi del Tribunale in commento. Secondo la Sesta Sezione, difatti, appare “contra legem la previsione del bando, in base alla quale sono ammessi alla procedura selettiva per cui è causa i soli candidati che non siano titolari di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato presso una pubblica amministrazione, escludendo quindi coloro che, pur essendo in possesso dei requisiti previsti dalla normativa primaria e dal medesimo bando, siano titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato presso un’altra amministrazione“.

Si tratta, commenta l’Avvocato Santi Delia, “della prima decisione di merito su un tema di portata nazionale atteso da migliaia di lavoratori e dalle stesse Amministrazioni che, anche per lo spessore degli argomenti esposti, siamo certi farà da guida per le successive assunzioni e non possiamo che essere estremamente felici, tanto per i nostri assistiti che vedono rinosciuti anni di lavoro precario e sottopagato, quanto per il nostro studio che, ancora una volta, a livello nazionale, conferma la propria presenza nell’ambito del pubblico impiego e dei concorsi pubblici offrendo ai giudicanti temi di riflessioni spesso condivisi“.

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