Consiglio di Stato: Ministero deve provvedere ad ampliare i posti per l’accesso a Medicina.

Il Consiglio di Stato, con ordinanza collegiale del 22 marzo 2021, ha accolto l’appello dello Studio legale Bonetti & Delia e ordinato al Ministero di rivedere il numero dei posti banditi alla luce della nota sentenza del mese di settembre 2020 su cui abbiamo già scritto e che qui più diffusamente potete leggere.

La determinazione dei posti dal Ministero, anche per il 2020, è dunque illegittima perchè un sistema come quello messo in piedi dal Ministero “frustra le aspettative dei candidati (come, del resto, il contenuto dei quesiti somministrati perlopiù non congruenti con i saperi appresi nella Scuola superiore), si manifesta in una condotta istruttoria carente nel confezionamento del numero dei posti a concorso e nei metodi di selezione, sì da restare arcani e ad alimentare oltremodo il perenne contenzioso scolastico. Sicché gli Atenei ed il Ministero dovranno, d’ora in poi, fornire sempre adeguata contezza sui numeri dei posti messi a concorso nelle prove d’ammissione a ciascun corso di laurea magistrale a c.u. ad accesso programmato”.

Il Ministero dovrà “rivedere ed aggiornare” la stima dei posti “eventualmente in aumento, in ottemperanza alla sentenza 11/09/2020 n.5429 di questa Sezione“.

Si tratta del primo accoglimento in sede collegiale a livello nazionale per l’anno 2020.

E’ oggi dimostrato, dunque, che l’enorme carenza di personale medico che il Ministro della Salute non ha esitato a definire drammatico con il comunicato del settembre 2018, è frutto di un’istruttoria sulle immatricolazioni totalmente errato che ha aggravato l’attuale problematica dell’imbuto formativo.

La nostra tesi, oggi accolta dal Consiglio di Stato, difatti, concludono gli Avvocati Delia e Bonettiha dimostrato che nonostante gli Atenei potessero formare ben più studenti, stante la volontà dichiaratamente politica di non finanziare più borse di studio, si è attuata una lenta e costante politica di sottoutilizzazione delle risorse di Ateneo utile ad evitare alle strategie politiche di investire sempre meno sulle successive borse di studio. Il decremento di ammissioni, nonostante i tanti studenti che si cimentano al test, difatti, non è affatto giustificato dalle carenti risorse degli Atenei e dalla impossibilità di questi di ben formare gli studenti sulla base di adeguati standard europei,  ma solo sulla base di tali scelte per nulla compatibili con il diritto costituzionalmente garantito allo studio. Per noi, chiudono i legali, è vinta una battaglia sul diritto allo studio che consentirà a migliaia di nostri ricorrenti di poter studiare“.