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Lo studio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia tra gli studi nazionali ed internazionali selezionati per la terza edizione del LUISS Career Day for Legal

Lo studio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia tra gli studi nazionali ed internazionali selezionati per la terza edizione del LUISS Career Day for Legal.

Assiene ad Allen & Overy, Bonelli Erede e Pappalardo, Orrick, Legance e i maggiori studi legali del Paese anche il nostro studio è stato selezionato tra quelli a cui gli studenti Luiss possono aspirare ad accedere nel loro futuro percorso professionale.

“Il Career Day for Legal”, si legge sul sito Luiss, “rappresenta un’opportunità per tutti gli studenti e giovani laureati LUISS per conoscere alcune delle più prestigiose realtà in ambito legale ed orientare le proprie scelte professionali. Partecipare all’evento offre la possibilità di ampliare le proprie prospettive ed affrontare più consapevolmente le scelte per il proprio futuro; è l’occasione ideale per esplorare varie opportunità di carriera nel settore, creare o consolidare il proprio network professionale ed avviare un contatto finalizzato a nuove opportunità”.

L’iniziativa è in programma il 22 marzo 2018.

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MOBILITA’ INSEGNANTI E SERVIZIO PRE RUOLO PRESSO ISTITUTI PARITARI: CAPITOLA L’UFFICIO SCOLASTICO DI MESSINA

Si tratta di un giudizio patrocinato dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti relativo al servizio prestato dagli insegnanti presso le scuole paritarie che, per la prima volta in ambito nazionale, ha visto il MIUR soccomente innanzi al Giudice Amministrativo.

Ed infatti, in riforma della sentenza di rigetto del Tar Lazio, il Consiglio di Stato ha rilevato che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromettesse l’attività didattica esercitata dagli appellanti ed ha confermato l’equivalenza tra il servizio prestato presso gli istituti pubblici e quello prestato presso scuole paritarie e per l’effetto ha disposto il trasferimento dei ricorrenti presso “la sede scelta e più coerente con il proprio profilo lavorativo”.

Tuttavia, nonostante la superiore pronuncia, l’ufficio scolastico di Messina non eseguiva il provvedimento, lasciando di fatto i ricorrenti presso le sedi erroneamente assegnate anche a centinaia di chilometri da casa.

I legali si vedevano così costretti ad instaurare un giudizio di ottemperanza volto ad obbligare l’U.s.p. a dare seguito al provvedimento precedentemente reso.

All’esito di tale giudizio, il C.d.S., dopo aver nominato il Prefetto di Messina quale Commissario ad acta, ordinava all’Amministrazione di eseguireil provvedimento entro il termine di 30 giorni e la condannava alle relative spese di giudizio.

L’U.s.p. messinese, a poche ore dal termine concesso, eseguiva il provvedimento disponendo il trasferimento di ciascuno dei ricorrenti presso l’ambito provinciale di Messina.  

L’Avv. Delia ha così commentato, “è stata certamente una delle battaglie più dure in quanto il problema dei trasferimenti è tra i più annosi per il corpo docente e le stesse Amministrazioni periferiche si trovano spesso innanzi a provvedimenti dell’Amministrazione centrale di difficile attuazione. I nostri ricorrenti purtroppo hanno dovuto attendere quasi due anni di giudizio prima di ottenere l’auspicato trasferimento ma, alla fine, possiamo ritenerci ancora una volta soddisfatti, in quanto prenderanno immediato servizio presso sedi individuate nell’ambito della provincia dove risiedono le loro famiglie e sino alla definizione del giudizio finale di merito”.

 

Vai al provvedimento https://www.dropbox.com/s/c129gl8b0a4x0wm/MIUR.AOOUSPME.REGISTRO%20UFFICIALE%28U%29.0002231.19-02-2018%20per%20sito.pdf?dl=0

 

 

 

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RICORSO FIT – ECCO LE FAQ SULLA FASE TRANSITORIA PER IL RECLUTAMENTO DEL PERSONALE DOCENTE

1. CHE COS’È LA FASE TRANSITORIA DEL FIT?

La fase transitoria è un “percorso semplificato” prima dell’entrata a pieno regime del nuovo corso/concorso meglio conosciuto come FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio). Coloro che parteciperanno a tale fase saranno ammessi direttamente all’ultimo anno di formazione previsto dal FIT.

2. CHI POTRÀ PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

Potranno partecipare alla fase transitoria i docenti:

– in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento per scuola secondaria di primo o secondo grado, anche se acquisito all’estero, purché conseguito entro il 31 maggio 2017;

abilitati e specializzati sul sostegno nella scuola secondaria di primo o secondo grado;

– coloro che stanno frequentando i percorsi di specializzazione sul sostegno e che si specializzeranno entro il 30 giugno 2018;

– gli ITP iscritti nelle graduatorie ad esaurimento oppure nella seconda fascia delle graduatorie di istituto entro il 31 maggio 2017 (anche se a seguito di ricorsi ancora pendenti).

3. PER CHI HA TRE ANNI DI SERVIZIO E’ PREVISTA UNA FASE TRANSITORIA?

Il Decreto Legislativo prevede che coloro che hanno lavorato per almeno tre anni (anche non consecutivi purché accumulati negli ultimi otto anni) potranno partecipare ad una fase agevolata del FIT. Per tali docenti, tuttavia, non è ancora stato pubblicato il relativo “bando di concorso” di cui, comunque, è prevista la pubblicazione entro il 2018 e, pertanto, non riteniamo di proporre specifiche azioni per i c.d. 180×3 per il momento.

Difatti, per tale categoria di insegnanti non ravvediamo la fondatezza di un’eventuale azione legale ed esperiremo, solo per i casi più fondati dopo attenta valutazione, azioni individuali.

4. SONO UN INSEGNANTE INSERITO IN II FASCIA DELLE G.I. E/O IN G.A.E. CON RISERVA PROCESSUALE (CON GIUDIZIO PENDENTE) ENTRO IL 31 MAGGIO 2017, POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

A nostro modo di vedere no. Tale possibilità, difatti, è riservata ai soli ITP e non a tutte le altre categorie di insegnanti (congelati, depennati, etc..).

Costoro (tali altre categorie diverse dagli ITP), quindi, devono impugnare il bando proprio per ottenere la partecipazione ove siano con riserva in GAE o seconda fascia GI entro il 31 maggio 2017.

Si tratta, tra gli altri, di insegnanti che hanno ottenuto l’ammissione in GAE nell’estate del 2016 a seguito di provvedimenti giudiziali del TAR Lazio e non hanno poi subito un depennamento espresso dalle G.A.E.

Tra questi vi erano molti soggetti con T.F.A. che accedono, comunque, al FIT con il loro titolo e non grazie a tale ammissione con riserva in GAE.

Gli ITP che abbiano ottenuto l’ammissione in seconda fascia GI o in GAE dopo il 31 maggio 2017 devono quindi agire in giudizio aderendo al ricorso al fine di ottenere la possibilità di partecipare al percorso.

In particolare per quanto riguarda i dottori di ricerca che hanno ricorsi già pendenti la circostanza di non aver avuto ancora esito su tali contenziosi non impedisce di agire avverso il BANDO FIT provando ad ottenerne l’ammissione. Non si tratta, difatti, di un nuovo tentativo ma dell’unico tentativo possibile.

Il FIT, sulla base di quanto indicato nel bando (comma 5), consente ai soggetti in possesso di diploma ITP ove iscritti con riserva in II fascia GI o in GAE di partecipare al FIT ma non anche a chi è in possesso di altri provvedimenti giurisdizionali.

5. SONO UN INSEGNANTE INSERITO IN GAE E NELLA I FASCIA DELLE G.I. A SEGUITO DI UN DECRETO MONOCRATICO DEL TAR NON CONFERMATO. POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

Questa è una situazione che riguarda in particolar modo alcuni ricorsi presentati alla fine del 2016 e, nello specifico, quelli per gli insegnanti in possesso di PAS, TFA, laurea in SFP e alcuni ITP. Tali insegnanti dopo il provvedimento monocratico del TAR sono stati inseriti in G.A.E. e nella prima fascia delle G.I. (prima del 31 maggio 2017) ma il provvedimento non è mai stato confermato in sede collegiale. È evidente che le posizioni di questi insegnanti sono estremamente variegate (alcuni hanno preso i ruoli, altri sono stati depennati, altri ancora permangono in G.A.E.) e non stabili; consigliamo a tutti di partecipare alla fase transitoria del FIT anche proponendo ricorsi sperimentali cautelativi. Per tali situazioni i nostri ricorrenti riceveranno una specifica e-mail.

6. HO PRESENTATO RICORSO PER ESSERE INSERITO IN II FASCIA DELLE G.I. MA NON HO ANCORA AVUTO ALCUN ESITO, POSSO PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

No, il mero fatto di aver presentato un ricorso per l’inserimento in II fascia delle G.I. non è requisito sufficiente per poter accedere alla fase transitoria. A questa, difatti, potranno accedere solo coloro che hanno ottenuto provvedimenti (cautelari o definitivi) di accoglimento e che sono stati inseriti in II fascia entro il 31 maggio 2017. come per altro già chiarito ad eccezione dei soli itp nella faq 4 anche in ipotesi di ottenimento di un provv cautelare di ammissione in sec fascia e in gae non avreste potuto ottenere l’ammissione diretta al fit giacchè appunto tale facolta è riservata ai soli itp 

Tutti coloro che resteranno esclusi potranno aderire alle nostre azioni ai link

7. SONO UN DOTTORE DI RICERCA POSSO PARTECIPARE AL FIT

NO, a nostro modo di vedere si tratta di una previsione illegittima in quanto non si valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso anche ai dottori di ricerca. Tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur, devono agire con ricorso cliccando su questo sito  

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Accesso a Medicina: Consiglio di Stato ribalta TAR. Miur consenta accesso a tutta la documentazione di concorso.

Il Consiglio di Stato ha ordinato al MIUR di consegnare tutta la documentazione del concorso per l’accesso al test di Medicina e Odontoiatria del 2016.

Si conclude, dopo oltre un anno, il braccio di ferro con il Ministero che, a differenza di quanto storicamente aveva fatto concedendo massima trasparenza con riguardo agli atti che riguardano questo delicato concorso che decide il futuro di migliaia di giovani, aveva pervicacemente negato l’accesso agli atti di concorso.

Il T.a.r. per il Lazio aveva accolto solo parzialmente il nostro ricorso avverso la nota M.i.u.r. n. 29257 del 7 dicembre 2016, con la quale il Ministero aveva parzialmente respinto le loro istanze di accesso agli atti, deducendo la violazione dell’art. 24 Cost., degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990 e della legge n. 264/1999 rilevando che per alcuni atti «non risulta evidente il legame tra i documenti e l’interesse che si intende far valere e [che] in ogni caso non sono ammesse richieste volte a un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione, ex art.24, comma 3 della Legge n.241 del 1990» (v. così, testualmente, il centrale passaggio motivazionale dell’impugnato capo di sentenza)”

Secondo il Consiglio di Stato “non è ravvisabile una differenza sostanziale della documentazione sub 3. rispetto a quella sub 2., sotto il profilo del collegamento teleologico con le esigenze di tutela e di difesa perseguite dai ricorrenti in funzione del vaglio sulla legittimità degli atti della procedura preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea, a numero chiuso, in medicina e odontoiatria per l’anno accademico 2016/2017“.

Pure l’oggetto della richiesta di esibizione risulta sufficientemente determinato e individuato, con conseguente esclusione di una finalità di un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione resistente; deve pertanto ritenersi erronea e lesiva degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990, oltre che dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, la statuizione reiettiva del ricorso con riferimento alla documentazione sub 3“.

Il MIUR è stato condannato al pagamento di € 2500 a titolo di spese legali.

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Concorso 559 agenti di polizia: TAR LAZIO, violato anonimato. E’ nulla la prova preselettiva. Ammessi tutti i ricorrenti.

Il TAR Lazio ha accolto con sentenza di merito i ricorsi proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti riconoscendo fondata la tesi prospettata circa l’esistenza di evidenti vizi di violazione dell’anonimato che hanno caratterizzato le prove scritte del concorso per 559 agenti di polizia.

Come avevamo già chiarito in fase di adesione al ricorso, l’intera prova di selezione degli aspiranti allievi poliziotti si presentava affetta da manifeste illegittimità che avevano consentito a centinaia di nostri ricorrenti di prendere parte alle successive prove selettive, nonostante fossero stati esclusi da un test preselettivo contrastante con i più elementari principi della correttezza dell’azione amministrativa e della trasparenza.

Invero, in sede di conferma della misura cautelare richiesta e concessa, il T.A.R. – consolidando un orientamento negativo a causa di errate prospettazioni difensive sulla vicenda, per opera di differenti ricorsi – aveva ritenuto di non consentire la prosecuzione delle prove, sostenendo come non ravvisabili e/o rilevanti i vizi lamentati.

Al contrario, invece, richiamando la pronuncia dell’Adunanza plenaria del 2013, che noi stessi 4 anni fa avevamo ottenuto e dal cui esito seguirono migliaia di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, il Consiglio di Stato, già in fase di appello cautelare, aveva ritenuto sussistenti sufficienti ragioni per ordinare al T.A.R. Lazio di rivedere il proprio orientamento negativo e di provvedere ad approfondire la questione circa l’esistenza dei medesimi vizi di violazione dell’anonimato che, per primi in Italia, il nostro studio aveva individuato.

Il TAR, oggi, con sentenza di merito ha seguito tale via.

“I Giudici di Via Flaminia” – commentano gli Avv.ti Delia e Bonetti – ” hanno riconosciuto ed identificato, così come da noi prospettato, l’esatta identità tra i vizi che hanno caratterizzato la prova del concorso per 559 agenti di polizia, e quelli dei test di medicina su cui abbiamo vinto quattro anni fa innanzi all’Adunanza Plenaria”.

Secondo il T.A.R., difatti, “le modalità di svolgimento della prova a quiz, descritta e rappresentata graficamente dalla parte ricorrente, corrisponde in toto a quella già esaminata nelle richiamate pronunce gemelle dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (Cons. stato, A.P., 20 novembre 2013, nn. 26, 27 e 28). Ne discende che, uniformandosi a tali precedenti e raccogliendo le indicazioni fornite dal Consiglio di Stato nell’ordinanza cautelare (pur se formulate con un refuso quanto agli estremi della decisione richiamata), il Collegio deve dichiarare la fondatezza del secondo assorbente motivo di ricorso”.

Ancora più importanti sono gli “effetti dell’accoglimento di tale motivo” giacchè si decide l’ammissione dei ricorrenti e non l’annullamento dell’intero concorso.

“In proposito il Collegio deve dare atto che l’interesse espressamente azionato in via principale dai ricorrenti, è quello di essere ammessi al prosieguo dell’iter concorsuale, sebbene le censure formulate e i vizi riscontrati, condurrebbero, secondo logica, all’annullamento dell’intera procedura.

Ciò posto, il Collegio ritiene di aderire all’orientamento espresso in alcuni analoghi precedenti (T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 28 febbraio 2012, n. 457; T.A.R. Toscana, 27 giugno 2011, n. 1105) alle cui estese motivazioni, per esigenze di sintesi, si rinvia, in cui è stata ritenuta non praticabile la soluzione dell’annullamento integrale della prova, che non soddisferebbe se non in limitatissima parte le pretese di parte ricorrente e avrebbe pesantissimi effetti pratici, di cui non si può non tenere conto, per evitare che il rimedio ad una ingiustizia si traduca in una generalizzata e ben più grave ingiustizia per tutti i partecipanti, compresi quelli che si sono utilmente e meritatamente collocati in graduatoria.

Ne deriva che la soluzione più congrua, in un’ottica di attento bilanciamento di tutti gli interessi coinvolti, è quella dell’ammissione dei ricorrenti al prosieguo dell’iter concorsuale in soprannumero, dovendosi condividere l’affermazione fatta nei richiamati precedenti, secondo cui, pur essendo vero che “a fronte di una pluralità di ricorsi, (si) può concedere ad alcuni candidati un beneficio eccessivo rispetto alla lesione effettivamente subita e non corrispondente ai loro reali meriti; tuttavia, posto che non è rinvenibile nessuna soluzione priva di controindicazioni, quella accolta dal Tribunale appare più idonea delle altre a contemperare i diversi interessi in gioco e, soprattutto, ad evitare (nella logica della massima riduzione del danno) il rischio di provocare gli ingiusti pregiudizi prospettati con riferimento alle (altre) ipotesi”.

Il TAR inoltre ha lanciato un monito per il futuro all’amministrazione

“La decisione che precede avrà, come ulteriore effetto conformativo, l’onere per l’amministrazione di ripensare, per il futuro, le modalità con le quali espletare le diverse selezioni concorsuali che periodicamente bandisce, individuando forme di somministrazione dei test di prova che siano scrupolosamente rispettose del principio dell’anonimato, onde evitare, per il futuro, di incorrere in consistenti contenziosi, quale quello che ha interessato la procedura per cui è causa, e conseguenti inevitabili pronunce di accoglimento dei ricorsi, le cui pesanti ricadute sulle casse erariali sono facilmente intuibili”.

Siamo molto orgogliosi, infine, che su questo concorso siamo giunti per primi in Italia con pronunce di accoglimento in ogni fase di questo giudizio:

per primi in fase di ammissione alle visite;

per primi in sede di appello dopo che il TAR sui ricorsi proposti da altri aveva rigettato

per primi in sede di merito.

 

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Il Fatto Quotidiano

 

RIUNIONE CON I RICORRENTI A NAPOLI

Domenica 25 febbraio 2018 gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, anche con la presenza e l’intervento delle Associazioni Adida e Mida, terranno una riunione a Napoli per affrontare le tematiche e rispondere alle domande circa la posizione dei ricorrenti appartenenti alle categorie Itp, diplomati magistrali, dottorati nonchè tutte le altre anche con riferimento alle adesioni al RICORSO FIT.

La riunione si terrà dalle 14:00 in poi a Napoli presso l’hotel “Starhotels Terminus”, sito in Piazza Garibaldi n. 91.

Starhotels Terminus si trova a centrotrenta metri dalla stazione ferroviaria centrale di Napoli e quindi facilmente raggiungibile.

Nel link potete trovare la mappa

forzearmate

CONCORSO 559 ALLIEVI AGENTI DI POLIZIA DI STATO: la valutazione della commissione esaminatrice in relazione a profili psico-attitudinali è illegittima se carente di motivazione

 

Si continua a parlare del Concorso 559 allievi agenti di Polizia di Stato, questa volta il Tar del Lazio si è pronunciato sulla questione relativa al contenuto motivazionale della valutazione espressa dalla commissione esaminatrice durante la prova PSICO-ATTITUDINALE di un ricorrente assistito dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

La commissione aveva escluso il candidato all’esito dell’ultima prova per “aspetti depressivi in soggetto con tratti ossessivi di personalità ed ipercontrollo degli impulsi aggressivi”, una valutazione, quest’ultima, ritenuta dagli Avvocati Delia e Bonetti, illogica ed irragionevole. Per dimostrare ciò, oltre a perizie mediche ad hoc, si è fatto riferimento alla carriera pregressa del ricorrente. Nella specie, il candidato, negli anni immeditatamente precedenti alla prova aveva sostenuto altri concorsi all’esito dei quali conseguiva una valutazione di idoneità.

Per il Tar Lazio, il giudizio relativo agli accertamenti psico-attitudinali, proprio in relazione all’ampio margine di incertezza che lo caratterizza, comporta e richiede che la determinazione finale valuti anche e soprattutto circostante ulteriori di tipo obiettivo-fattuale quali ad esempio eventuali precedenti di servizio dei candidati. “Ciò non significa la prevalenza di questi ultimi sui risultati conseguenti agli accertamenti psico-attitudinali dei candidati, ma solo che il giudizio prognostico deve necessariamente tenere in debito conto e dimostrare, attraverso una adeguata e congrua motivazione, le ragione per cui i primi prevalgono sul dato obiettivo e concreto” (Tar Lazio, Sez. I bis, sentenza 4 aprile 2017, n. 4231/2017).

Grazie a tale strategia difensiva il nostro ricorrente è stato risottoposto a valutazione a seguito di ordine del T.A.R. la quale, si legge nel provvedimento di accoglimento, “si è conclusa con esito a lui favorevole, con conseguente insussistenza dei profili di inidoneità asseriti dalla Commissione per l’accertamento dei requisiti psico attitudinali”. Sulla base di ciò il TAR ha “ritenuto, pertanto, di dover accogliere l’istanza cautelare in quanto sorretta da evidente fumus con ammissione del ricorrente alle ulteriori fasi della procedura selettiva”.

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MEDICINA GENERALE: SALTA UN ALTRO PEZZO DEL DECRETO MINISTERIALE. AMMESSI I RICORRENTI ESCLUSI SULLA BASE DEL CRITERIO DELLA “MINORE ANZIANITÀ” DI LAUREA COME CRITERIO DI PREFERENZA IN IPOTESI DI EX AEQUO.

Il TAR Lazio, per la prima volta nella storia del concorso di medicina generale, si è pronunciato favorevolmente sulla questione ex aequo ritenendo fondato il ricorso proposto dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Com’è noto, il D.M. 7 marzo 2006 relativo ai “Principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” e il bando di concorso prevedono che “in caso di parità di punteggio si faccia ricorso al criterio di preferenza della minore anzianità di laurea, o in subordine della minore età”.

Trattasi, come più volte sostenuto dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti – e da ultimo confermato dal Tar Lazio- di un criterio assolutamente illogico ed irrazionale che, paradossalmente, finisce per premiare solamente i soggetti che hanno impiegato più tempo a laurearsi e non certamente i migliori.

L’assoluta irrazionalità del criterio emerge pensando che ci sono candidati esclusi nonostante abbiano seguito il medesimo percorso universitario così da laurearsi nella medesima sessione ma in giorni differenti, con la conseguenza che l’ammissione al corso di medicina generale viene decisa semplicemente perché il giorno di conseguimento del diploma di laurea è anteriore a quello di un altro candidato!

Commenta, in tal senso, l’Avv. Delia dopo aver appreso della vittoria: “Un sistema così strutturato affida sostanzialmente al caso l’ammissione al percorso di formazione, in aperta violazione di tutti i principi che sottendono ogni procedura concorsuale, finalizzata sempre alla scelta dei migliori. Volendo dargli una logica, essa potrebbe essere individuata nella circostanza che la minore anzianità di laurea dovrebbe corrispondere ad un aggiornamento più recente. Paradossalmente, tuttavia, si dimentica che se è questa la ratio, l’aggiornamento più recente deve essere riferito anche al post lauream e, dunque, ai titoli accademici, persino più alti successivamente acquisiti.

Un criterio che andando a valorizzare semplicemente la data di conseguimento del diploma di laurea, non tiene in considerazione la reale preparazione dei vari concorrenti: è irragionevole che soggetti operanti nel medesimo settore, ossia quello medico, subiscano regole così diverse nella disciplina dell’accesso ai corsi di formazione post lauream, quando si verificano situazioni di ex aequo.”

 

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MEDICINA GENERALE 2017: illegittima la graduatoria ed ammessi i ricorrenti. Fondate le censure sul quesito contestato.

Il 25 ottobre 2017 si è svolto il concorso regionale per l’ammissione al corso triennale di formazione scientifica in Medicina generale per il triennio 2017/2020.

Tale procedura si è tenuta su base regionale ma con test uguale per tutte le sedi e si è svolta in contemporanea in tutte le Regioni (one shot).

La prova in questione consisteva nella somministrazione di un questionario di 100 domande a risposta multipla da espletarsi in due ore.

Gli artt. 33 e 34 della nostra Carta Costituzionale sanciscono un principio fondamentale, il diritto allo studio, in virtù del quale la selezione dei capaci e dei meritevoli deve passare attraverso una prova che sia scientificamente attendibile. Ove il questionario somministrato in sede concorsuale, sia caratterizzato da errori, ambiguità, quesiti formulati in maniera contraddittoria o fuorviante, la selezione è inevitabilmente falsata.

Quest’anno, a non rispondere ai canoni di precisione ed attendibilità scientifica è senz’altro la domanda n. 61.

Il quesito è il seguente: “Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme: a) cefalexina; b) doxicillina; c) amoxicillina; d) eritromicina; e) cefuroxima”.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina, tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un’altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

Invero, basterebbe digitare doxicillina sul noto motore di ricerca “google” per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, è lo stesso motore di ricerca a provvedere immediatamente alla correzione automatica in doxiciclina. È quest’ultimo infatti, e non la doxicillina, ad essere un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

Da ciò se ne deduce che la doxicillina non esiste e, quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

La risposta, dunque, era errata.

Il caso non è nuovo alle cronache del giudice amministrativo.

Basti pensare al quesito somministrato nel 2007 al test di Medicina. In quella circostanza si discorreva del motto dell’Unione Europea e si stabilì (TAR Lazio n. 5986/08) che la risposta esatta A) in realtà non fosse correttamente somministrata perché il motto non era “unità nella diversità”, così come formulato dal Miur, bensi’, “unita nella diversità”. Ebbene, in quel caso per il Tar l’aggiunta di un solo accento (“unità” invece di “unita”) non poteva considerarsi, di certo, circostanza trascurabile avendo potuto indurre alcuni concorrenti a “soffermarsi più di altri nella vana ricerca della risposta giusta, a scapito dell’attenzione da dedicare agli altri test”.

Infatti “la funzione selettiva dei test ha valore e significato solo se essi vengono formulati con precisione tale da risultare in assoluto affidabili” e di certo, “la possibilità di dare una duplice risposta rende la domanda assolutamente inattendibile”, ragion per cui, la loro soluzione non costituisce il frutto di un esercizio di logica meritevole di apprezzamento” (Cons. Stato, Sez. VI, 26 ottobre 2012, n 5485).

Per il Tar Lazio, accogliendo, ancora una volta, la tesi degli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti, l’errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test di quest’anno di Medicina generale, rende inevitabilmente illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l’esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell’ex aequo, di un punto o massimo 2.

I nostri ricorrenti sono stati riammessi e possono frequentare il corso con diritto alla borsa di studio.

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OCCUPAZIONE DI SUOLO PUBBLICO: IL TRIBUNALE DI MESSINA SOSPENDE IL PROVVEDIMENTO SANZIONATORIO

La prima sezione civile del Tribunale di Messina, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso il provvedimento del Comune messinese nella parte in cui comminava al ricorrente una ingente sanzione derivante dall’illegittima occupazione di suolo pubblico.

Ed infatti, congiuntamente con l’ordinanza che comminava l’obbligo di rimozione della struttura abusiva, il Dipartimento Demanio, Patrimonio ed Espropriazioni irrogava al ricorrente anche una sanzione pecuniaria di elevato ammontare applicando le tariffe triplicate in ragione dell’abusiva occupazione.

In sede di opposizione giudiziale il nostro studio rappresentava l’illegittimità di tale sanzione, giacchè, contrariamente a quanto previsto dal Regolamento COSAP in vigore, il pagamento per occupazione abusiva non può essere presunto (se non nell’entità massima di un anno) ma deve essere accompagno dalla contestazione effettuata dagli organi di polizia municipale. In questo caso, come in moltissimi altri in città, l’Amministrazione ha proceduto solo dopo molto tempo all’accertamento rendendo così illegittime le sanzioni comminate.

Tali sanzioni, peraltro, risultano ancor più sproporzionate in quanto si basano sull’attuale Regolamento che, come è noto, a seguito della triplicazione del 2011 vede Messina applicare tariffe abnormi rispetto a tutte le tasse vigenti nelle province siciliane, laddove invece i canoni risultano abbondantemente inferiori.

Il Comune aveva difeso la sua posizione sostenendo, tra l’altro, che l’ordinanza impugnata non avesse la natura di provvedimento definitivo in relazione alla sanzione comminata, ma solo rispetto all’ordine di rimozione della struttura ritenuta abusiva.

Il Tribunale rilevando la fondatezza dell’impugnazione e, rappresentando dunque la sussistenza di gravi motivi per giustificare la sospensione degli effetti esecutivi dell’atto impugnato, ne interrompeva gli effetti esecutivi in attesa dell’udienza finale di merito.

“L’occupazione abusiva del suolo pubblico nel nostro comune è un argomento molto dibattuto negli ultimi anni, sia nelle aule di Tribunale che negli uffici stessi della Giunta municipale, soprattutto in relazione all’ammontare del canone, aumentato esponenzialmente ed irragionevolmente dal regolamento dell’anno 2011. Abbiamo seguito diverse cause su questa materia, tra cui, quella ancora pendente innanzi al CGA proprio in relazione all’aumento dell’aliquota del canone per l’occupazione del suolo pubblico e, l’ eventuale buon esito della stessa, evidentemente potrà avere influenza per l’individuazione dei futuri canoni.

“Siamo comunque molto soddisfatti per il lavoro svolto” continua l’Avv. Delia “in quanto, sinora, le nostre censure e le nostre teorie giuridiche hanno trovato positivo riscontro sia innanzi al giudice ordinario che a quello amministrativo, motivo per cui siamo piuttosto fiduciosi per tutti i nostri giudizi attualmente pendenti”.

Studio Legale Avvocato Santi Delia