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MOBILITA’ INSEGNANTI E SERVIZIO PRE RUOLO PRESSO ISTITUTI PARITARI: CAPITOLA L’UFFICIO SCOLASTICO DI SIRACUSA

Si tratta ancora una volta di un giudizio patrocinato dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti relativo al servizio prestato dagli insegnanti presso le scuole paritarie.

Ancora una volta dunque, una docente siciliana potrà presentare la propria domanda di mobilità computando anche gli anni di servizio pre-ruolo prestati presso istituti paritari e provare ad avvicinarsi il più possibile ai propri affetti.

Anche in tale giudizio non sono mancate le solite ed accanite difese dell’amministrazione scolastica intimata che, con fervore, ha perseguito tutte le strade giuridiche possibili per far rigettare il ricorso della docente.

In ogni caso, le eccezioni avanzate dall’Amministrazione, dal difetto di giurisdizione alla mancata integrazione del contraddittorio con i docenti prendenti parte alla procedura di mobilità, sono tutte state superate dalle difese degli Avv.ti Delia e Bonetti.

“Anche in punto di merito” commenta l’Avv. Delia “si mantiene la linea positiva e solida di un ampio contenzioso che conferma legittimo il riconoscimento del servizio pre-ruolo reso presso scuola paritaria da parte dei docenti ma, è la possibilità che i nostri ricorrenti possano avvicinarsi a casa a badare ai propri figli, che ci da maggiore soddisfazione.

Nel caso di specie dunque, abbiamo immediatamente diffidato l’USP di titolarità della docente affinché sospenda la procedura di mobilità in attesa di rivalutare il suo punteggio e la sua sede di destinazione per l’a.s. 2018/19”.

INPS – 365 analisti di processo

CHI PUO’ RICORRERE

Al via l’azione legale per vagliare la legittimità delle modalità di erogazione della seconda prova del concorso INPS per 365 analisti di processo.
L’azione è rivolta a tutti i soggetti inidonei all’esito della seconda prova del concorso per 365 posti come analisti di processo, fuori per 0.50 se sia stata omessa o 0.55 se si sia risposto erroneamente alla seguente domanda: “ai cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano compiuto i 66 anni e 7 mesi di età, privi di reddito quale prestazione previdenziale è riconosciuta?
Pensione di vecchiaia
Pensione di anzianità.
Assegno di inabilità.
Assegno sociale” .
A nostro modo di vedere tale domanda è posta in modo palesemente errato, non essendo alcuna delle possibili risposte corretta. Ulteriori informazioni a questo indirizzo.


 

PERCHE’ RICORRERE

Questo ricorso collettivo è rivolto alla contestazione della sola domanda di cui sopra.
Se dovessero essere state errate altre e/o diverse domande, sarà necessario agire con ricorso individuale. Per indicare ulteriori informazioni, si prega di contattare il nostro studio via mail all’indirizzo santi.delia@avvocatosantidelia.it.

 


MODALITA’ DI AZIONE

Entro il termine di 60 giorni dalla conoscenza delle risposte esatte del test somministrato, è possibile proporre ordinario ricorso giudiziale per l’annullamento della prova, in parte qua. Dopo la decorrenza del suddetto termine, è possibile proporre ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni dal medesimo die a quo. Considerato che l’accesso agli atti online è stato reso disponibile ai candidati in data 6 aprile 2018, i conseguenti termini ultimi per proporre ricorso ordinario e straordinario sono, rispettivamente, il 5 giugno 2018 per il primo ed il 4 settembre 2018 (considerato il periodo di sospensione feriale di agosto) per il secondo.

 


AUTORITA’ ADITA E CONDIZIONI

 

L’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio; dopo la decorrenza dei termini per proporre il ricorso di annullamento, l’eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica sarà ugualmente proponibile innanzi al medesimo Tribunale Amministrativo Regionale.

 


COSTI

Il costo dell’azione collettiva è di € 500,00.


MODALITA’ DI ADESIONI

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono, compilando la documentazione in allegato.
1. Scaricare la procura allegata.
2. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).
3. Effettuare il pagamento di euro 500,00 alle coordinate allegate. In caso di peculiari situazioni il costo del ricorso individuale è di € 2.000 oltre iva c.p.a. e contributo unificato se dovuto.
4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. URGENTE di tipo 1 all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, VIA S. AGOSTINO N. 4, 98122 MESSINA, i seguenti documenti:
– scheda anagrafica del ricorrente;
– due procure in originale compilate e sottoscritte;
– informativa sottoscritta;
– Copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “CONCORSO INPS – 365 ANALISTI DI PROCESSO”).
Sulla busta deve essere apposta la scritta “CONCORSO INPS – 365 ANALISTI DI PROCESSO” e ogni busta deve contenere una sola adesione.
5. Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo segreteria@avvocatosantidelia.it la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “CONCORSO INPS – 365 ANALISTI DI PROCESSO”.
6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) questo FORM on-line.
7. Tutta la documentazione per aderire alla diffida dovrà essere trasmessa entro il 10 maggio 2018.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso. Si precisa in tal senso che non è ammessa la sostituzione dell’originale da inviare a mezzo racc. a/r con l’invio busta tramite mail pec. Ai fini della proposizione del ricorso sarà necessario ed indispensabile produrre l’intera documentazione oltre che nelle modalità indicate anche e soprattutto in originale con relativa sottoscrizione ORIGINALE. Non si ammetteranno copie, fotocopie, firme pre-configurate o firme digitali.
QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA RISERVANDOSI, ANCHE IN IPOTESI DI CORRETTEZZA DELLA PROCEDURA SEGUITA, L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI CHE VERRA’ COMUNICATA ESCLUSIVAMENTE VIA MAIL.

Insegnanti: storica vittoria al Giudice del Lavoro per una docente a cui era stato negato il differimento della presa di servizio.

Non è affatto vero che la facoltà di differire di un anno spettava solo agli assunti della cosiddetta “Buona Scuola”.

La fattispecie era del tutto peculiare e nonostante la complessità della quaestio iuris gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti sono riusciti a far valere le ragioni di una insegnante che a causa delle contraddittorietà dell’operato del Miur era decaduta dalla presa di servizio.

Il concorso di cui trattasi era quello del 2012 per la classe di concorso infanzia ed Il caso riguardava una docente che quando nel 2016 venne finalmente chiamata ad accettare il contratto presso l’USR Marche si trovò innanzi alla necessità, stante il concomitante rapporto contrattuale lavorativo con altra Società, di chiedere, in conformità alla Legge, il differimento della presa di servizio.
Ebbene il Dirigente scolastico della scuola coinvolta aveva negato il detto differimento basandosi sul fatto che solo la normativa di cui alla L. 107 del 2015 consentiva tale possibilità e non anche quella del piano di assunzione straordinario infanzia.
Ed infatti l’insegnate prima si è vista rigettare l’istanza per il differimento della presa di servizio e successivamente aveva anche perso il posto di lavoro presso la società.
La sentenza del Giudice della sezione lavoro dà ragione alle tesi difensive degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con un altro provvedimento, l’ennesimo, che consente ad una insegnante di essere ripagata per tutti i sacrifici fatti sino ad ora.
Il Giudice ha pertanto affermato che “in relazione al «momento in cui è stata effettuata la proposta di assunzione», e al «tempo richiesto» (nulla avrebbe impedito l’accoglimento della domanda con un differimento di durata inferiore, se ciò fosse stato ritenuto opportuno)”. Il Giudice prosegue: “un potere discrezionale che si volesse attribuire alla singola Amministrazione in casi analoghi, sarebbe senz’altro suscettibile di essere esercitato mediante indicazioni (unilaterali) di carattere generale relative alla propria prassi, anche al fine di una trasparente applicazione del principio di parità di trattamento (ax art.97 della Costituzione) che deve comunque essere rispettato”.

 Adesso il MIUR sarà costretto ad eseguire la sentenza e dovrà anche risarcire le spese legali.

Specializzazioni mediche. Consiglio di Stato rigetta appello MIUR.

Il Consiglio di Stato ha rigettato l’appello del MIUR e confermato l’ammissione dei medici neoabilitati che avevano partecipato al concorso di novembre 2017.

Il T.A.R. Lazio, difatti, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nel mese di dicembre, aveva sospeso il bando per l’ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l’abilitazione “e, per l’effetto, il ricorrente – pacificamente ormai in possesso dell’abilitazione, da ultimo conseguita (come riferito nell’odierna camera di consiglio) – dovrà essere immediatamente ammesso alla Scuola di specializzazione da lui prescelta, risultando la perdurante disponibilità di borse rimaste scoperte“.

Secondo il T.A.R. “considerato che, ad un primo sommario esame tipico della presente fase cautelare, premessa la non fondatezza dell’eccezione di tardività sollevata dalla difesa erariale, il ricorso ed i motivi aggiunti appaiono nel merito assistiti da apprezzabili profili di fumus boni iuris, dovendosi qui richiamare le conclusioni cui la Sezione è giunta con le ordd. nn. 1085 e 1086 del 2018, concernenti la medesima fattispecie, in punto di manifesta irragionevolezza e contraddittorietà degli atti ministeriali con riguardo alla tempistica fissata per l’avvio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e per il conseguimento del presupposto titolo di abilitazione all’esercizio della professione medica”.

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l’Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante  ma l’esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l’abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Il giudizio“, commenta l’Avvocato Delia, “non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l’ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all’espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati“.

ASN: il Tar Lazio accoglie e condanna alle spese il Miur. Una commissione differente dovrà riesaminare, troppo superficiale la valutazione dei titoli.

Il TAR Lazio si è pronunciato sul tema dell’abilitazione scientifica nazionale dei professori universitari con sentenza breve e ha accolto le tesi avanzate dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “Endocrinologia, nefrologia e scienze dell’alimentazione e del benessere”.

Si tratta di una vittoria inedita sul tema medico, dopo quelle ottenute in materie giuridiche, sul diritto tributario e sul diritto privato.

Non è il primo caso in cui le valutazioni delle Commissioni giudicatrici sul tema ASN sono state soggette a provvedimenti giurisprudenziali. Infatti, utilizzando il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, le Commissioni si erano rese protagoniste di esclusioni di numerosi ricercatori e associati dotati di un eccellente curriculum.

Nel caso di specie, il ricorrente, con un bagaglio di esperienze professionali di estrema rilevanza, ha impugnato la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria. Il ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante fosse in possesso dei tre requisiti preliminari richiesti. La Commissione, in maniera del tutto illegittima e arbitraria, aveva riconosciuto soltanto due tra i numerosi titoli presentati, non tenendo conto di elementi fondamentali come “la responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionale” e “partecipazioni a comitati editoriali e a collegi dei docenti” oltre a “premi” e “brevetti”.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella valutazione della commissione. Il giudizio reso appare dunque viziato, in quanto il MIUR “ha rilevato la presenza, in capo al ricorrente, di due soli (e non almeno tre, come prescritto) dei requisiti preliminari”. Viceversa, il TAR ha “rilevato, che possono trovare accoglimento le censure che lamentano il mancato riconoscimento di titoli”. Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoamministrativo

IL TAR DEL LAZIO ACCOGLIE IL RICORSO ESPERITO DALL’ANPRI CONTRO IL NUOVO STATUTO DELL’ENEA

E’ stata pubblica da pochi giorni la sentenza n. 6134/2018 con cui il TAR del Lazio accoglie pienamente le motivazioni per cui l’ANPRI (Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca), unitamente ad alcuni ricercatori dell’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), tutti rappresentati e difesi dall’Avv. Michele Bonetti e Santi Delia, che avevano chiesto l’annullamento di parte dello Statuto ENEA pubblicato l’ 8 marzo 2017. “Il TAR ha così accolto con sentenza di merito il ricorso patrocinato e ha riconosciuto che l’ENEA non ha rispettato il diritto dei ricercatori e tecnologi dell’Ente ad avere un proprio rappresentante di natura elettiva all’interno del Consiglio di Amministrazione, diritto espressamente sancito dall’art. 2 del d.lgs. 218 del 2016, e che pertanto dovrà essere modificato l’art. 6 dello Statuto, nella parte in cui non prevede tale rappresentanza” così commenta l’Avv. Michele Bonetti per conto dell’Anpri.Si conclude così positivamente l’azione che ANPRI e i ricercatori e tecnologi dell’ENEA avevano intrapreso lo scorso anno al fine di vedere riconosciuto il giusto diritto dei dipendenti dell’ente ad incidere, tramite un loro rappresentante, sulle politiche e sulle decisioni organizzative della struttura di governance.Commentando la sentenza, il Segretario Generale dell’ANPRI – Liana Verzicco – ha sottolineato che “il TAR Lazio non ha solo riconosciuto la legittimità dei diritti rivendicati dei ricercatori e tecnologi dell’ENEA ma ha anche aperto un varco nella gestione troppo spesso autoreferenziale dei Presidenti degli enti pubblici di Ricerca che, nominati dal governo e non dalla comunità scientifica, pensano di poter dirigere gli Enti di ricerca senza coinvolgere i ricercatori negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano. Quello odierno si configura come un primo, grande risultato, che spinge l’ANPRI a portare avanti con maggiore determinazione il suo impegno per l’attuazione piena del d.lgs. 218/2018 e della Carta Europea dei ricercatori, con l’obiettivo di raggiungere l’autogoverno degli enti pubblici di ricerca”.

dirittoamministrativo

STABILIZZAZIONI SANITA’: T.A.R. Catania sospeso bando. Troppo breve il termine di una settimana per presentare domande.

Il miraggio della stabilizzazione dopo anni di precariato. Così la cosiddetta riforma Madia, ha dato una speranza a migliaia di lavoratori a termine in Italia di ottenere, dopo almeno 3 anni di servizio, un posto fisso. Dai proclami in vista del voto nazionale all’effettiva stabilizzazione il passo è lungo e l’applicazione da parte delle singole Amministrazioni delle Leggi nazionali non sempre cristallino.

Nel caso all’esame del T.A.R. Catania, l’Amministrazione, dopo anni di precariato, ha concesso solo una settimana ai lavoratori interessati per presentare la domanda di stabilizzazione.

Questa la scelta del Policlinico di Messina che il T.A.R. Catania, con provvedimento n. 323 del 2018, accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia, ha sospeso. Accogliendo le tesi proposte dal legale messinese, il T.A.R. ha concordato sull’illegittimità del bando in quanto pubblicato esclusivamente sul sito web dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “G. Martino” e non anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica atteso che l’obbligo di pubblicazione su questa costituisce regola generale ed applicazione delle norme costituzionali, rendendo così ulteriormente difficoltosa la concreta partecipazione alla procedura di stabilizzazione.

Lo spirito delle procedure di stabilizzazione”, conclude l’Avvocato Santi Delia, “è evidentemente quello di coinvolgere la platea di tutti gli interessati ragion per cui ogni scelta restrittiva, qui concretatasi con la mancata pubblicazione dell’avviso nelle modalità indicate e nell’individuazione di un termine assai ristretto, deve ritenersi totalmente ostativa rispetto a questi fini. Non può, difatti, pensarsi che dopo anni di precariato sfumi l’occasione di stabilizzazione solo per non aver quotidianamente avuto accesso al sito web aziendale. Le Aziende sanitarie, che al momento sono per lo più impegnate in tali assunzioni, inoltre, dovrebbero valutare i periodi di servizio in maniera elastica, come peraltro indicano le stesse circolari, giacché ciò che conta è l’effettivo servizio prestato al di là degli stravaganti nomen attribuiti in tutti questi anni ai contratti più vari dietro i quali si celava, pur sempre, un ordinario lavoro svolto”.

Santi Delia tra i legali più votati del contest Labour 2018 di Legalcommunity.it

Con BonelliErede, Trifirò ed Allen & Overy, c’è anche l’Avvocato Santi Delia tra i legali più votati del contest di Legalcommunity.

Come forse sapete e per quanto riporta la policy del contest, “i Legalcommunity Labour Awards sono ancora oggi il primo riconoscimento italiano nel settore del diritto del lavoro e i primi di settore in Italia. Un riconoscimento che viene dato sulla base di una serie di elementi di valutazione oggettivi, da esperti ed operatori del settore alla scopo di spingere gli attori di questo mondo a migliorarsi ogni giorno, nella sostanza, e oltre le vetrine di circostanza”.
La commissione di esperti ha individuato 19 professionisti e, all’esito del primo contest su questi nomi, come potrete leggere, l’Avvocato Santi Delia è risultato tra i più votati nella nuova sezione “pubblico impiego” – “avvocato dell’anno”. Come studio Bonetti-Delia siamo inoltrevpresenti anche nell’altra sezione (“studio dell’anno”) “pubblico impiego”.
Se vi fa piacere e condividete lo spirito con il quale interpreto la professione, cliccate in fondo al link per registrarvi (e’ riservato ai professionisti del settore legale) e votare.
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dirittoamministrativo

ASN: il Tar Lazio accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

 

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto privato” .

Si tratta di una nuova vittoria su materie giuridiche dopo quella sul diritto tributario.

Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale,

sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoscolastico

Tribunale di Livorno: illegittimo l’uso da parte del MIUR “del c.d. algoritmo impazzito”. Docente torna in Sicilia.

Stavolta è il Tribunale di Livorno a pronunciarsi sulla questione della illegittimità delle procedure di mobilità intraprese dal Miur.

La sentenza del Giudice della sezione lavoro dà ragione alle tesi difensive degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti con un altro provvedimento, l’ennesimo che consente ad una insegnante di tornare vicino alla provincia di casa.

Secondo il Tribunaleo “considerato che per l’ambito territoriale Sicilia, con specifico riguardo alla provincia di Catania, indicata dalla ricorrente in domanda come seconda preferenza dopo Messina (sede di prima scelta), risultano assegnate cattedre a docenti aspiranti con punteggi inferiori, ne consegue l’illegittimità del mancato trasferimento della ricorrente all’ambito in questione”.

Molti insegnanti come la ricorrente si sono visti sopravanzare da altri colleghi assegnati a sedi “vicino casa” seppur in possesso di un punteggio inferiore.

Che l’algoritmo utilizzato dal Ministero nel gestire il piano di mobilità docenti fosse caratterizzato da molteplici irregolarità, è un fatto ormai noto: su tale argomento, lo studio Delia & Bonetti è stato il primo a livello nazionale ad individuare irregolarità nelle procedure di assegnazione dei docenti a sedi che, spesse volte, non corrispondevano a quelle che effettivamente sarebbero dovute spettare ai docenti in mobilità. Proprio grazie al nostro ricorso, inoltre, il MIUR è stato condannato a svelare l’algoritmo su ordine del T.A.R. Lazio (guarda il focus su questo link).

A tal proposito il Tribunale di Livorno ha rilevato che “Orbene, proprio rispetto alla questione del c.d. algoritmo impazzito, nel giudizio odierno parte resistente, non costituendosi, non ha offerto alcuna ricostruzione alternativa delle modalità con le quali sono stati abbinati ai docenti i singoli ambiti territoriali per il trasferimento”.

Ancora una volta è messo nero su bianco che soggetti con punteggi più bassi abbiano ottenuto sedi migliori di altri: il MIUR e gli Uffici hanno usato parametri meramente legati alle opzioni di scelta e non al merito.

Adesso il MIUR sarà costretto a trasferire la docente vicino alla sua famiglia e dovrà anche risarcire le spese legali.

Studio Legale Avvocato Santi Delia