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T.A.R. Lazio: l’avviso di perenzione deve essere inviato all’indirizzo pec indicato in ricorso e non ad un solo componente del Collegio

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto l’opposizione a perenzione.
Il caso. Dopo l’accoglimento della misura cautelare, nelle more della fissazione dell’udienza di trattazione del merito, la segreteria del T.A.R. Lazio inviava l’avviso di perenzione all’indirizzo di uno dei difensori non indicata nel ricorso di primo grado.
Nulla, invece, veniva trasmesso all’unico indirizzo pec indicato nell’atto.
Da qui la dichiarazione di perenzione, ritenendo regolarmente comunicati gli avvisi di segreteria, di cui all’art. 82 c.p.a.
Secondo l’Avvocato Santi Delia tale provvedimento è illegittimo per violazione e falsa applicazione degli artt. 82 e 136 c.p.a., in quanto l’avviso trasmesso dalla segreteria è stato inviato solo ad uno dei difensori del Collegio difensivo.
L’art. 136 c.p.a., infatti, ha subito varie modifiche e, al momento del deposito del ricorso di cui trattasi, risultava applicabile la versione successivamente modificata.

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Consiglio di Stato: il ricorrente ammesso alla scuola di specializzazione medica ha diritto al relativo trattamento economico

Importante pronuncia del Consiglio di Stato, che con ordinanza si è pronunciato sul caso di un ricorrente che era stato ammesso alla Scuola di Specializzazione medica presso l’Università di Palermo ma non aveva ricevuto il relativo trattamento economico.

Il ricorrente si era rivolto al Consiglio di Stato chiedendo l’immatricolazione alla Scuola di Specializzazione di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Palermo e i giudici di Palazzo Spada avevano accolto la sua istanza cautelare, permettendo allo stesso di prendere parte al corso. Tuttavia, secondo l’Ateneo, non gli doveva essere attribuito il relativo trattamento economico in mancanza della conferma da parte del Miur dei relativi stanziamenti.

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LA PRIMA SENTENZA DI MERITO SUL PASSAGGIO AD ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO AL C.D.L. DI MEDICINA.

E’ del 16 luglio l’importante sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise che si è pronunciato sull’annosa questione dell’immatricolazione ad anni successivi al corso di laurea in Medicina da parte dei soggetti laureandi o laureati in materia affine.

Con detta sentenza il TAR Molise ha definitivmente accolto il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti a difesa di una studentessa laureata in Biologia molecolare e cellulare (materia affine a Medicina) per l’immatricolazione ad anni successivi al C.D.L. di Medicina e Chirurgia.

Oltre alla sua indiscutibile rilevanza processuale, non può non sottolinearsi come la sentenza in oggetto sia il primo provvedimento che affronta e definisce la questione nel merito.

Il Collegio aveva infatti, in fase cautelare, ritenuto fondate le censure di parte ricorrente ed aveva pertanto disposto, con ordinanza, il riesame della domanda di iscrizione ad anno successivo al primo. All’esito di tale riesame l’Ateneo aveva concluso che le materie della ricorrente erano sufficienti per accedere ad anno successivo senza necessità di doversi risottoporre al test

Secondo gli Avv. Bonetti e Delia: “anche nella fase di merito del giudizio, il Collegio ha confermato l’orientamento espresso in sede cautelare. Appare infatti inequivocabile la lettera della sentenza: Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla la nota 22 dicembre 2017 dell’Università degli Studi del Molise. Questa pronuncia di accoglimento non solo rappresenta una svolta decisiva per la ricorrente interessata, alla quale viene così riconosciuto il diritto ad intraprendere gli studi in Medicina ma deve essere considerata di estrema importanza anche per quei soggetti, attualmente in possesso di un provvedimento cautelare, che sono in attesa di una pronuncia nel merito della vicenda”.

Santi Delia è avvocato dell’anno ai Legalcommunity Italian Awards 2018.

Si sono svolti a Casina di Macchia Madama a Roma, davanti a una platea di circa 300 persone, i Legalcommunity Italian Awards 2018, durante la quale sono stati premiati 35 protagonisti, tra studi e professionisti, della consulenza legale e fiscale operativi su tutto il territorio nazionale, in tutte le regioni italiane.

Gli Italian Awards sono stati quindi dedicati a queste realtà e professionisti eccelsi e hanno puntato il faro su una serie di realtà che hanno competenze di altissimo livello e che affiancano quotidianamente le eccellenze del tessuto economico e produttivo del Paese. L’Avvocato Santi Delia è stato insignito del titolo di Avvocato dell’anno nella Sezione PUBBLICO IMPIEGO, quale realtà di “professionista specializzato nel settore del pubblico impiego/diritto amministrativo: protagonista di class-actions in ambito sanitario e universitario di grandissimo rilievo anche mediatico”.

Esame avvocato: quando il voto numerico si sgretola di fronte ad una ricorrezione. Cronaca (ennesima) di una bocciatura smentita dagli stessi commissari.

Sono giorni particolarmente sentiti per i nostri giovani colleghi, alle prese con i risultati dell’esame di abilitazione oramai pubblicati da tutte le Corti d’Appello. Proprio in questo frangente giungono i risultati delle ricorrezioni ordinate dal C.g.a.  per la sessione del 2015; ed anche in questo caso, come già era precedentemente successo per altri nostri assistiti, assistiamo a delle vere “rivoluzioni”.

In particolare degli elaborati ritenuti largamente insufficienti hanno raggiunto votazioni altissime, vicine al massimo: un atto giudiziario che stando alla prima valutazione doveva mancare persino degli elementi essenziali per essere considerato tale, tanto da ottenere un modesto 25, con la ricorrezione si “trasforma” in un atto “modello” tanto da meritare un sontuoso 40.

Si comprende immediatamente come, oggi più che mai, non sia possibile, per i giudici amministrativi che si trovano ad affrontare questa tipologia di ricorsi, trincerarsi dietro la formula della sufficienza del voto numerico per evitare qualsiasi forma di analisi. Il sindacato sulla discrezionalità tecnica deve consentire, laddove la votazione espressa con il voto numerico non risponda al reale valore del compito, una valutazione corretta e realmente rispondente ai valori espressi. Altrimenti, sarebbe più onesto ammettere che il nostro sistema impedisce la tutela giurisdizionale per tutti quei concorsi ed esami che si concludono con una semplice votazione numerica, con buona pace di ogni forma di garantismo e trasparenza. E tutto questo a quasi 30 anni dalla L n. 241/1990.

Diplomati magistrale: l’audizione del Miur. Cosa succederà? Il corsivo

Trovo quanto mai banale che, dopo mesi di annunci, slogan e campagna elettorale si dica che “le sentenze si rispettano”. Tanto banale, lo dico con amarezza estrema e senza voler offendere nessuno, da provarne lo stesso interesse per le interviste, parimenti insignificanti, dei giocatori di calcio dopo le partite. Mi chiedo sempre che senso ha intervistarli per fargli le stesse domande alle quali si danno, sempre, le stesse risposte: “dobbiamo lavorare di più seguendo le indicazioni del mister perché quella è la strada giusta”, polemica più, polemica meno, si intende.
Be se oggi, dopo mesi di analisi, pareri illuminati e proclami ci si limita ancora a dire, come il più istituzionale dei capitani di una squadra di calcio, che “rigore è quando arbitro fischia”, stiamo tutti perdendo tempo.
Non tutti gli attori di questa massacrante partita, ma l’Italia. L’Italia sta perdendo tempo.
In perfetto stile nazional popolare, peraltro, altri 120 giorni per decidere come già era stato deciso. Prima ancora 150 giorni per l’attesa di un parere che decise quanto già scontatamente tutti sapevano che doveva dire.
E allora, giusto per non continuare ad annoiarvi con metafore calcistiche, il problema serio è, come sempre, semplicemente legato ad una diversa prospettiva.
Le sentenze, da parte dei cittadini, si rispettano, sempre.

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Fit: si riapre la battaglia per i dottori di ricerca. Arriva il primo si del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli pilota degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’ammissione al FIT dei primi 500 docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica. Accolti anche gli appelli individuali con posizioni peculiari.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica ha fatto notare che è ancora aperta la partita sul concorso a cattedra del 2016 per il quale, nonostante la nota sentenza di segno negativo resa su contenzioso proposto da altri legali, vi sono stati da parte del Collegio successivi provvedimenti volti all’approfondimento di alcuni ulteriori aspetti sollevati nei nostri contenziosi. Nelle more di tali approfondimenti i ricorrenti “sono ammessi con riserva gli appellanti di partecipare alle prove del concorso di cui in epigrafe“.

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Tribunale di Messina: il servizio militare va sempre valutato ai fini del punteggio delle graduatorie d’insegnamento. Disapplicato il Decreto ministeriale.

Il giudice del lavoro si è pronunciato sul tema della valutazione del servizio militare come servizio di insegnamento con sentenza ed ha accolto le tesi avanzate dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti condannando il MIUR alle spese di giudizio. Secondo il Tribunale il servizio militare va sempre computato anche se non svolto in costanza di nomina e, in tal senso, il Decreto Ministeriale secondo cui “il servizio di militare di leva ed i servizi sostitutivi assimilati per legge sono valutati solo se prestati in costanza di nomina”, va disapplicato.

Nel caso di specie, il ricorrente dopo aver conseguito la laurea in Economia e Commercio, ha prestato per un anno il servizio militare. La sua laurea costituisce titolo valido per l’insegnamento in ben due classi di concorso. In questo senso, è necessario precisare che il servizio militare è stato prestato in seguito al conseguimento del titolo idoneo all’insegnamento e dunque in potenziale nomina. Sulla base di ciò, in occasione dell’aggiornamento delle graduatorie per gli anni scolastici 2014/2017, egli aveva chiesto la valutazione come servizio di insegnamento del servizio militare. Tuttavia, l’Ufficio scolastico competente, in mera applicazione del Decreto Ministeriale, ha negato il punteggio relativo, privando il soggetto interessato di ben 12 punti, che sarebbero stati fondamentali per l’immissione in ruolo e il conferimento di supplenze annuali a vantaggio del ricorrente. Continue reading Tribunale di Messina: il servizio militare va sempre valutato ai fini del punteggio delle graduatorie d’insegnamento. Disapplicato il Decreto ministeriale.

Studio Legale Avvocato Santi Delia