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DSA: storiche vittorie al T.A.R. LAZIO. Tutti ammessi a Medicina i nostri ricorrenti

E’ una epocale vittoria per l’eliminazione delle barriere e per la riaffermazione del diritto allo studio per TUTTI i giovani. Anche e soprattutto per tutti coloro che, non certo per causa loro, sono affetti da DSA e subiscono in maniera particolarmente discriminante, la gestione dei test di ammissione all’italiana.

In tutta Italia da Messina, a Palermo sino Roma La Sapienza e Perugia abbiamo dimostrato che i metodi usati da MIUR e Atenei non sono idonei a garantire che i nostri ragazzi affetti da DSA possano svolgere il test in maniera davvero eguale con gli altri concorrenti.

Non basta dare i 30 minuti aggiuntivi come prevede la Legge. Abbiamo dimostrato che va verificato anche come tale tempo può essere speso dai nostri ragazzi.

Siamo e saremo sempre accanto a Voi per affermare che il diritto allo studio non può e non deve avere barriere e che tali deficit si superano proprio grazie ad uno Stato che deve “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Santi Delia & Michele Bonetti

T.A.R. LAZIO, Sez. III bis, ordd. 19-20 dicembre 2013

Causa di servizio dei militari: nuova vittoria al T.A.R. Catania

Il T.A.R. Catania rompe il muro eretto dal Comitato di Verifica per le cause di servizio. Accolto il ricorso dell’Avvocato Delia.

In maniera assai innovativa e coraggiosa il T.A.R. Catania afferma la sindacabilità del parere del Comitato di verifica per le cause di servizio dei militari ove sussista un difetto istruttorio che la parte sia riuscita a dimostrare in giudizio.

Secondo la III Sezione del TAR Catania le risultanze del Comitato non sono sindacabili a mezzo C.T.U.

A differenza di come spesso accade nell’ambito del rito del lavoro, secondo il G.A., in base al DPR 461/2002, “il Comitato di Verifica delle Cause di Servizio del Ministero delle Finanze è organo il cui operato è rivolto alla valutazione degli aspetti eziologici delle infermità contratte dai pubblici dipendenti nello svolgimento delle mansioni cui sono contrattualmente preposti” e il suo parere è superabile a mezzo CTU solo ove la stessa “fornisca un qualche specifico elemento per ritenere palesemente illogico o palesemente errato il giudizio del Comitato” giacché “il giudizio medico legale circa la dipendenza di infermità da cause o concause di servizio si fonda su nozioni scientifiche e su dati di esperienza di carattere tecnico-discrezionale che, in quanto tali, sono sottratti al sindacato di legittimità del giudice amministrativo”.Per tali ragioni il ricorso in parola trova accoglimento, essendo infatti acclarato che l’infermità di cui si discute afferisca all’apparato digerente (gastroduodenite) e non rinvenga invece la sua origine nell’asserita (a parere del Comitato) “natura neuro distonico endogena”, giacché il Comitato avrebbe dovuto tener conto del peculiare profilo della possibile incidenza su tale patologia del regime dell’alimentazione, il quale infatti non risulta essere stato oggetto di alcuna specifica valutazione, nemmeno quale fattore incidente sul profilo dell’incidenza quantomeno “concausale” sulla patologia, portando così all’accoglimento delle doglianze di parte ricorrente.

Ciò che residua alla strategia del ricorrente, quindi, è la censura dell’istruttoria e della motivazione del parere del Comitato nel momento in cui proprio le istanze istruttorie poste dal ricorrente hanno portato in rilievo come “ il Comitato di verifica per le cause di servizio, si è limitato ad affermare che l’infermità conseguente al meninginoma contratto dal ricorrente “non può riconoscersi dipendente da fatti di servizio, in quanto trattasi di affezione e la cui eziopatogenesi … deve individuarsi in fattori di ordine costituzionale, senza esprimere alcuno specifico riferimento (nemmeno sotto il profilo della negativa incidenza concausale) alle modalità di svolgimento del servizio e alla costante esposizione del ricorrente a campi elettromagnetici, circostanze queste che non risultano essere state debitamente esaminate e considerate dal predetto organo. Peraltro, a fronte di una patologia tanto grave e invalidante e di una relazione medico-legale di parte che espressamente conforta la tesi della riconducibilità della malattia contratta dal ricorrente al prolungato servizio di ascolto d’intercettazioni telefoniche ed ambientali, il Comitato non poteva limitarsi a motivare il proprio parere negativo con formule stereotipate, come tali non adeguate a confutare i precisi elementi di segno opposto addotti dal ricorrente. Tale mancanza integra il dedotto vizio di
eccesso di potere per difetto d’istruttoria e di motivazione del parere impugnato che si estende anche al provvedimento finale di diniego di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità contratta dal ricorrente.’ ”
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TAR Catania, Sez. III,  6 dicembre 2013, n. 2968

CONCORSI DEI TEST A RISCHIO: IL NOSTRO TRIONFO ALLA PLENARIA

Tutti i concorsi per l’ammissione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia dal 2000 al 2010, sono illegittimi.

A dirlo è in modo DEFINITIVO e NON APPELLABILE il Supremo organo di giustizia amministrativa: l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che si è appena pronunciato su un ricorso dell’UDU patrocinato dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

Secondo i 15 Giudici dell’Adunanza Plenaria la cui seduta è stata presieduta dal Presidente del Consiglio di Stato Giovannini “nelle prove scritte dei pubblici concorsi o delle pubbliche selezioni di stampo comparativo una violazione non irrilevante della regola dell’anonimato da parte della Commissione determina de iure la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione “.

Secondo l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato “il comportamento della Commissione ha superato la soglia di criticità, mettendo a rischio tutti gli accorgimenti predisposti a livello normativo generale e di settore al fine di assicurare l’anonimato nella fase di correzione” 

L’UDU e il suo coordinatore Gianluca Scuccimarra avevano per primi denunciato l’irregolarità prima nei confronti dell’Ateneo di Messina ed in seguito nei confronti di tutti gli altri Atenei d’Italia dal 2007 denunciando la scelta del M.I.U.R. di imprimere il codice segreto sul foglio risposte ed in tutta la documentazione di concorso violazione portata avanti per anni dal Ministero nonostante gli scandali denunciati.

Secondo i legali dell’Udu anche quest’anno, per espresso ordine del Ministero, in tutte le sedi d’Italia i commissari hanno visionato i codici segreti dei candidati consumando violazioni ancora più gravi rispetto al passato e verrà pertanto inoltrato un ricorso straordinario diretto proprio al Consiglio di Stato che si è appena pronunciato sulla questione.
Soddisfazione è stata espressa anche dagli Avv.ti Giacomo Ferrari e Umberto Cantelli che hanno assistito l’UDU innanzi alla Plenaria.

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Il Governo perde contro l’UDU sui ricorsi sul bonus maturità: piovono i decreti: da Messina alla Sapienza, da Milano fino a Palermo.

Abbiamo assistito in questi mesi ad una serie di contraddizioni da parte del Governo nella gestione dei test d’ingresso all’università. Prima fu messo un bonus di 10 punti in base al voto di maturità; poi, rendendosi conto di aver sbagliato, cambiarono questi punti; infine li levarono ai ragazzi mentre compilavano il test, cercando di accedere all’università.

Infine la ciliegina sulla torta: un emendamento approvato alla camera e al senato per far entrare gli esclusi sbandierato ai 4 venti anche se concerne pochissime persone.

Di fronte all’ennesima violazione delle regole della legalità e dei principi democratici, l’Unione degli Universitari ha deciso di inoltrare al Tar del Lazio una serie di ricorsi al Tar, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia dello studio legale Bonetti & Partners.

Il Tar del Lazio per il tramite di decreti cautelari emessi dalla Sezione III Bis, Presidente Dott. Massimo Luciano Calveri ha ammesso con riserva i nostri ricorrenti col bonus, invitando il Ministero a provvedere il prima possibile sulla questione delle graduatorie del bonus.

Leggi di noi sul Corriere della Sera

La Stampa

Corriere Univ

Studenti.it

Cade il muro della soglia: illegittimo il minimo di 20 punti se i posti ci sono

Secondo una brillante pronuncia del Tar Lazio del 14/11/2013 resa dalla III Sezione, presieduta dal Dott. Franco Bianchi, avente come estensore il Consigliere Dott. Ivo Correale, si ritiene debba essere primariamente valorizzato il contingentamento degli accessi in relazione al “fabbisogno” individuato relativamente alle strutture disponibili e non tanto al raggiungimento di un punteggio minimo come quello della soglia dei 20 punti presente nei test di ingresso.
Secondo il Tar “l’utilizzo integrale dei posti disponibili deve comunque essere il fine ultimo della selezione per favorire il più possibile la domanda di formazione professionale, anche in relazione agli artt. 33 e 34 Cost., e fornire alla collettività un numero di studenti adeguato alle strutture che impone la piena utilizzazione delle medesime”.
Per il Tar il diritto allo studio sancito dall’art. 34 Cost. si qualifica come diritto della persona e non soffre limitazioni in relazione al grado di istruzione.
In tale innovativa sentenza, il Collegio di Via Flaminia ritiene quindi in conclusione che debba ricrearsi l’illegittimità dell’art. 10 D.M. 28 giugno 2012 n. 196, nella parte in cui prevede l’ammissione ai corsi dei soli studenti che abbiano conseguito una soglia minima di punteggio pari a 20, anche nelle ipotesi di mancata integrale copertura dei posti.

Un’altra battaglia vinta dagli Avvocati Santi Delia & Michele Bonetti

La Regione Sicilia non paga gli specializzandi: il Tribunale ordina di risarcire anche interessi e rivalutazione monetaria

Gli specializzandi con borsa regionale non sono stati pagati per un anno intero. Dal luglio 2012, quando hanno firmato i contratti, sino al giugno del 2013.

12 mesi senza stipendio fronteggiando tutte le problematiche connesse con l’impegno quotidiano ed esclusivo della specializzazione.

Solo dal luglio 2013 arriverà il primo stipendio giacchè la Regione, paradossalmente, ha sbloccato i fondi dal secondo anno in poi.

Nonostante i continui solleciti da parte dei medici l’Ateneo ha continuato ad allargare le braccia scaricando le responsabilità sulla Regione e sul mancato stanziamento dei fondi.

In realtà, per espressa previsione normativa e regolamentare, anche gli Atenei sono obbligati al pagamento.

Il Tribunale di Messina, al quale ci siamo rivolti con procedura d’urgenza, ha ordinato alla Regione e all’Ateneo il versamento di tutte le somme dovute pari a € 25.000,00 lorde oltre interessi e rivalutazione monetaria.

I provvedimenti del Tribunale sono già divenuti definitivi per i primi specializzandi che hanno agito e si attende solo la liquidazione da parte degli Atenei.

Gli specializzandi, che non hanno dovuto anticipare alcuna somma per ottenere quanto gli spetta, sono stati assistiti, su incarico del SIGM, dall’Avvocato Santi Delia.

 

Giudizio di ottemperanza: corretta la scelta di non attendere i 120 giorni

Il ricorrente vantava un credito liquido ed esigibile derivante dal dispositivo di una sentenza di condanna nei confronti di un’Amministrazione alle spese giudiziali. Oltre a tale somma, l’Amministrazione doveva altresì provvedere ad emettere un provvedimento riguardante l’acquisizione al patrimonio comunale del bene espropriato illegittimamente.

Quest’ultima, come è noto, pur potendo pagare (ed eseguire) immediatamente dopo la notifica del titolo esecutivo (munito di formula) e, perchè no, anche innanzi a qualsiasi atto di messa in mora del creditore, fruisce dei benefici del termine dilatorio di centoventi giorni di cui all’art. 14 del DL 669/1996.

La questione giuridica sottoposta al T.A.R. Catania è di importanza fondamentale per le scelte strategiche di molti creditori: attendere i 120 giorni dopo la notifica del titolo esecutivo prima di iniziare l’ottemperanza innanzi al G.A. o depositare immediatamente il ricorso badando solo al passaggio in giudicato del titolo (e, quindi, dopo tale momento) e spostando al passaggio in decisione della causa la verifica del decorso dei 120 giorni?

Anzitutto viene risolta la questio sulle condanne miste, ad un facere e al pagamento di somme.

Secondo il T.A.R., infatti, “la disposizione di cui si tratta (rispetto dello spatium di 120 giorni) risulta applicabile nel caso di specie, in quanto la sentenza in epigrafe contiene anche la condanna del Comune alla rifusione, in favore del ricorrente, delle spese di lite”.

Tuttavia non sussiste alcuna improcedibilità.

Secondo il T.A.R. pur se “il ricorso è stato notificato all’Amministrazione in data 11 dicembre 2012, cioè prima del decorso del termine di cui all’art. 14 decreto legge n. 669/1996, modificato dall’articolo 147, primo comma, lettera a), legge n. 388/2000 e dall’articolo 44, terzo comma, lettera a), decreto legge n. 269/2003, come modificato, in sede di conversione, dalla legge n. 326/2003 (le Amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici completano le procedure per l’esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali e dei lodi arbitrali aventi efficacia esecutiva e comportanti l’obbligo di pagamento di somme di danaro entro il termine di centoventi giorni dalla notificazione del titolo esecutivo…; prima di tale termine il creditore non può procedere ad esecuzione forzata né alla notifica di atto di precetto…).

Tuttavia, come affermato dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana nella sentenza n. 725/2012 e da questo stesso Tribunale (cfr., per tutte, la sentenza n. 1249/2013), nel caso in cui la notifica del ricorso in ottemperanza sia intervenuta nella pendenza del termine di cui si è detto, il ricorso stesso risulta improcedibile sino alla scadenza del termine medesimo.
Nel caso in esame la causa è stata trattenuta in decisione dopo il decorso di tale termine, con la conseguenza che la menzionata condizione di improcedibilità è ormai venuta meno.

Secondo il T.A.R. Catania, quindi, l’improcedibilità dell’azione di ottemperanza non va vagliata con riguardo alla data di deposito del ricorso ma va posticipata al momento del passaggio in decisione.

Strategicamente, ove tale orientamento si consolidasse, stante il fatto che la camera di consiglio per la trattazione della domanda deve avvenire decorsi almeno 60 giorni dall’ultima notifica (art. 87, comma  3), il creditore può serenamente notificare il ricorso dopo 45 giorni dalla notifica del titolo giacchè è veramente arduo immaginare che i 120 giorni non siano già decorsi al momento del passaggio in decisione.

T.A.R. Catania, Sez. II, 29 ottobre 2013, n. 2600

Avv. Santi Delia

Vittoria al T.A.R. Venezia: nessun Ateneo può imporre di ripetere il test per Professioni Sanitarie

Anche se il test di ammissione che i candidati hanno sostenuto è somministrato in maniera diversa da Ateneo ad Ateneo, è illegittima la scelta dell’Università di obbligare lo studente proveniente da un altra Università italiana a rifare il test per ottenere il trasferimento.

Il nostro studente era stata ammesso a Fisioterapia presso un Ateneo italiano e a causa di problemi familiari era costretto a cambiare città.

L’Ateneo ove aveva chiesto il trasferimento aveva però rigettato la domanda sostenendo che questi dovesse rifare la prova di ammissione.

Secondo il T.A.R. Venezia in maniera illegittima giacchè “considerato che, ad una prima delibazione propria della fase cautelare, appaiono ricorrere le condizioni per concedere la misura cautelare richiesta; che, infatti, il nulla osta al trasferimento richiesto dal ricorrente non appare, in ogni caso (ossia anche nel caso di iscrizione al primo anno), suscettibile di essere subordinato al superamento del test di ammissione al primo anno (tenuto conto che tale test è stato già sostenuto dall’interessato, con collocazione in posizione utile, nell’anno accademico 2008/2009 in ottemperanza al D.M. 17 maggio 2007), ferma rimanendo l’ulteriore condizione della disponibilità di posti liberi per il secondo anno del corso di laurea in Fisioterapia“.

Un’altra barriera abbattuta dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.

T.A.R. Venezia, Sez. I, 28 ottobre 2013, n. 533

Sensazionale inversione di tendenza al TAR Trento

Accogliamo con orgoglio la notizia di oggi circa il primo accoglimento del TAR di Trento relativamente alla causa di ADIDA, patrocinata dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

In tutte le cause precedenti, il Tar di Trento, aveva sempre rigettato tutti i ricorsi proposti dalle varie associazioni del settore.

Per la prima volta, invece, il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento accoglie il ricorso per l’ammissione al c.d. “concorsone” per la provincia di Trento che, in quanto provincia autonoma, si era dotata di autonomo bando e concorso.

Un altro precario della scuola, nonostante la mancanza di tutti i titoli richiesti dal bando, vedrà finalmente stabilizzata la propria posizione lavorativa, avendo ottenuto una pronuncia favorevole per occupare un posto a tempo indeterminato nella Pubblica Amministrazione.

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Studio Legale Avvocato Santi Delia