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ISCRIZIONE AD ANNI SUCCESSIVI AL PRIMO: ANCHE IL TAR PIEMONTE SI ESPRIME IN FAVORE DI UNA RICORRENTE.

Importante pronuncia del TAR Piemonte sull’accesso al corso di laurea in Odontoiatria, chiamato a decidere sul ricorso di una studentessa che lamentava l’illegittimità del comportamento dell’Università di Torino nella gestione del bando per il trasferimento ad anni successivi al primo.

Nel ricorso patrocinato dal nostro studio legale si deduceva come la domanda della studentessa, pur essendo iscritta presso un altro Ateneo italiano al II anno, fosse stata illegittimamente valutata dall’Ateneo piemontese come idonea ad ottenere il passaggio al IV anno, anziché al terzo. La decisione dell’Ateneo di Torino si era rivelata determinante per la ricorrente, non essendoci al IV anno un numero di posti disponibili sufficienti a consentirne l’immatricolazione.

Il TAR Piemonte, mediante l’ordinanza in allegato, ha ritenuto “irragionevole l’esclusione della ricorrente dall’iscrizione al terzo anno di corso” ed ha sottolineato il rischio di “compromettere irrimediabilmente i suoi progetti formativi e le sue future scelte professionali e di vita”.

Per tali motivi, ha disposto la “sua immediata ammissione con riserva e in sovrannumero rispetto agli iscritti al terzo anno di corso”. In particolare, ha concluso il TAR, l’accoglimento in sovrannumero “non è idoneo a pregiudicare né il diritto alla formazione degli altri studenti iscritti, né la complessiva organizzazione del corso di laurea a numero chiuso”, anche in considerazione della sussistenza di posti rimasti vacanti.

Il provvedimento del Giudice Amministrativo consentirà alla ricorrente di proseguire la propria carriera accademica nella sede ambita ed ha riaffermato il rispetto dei principi meritocratici che dovrebbero guidare ogni procedura amministrativa e che, nel caso di specie, non sono stati correttamente tutelati dall’Università di Torino.

Vittoria al Consiglio di Stato sulle concessioni di servizi in ambito scolastico.

La procedura pubblica relativa ai servizi bar/ristoro all’interno degli istituti scolastici deve qualificarsi come concessione di servizi. È quanto stabilito dal Consiglio di Stato (confermando la sentenza emessa dal TAR del Lazio) con l’ordinanza del 6.12.2019.

Il contenzioso ci ha visto protagonisti in difesa di una società attiva nell’ambito food, ristorazione e catering; qualificando la gara quale concessione di servizi, abbiamo richiesto l’applicazione degli obblighi ex art. 95 comma 10 d.lgs. 50/2016 relativamente ai costi per la manodopera ed agli oneri di sicurezza.

La gestione del punto ristoro all’interno degli Istituti, difatti, non può che discendere da un contratto strettamente correlato alle esigenze di continuità della presenza in sede del personale nonché degli utenti del vero e proprio servizio pubblico. Trattasi dunque di un servizio strumentale ed ulteriore rispetto a quello istituzionale ma che nondimeno va a implementarne l’efficienza.

Non può quindi dimenticarsi che l’utilizzo del bene pubblico, identificato nei locali adibiti all’esercizio del servizio bar, è meramente strumentale ed accessorio rispetto all’attività di ristoro effettuata a disposizione della struttura scolastica, e pertanto non in grado di alterare la natura giuridica della concessione presupposta.

In base a tale qualificazione è quindi inevitabile l’applicazione dei limiti e degli obblighi sanciti all’interno del cd. codice dei contratti pubblici, in particolare in riferimento all’inserimento degli oneri di sicurezza e dei costi di manodopera all’interno delle offerte economiche.

È proprio l’art. 164 d.lgs. 50/2016 a disporre che alle procedure di aggiudicazione di contratti di concessione di lavori pubblici o di servizi si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni relative (tra l’altro) ai criteri di aggiudicazione di cui al citato art. 95 cod. contr. pubbl.

A ciò si aggiunge che, in ottemperanza alla più ampia giurisprudenza in proposito (ex plurimis Ad. Pl., 24 gennaio 2019, n. 3), l’amministrazione non potrebbe neppure procedere all’integrazione della documentazione relativa ai costi suddetti poiché l’articolo 83, comma 9, d.Lgs. 50/2016 espressamente esclude l’utilizzo di tale rimedio per le violazioni relative al contenuto dell’offerta economica.

Il Consiglio di Stato ha condiviso la nostra tesi, rigettando il gravame e marcando così la linea di confine tra concessione di servizi pubblici e concessione di usufrutto di bene demaniale anche in ambito scolastico. L’alto Consesso ha quindi ribadito l’obbligatorietà dell’indicazione dei costi di sicurezza e manodopera la cui omissione comporta l’esclusione dalla procedura pubblica senza possibilità di ricorrere all’istituto del soccorso istruttorio.

Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: domani la prova scritta. TAR accoglie ricorsi e ammette alla prova.

Il T.A.R. Catania ha accolto i ricorsi proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ammesso alla prova scritta del concorso per 11l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico, calendarizzata per domani 27/11, i nostri ricorrenti

Il concorso, come si ricorderà, era stato caratterizzato da numerose segnalazioni di irregolarità sull’andamento della prova scritta celebrata nel mese di ottobre. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si era rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, dobbiamo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: segnalate numerose irregolarità.

Sono giunte al nostro studio in questi giorni numerose segnalazioni di irregolarità circa la prova scritta celebra nei giorni scorsi nell’ambito del concorso per l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si è rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, devo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

In attesa di poter approfondire all’esito dell’accesso agli atti già predisposto a favore di numerosi candidati esclusi che ci hanno già conferito mandato, sarà possibile aderire, al costo di € 100, alla fase stragiudiziale di accesso propedeutica all’introduzione del giudizio al TAR necessario per essere ammessi alla prova scritta del 27 novembre prossimo.

Per aderire COMPILA IL FORM ed invia la procura ed il bonifico di € 100 a segreteria@avvocatosantidelia.it entro il 20/11.

AGGIORNAMENTO GAE : ECCO LA NOSTRA POSIZIONE.

PERCHE’ NON E’ NECESSARIO IMPUGNARE IL D.M. 374/2019 SE SIETE GIA’ IN GAE CON RISERVA.

La questione definita dal Decreto Ministeriale prevede espressamente all’art. 6 che chi è inserito in GAE con riserva, a seguito di contenzioso pendente ed accolto in fase cautelare, vi permane fino all’eventuale sentenza negativa di merito; il D.M. prevede la possibilità di aggiornare la propria posizione.

Paradossalmente, dunque, il D.M. in questione non è lesivo per i ricorrenti in possesso di provvedimento cautelare e, in ragione della non lesività, questi ultimi non possono impugnarlo non essendovi una lesione concreta, diretta ed attuale che consente, per giurisprudenza costante, la legittimazione ad agire.

E’ vero che, come si legge diffusamente sul web, la regola processuale GENERALE è quella di impugnare gli atti successivi, le graduatorie successive, ecc., ma tale regola non si applica a chi è già all’interno delle GAE in virtù di provvedimento giurisdizionale, ovvero con riserva. A titolo di esempio riportiamo poi che non tutti Voi avete impugnato i D.M. 2014, 2015, 2016, 2017, 2018 e 2019; molti di Voi hanno impugnato uno solo di questi oppure più di un D.M. (in molti hanno fatto più impugnazioni poiché magari una di queste era stata inoltrata al Presidente della Repubblica, che notoriamente si pronuncia in tempi differenti, ed altre al TAR; oppure al Giudice del Lavoro ed al Giudice Amministrativo; o ancora al TAR per profili di nullità nei 180 giorni e nei 60 giorni per i successivi decreti, ecc., ma difficilmente dal 2014 in poi si impugnarono graduatorie e decreti all’infinito).

Insomma molti di Voi hanno fatto più di una impugnazione per i più disparati motivi, come ad esempio nel caso di diversi legali e sindacati di riferimento, ecc.; tuttavia quasi nessuno di Voi ha mai impugnato i Decreti Ministeriali ab initio e le graduatorie successive ai D.M., e mai ci sono state problematiche sul punto sino ad oggi. E difficilmente ce ne sarebbero alla luce delle due plenarie negative.

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Concorso Scuola: già assunti in ruolo i nostri ricorrenti

Sulla scia positiva dei recenti risultati inerenti il concorso a cattedra 2016, proprio oggi uno degli Uffici scolastici coinvolti (Sardegna) ha provveduto, in ottemperanza alla decisione del Consiglio di Stato, a convocare il nostro ricorrente, destinatario di tale favorevole provvedimento, per la stipula di un contratto a tempo indeterminato.

I Giudici di Palazzo Spada, nel caso di specie, avevano infatti disposto: “l’inserimento della ricorrente nella graduatoria di pertinenza ad ogni effetto, compresa l’eventuale stipula di contratto con riserva”, accogliendo, così, le pretese giudiziali portate in aula dai legali dello Studio Bonetti Delia.

Nella giornata di oggi, dunque, a seguito di questa ulteriore e fondamentale vittoria, l’ufficio in questione ha manifestato la sua intenzione di attenersi alle sopracitate disposizioni, consentendo, a seguito del nostro intervento, il tempestivo inizio dell’anno scolastico per il docente.

Il Consiglio di Stato, in particolare, ha ritenuto fondate le argomentazioni degli Avvocati, reputando: “preferibile evitare un’esecuzione puramente formale, che non implichi l’attribuzione di un’effettiva posizione utile in graduatoria, e ciò al fine di salvaguardare la concreta possibilità di ottenere, in base alla posizione ed al punteggio maturati in virtù del titolo abilitativo riconosciuto e di ogni altro titolo, la stipula sia di contratti a tempo determinato che indeterminato”.

 

Appalti: Delia & Bonetti vincono al TAR Lazio sull’accordo quadro per la fornitura arredi di Poste Italiane

Il Tar Lazio ha annullato l’aggiudicazione dell’accordo quadro per la fornitura nazionale degli arredi di back office di Poste Italiane del valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
Secondo il Tar centrale, che ha accolto il ricorso dello studio degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, va annullata l’aggiudicazione a favore di Castelli 2014 (difesa dall’Avv. Serena Fabiocchi e dai Proff. Avv. Alessandro Lolli e Aristide Police) in quanto tale Società doveva essere esclusa per non aver provato il possesso di un sistema equivalente alla certificazione ambientale EN ISO 14001:2004. Poste Italiane, difesa da Salvatore Napolitano, a seguito dell’annullamento dell’aggiudicazione dovrà consegnare la commessa a Metalplex che aveva agito con Delia e Bonetti. In sede di merito la terza Sezione del Tar Lazio ha chiarito che è illegittima la scelta di Poste di ritenere che Castelli 2014 avesse legittimamente fatto riferimento all’articolo 87 del nuovo codice appalti nella parte in cui consente di dimostrare alternativamente alla certificazione ambientale EN ISO 14001:2004 documentazione equivalente. “Ai sensi dell’art. 87, commi 1 e 2, d.lgs. 18 aprile 2018, n. 50, qualora il concorrente ad una gara pubblica sia privo della certificazione di qualità sulla gestione ambientale di qualità EN ISO espressamente prescritta dalla lex specialis non può essere ritenuto integrato il requisito attraverso le “prove documentali” prodotte, in via alternativa rispetto al certificato mancante, partendo dalla considerazione che la stazione appaltante può anche accettare altre prove documentali delle misure di gestione ambientale, purché gli operatori economici che se ne avvalgano dimostrino che tali misure sono “equivalenti a quelle richieste nel quadro del sistema o della norma di gestione ambientale applicabile”.
Si tratta di uno dei primi casi pilota sul tema dell’interpretazione della nuova norma del codice degli appalti che rappresenterà un punto di riferimento interpretativo anche per il prosieguo.
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La sentenza stante la sua importanza circa i principi in essa contenuti è pubblicata sul sito istituzionale della giustizia amministrativa

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Trasferimenti illegittimi: i docenti del Sud tornano a casa. Miur condannato

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l diritto dei figli minori dei 3 anni a godere dell’assistenza materiale e affettiva dei genitori va tutelato in via prioritaria.

E’ questo ciò che il Tribunale di Livorno ha stabilito in una recente pronuncia resa su ricorsi patrocinati dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti.

Il Ministero, ancora una volta, aveva illegittimamente compresso il diritto di una docente-madre ad ottenere il beneficio previsto dall’art. 42 bis del D.Lgs. 151/2001. All’esito delle procedure di mobilità, infatti, l’insegnante era stata costretta ad allontanarsi per oltre 1000 km da casa e dal proprio figlio di due anni.

A nulla sono valsi i tentativi di conciliazione avviati con gli USP e mai riscontrati, sino a quando la giustizia non ha avuto modo di applicare, ancora una volta, un principio ormai consolidato in giurisprudenza.

Il Tribunale toscano, infatti, ha chiaramente stabilito che “la disposizione invocata dalla parte ricorrente nel caso di specie è inserita nel T.U. 151/01 in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità, con il quale il legislatore ha inteso perseguire una serie di importanti finalità, quale quella di tutelare la salute fisio-psichica della lavoratrice madre, quella di preservare la salute del nascituro e quella, infine, di garantire il diritto del figlio sia naturale che adottivo a godere dell’assistenza materiale e affettiva di entrambi i genitori durante i primi anni di vita”.

Dal canto suo, il MIUR, “non ha dimostrato né di avere risposto all’istanza della ricorrente né di avere valutato l’esistenza di esigenze eccezionali che precludevano l’assegnazione provvisoria”.

Ragion per cui il Tribunale, rilevando che “il mancato accoglimento della domanda pregiudicherebbe in maniera irreparabile la vita personale e familiare dell’istante, oltre che gli interessi del minore salvaguardati dall’art. 42 bis sopra richiamato; interessi tutti di rilevanza costituzionale la cui lesione non potrebbe essere risarcita per equivalente” ha condannato il Ministero a disporre l’assegnazione temporanea della ricorrente ai sensi dell’art. 42 bis d. lgs. n. 151/2001 presso una sede di servizio ubicata nel comune ove è stabilito il nucleo familiare della docente.

Se anche Tu hai subito una violazione del diritto ad ottenere l’assegnazione in una sede nel comune dove risiede il Tuo nucleo familiare ed hai figli minori di 3 anni, contattaci all’indirizzo segreteria@avvocatosantidelia.it per esporci il Tuo caso oppure aderisci seguendo le istruzioni su questo link

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La Tecnica della Scuola

VITTORIA DEI RICORSI 2015 SULLA MANCATA SOTTOSCRIZIONE DELLA SCHEDA ANAGRAFICA PIÙ DI 1000 STUDENTI SARANNO ISCRITTI REGOLARMENTE.

 

 

Oggi il TAR, con sentenza di merito, ha accolto i ricorsi 2015 dell’UDU, patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, relativi alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica. Con tale provvedimento è stato anche annullato il D.M. 50 del febbraio scorso. Ora il MIUR è obbligato a riaprire le graduatorie e a farle scorrere fino alla copertura totale dei posti messi a bando, compresi quelli inizialmente riservati agli studenti extracomunitari non residenti. Una vittoria importantissima, che influenzerà anche i ricorsi relativi alla mancata sottoscrizione al test 2016.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “È arrivato oggi l’accoglimento del ricorso dell’UDU dello scorso anno relativo alla mancata sottoscrizione della scheda anagrafica. Lo avevamo denunciato da subito come un vizio formale non potesse negare il diritto allo studio di molti studenti: ora grazie a questa importantissima vittoria più di 1000 studenti saranno iscritti regolarmente nella facoltà che avevano scelto per il proprio futuro. Riteniamo che tale sentenza potrà influenzare anche il contenzioso di quest’anno sulla mancata sottoscrizione che ancora una volta per primi ci ha visti impegnati in vittoriosi contenziosi in parte già accolti con decreto cautelare del Tar.”

Continua Marchetti: “Si tratta di una sentenza importantissima e con ripercussioni anche su quest’anno. Inoltre con tale provvedimento viene annullato finalmente il decreto ministeriale 50 del febbraio 2016, nella parte in cui chiude le graduatorie e non riassegna i posti rimasti liberi degli extracomunitari. Ora il MIUR non ha più scuse: una sentenza di merito lo obbliga a riaprire le graduatorie e a farle scorrere fino a riempire tutti i posti messi a bando, anche quelli per studenti extracomunitari non residenti. Una vittoria importantissima, che avrà effetti a catena sugli errori di quest’anno reiterati dal Ministero.”

Conclude la coordinatrice dell’UDU: “Oggi abbiamo avuto la conferma di quanto diciamo da tempo: questo sistema è profondamente sbagliato e anno dopo anno dimostra le proprie falle, finendo con l’infrangere le speranze di molti studenti che vedono negato il proprio diritto allo studio. Chiediamo che l’attuale sistema di accesso sia finalmente messo in discussione come troppe volte promesso. Vogliamo che si apra una discussione vera che coinvolga gli studenti, che dica no al numero chiuso e vada finalmente verso il libero accesso.”

Studio Legale Avvocato Santi Delia