CONCORSI PUBBLICI: SCORRIMENTO GRADUATORIE VIGENTI O INDIZIONE DI NUOVI CONCORSI, TAR LAZIO A FAVORE DELLO SCORRIMENTO.

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“In presenza di graduatorie concorsuali valide ed efficaci, l’amministrazione, se stabilisce di provvedere alla copertura dei posti vacanti, deve motivare la determinazione riguardante le modalità di reclutamento del personale, anche qualora scelga l’indizione di un nuovo concorso, in luogo dello scorrimento delle graduatorie vigenti” (Ad. Plen. Cons. Stato n.14/2011).

Trattasi di un principio di diritto, espressione del generale “favor”, nell’ordinamento vigente, circa l’utilizzazione di graduatorie vigenti, rispetto all’indizione di nuove procedure selettive su cui, come è noto, è dapprima intervenuto il Legislatore, codificando il principio con il c.d. “Decreto D’Alia” salvo, da ultimo, rimettere totalmente in discussione tale preferenza con le recenti riforme del 2018 e del 2019.

In tale contesto si colloca la scelta del Ministero della Giustizia di attingere da tutte le graduatorie vigenti (non solo del proprio Dicastero, ma anche di terzi) al fine individuare soggetti idonei al ruolo di funzionari giudiziari.

Il Ministero, tuttavia, aveva preferito far ricorso alle più disparate graduatorie (ivi comprese: quella dell’Ordine degli Avvocati di Brescia per il reclutamento di un assistente amministrativo, nonché la graduatoria “RIPAM PUGLIA”) escludendone una di propria titolarità, ancora vigente, relativa alla copertura di “397 Funzionari giuridico – pedagogici”, cui avrebbe dovuto essere accordata assoluta precedenza, posto che: l’art. 4 co.3 del D.L. 101/2013, subordina l’espletamento di nuove procedure concorsuali all’assenza di idonei collocati nelle proprie graduatorie, da qui la necessità di un’attività istruttoria approfondita in via preliminare, che si è rilevata di fatto lacunosa nel caso in commento.

Siffatta esclusione, infatti, ha condotto alla pronuncia della prima Sezione del T.A.R Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dall’ Avv. Santi Delia, founder di Bonetti & Delia, rendendo giustizia – in via definitiva – proprio ad un candidato risultato idoneo all’esito del concorso bandito per l’assunzione dei “397 Funzionari giuridico – pedagogici”, posto che, nonostante tale graduatoria fosse valida ed efficace, così come ampiamente dimostrato in giudizio, il Ministero aveva ritenuto di non attingervi.

Giova sottolineare sul punto che, a partire dalla decisione della succitata Plenaria, si è affermato il principio per il quale: “l’Amministrazione, una volta stabilito di procedere alla provvista del posto, deve motivare sulle modalità prescelte per il reclutamento, considerando l’esistenza di eventuali graduatorie di “idonei” ancora valide ed efficaci al momento dell’indizione del nuovo concorso”.

Secondo il T.A.R. è illegittima la scelta del Ministero di preferire altre e diverse graduatorie rispetto a quella di cui esso stesso era titolare, anche in quanto la motivazione addotta per giustificare la preferenza è priva di qualsivoglia ragionevolezza, nella misura in cui – onde giustificare la scelta compiuta – l’Amministrazione, ha fatto appello alla presunta “assenza di equivalenza” tra le competenze specifiche di un funzionario “giuridico – pedagogico” (che opera in un settore “trattamentale”) e quelle più “prettamente amministrative e gestionali” dei funzionari giudiziari, per poi di fatto contraddirsi, nel momento in cui ha attinto da graduatorie il cui titolo d’accesso (laurea in chimica, scienze naturali, o aeronautica, tra gli altri) non è di certo riconducibile a “funzionalità propriamente amministrative”.

“Proprio su questo ultimo punto”, commenta l’Avvocato Santi Delia, “il Collegio, nell’accogliere il ricorso, ha fatto luce sulla vicenda dettando un principio generale che informa di sé l’azione amministrativa in siffatte circostanze, onde evitare di incorrere in errori palesi, come nel caso in commento”, dice il Collegio :“se è vero che l’utilizzo di graduatorie ancora in vigore per la copertura di nuovi posti è subordinato ad una valutazione discrezionale dell’Amministrazione sulla congruenza tra i profili professionali, tale valutazione deve essere comunque logica, non contraddittoria, coerente e ragionevole”.

“Aspetti questi”, aggiunge a chiusura Delia, “che sicuramente non hanno caratterizzato la scelta compiuta dal Ministero della Giustizia, ne singolarmente ne complessivamente considerata”.