I concorsi pubblici servono davvero a selezionare i migliori o rappresentano una corsa ad ostacoli per evitare di incappare in errori formali, sperando di giungere sino in fondo alla competizione? La sentenza del TAR CATANIA

L’avventura che un giovane studente del corso di Medicina si è trovato ad affrontare sembra proprio quella di tanti partecipanti ai centinaia di concorsi che si stanno celebrando in Italia, dove è sempre più difficile districarsi tra tabelle, spunte e moduli informatici.

Un labirinto di formalismi che, spesso, riesce nell’intento non di selezionare davvero i migliori ma solo quelli più bravi, o forse meramente fortunati, a sfuggire all’errore sempre dietro l’angolo di tali procedure.

In particolare, l’aspirante medico già frequentante il corso di laurea presso un altro Ateneo ma che voleva continuare il percorso presso l’Ateneo di Messina, era stato escluso dalla graduatoria degli ammessi per non aver compilato correttamente la domanda di iscrizione. Il bando messinese difatti imponeva ai candidati non solo di indicare le materie sostenute presso l’Universita di provenienza ma anche l’onere di indicare alla Commissione la possibile corrispondenza con le materie peloritane proponendo un giudizio di congruità.

Il TAR, con sentenza del 29 settembre, ha totalmente accolto la tesi dell’Avvocato Santi Delia – name founder di Bonetti & Delia – con la quale si era sostenuta l’illegittimità della clausola esclusiva del bando imperniata da eccessivo formalismo nonché l’irrilevanza dell’errore commesso in sede di compilazione. Difatti, la Commissione, in possesso della documentazione necessaria ai fini della valutazione, era già in grado di valutare tutti gli elementi su cui basare la propria decisione.

In questo caso, come in tutti i pubblici concorsi, viene in essere la necessità di dover scegliere tra i principi di speditezza della procedura concorsuale e di autoresponsabilità dei concorrenti, che imporrebbe che ciascuno sopporti le conseguenze di eventuali errori commessi nella presentazione della documentazione e l’obiettivo delle selezioni concorsuali stesse che hanno come fine principale quello di selezionare i migliori. Il ragazzo, in questo caso, era quello con più titoli e che avrebbe avuto diritto al primo posto in graduatoria. Ha senso preferirgli un’aspirante meno bravo sol perchè la Commissione pur potendo valutare tali titoli si sia fermata all’errore formale di compilazione?

Il Giudice Amministrativo etneo, dimostrando di preferire l’idea di un concorso volto a individuare i migliori e non i più marchiani errori, da ragione al ragazzo e lo colloca al primo posto. Secondo il TAR il “soccorso istruttorio ha portata generale e trova applicazione, senza meno, anche nell’ambito delle procedure concorsuali, fermo il necessario rispetto del principio della par condicio; sebbene siano presenti in giurisprudenza orientamenti più restrittivi per i quali il soccorso istruttorio nell’ambito delle procedure comparative e di massa è – fortemente – limitato dal principio di autoresponsabilità del concorrente (per cui ciascuno sopporta le conseguenze di eventuali errori commessi nella presentazione della documentazione), ritiene il Collegio che nell’ambito delle procedure competitive – quale quella in esame – l’attivazione del c.d. soccorso istruttorio è funzionale ad evitare che l’esito possa essere alterato da meri errori formali, come accadrebbe se un candidato meritevole fosse penalizzato per una mancanza facilmente emendabile con la collaborazione dell’Amministrazione“.

Sul punto, l’Avvocato Santi Delia ha espresso grande soddisfazione ed ha così commentato la vicenda: “l’uso della telematica o di moduli prestampati nelle procedure concorsuali ha certamente il pregio di snellire il lavoro delle Commissioni ed i tempi di espletamento del concorso. Tali metodi, tuttavia, non devono eliminare le possibilità ed i doveri delle Commissioni di compiere ogni legittimo approfondimento volto alla verifica del vero merito dei candidati. Diversamente, gli innumerevoli formalismi imposti avrebbero quale unica conseguenza quella di escludere dalla selezione candidati in ragione di meri errori formali in totale spregio al principio del favor partecipationis e di merito che invece dovrebbero caratterizzare tali procedure”.