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Consiglio di Stato: sospesa l’Ordinanza Ministeriale sulla mobilità docenti. Illegittimo il mancato computo degli anni in paritaria.

Il Consiglio di Stato ha sospeso l’ordinanza Ministeriale sulla mobilità dei docenti, accogliendo l’appello degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, nella parte in cui non riconosce il punteggio maturato nelle scuole paritarie.

Del tema della mobilità docenti, invero, come avrete letto da ormai un anno, si è per lo più occupato il Giudice del Lavoro. Sono stati i Tribunali di tutta Italia, infatti, a pronunciarsi, per lo più, sulla vicenda dell’algoritmo e su quella degli anni di servizio presso le scuole paritarie.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ad eccezione del caso algoritmo, grazie al quale al fianco della Gilda, gli stessi Avvocati Bonetti e Delia riuscirono a far svelare il meccanismo di assegnazione delle sedi ad oltre centomila docenti, si è sempre dichiarato privo di giurisdizione sul tema della mobilità.

In sede di appello, tuttavia, il Consiglio di Stato ha ribaltato la posizione del T.A.R. ritenendosi competente (o meglio in possesso della giurisdizione) per decidere anche sulle questioni della mobilità dei docenti. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, “risulta impugnato un atto di macro-organizzazione ad efficacia generale e applicabile nell’intero territorio nazionale in base al quale sono gestiti i trasferimenti dei docenti, mentre i singoli trasferimenti, avvenuti nell’ambito di un piano generale per la più corretta e razionale copertura di tutti i posti tuttora vacanti nell’organico delle varie istituzioni scolastiche, si pongono quali meri atti attuativi dell’impugnata ordinanza ministeriale, con conseguente configurabilità di correlative situazioni di interesse legittimo devolute alla cognizione del giudice amministrativo”.

I primi casi ad essere trattati, dunque, riguardarono proprio la vicenda scaturente dalla nostra vittoria al T.A.R. Lazio sull’algoritmo a seguito della quale il Consiglio di Stato, una volta affermata la propria giurisdizione, concesse dei provvedimenti cautelari “per asseriti vizi inficianti il criterio (ovvero il ‘meccanismo’ o ‘algoritmo’)”. Stavolta, invece, la questione ha riguardato il più complesso ambito del punteggio in paritaria.

A differenza dei numerosi precedenti ottenuti anche dagi Avvocati Delia e Bonetti innanzi al Giudice del Lavoro, dunque, questa decisione mira ad incidere a livello nazionale sulle Ordinanze Ministeriali di mobilità 2016 e 2017. Il Giudice amministrativo, difatti, è l’unico che può annullare gli atti ministeriali con effetto erga omnes mentre il Giudice del Lavoro può solo disapplicarli per il singolo docente.

Ecco perchè questa prima decisione è unica nel panorama e può coinvolgere tutti i docenti.

Secondo l’orientamento dei giudici della Sesta Sezione già reso su questioni giuridicamente analoghe, infatti, “la clausola del bando, oggetto di impugnazione, è stata già annullata dal Tribunale amministrativo con sentenze, diverse da quella in esame, passate in giudicato (tra le altre, sentenze 11 gennaio 2014, n. 326; 14 luglio 2015, n. 9427; 14 luglio 2015, n. 9425). L’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, infatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri» (Cons. Stato, sez. VI, 1 aprile 2016, n. 1289).

Per quanto direttamente interessa TUTTI I DOCENTI CON PUNTEGGIO IN PARITARIA, dunque, il C.d.S. ha chiarito che SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Per tale ragione il C.d.S.,  confermando la fondatezza delle censure proposte in appello ha chiarito che la mancata valutazione del servizio pre-ruolo compromette l’attività didattica esercitata dai docenti appellanti e gli ha riconsociuto il diritto di essere destinati agli ambiti territoriali richiesti in forza del punteggio ricalcolato  per il servizio pre-ruolo svolto presso istituti scolastici paritari.

“Il nostro obiettivo ” commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, “è quello di ottenere provvedimenti per una platea più ampia di soggetti possibili a prescindere dalla loro qualità di ricorrenti. Il sistema scuola non può continuare ad essere governato da provvedimenti episodici o singoli ed è ora che il MIUR prenda atto in via generale ed erga omnes di provvedimenti di respiro generale. Ciò è già accaduto con il riconoscimento del valore abilitante del diploma magistrale che in sede giudiziale è stato ottenuto dai nostri 220 ricorrenti e poi esteso a 1 milione di docenti oggi in II fascia GI. Ci auguriamo che ora anche grazie questi provvedimenti possa essere rivisto il sistema di mobilità ”.

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MEDICINA GENERALE (MMG): APERTE LE ADESIONI PER PARTECIPARE AL RICORSO

Carissimi,
come sapete, siamo stati in prima linea, al fianco di centinaia di giovani medici delusi da un concorso farsa.
Su Medicina generale non era mai esistito un contenzioso e, ancora una volta,
per primi siamo riusciti a vincere.

Abbiamo dimostrato, in Consiglio di Stato, l’illegittimità della scelta del Ministero della Salute e delle Regioni di optare per la graduatoria regionale anzichè per quella nazionale.

Sono stati centinaia i nostri giovani medici ammessi in diverse Regioni: Sicilia, Sardegna, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, etc..

Nonostante le nostre vittorie e centinaia di ammissioni decretate dal Giudice amministrativo, il Ministero persiste nelle proprie scelte, dichiaratamente illegittime anche in quanto, allo stato, il contenzioso è pendente innanzi alla CEDU e, sino a quando in Europa non si pronunceranno, il TAR non darà nuovi provvedimenti.

Sempre su Medicina Generale, il T.A.R. Lazio ha annullato il D.M. Salute 7 marzo 2006, nella parte in cui preclude la partecipazione ai laureati in Medicina non ancora abilitati e ha consentito, grazie alla nostra azione, ai giovani medici di partecipare alle prove di ammissione. Dunque, tutti i laureati non ancora abilitati potranno partecipare alla prova.

Abbiamo appurato che vi sono state numerose segnalazioni di irregolarità ragion per cui abbiamo già effettuato istanza d’accesso per riscontrarne la fondatezza.

In Campania è già aperto un ricorso collettivo al costo di € 500 di adesione mentre per le altre Regioni allo stesso prezzo potrà aderirsi ad azioni collettive e/o individuali che, però, dovremmo poi valutare all’esito dell’accesso agli atti.

Ciò vuol dire che se, successivamente a tale fase, non riscontreremo elementi utili per agire, la quota verrà restituita.

Anche quest’anno vi sono diverse domande dubbie su cui si può fondare l’azione. Una è già stata individuata.
Chi è fuori per una domanda, quindi, può agire individualmente.

                                                                        CHI PUO’ AGIRE

TUTTI I CONCORRENTI CON PUNTEGGI SUPERIORI A 60. Pur se in passato anche i soggetti sotto tale soglia sono stati ammessi per voi la posizione da difendere è più complessa potendo agire solo collettivamente.

                                                                       COME AGIRE

COMPILANDO LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA E SEGUENDO LE ISTRUZIONI IVI CONTENUTE.
Per chi vuole avere un appuntamento può chiamare i numeri fissi di Messina o alla linea dedicata ed esclusiva 3898538944.

Per chi invece ha già deciso di agire può seguire la modulistica allegata.
L’acconto di adesione è pari a € 500,00 e va inviato unitamente alla documentazione richiesta.
LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE VA SEMPRE ANTICIPATA A MEZZO MAIL SCANSIONATA.

SCADENZE DI ADESIONE (FA FEDE IL TIMBRO POSTALE – LA DOCUMENTAZIONE VA SEMPRE ANTICIPATA VIA MAIL SCANSIONATA) 15/12

PER OGNI DUBBIO PUOI COMPILARE IL FORM E CHIEDERCI COSA FARE
                                 

OPPURE

                       SCARICA DIRETTAMENTE LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

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PERSONALE EDUCATIVO: IL CDS RIFORMA IL PROVVEDIMENTO DEL T.A.R. E RICONOSCE ABILITANTE E VALIDO PER IL PASSAGGIO IN RUOLO NELLA PRIMARIA IL CONCORSO DEL 2000

Roma, 9 novembre 2017 (Ufficio stampa Gilda Insegnanti). Il personale educativo che presta servizio nei convitti ha diritto a partecipare alle operazioni di mobilità per il passaggio in ruolo nella scuola primaria. A stabilirlo è il Consiglio di Stato che, con il decreto cautelare n. 4759/2017, ha accolto il ricorso presentato in appello dalla Gilda degli Insegnanti attraverso gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia riguardante il personale educativo abilitato con il concorso ordinario del 2000.Nel 2000 i ricorrenti avevano partecipato e superato il concorso ordinario, “lo stesso, per modalità e oggetto della selezione, di quello svolto contemporaneamente ma abilitante all´insegnamento nella primaria”, spiegano gli avvocati Bonetti e Delia. “Considerata l´affinità strutturale e concettuale dei due concorsi – proseguono i legali della Gilda – abbiamo ritenuto illegittima la decisione del Miur di escludere il personale educativo dalle procedure di mobilità”.

L´accoglimento con riserva da parte del Consiglio di Stato, che ammette i ricorrenti a partecipare alle procedura di mobilità, riforma la precedente ordinanza del Tar del Lazio che si era espressa in maniera contraria al ricorso.Tanta la soddisfazione degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia che, in collaborazione con la Gilda degli insegnanti, da anni si battono per la difesa dei diritti degli insegnanti e del personale educativo.

 

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IL CONSIGLIO DI STATO CONFERMA IL VALORE ABILITANTE DEL DOTTORATO DI RICERCA: VIA LIBERA ALLE PROVE SUPPLETIVE PER IL TFA SOSTEGNO

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello proposto dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti inerente l’illegittimità del D.M. 948/2016 in forza del quale veniva impedito ai dottori di ricerca di poter prendere parte alle prove selettive per l’accesso ai percorsi formativi per assumere la qualifica di insegnante di sostengo e poter insegnare nelle scuole.

Secondo gli Avv.ti Delia e Bonetti, tale scelta ministeriale è del tutto illegittima giacchè non v’è alcuna ragione per cui, dopo avere utilizzato i dottorati per anni sui posti di sostegno – cosa che ha permesso di acquisire specifiche competenze “sul campo” – essi possono aspirare a formalizzare la loro professionalità, essendo precluso l’accesso ai corsi che il Ministero ha previsto per ottenere la qualifica di insegnante di sostegno.

Invero, prima dell’adozione del D.M. 948/2016, il Miur, con nota prot. n. 19030 del 21 novembre 2008, aveva previsto che “l‘utilizzazione in posti di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente qualora manchino docenti di ruolo o non di ruolo specializzati”. Gli insegnanti privi di specializzazione al sostegno ed abilitazione all’insegnamento, quindi, per espressa previsione di legge, possono comunque aspirare alle supplenze sul sostegno in mancanza di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati.

            Così numerosi docenti precari (anche della terza fascia d’istituto, come parte appellante), prestano il loro servizio presso le scuole di ogni ordine e grado proprio in qualità di insegnanti di sostegno. Si tratta di un numero talmente importante che alcuni USP stanno organizzando corsi professionali di formazione regionale per dar un minimo di nozioni a tali soggetti.

            Nonostante ciò, come anticipato, il D.M.1 dicembre 2016, n. 948 preclude l’ammissione ai corsi a tutti i docenti precari di terza fascia che, anche per un decennio, hanno “sostenuto” centinaia di studenti in condizioni di handicap, ivi compresi gli insegnanti che hanno conseguito un dottorato di ricerca. In altre parole il “dottorato di ricerca” – massimo titolo di istruzione previsto nel sistema italiano – non sarebbe qualificabile quale titolo neanche utile per l’ammissione ad un corso di formazione ulteriore.

Il Consiglio di Stato, tuttavia, ha ribaltato l’esito del T.A.R. ritenendo illegittime le disposizioni del MIUR che impedivano ai docenti in possesso del dottorato di ricerca, di prendere parte al tirocinio formativo abilitante, ammettendoli alla frequenza e garantendo loro la possibilità di formarsi e di aspirare all’ottenimento del tanto auspicato “incarico di ruolo”.

Tale percorso di formazione, peraltro, è stata già attenzionata anche dall’Europa cui l’Associazione La Voce dei Giusti, da sempre difesa dai Bonetti & Delia si era rivolta. Il Comitato sociale europeo, in particolare, ha dichiarato l’illegittimità di tali percorsi nella parte in cui risulta precluso l’accesso ai non abilitati. Tale organo, nello specifico, ha ritenuto che il percorso di specializzazione di cui si discute, così come attualmente impostato, dà vita ad “una violazione dell’articolo E, congiuntamente all’articolo 10§3 a) e b) della Carta per il fatto che vi è una situazione di discriminazione indiretta in materia di accesso alla formazione specialistica per l’insegnamento di sostegno nei confronti degli insegnanti delle graduatorie di terza fascia” (Commissione Europea dei Diritti Sociali, DECISIONE RIGUARDANTE LA FONDATEZZA 18 ottobre 2016, pubblicata stante la mancata risposta del Governo il 15 marzo 2017, Associazione sindacale “La Voce dei Giusti” contro l’Italia, Ricorso n° 105/2014).

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Scuole specializzazione in Medicina: illegittimo negare il nulla osta ai trasferimenti.

Ad agosto l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica aveva proposto di escludere 135 scuole di specializzazione su 1.433 perché non in grado di formare al meglio. Dopo le polemiche, un nuovo controllo e alcuni adempimenti delle Università, la lista è un po’ cambiata a settembre 2017 in prossimità del bando. Delle 135 scuole, inizialmente, bocciate 13 sono rientrate con accreditamento provvisorio (Catanzaro-Microbiologia e virologia; Ferrara-Chirurgia vascolare; Ferrara-Medicina dello sport; Firenze-Audiologia e foniatria; Modena-Malattie dell’apparato digerente; Parma-Oftalmologia; Parma-Dermatologia; Pavia-Chirurgia vascolare; Pisa-Medicina dello Sport; Pisa-Audiologia; Pisa-Malattie infettive; Pisa-Medicina del Lavoro; Campus Biomedico-Ginecologia e Ostetricia) mentre 4 sono state ritenute non valutabili (Cattolica-Chirurgia maxillo facciale; Foggia-Malattie dell’apparato digerente; Genova-Medicina dello Sport; Napoli-Federico II-Reumatologia). Ben 10 le scuole considerate non adegute (tra cui Messina-Chirurgia maxillo facciale; Pavia-Chirurgia pediatrica; Pavia-Scienze dell’alimentazione; San Raffaele-Chirurgia vascolare; Messina-Ematologia; Insubria Varese-Medicina legale; Insubria Varese- Neuropsichiatria infantile; Humanitas-Neurochirurgia; Campus Biomedico-Oftalmologia; Chieti-Otorinolaringoiatria).

Secondo quanto oggi confermato da Repubblica.it, una scuola di specializzazione su dieci che in Sicilia prepara i neo-camici bianchi alla professione non ha i requisiti di qualità, e più della metà (55 su 103) ha lacune da colmare. Il record a Messina, che con nove scuole “bocciate” e venti ammesse con “debito” ha la maglia nera in Italia con Foggia e Bari. 

Abbiamo ricevuto mandato da alcuni gruppi di specializzandi che frequentano queste scuole e che, non potendo prendere atto di tali rilievi dell’Osservatorio e del Ministero, ci hanno chiesto se esistano margini per azioni giudiziali risarcitorie e, sin da subito, al fine di limitare i danni, trasferire il proprio percorso verso scuole conformi a legge.

Il Ministero ha confermato che gli Atenei hanno l’obbligo di concedere i nulla osta, ma in tanti stanno resistendo anche adducendo di aver agito in giudizio (quel tanto odiato T.A.R. a cui ora anche loro chiedono giustizia) avverso la decisione del MIUR.

Stante la scadenza dei termini per agire e le vostre numerose richieste, Vi invitiamo a contattarci tempestivamente giacchè l’azione va iniziata, a pena di decadenza, entro 60 giorni da quando avete ricevuto il diniego al nulla osta.

Inoltre, anche ai fini risarcitori, consigliamo a tutti gli interessati, di formalizzare il proprio interesse al trasferimento giacchè tale scelta potrebbe incidere, ai sensi dell’art. 1227 c.c. in un ipotetico contenzioso futuro.

Per info scrivere a santi.delia@avvocatosantidelia.it 

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MOBILITA’: la diversa valutazione dell’anzianità di servizio pre-ruolo sul posto di sostegno rispetto al dopo immissione in ruolo è giustificata da criteri di ordine sociale

Il diverso rilievo riconosciuto al servizio prestato anteriormente alla immissione in ruolo ai fini della mobilità appare giustificato dalla specificità delle mansioni svolte dal docente di sostegno i cui compiti […] devono essere coordinati, nel quadro della programmazione dell’azione educativa“. Con queste parole il Giudice del Lavoro di Tivoli, accogliendo la tesi dei legali Delia e Bonetti, si è pronunciato sul merito di un mancato trasferimento richiesto nell’ambito di una procedura di mobilità professionale interprovinciale per l’a.s 2017- 2018 da parte di una docente che asseriva di aver maturato il requisito del vincolo di permanenza quinquennale durante il servizio pre-ruolo.

Per il Tribunale, che ha aderito alla difesa del controinteressato affidata agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, l’obbligo di permanenza quinquennale nella tipologia di posto in cui si è assunta la titolarità, di cui all’art. 127 comma 2 del D.lgs 297/1994, che di fatto permette ai docenti che ancora non abbiano raggiunto tale “anzianità” unicamente di richiedere il trasferimento, il passaggio di cattedra e il passaggio di ruolo nell’ambito dei posti di sostegno, è volto a garantire la continuità del diritto allo studio degli alunni con disabilità.

Infatti “è chiaro, che la possibilità di strutturare percorsi educativi e programmi personalizzati per gli studenti bisognosi di sostegno per le difficoltà di apprendimento determinate da handicap risulta tanto più efficacemente garantita quanto più si assicuri la continuità didattica del medesimo insegnante […] essendo evidente che la natura determinata del contratto stipulato durante il pre-ruolo non può che incidere negativamente sulla programmazione didattica, essendo certa la cessazione del rapporto con il docente alla scadenza dell’anno scolastico e non essendovi garanzia alcuna di riassunzione del medesimo docente sullo stesso posto di sostegno”.

Così come recita la Costituzione, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che impediscono la piena ed effettiva eguaglianza sostanziale dei cittadini, il vincolo di permanenza quinquennale rappresenta un giusto bilanciamento tra interessi in gioco anche tenendo conto dell’esigenza di mobilità del docente. Innanzi a tali beni che, spesso, abbiamo tutelato separatamente, stavolta abbiamo ritenuto prevalente quella dei discenti con necessità di sostegno, puntando proprio sulla correttezza della normativa nazionale sul tema.

Il Tribunale di Tivoli ha interpretato, come da noi suggerito, in chiave costituzionalmente orientata la norma nazionale alla luce della giurisprudenza eurounitaria: è la stessa CGUE ad essere richiamata dall’organo giudicante ed a precisare che la disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato deve essere giustificata da ragioni oggettive, dall’esistenza di elementi concreti e precisi che contraddistinguono il lavoro in questione come, nel caso del sostegno, il particolare contesto in cui la stessa si colloca.

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Dottorato e abilitazione: CDS ribalta TAR. Si alla seconda fascia delle Graduatorie di Istituto.

Il Consiglio di Stato ha accolto i primi appelli degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ordinando l’immediata iscrizione in Seconda Fascia G.I. dei primi docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblica espressamente motivando sui propri precedenti “concernenti equiparazione tra dottorato di ricerca e abilitazione, che hanno disposto l’ammissione richiesta dagli interessati”.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in seconda fascia G.I. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

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II FASCIA GI: CDS ribalta ancora il T.A.R. Lazio. Riammessi i docenti in possesso di diploma magistrale linguistico

Dalla seconda fascia delle G.I., per la prima volta, con il D.M. 374/17, come è noto, sono stati esclusi i docenti in possesso di diploma magistrale ad indirizzo linguistico.

La battaglia per il riconoscimento del diploma magistrale nasce dal nostro ricorso straordinario del 2012 ed è di fatto ancora in corso. I nostri ricorrenti hanno già stipulato contratti a tempo determinato ed indeterminato nonostante la fase cautelare del contenzioso.

Ecco la vera storia di questa battaglia a cui, inizialmente, in pochi credevano.

Il T.A.R. Lazio, nonostante questi precedenti, aveva negato ancora una volta a questi docenti di permanere nella II Fascia delle G.I.

Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti ottenuta attraverso un’azione collettiva in cui il Consiglio di Stato si è pronunciato in sede monocratica.

Il decreto del Presidente del C.D.S. è giunto nella tarda mattinata chiarendo “tra le più recenti, con specifico riferimento ai docenti in possesso del diploma di maturità magistrale sperimentale ad indirizzo linguistico conseguito entro l’anno 2001/2002, le ordinanze della Sezione 4/04/2017 n.1404, 9/06/2017 n.2405, 25/09/2017 n.4081, 26/09/2017 n.4107, tutte favorevoli ai docenti ricorrenti”.

Si tratta, commentano gli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti “di un’importante decisione del Consiglio di Stato per tale categoria di docenti che ora attende con fiducia la Plenaria“.

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FIT – APERTE LE PREADESIONI AL RICORSO PER LA PARTECIPAZIONE AL CONCORSO 2018

Come noto, con il Decreto Legislativo n. 59 del 13 aprile 2017 per il riordino, l’adeguamento e la semplificazione del sistema di formazione iniziale e di  accesso nei   ruoli dei docenti sia su posti comuni sia di sostegno, è stata disposta una fase transitoria al fine di consentire ai docenti già abilitati di poter ottenere il ruolo. Sulla base di ciò entro il 2018 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca bandirà il primo concorso per l’inserimento dei docenti nelle G.R.A.M.A., cioè le nuove graduatorie regionali di merito ed esaurimento.

Il nuovo concorso “semplificato”, di imminente indizione, avrà il medesimo impianto del concorso docenti del 2016, con le medesime illegittimità già censurate dal TAR e dal Consiglio di Stato.

Al fine di tutelare al meglio e in maniera celere gli insegnanti che saranno lesi dalle disposizioni ministeriali di prossima pubblicazione, il nostro studio legale raccoglie le preadesioni, gratuite e non vincolanti, ai ricorsi al Giudice Amministrativo per accedere al ruolo con il concorso a cattedra 2018 per le seguenti categorie di insegnanti:

 

– Docenti A.F.A.M.;

– Dottori di ricerca (LEGGI DELL’AMMISSIONE IN SECONDA FASCIA);

– Abilitati all’estero;

– Insegnanti I.T.P.;

– Docenti di ruolo in possesso di altra abilitazione all’insegnamento.

– Tutti i soggetti ammessi con riserva, che hanno ottenuto l’abilitazione con riserva o che partecipano a percorsi abilitanti con riserva, sempre qualora non sia previsto in via amministrativa la loro partecipazione al FIT.

A tali categorie si aggiungono tutti i macro-gruppi di soggetti non ammessi alla fase transitoria. Resta inteso che con ADIDA e MIDA ci batteremo affinché tali categorie riescano ad ottenere la partecipazione al FIT senza ricorrere alle vie legali come in parte già riportato nell’incontro il Ministero dell’Istruzione con le suddette associazioni.

Anche per tale motivo abbiamo esitato nella proposizione immediata del ricorso e non riteniamo di richiedere somme o di obbligarvi con la mera preadesione.

Invitiamo pertanto tutti coloro che volessero perfezionare la preadesione e ricevere informazioni in merito al c.d. “F.I.T.” a compilare il seguente form

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Nuova azione davanti al Giudice del Lavoro per i docenti che non hanno potuto cambiare la provincia aggiornando la seconda e terza fascia di istituto.

Dopo la caduta del D.M. 374/2017 grazie alla nostra azione innanzi al TAR Lazio, al fine di rispondere a tutte le richieste pervenuteci da chi non aveva agito con noi, abbiamo lanciato una nuova azione davanti al Giudice del Lavoro a tutela di tutti coloro che illegittimamente non hanno potuto cambiare la provincia aggiornando la seconda e terza fascia di istituto.

Grazie al ricorso proposto dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti, il T.A.R. Lazio ha annullato il D.M. 374/2017 nella parte in cui precedeva che “gli aspiranti di II e III fascia delle graduatorie di istituto, che risultino inseriti anche in I fascia, non potranno sostituire le istituzioni scolastiche, ivi inclusa la scuola capofila, neppure ai fini dell’inserimento in II e/o III fascia, ma potranno aggiornare i punteggi nella II e III fascia”. (clicca qui per la news).

Ad oggi, dunque, tutti i docenti che si trovano inseriti nelle G.A.E. con riserva che non hanno proposto ricorso nei termini per agire innanzi al T.A.R. e che si trovano nella condizione di essere stati illegittimamente esclusi dalla possibilità di sfruttare il canale delle supplenze in una Provincia più prossima rispetto a dove si svolge la loro vita e in qui si trova la famiglia, possono agire innanzi al Giudice del Lavoro, per chiedere il riconoscimento del diritto di poter scegliere per le graduatorie di circolo e di istituto una provincia diversa da quella in cui risultano inseriti in graduatoria ad esaurimento.

L’azione ha un costo massimo di € 1.500,00 (oltre iva, cpa e contributo unificato) e deve essere proposta innanzi al Tribunale del lavoro del luogo in cui si svolge il vostro attuale contratto.

Se anche tu sei un docente che ha subito tale illegittima scelta del MIUR, inoltra una mail all’indirizzo santi.delia@avvocatosantidelia.it per avere maggiori informazioni.

Studio Legale Avvocato Santi Delia