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FIT: prorogata al 4 aprile la data di adesione. Ecco le FAQ aggiornate.

N.B. in neretto i nuovi aggiornamenti.

0. Ho letto della vittoria dei primi 500 ricorrenti posso ancora partecipare?

Si, le adesioni scadono il 4/4/2018. Se entro il 26/3 hai presentato la domanda non c’è alcun tipo di preclusione.

Se non ha presentato in tempo la domanda cartacea (che trovi in calce) al MIUR verrai inserito in un gruppo con tali caratteristiche.

Sosterremo, difatti, che l’impossibilità di accedere al sistema POLIS consente di agire anche senza domanda tempestiva. Pur trattandosi, evidentemente di un elemento che poteva essere evitato seguendo il nostro consiglio di fare la domanda per tempo, in passato abbiamo già vinto su tale aspetto. E’ un rischio dunque che dovete valutare.

1. CHE COS’È LA FASE TRANSITORIA DEL FIT?

La fase transitoria è un “percorso semplificato” prima dell’entrata a pieno regime del nuovo corso/concorso meglio conosciuto come FIT (Formazione Iniziale e Tirocinio). Coloro che parteciperanno a tale fase saranno ammessi direttamente all’ultimo anno di formazione previsto dal FIT.

1.A (ex FAQ 7). SONO UN DOTTORE DI RICERCA POSSO PARTECIPARE AL FIT

NO, a nostro modo di vedere si tratta di una previsione illegittima in quanto non si valorizza il percorso triennale di dottorato che è il più alto titolo conseguibile in Europa e come già fatto da noi, per primi in Italia, per il concorso 2016, agiremo per far ottenere l’ammissione a tale percorso anche ai dottori di ricerca. Tutti coloro che hanno il dottorato di ricerca, in quanto non riconosciuto abilitante dal Miur, devono agire con ricorso cliccando su questo sito.

Stante la proroga possono partecipare anche coloro che otterranno il dottorato entro il 26 marzo e non più entro il 22.

Il consiglio è di partecipare indicando un’unica classe di concorso giacchè sarà più semplice ed immediato sostenere l’equivalenza tra il dottorato ed una classe di concorso anzichè nei confronti di più CDC creando il paradosso che il dottorato da non abilitante lo sia addirittura per più CDC. Ecco perchè il consiglio è quello di indicare la CDC dell’iscrizione in terza fascia meglio ancora se la più attinente al dottorato. Il costo di € 90, in ogni caso, si riferisce all’azione per una CDC e non è, appunto, consigliato agire per più di una (in tal caso pagando le ulteriori quote).

Si chiarisce che alla voce, indicata a pag. 3, “PROCEDURA DI CONSEGUIMENTO DEL TITOLO (Es. Diploma ITP)” i ricorrenti con il titolo DOTTORATO devono, appunto, indicare il DOTTORATO di cui sono in possesso.

Il Dottorato, inoltre, va inserito nella parte specifica (pag. 8) “Altri titoli valutabili”.

Il file della domanda che abbiamo messo a disposizione, in ipotesi di inserimento di altri titoli, è evidentemente modificabile se ritenete. Per il resto vi preghiamo di rivolgervi ad ADIDA per ogni ulteriore chiarimento sulla compilazione della domanda.

Vi ricordiamo di compilare il form e di essere precisi sul servizio svolto quale supplenti.

2. CHI POTRÀ PARTECIPARE ALLA FASE TRANSITORIA?

Potranno partecipare alla fase transitoria i docenti:

– in possesso del titolo di abilitazione all’insegnamento per scuola secondaria di primo o secondo grado, anche se acquisito all’estero, purché conseguito entro il 31 maggio 2017;

abilitati e specializzati sul sostegno nella scuola secondaria di primo o secondo grado;

– coloro che stanno frequentando i percorsi di specializzazione sul sostegno e che si specializzeranno entro il 30 giugno 2018;

– gli ITP iscritti nelle graduatorie ad esaurimento oppure nella seconda fascia delle graduatorie di istituto entro il 31 maggio 2017 (anche se a seguito di ricorsi ancora pendenti).

3. PER CHI HA TRE ANNI DI SERVIZIO E’ PREVISTA UNA FASE TRANSITORIA?

Il Decreto Legislativo prevede che coloro che hanno lavorato per almeno tre anni (anche non consecutivi purché accumulati negli ultimi otto anni) potranno partecipare ad una fase agevolata del FIT. Per tali docenti, tuttavia, non è ancora stato pubblicato il relativo “bando di concorso” di cui, comunque, è prevista la pubblicazione entro il 2018 e, pertanto, non riteniamo di proporre specifiche azioni per i c.d. 180×3 per il momento.

Difatti, per tale categoria di insegnanti non ravvediamo la fondatezza di un’eventuale azione legale ed esperiremo, solo per i casi più fondati dopo attenta valutazione, azioni individuali.

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Specializzazioni mediche. TAR LAZIO: MIUR immatricoli i neo abilitati vincitori di concorso

Il T.A.R. Lazio, accogliendo il ricorso degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ha sospeso il bando per l’ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l’abilitazione “e, per l’effetto, il ricorrente – pacificamente ormai in possesso dell’abilitazione, da ultimo conseguita (come riferito nell’odierna camera di consiglio) – dovrà essere immediatamente ammesso alla Scuola di specializzazione da lui prescelta, risultando la perdurante disponibilità di borse rimaste scoperte“.

Si tratta, dopo gli accoglimenti del mese di dicembre da confermare dopo l’abiltazione e per i quali si attende a giorni l’esito, del primo accoglimento in Italia all’esito di un ricorso proposto da uno specializzando DOPO LA CELEBRAZIONE DELLA PROVA.

Secondo il Ministero, infatti, la clausola del bando impeditiva della partecipazione dei non abilitati doveva essere immediatamente impugnata senza attendere l’esito della selezione. Gli Avvocati Delia e Bonetti, in difesa di un brillante medico che aveva omesso di partecipare al ricorso collettivo proposto in precedenza, hanno invece dimostrato che si trattava di una clausola di esclusione atipica che poteva essere impugnata unitamente al provvedimento di approvazione della graduatoria con contestuale comminatoria di esclusione.

Secondo il T.A.R. “considerato che, ad un primo sommario esame tipico della presente fase cautelare, premessa la non fondatezza dell’eccezione di tardività sollevata dalla difesa erariale, il ricorso ed i motivi aggiunti appaiono nel merito assistiti da apprezzabili profili di fumus boni iuris, dovendosi qui richiamare le conclusioni cui la Sezione è giunta con le ordd. nn. 1085 e 1086 del 2018, concernenti la medesima fattispecie, in punto di manifesta irragionevolezza e contraddittorietà degli atti ministeriali con riguardo alla tempistica fissata per l’avvio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e per il conseguimento del presupposto titolo di abilitazione all’esercizio della professione medica”.

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l’Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante  ma l’esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l’abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

Il giudizio“, commenta l’Avvocato Delia, “non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l’ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all’espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati“.

diritto allostudio

CONSIGLIO DI STATO: AMMESSI E IMMATRICOLATI 100 RICORRENTI.

Il Consiglio di Stato, con ordinanze rese in sede collegiale, ha ammesso la prima tranche di ricorrenti UDU patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.
I ricorrenti delle Università Federico II, Luigi Vanvitelli, La Sapienza, Milano, Catanzaro, Salerno, Ferrara, Siena, Catania, Bologna, Molise, Messina, hanno posizioni e sedi differenti e i ricorsi proposti portavano avanti il motivo sulla lesione dell’anonimato per i gravi fatti accaduti a Napoli, sui posti rimasti vacanti e riservati agli studenti extracomunitari – rispetto alla cui ridistribuzione il Consiglio di Stato, anche in sede collegiale, si è dimostrato particolarmente sensibile -, sulle domande di logica, sui 1700 posti liberi ecc.
Ancora una volta i decreti dell’UDU, ottenuti per primi e in data 24.01 2018, sono stati tutti confermati dal Consiglio di Stato con i suoi vari collegi e tutti i nostri ricorrenti fruitori del decreto si immatricoleranno.

dirittoscolastico

Concorsone Scuola: TAR Palermo agli specializzandi sostegno ammessi alla prove il punteggio del titolo va totalmente riconosciuto


“Ritenuto che, il ricorso appare assistito da sufficiente fumus boni iuris” e dunque “ che vada accolta l’istanza cautelare proposta ai fini dell’ammissione della ricorrente in graduatoria”, il Tar Palermo ha accolto il ricorso proposto da una docente assistita dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti, disponendo l’attribuzione piena dei 5 punti per il titolo sul sostegno frattanto ottenuto.

Nello specifico, la docente, inizialmente carente dei requisiti di partecipazione, giacché il bando prevedeva il possesso del titolo di specializzazione sul sostegno sin dalla presentazione della domanda, era stata ammessa a partecipare alle prove suppletive del c.d “concorsone” in virtù dell’accoglimento di un altro ricorso incardinato al Tar Lazio e parimenti patrocinato dallo studio Delia Bonetti.

Invero, pur non avendo concluso tale percorso di specializzazione nel momento della presentazione della domanda di partecipazione, la ricorrente aveva comunque frequentato il corso, mancava solo la prova finale, e ciò per questioni di tipo logistico rimesse esclusivamente alla discrezionalità dell’Ateneo presso cui la docente seguiva i suddetti corsi, ragion per cui per il Tar Lazio, escluderla dalle prove, solo per una scarsa capacità organizzativa dell’Ateneo in questione, avrebbe comportato per la stessa un forte pregiudizio, nonché una disparità di trattamento manifestamente illogica.

Tuttavia, all’atto della pubblicazione della graduatoria, la docente si è vista attribuire un punteggio comunque inferiore rispetto al computo totale dei titoli considerando anche quello della specializzazione sul sostegno, in quanto l’Amministrazione, eludendo il provvedimento cautelare che per il sol fatto di permettere la partecipazione alle prove suppletive, eliminava la carenza del requisito di ammissione iniziale- ottenuto in ogni caso aliunde– non ha tenunto conto del titolo acquisito in itinere.

Confermando le censure proposte, in virtù delle quali non esisterebbe una natura ambivalente di un titolo, valido solo per la mera partecipazione e noi già ai fini del computo del titolo, i giudici di Palermo hanno disposto il riesame del punteggio erroneamente attribuito alla ricorrente.

dirittoamministrativo

Assistenti giudiziari: partita la diffida. Ministero sottoponga la scelta delle nuove sedi con priorità ai soggetti già in servizio.

E’ partita, in data 10 marzo, la diffida rivolta al Ministero della Giustizia con la quale – nell’interesse dei soggetti idonei e vincitori nella graduatoria del concorso per assistenti giudiziari che, dopo l’espletamento delle prove, si sono collocati tra la posizione n. 1 e la posizione 1400 – si è chiesto di poter scegliere tra le nuove sedi messe a disposizione.

Il Ministero avrà 30 giorni per rispondere alla diffida e consegnare la documentazione richiesta. Dopo tale termine potrà partire l’azione facendo valere l’erroneità dell’istruttoria posta a fondamento delle sedi individuate in prima battuta a favore di idonei e vincitori entro la posizione n. 1400.

L’aspetto da cui deriva l’illegittimità di tale decreto, non è dato dalla circostanza per cui altri soggetti idonei del concorso in parola verranno assunti, quanto invece dal fatto che tutti i soggetti già firmatari di contratto sono stati convocati nei mesi di gennaio e febbraio 2018 ed hanno potuto scegliere, sulla base della propria posizione in graduatoria, sedi potenzialmente non ambite quando, oggi, per i nuovi idonei in posizione deteriore in graduatoria vi saranno altre (e forse migliori) possibilità.

E ciò nonostante sin dalla Legge finanziaria di dicembre 2018 era stato deciso l’ampliamento ed era dunque possibile dar vita ad un’istruttoria adeguata sulle sedi disponibili.

In caso di mancato riscontro alla nostra diffida da parte del Ministero, l’azione (anche avverso il silenzio) giudiziale si proporrà rappresentando l’illegittima attività ministeriale derivante dalla mancata istruttoria e dalla violazione del principio di trasparenza in ordine a tale concorso.

Dopo la diffida l’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio o, l’ eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica.

La seconda tranche di adesione chiuderà il 31 marzo 2018.

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dirittosanitario

Borse studio agli specializzandi ante 1982: la Corte d’appello di Messina rigetta l’appello della Presidenza del Consiglio.

La Corte d’appello di Messina, confermando l’orientamento già espresso in sede cautelare e applicando i principi sovranazionali espressi dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ha rigettato l’appello della Presidenza del Consiglio condannandolo a pagare circa 30.000 euro ad ognuno degli specializzandi difesi dall’Avvocato Santi Delia. Per effetto della pronuncia, lo Stato è condannato a pagare anni di ingiustificata inerzia per il mancato recepimento della direttiva comunitaria che sancisce l’obbligo di remunerazione adeguata per la formazione specialistica medica.

Si torna quindi a parlare di specializzazione medica e dell’azione patrocinata dall’Avvocato Santi Delia relativa alla frequenza delle scuole di specializzazione tra il 1978 e il 1982 e tra il 1983 ed il 1991, che ha visto centinaia di medici specializzandi privati in modo illegittimo dei diritti loro spettanti in base a quanto disposto dalla direttiva 93/16 CEE recepita e attuata tardivamente nell’ordinamento italiano.

La Corte d’appello conferma la prima storica sentenza del Tribunale di Messina, dopo la decisione della Cassazione e della Corte di Giustizia, sugli ormai ex specializzandi che hanno svolto il periodo di formazione prima del 1982.

Il Tribunale di Messina aveva, lo scorso anno, riaperto le porte ai ricorsi per gli ex specializzandi in medicina, per ottenere i risarcimenti.

Già la Cassazione, seguendo la tesi patrocinata dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, aveva con sentenza del maggio 2015 affermato che “Il diritto al risarcimento del danno da inadempimento della direttiva comunitaria n. 82/76/CEE, riassuntiva delle direttive n. 75/362/CEE e n. 76/363/CEE, sorto, conformemente ai principi più volte affermati dalla Corte di Giustizia (sentenze 25 febbraio 1999 in C-131/97 e 3 ottobre 2000 in C-371/97), in favore dei soggetti che avevano seguito corsi di specializzazione medica negli anni accademici compresi tra il 1983 ed il 1991, spetta anche ai medici specializzandi che avevano già iniziato il corso di specializzazione prima del 31 dicembre 1982, attesa l’assenza, nelle citate direttive, di una limitazione della platea dei beneficiari del diritto alla retribuzione ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 1 gennaio 1983, e, comunque, dovendosi ritenere una diversa interpretazione in contrasto con il criterio – funzionale al ristoro di tutti i danneggiati per il ritardo del legislatore – dell’applicazione cd. retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria”.

La Corte d’Appello si pone nel solco di questa innovativa giurisprudenza, accogliendo pienamente i principi espressi dalla Corte di Giustizia, e richiamando quest’ultima ha precisato che la limitazione dell’applicabilità delle direttive ai soli medici iscritti ai corsi di specializzazione a partire dal 31 dicembre 1982 non solo non trova riscontro nel disposto delle direttive CEE 16 giugno 1975 n. 75/363 e 26 gennaio 1982 n. 82/76, ma è indirettamente smentita dall’art. 14 di quest’ultima direttiva – secondo cui “le formazione a tempo ridotto di medici specialisti iniziate prima del gennaio 1983, in applicazione dell’articolo 3 della direttiva 75/363/CEE, possono essere completate conformemente a tale articolo” – e, comunque, si pone in contrasto con il criterio della la cd. applicazione retroattiva e completa delle misure di attuazione della norma comunitaria comportante la previsione della possibilità di risarcire tutti coloro che avevano subito un danno, indicato dalla CGUE come rimedio alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva attuazione della direttiva“.

La decisione della Corte d’Appello segue quindi in modo deciso la tesi da noi argomentata, sulla scorta della giurisprudenza della Suprema Corte italiana e delle pronunce della Corte sovranazionale.

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Gazzetta del Sud

Giornale di Sicilia

La Sicilia

Firenzepost

dirittoscolastico

ASN: il Tar accoglie nel merito. Si al riesame ad opera di una differente Commissione

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le cesure proposte dagli Avv. Santi Delia e Michele Bonetti riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto tributario” di una ricercatrice a tempo determinato dell’Università di Messina.

È noto ai più infatti, lo scandalo che ha investito il sistema di reclutamento dei docenti, in particolare con riferimento alla classe di concorso di Diritto Tributario. Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria fondata, sull’asserita carenza di “originalità” delle pubblicazioni presentate. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale, sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

dirittoallostudio

Il numero chiuso si sgretola. La svolta della carriera pregressa per saltare il test

La decisione: il test non vale più del percorso di studi in materie affini. I giudici amministrativi del Lazio, de L’Aquila e del Molise richiamando la decisione in tema di trasferimenti dall’estero della Plenaria, con argomenti assai innovativi e di grande spessore, ha apertamente sfatato il dogma del test di ammissione ritenendolo di minor valore rispetto ai risultati ottenuti dagli studenti nel loro percorso di studi affini rispetto a Medicina ed alle materie ivi superate.

Secondo “la più recente giurisprudenza formatasi a partire da Cons. Stato, Ad. Plen., n. 1 del 2015, la limitazione al previo superamento dei test preselettivi per i corsi di laurea a numero chiuso è legittima solo con riferimento all’accesso al primo anno del corso di studi e non invece per quanto riguarda le richieste di trasferimento ad anni successivi al primo. In tali casi, infatti, il principio regolante l’iscrizione è unicamente quello del riconoscimento dei crediti formativi ed è sottoposto all’indefettibile limite di posti disponibili per il trasferimento, da stabilirsi in via preventiva per ogni anno accademico e per ciascun anno di corso dalle singole Università sulla base del dato concernente la concreta potenzialità formativa di ciascuna, alla stregua del numero dei posti rimasti per ciascun anno scoperti rispetto al numero massimo di strumenti immatricolabili per ciascuno di quegli anni ad esse assegnato (così T.A.R. Roma, (Lazio), sez. III, 23/02/2016, n. 2468; nello stesso senso TAR Milano, III, 25 maggio 2016, n. 1441; idem 18 settembre 2017, n. 1823; Cons. Stato, VI, 4 giugno 2015 n. 2746)”.

La teoria, assolutamente innovativa, prende le mosse da alcune decisioni del T.A.R. Lazio (del 2012 e 2013), sempre su ricorsi patrocinati dall’Avvocato Santi Delia e Michele Bonetti, che avevano consentito l’ammissione a Medicina senza la necessità di sottoporsi al test per chi aveva già una laurea in Odontoiatria o viceversa.

Il giudice amministrativo, tuttavia, non era mai giunto ad elaborare ed affinare la teoria della Plenaria anche per laureati o soggetti frequentati corsi di laurea affini (farmacia, biologia, biotecnologie)

Decisivi, evidentemente, i principi che dapprima il C.G.A. e poi la Plenaria avevano consacrato nell’ambito dei trasferimenti dall’estero. Non si vede, infatti, perchè negare la bontà di un percorso nazionale in materie affini che l’Ateneo valuterà se riconoscere come utili a frequentare anni successive al primo ritenedolo possibile solo se si proviene dall’estero.

Secondo il C.G.A. non essendo in gioco il “primo accoglimento” nel sistema universitario (cioè l’immatricolazione per la prima volta, con conseguente riferimento ai requisiti di cultura pre-universitaria), bensì l’<iscrizione> ad anni successivi al primo (con la ragionevole valutazione non più della loro cultura generale o della loro specifica predisposizione agli studi in medicina, ma della loro attività formative pregressa presso l’ateneo a quo e della qualità e quantità del loro numero di crediti riconoscibili), “è priva di ragionevole giustificazione la pretesa dell’amministrazione di sottoporre alla prova di ingresso anche studenti che chiedano l’iscrizione ad anni successivi al primo, in quanto conoscenze ed attitudini, al cui accertamento le prove di ingresso sono preordinate, possono essere ben più concretamente verificate con l’analisi del curriculum al fine di valutare ed eventualmente convalidare gli esami già sostenuti presso l’altro Ateneo, individuando in tal caso l’anno al quale l’interessato può essere iscritto. Il controllo sul percorso formativo consente infatti un accertamento ben più significativo di cultura e “predisposizione” rispetto a quello che può scaturire dall’esito di prove attitudinali e di cultura generale: se all’esito di tale processo di convalida si determina l’iscrizione ad anno successive al primo deve ritenersi dimostrato un pregresso percorso formativo implicante il possesso di quelle conoscenze ed attitudini che la prova di ammissione, decisamente in minor grado, è preordinata ad accertare”.

Ciò che viene in considerazione non è più dunque la loro “predisposizione” in astratto agli studi (quale accertata dal test d’ingresso), ma la “qualità” in concreto degli studi seguiti.

Nessuna elusione del sistema da parte dei nostri studenti.

Mutuando le parole del C.G.A. circa gli studi all’estero anche qui possiamo affermare che “l’iscrizione (in tesi più “facile”) ad una corso di [laurea affine] non assicura in alcuna misura il conseguimento di un risultato “elusivo”. Lo studente potrà conseguire infatti la sua aspirazione unicamente attraverso una valutazione in concreto e di merito (non diversa da quelle cui sono esposti gli studenti italiani che manifestino identica aspirazione al trasferimento). Di essa competenza (e responsabilità) sono interamente a carico dell’università di accoglienza (che deve esprimersi liberamente, ancorché motivatamente, sulla base di una considerazione in concreto della quantità e qualità degli studi pregressi).

Nonostante sin dal mese di gennaio 2018 siano arrivate queste importanti affermazioni è bene restare cauti stante la delicatezza degli interessi coinvolti e la necessità che l’Atneeo provveda, comunque, ad una verifica della carriera.

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UDU – NUMERO CHIUSO: ANCHE NEL 2017/2018 SI SGRETOLA IL MURO ALL’ACCESSO / DOPO GLI IMPEGNI ELETTORALI VOGLIAMO I FATTI: VOGLIAMO IL LIBERO ACCESSO.

In queste settimane la giustizia amministrativa ad ogni livello si sta pronunciando con decreti e ordinanze da parte dei vari organi in merito alle irregolarità riscontrate durante i test dello scorso settembre sui ricorsi  dell’Unione degli Universitari patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. Si tratta di provvedimenti tutt’altro che definitivi, pertanto invitiamo tutti alla massima cautela.

Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo segnalato come ancora una volta i conti non tornano. A nostro avviso esistono 177 posti, inizialmente riservati a studenti extracomunitari, che resteranno non assegnati, a dimostrazione di come il nostro Paese non sia attrattivo per l’estero. A questi si aggiungono 1700 posti di differenza tra la capienza massima degli atenei e il fabbisogno fissato, che rispecchia poi il contingente indicato nei bandi. Su entrambe queste posizioni ad oggi abbiamo ottenuto dei primi importanti pronunciamenti da parte dell’autorità giudiziaria, a conferma delle ragioni nostre e degli studenti interessati. L’iter giudiziario non è ancora concluso, ma se questi pronunciamenti saranno confermati nei prossimi gradi di giudizio, il MIUR dovrà immediatamente prenderne atto e procedere con le immatricolazioni. Vigileremo affinché sia rispettato il diritto allo studio degli studenti. Allo stesso modo, però, chiediamo a tutte le parti in causa, compresi altri studi legali di non giocare sulle spalle degli studenti stessi, alimentando speranze che poi potrebbero risultare vane.”

Conclude Elisa Marchetti: “L’autorità giudiziaria ci sta dando ragione anche per quanto riguarda il passaggio di corso ad anni successivi al primo, per quanto riguarda alte professionalità o studenti ad anni successivi di facoltà affini: non è necessario sottoporsi nuovamente al test se esistono posti rimasti liberi dopo il primo anno. Una rivendicazione che portiamo avanti da tempo, e che se confermata infliggerebbe un colpo mortale al numero chiuso e all’attuale modello di accesso. In questi giorni di campagna elettorale stiamo sentendo molti impegni in merito, spesso bipartisan: è venuto il momento di rivedere l’attuale modello e andare verso il libero accesso, eliminando definitivamente un sistema di programmazione inefficiente. Vogliamo il libero accesso.”

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Test medicina: prime vittorie degli studenti. Tutte le aperture e gli scenari futuri

Il Consiglio di Stato ha accolto in sede monocratica i primi appelli sulle decisioni cautelari del T.A.R. Lazio per l’ammissione ai corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria. Il tema centrale grazie al quale decine di studenti sin dal mese di gennaio hanno potuto cominiciare a studiare è quello dell’assegnazione dei posti liberi extracomunitari. Si tratta di 177 posti che, nonostante nessuno studente straniero li abbia occupati, secondo il MIUR dovrebbero continuare a rimanere vacanti.

In sede d’urgenza il Consiglio di Stato, ha confermato la posizione che, sul precedente test, aveva assunto accogliendo le nostre azioni ordinando 296 ammissioni. Servirà, comunque, una conferma collegiale nelle prossime settimane.

Lo stesso Consiglio di Stato, difatti, dopo le aperture a favore dei ricorrenti comunitari del 2012 sui nostri ricorsi, era tornato in sede consultiva sui propri passi negando il diritto allo studio a centinaia di studenti.

Grazie a tali vittorie ora confermate anche per quest’anno accademico sin dal mese di gennaio 2018, invece, in accoglimento di alcuni appelli proposti dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti avverso il MIUR e gli Atenei di tutta Italia, si assiste ad una nuova e decisiva apertura. I posti lasciati liberi dagli studenti extracomunitari vanno assegnati ai cittadini comunitari. E’ questa la decisione dei Giudici di Palazzo Spada. Sono oltre 500 i posti (tra Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura) che, ora, attendono di essere assegnati ai ricorrenti.

“Il fronte, tuttavia, non è affatto limitato a tali posti. “Puntiamo molto“, continuano gli Avvocati Bonetti e Delia, “sull’assegnazione di ulteriori 1757 posti che, nonostante il Miur non abbia bandito, gli Atenei hanno dichiarato essere nelle loro possibilità ricettive. E’ questo, a nostro modo di vedere, dopo le vittorie raccolte anche innanzi all’Autorità garante della concorrenza e del Mercato, un nuovo fronte che deve essere aperto, unitamente ai vizi sulla logica e la strutturazione del test”. “E’ necessario restare cauti in quanto i provvedimenti andranno confermati in sede collegiale e la battaglia è ancora lunga”.

Anche su questo TAR e Consiglio di Stato hanno mostrato nuove aperture. Il Consiglio di Stato, infatti, ritenendo rilevante la valutazione di come il MIUR abbia deciso quanti posti banditi e perchè, con la sentenza del 20 febbraio ha chiarito che “non è ravvisabile una differenza sostanziale della documentazione sub 3. rispetto a quella sub 2., sotto il profilo del collegamento teleologico con le esigenze di tutela e di difesa perseguite dai ricorrenti in funzione del vaglio sulla legittimità degli atti della procedura preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea, a numero chiuso, in medicina e odontoiatria per l’anno accademico 2016/2017“.

Anche a seguito di tale decisione, nei giorni successivi, si è assistita ad un’apertura in tal senso del T.A.R. Lazio che ha ordinato al MIUR di chiarire “le modalità di determinazione dei posti da rendere disponibili per l’immatricolazione in misura come prospettato inferiore alla capacità formativa degli Atenei interessati”.

Le decisioni di T.A.R. e Consiglio di Stato, secondo gli Avvocati Bonetti e Delia, danno una nuova speranza a centinaia di studenti ancora oggi incomprensibilmente esclusi dal corso di laurea cui legittimamente aspirano a studiare e rappresenta un’importantissima riaffermazione del diritto allo studio di tutti gli studenti.

 

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Il Mattino

Studio Legale Avvocato Santi Delia