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Concorso Policlinico Messina per 5 Infermieri pediatrici: segnalate numerose irregolarità.

Sono giunte al nostro studio in questi giorni numerose segnalazioni di irregolarità circa la prova scritta celebra nei giorni scorsi nell’ambito del concorso per l’assunzione di 5 posti di collaboratore professionale  e sanitario – infermiere pediatrico. Un concorso atteso da oltre un decennio. Ben 13, difatti, sono gli anni di mancata attivazione di una procedura concorsuale riservata proprio a tale peculiare profilo di infermieri.

Un titolo, quello di infermiere pediatrico, che spessissimo è escluso da procedure concorsuali di profili in parte analoghi e che pertanto può aspirare alla stabilizzazione ed all’assunzione solo all’esito di specifiche procedure legate proprio a tale profilo.

L’attesa, tuttavia, stante quanto riferitoci dai circa 200 esclusi all’esito della prova scritta, si è rivelata vana e deludente in ragione dei numerosi episodi poco chiari che, devo dire in maniera concordante, più partecipanti ci hanno raccontato.

In molti, difatti, hanno lamentato, tra l’altro, la presenza nella batteria di quesiti di diverse domande prive di attinenza “specifica”, come prevedeva il bando, al peculiare profilo dell’infermiere pediatrico, una illegittima procedura di consegna degli elaborati che non ha imposto, allo scadere del tempo previsto dal bando, la consegna delle penne ed ha quindi consentito a moltissimi candidati di continuare indisturbati la propria prova, il mutamento dei criteri di valutazione delle domande rispetto alle generiche previsioni del bando.

In attesa di poter approfondire all’esito dell’accesso agli atti già predisposto a favore di numerosi candidati esclusi che ci hanno già conferito mandato, sarà possibile aderire, al costo di € 100, alla fase stragiudiziale di accesso propedeutica all’introduzione del giudizio al TAR necessario per essere ammessi alla prova scritta del 27 novembre prossimo.

Per aderire COMPILA IL FORM ed invia la procura ed il bonifico di € 100 a segreteria@avvocatosantidelia.it entro il 20/11.

Tribunale di Messina: anche gli ex specializzandi che hanno iniziato i corsi prima del 1991 hanno diritto al risarcimento dei danni.

Il Tribunale di Messina accoglie l’azione dell’Avvocato Santi Delia e apre le porte ai risarcimenti degli specializzandi definiti da esso stesso “a cavallo”. Anche a tali soggetti vanno riconosciuti risarcimenti sino a 50 mila euro.

L’onere della prova circa il mancato svolgimento di attività incompatibile, inoltre, è in capo all’Amministrazione e non agli specializzandi.

Sono questi i principi innovati su una materia che conta già migliaia di provvedimenti giudiziali ma continua ad impegnare i Tribunali di tutta Italia su situazioni ancora specifiche e peculiari.

Secondo il Tribunale, “a causa dell’evoluzione normativa sommariamente delineata è stato possibile distinguere, durante tutto l’arco di tempo che va dalla scadenza del termine per l’attuazione della direttiva 76/82 ai giorni nostri, quattro diverse categorie di specializzandi in medicina: 1) quelli specializzatisi tra il 1982 e fino al 1991 che non hanno beneficiato di alcun trattamento economico; 2) quelli che hanno frequentato i corsi di specializzazione in parte prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 257/91 ed in parte successivamente – i c.d. “specializzandi a cavallo” – ai quali non si applica il D.Lgs. 257/91 e che vanno equiparati ai soggetti rientranti nella prima categoria (v. Cass. Civ., sent. n. 1917 del 09.02.2012)“.

Ma quanto spetta, ed a che titolo, agli ex specializzandi che non sono stati retribuiti nonostante abbiano svolto la loro attività dopo l’entrata in vigore del D. Lgs. del 1991?

Spettano circa 7.000 euro per anno oltre interessi legali dal 2000. In tutto circa 50.000 euro a titolo risarcitorio. Il Tribunale di Messina, difatti, ha ritenuto fondata la domanda risarcitoria spiegata (e non quella diretta all’applicazione della norma) e ciò perché “il diritto al risarcimento dei danni per omessa o tardiva trasposizione da parte del legislatore italiano nel termine prescritto delle direttive comunitarie (nella specie, le direttive n. 75/362/Cee e n. 82/76/Cee, non autoesecutive, in tema di retribuzione della formazione dei medici specializzandi) va ricondotto allo schema della responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligazione ex lege dello Stato, di natura indennitaria. Ne consegue che, essendo lo Stato italiano l’unico responsabile di detto inadempimento e, dunque, l’esclusivo legittimato passivo in senso sostanziale, non è configurabile una responsabilità, neppure solidale, delle Università presso le quali la specializzazione venne acquisita…”.

Di chi è stata la responsabilità di un contenzioso che è già costato centinaia di milioni di euro al nostro Stato?

Secondo il Tribunale della Presidenza del Consiglio dei Ministri che ha commesso un fatto illecito. “In ordine ai presupposti previsti dall’art. 2043 c.c., sussiste, ad opinione di questo giudicante, il fatto illecito consistente nel già accertato inadempimento dello Stato italiano all’obbligo di adeguare la normativa interna alle disposizioni comunitarie e, conseguentemente, anche il danno ingiusto subìto dall’odierno ricorrente come conseguenza di una condotta antigiuridica posta in essere dallo Stato italiano. A fronte, poi, della generica contestazione delle Amministrazioni convenute in ordine alla sussistenza dei presupposti per la concessione della borsa di studio e, conseguentemente, del subordinato diritto risarcitorio, rileva questo giudice che l’effettiva frequenza del corso di specializzazione da parte del ricorrente è comprovata dal certificato allegato in atti del direttore della scuola di Specializzazione, mentre il non aver esercitato attività libero professionale esterna, né altre attività lavorative, costituisce fatto negativo che il ricorrente non può provare, gravando invece sulle convenute l’onere della prova del fatto positivo contrario, e cioè l’avvenuto esercizio di attività libero professionale esterna“.

MOBILITA’ STUDENTESCA: ILLEGITTIMA LA DECISIONE DELLA SCUOLA DI IMPORRE L’ESAME ALLO STUDENTE CHE TORNA DALL’ANNO ALL’ESTERO.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un’importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa.

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commenta l’Avvocato Santi Delia, che ha patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

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Il Consiglio di Stato accoglie la nostra tesi sulla stabilizzazione dei ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello dall’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale) e sospeso le procedure di stabilizzazione dei ricercatori precari storici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, imponendo l’inserimento nella graduatoria dei cosiddetti “non prioritari” anche dei ricercatori non in servizio alla data del 22 giugno 2017 (entrata in vigore del c.d. “Decreto Madia”).

Secondo l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a tale procedura di stabilizzazione potevano accedere esclusivamente  i ricercatori in servizio alla data del 22 giugno 2017 a prescindere dalla loro anzianità di contratti precari nel tempo sottoscritti.

Delia & Bonetti, invece, hanno sostenuto che tale requisito non poteva ritenersi utile ai fini della partecipazione ma, esclusivamente, al fine di gradare i concorrenti comunque ammessi alla procedura. Per i soggetti in servizio alla data temporale indicata dalla norma, dunque, era riservata una semplice priorità di assunzione e giammai un’esclusiva riserva di posti.

Secondo il Consiglio di Stato “la domanda cautelare proposta appare assistita dai necessari presupposti, in specie in relazione al carattere non escludente della clausola in contestazione, nonché relativamente all’ammissione con riserva nella graduatoria dei non prioritari”.

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Toplegal

Assegnazioni sedi ai vincitori FIT: Tribunale condanna MIUR

I vincitori del concorso  riservato agli abilitati hanno scelto le sedi di assegnazione sulla base delle vacanze successive alle immissioni in ruolo per l’a.s. 2018/19. La loro decorrenza giuridica, tuttavia, è quella del prossimo anno scolastico 2019/20. Se, dunque, frattanto vi sono state ulteriori disponibilità si è assistito al paradosso che, ad esempio, il vincitore al primo posto della graduatoria abbia scelto su talune sedi disponibili (ad esempio in Sicilia, Messina, Palermo e Ragusa) e, oggi, il ventesimo, sceglierà, oltre a queste sedi anche ulteriori frattanto rese disponibili (ad esempio Enna o Agrigento).

Assurdo, dunque, oltre che contrario ai più basilari principi che regolano i pubblici concorsi, che con la stessa decorrenza giuridica e prima ancora che inizi il nuovo anno i vincitori meglio graduati siano stati pregiudicati rispetto ad altri.

Dello stesso avviso è il Tribunale di Messina che con una recentissima ordinanza ha chiarito che “il comportamento dell’Amministrazione resistente si appalesa come violativo dei basilari principi di buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione di cui all’art. 97 Cost. Al riguardo si condivide l’orientamento della giurisprudenza amministrativa che in caso analogo ha affermato: “il criterio dell’assegnazione delle sedi di concorso ai vincitori secondo l’ordine di graduatoria assurge dunque al rango di principio normativo generale della materia che quindi opera anche nei casi in cui non sia espressamente previsto dal bando. In conseguenza, la scelta della sede tra quelle non ancora occupate da chi lo precede è un legittimo interesse giuridico del vincitore. Eventuali deroghe al principio di cui sopra possono essere ammesse:– a condizione che siano espressamente contemplate ab initio nel bando di concorso e che non alterino la par condicio in senso sostanziale tra i concorrenti; – nel caso di cui all’art. 5 del regolamento n.487/1994 concernente “… i titoli che danno luogo a precedenza o a preferenza a parità di punteggio…”; – quando un certo numero di sedi siano destinate – dal bando e in base a disposizione normative – a particolari “quote riservatarie”di posti in favore di determinati concorrenti da collocarsi nell’ambito di una separata graduatoria svincolata dalla graduatoria generale. Ne consegue che in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto il procedimento concorsuale è rigidamente regolato dal bando. Deve dunque escludersi che – per autonoma iniziativa – l’amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria o modificare ad libitum i criteri di assegnazione, dopo la formale indizione della procedura concorsuale. In altre parole, in sede di assegnazione delle sedi ai vincitori di concorso la P.A. non ha alcun potere discrezionale di “gestione”, in quanto si tratta di un tipico procedimento concorsuale come tale strettamente regolato dal bando. Deve dunque essere escluso che — in seguito ad estemporanei accordi sindacali, ovvero per autonoma iniziativa – – l’Amministrazione possa legittimamente derogare alla tassatività dell’ordine di graduatoria e modificare ad libitum i criteri di assegnazione dopo la formale indizione della procedura concorsuale”. (Cons. St., sez. IV 18 ottobre 2011, n. 5603, richiamata da Tar Piemonte sentenza n. 342/2013)” (Trib. Messina, ord. 10 ottobre 2019).

Grazie agli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, dunque, la nostra assistita ha ottenuto la sede preferita che le spettava e da cui era stata estromessa.

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TEST DI MEDICINA: ARRIVA LA VITTORIA DECISIVA AL CONSIGLIO DI STATO. I 1660 POSTI NON BANDITI VANNO AI SOLI RICORRENTI.

Ancora una volta il Consiglio di Stato, con i provvedimenti dell’11 ottobre 2019, ha condiviso le argomentazioni difensive degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, affermando in maniera netta che solo ed esclusivamente i soggetti che hanno impugnato le determinazioni ministeriali sul concorso relativo al mancato accesso ai corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, possano usufruire dell’attribuzione di uno dei 1660 posti che, gli stessi legali, per primi in Italia, all’esito delle udienze di luglio 2019, erano riusciti a dimostrare dover essere banditi in più rispetto a quanto il Ministero aveva provveduto a fare.

Le ultime ordinanze di qualche settimana fa, difatti, pur se platealmente commentate da taluni organi di informazione davano semplicemente conferma delle nostre vittorie dei mesi precedenti a cui, come avviene da 10 anni a questa parte, altri legali o associazioni possono solo accodarsi. In quella sede, difatti, con un dossier inedito, si era dimostrata la conclamata sottoutilizzazione degli ultimi anni delle risorse universitarie che aveva portato a bandire un numero di posti sempre più misero e insufficiente a fronte della crescente domanda. Ecco perché il Consiglio di Stato, aveva scritto “che l’aumento dei posti complessivi nelle Università italiane per detti corsi di laurea, disposto sia pur a partire dell’a. acc. 2019/2020, è indizio serio e non revocabile in dubbio della fondatezza della censura sul sottodimensionamento dei posti fin qui resi disponibili”.

Nonostante i plurimi provvedimenti favorevoli del Consiglio di Stato che, ormai da mesi ha definitivamente consacrato qual è la linea da seguire, molti Atenei italiani hanno illegittimamente rigettato le richieste di immatricolazione dei ricorrenti vittoriosi e, in questo modo, non soltanto hanno leso il diritto, costituzionalmente garantito, allo studio, ma hanno senz’altro eluso le pronunce del più alto Organo di Giustizia Amministrativa.

Pertanto, il Consiglio di Stato si è anche espresso su questa spinosa questione, pronunciandosi ancora una volta a favore dei ricorrenti e ordinando l’ottemperanza di tutti quei provvedimenti non eseguiti dagli Atenei italiani. Le prime ottemperanze sono giunte il 3 ottobre e oggi la prima decisione con la quale si stabilisce che tali posti dovranno essere assegnati ai soli ricorrenti.

Anche questa decisione segue le nostre prime vittorie del mese di luglio 2019 quando, il Consiglio di Stato, ha “corretto” espressamente il Miur circa il fatto che gli effetti delle decisioni favorevoli sono sempre limitate ai ricorrenti e non estensibili a chi non aveva proceduto ad agire. La decisione, commentano Delia e Bonetti, “conferma in maniera tranciante e, invero, serve a fare ancora una volta chiarezza su alcuni aspetti fondamentali in ordine alla questione dei posti vacanti. In primis sono gli Atenei e dover disporre delle immatricolazioni; ciò evita una situazione di arresto dettata dall’immobilismo del MIUR che pregiudica la carriera di tanti studenti, i quali avendo la possibilità di utilizzare questi posti non optati si ritroverebbero con una chance in più. In secondo luogo tale decisione, conferma che chi non ha agito in giudizio e non ha un provvedimento favorevole non può pretendere il posto che, al contrario, deve essere assegnato a chi come noi, con successo, ha agito”.

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RIAMMESSI IN GAE FINO ALLA SENTENZA DI MERITO, LA DECISIONE DEL TAR LECCE

Il TAR di Lecce, in accoglimento dei ricorsi avanzati dal nostro studio legale, ha riammesso in GAE gli insegnanti con ricorso pendente, che erano stati illegittimamente esclusi dalle predette graduatorie proprio alle soglie delle convocazioni per il nuovo anno scolastico.

Nelle ultime settimane, difatti, gli Ambiti Territoriali pugliesi, prevalentemente di Lecce e di Brindisi, avevano comminato esclusioni ai danni di insegnanti inseriti in GAE con riserva in attesa della definizione nel merito del giudizio.

I provvedimenti di esclusione, prontamente sospesi dall’On.le Collegio adito, riguardavano prevalentemente (ma non solo) gli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale che avevano ricorso dinanzi al G.A. per vedersi riconosciuto il diritto all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento in forza del valore abilitante attribuito al proprio titolo e che, a seguito della nota vicenda legata alla sentenza dell’Adunanza Plenaria, attendono gli esiti dei propri procedimenti giudiziali.

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RIUNIONI STRAORDINARIE PER IL NUMERO CHIUSO: SABATO 19/10 STUDIO APERTO A TUTTI GLI INTERESSATI.

Al fine di far fronte alle numerose richieste intervenute in questi giorni per l’accesso alle facoltà a numero chiuso nonché al fine di far fronte anche alle esigenze di coloro che provengono da città diverse da Messina, lo studio ha deciso di mettere a disposizione degli interessati un open day in cui si svolgeranno delle riunioni e sarà possibile avere dei chiarimenti sulle azioni da intaprendere. Il nostro giorno OPEN sarà Sabato 19 ottobre 2019 dalle ore 9.30 alle ore 19.00.

Stante le vittorie ottenute da ultimo anche sul test del 2018 e le numerose richieste volte a chiarire le modalità di immatricolazione, una delle riunioni sarà dedicata anche ai ricorrenti del 2018.

Le riunioni si svolgeranno presso lo studio di Messina sito in Via di Sant’ Agostino n. 4, e al fine di ottenere un’informazione migliore e completa invitiamo tutti a partecipare prima alle riunioni collettive per poi eventualmente valutare (in base alle singole posizioni) di effettuare colloqui anche individuali.

Per la sola sede di Messina vi chiediamo di inviare una mail a segreteria@avvocatosantidelia.it o chiamare a 0906412910-0906406782 così da prenotare la Vs fascia oraria ed evitare attese.

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CONSIGLIO DI STATO: SI ALL’IMMATRICOLAZIONE DEI RICORRENTI VITTORIOSI. MIUR CONDANNATO.

All’indomani della pubblicazione delle graduatorie inerenti all’ammissione a medicina del 2019, il Consiglio di Stato, con provvedimenti del 3 ottobre, ha ancora una volta mostrato di aderire alle tesi difensive sostenute dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti. Si tratta della prima ottemperanza collegiale vinta sul tema dell’ammissioni decretate dallo stesso Consiglio di Stato a livello nazionale nel mese di luglio.

Secondo la Sesta Sezione, infatti, è “ingiustificato e pregiudizievole” il rifiuto opposto dagli Atenei di dar seguito all’ordine già disposto, in sede di appello, dal Consiglio di Stato di procedere ad un’immediata immatricolazione dei ricorrenti vittoriosi. Sono infondati dunque gli ostacoli frapposti da MIUR e Atenei che, in taluni casi, continuano a non immatricolare i ricorrenti vittoriosi.

Si tratta di un ulteriore tassello che si inscrive in un trend ormai consolidato che denuncia l’inadeguatezza di un sistema di accesso che mette irragionevolmente a disposizione dei giovani studenti solo una minima percentuale delle possibilità formative degli Atenei. La nostra tesi, già accolta dal Consiglio di Stato ed, oggi, ulteriormente suffragata, dimostra come il decremento di ammissioni, nonostante i tanti studenti che si cimentano al test, non sia affatto giustificato dalle carenti risorse degli Atenei ma solo sulla base di scelte politiche per nulla compatibili con il diritto costituzionalmente garantito allo studio.

Medici di assistenza primaria: il TAR PALERMO sospende l’attribuzione degli incarichi in tutta la Regione.

PALERMO – La prima sezione del Tar di Palermo (Pres. Ferlisi, est. Valenti) ha sospeso la procedura di mobilità riservata ai medici di assistenza primaria con riferimento agli “ambiti carenti di
assistenza primaria relativi all’anno 2019” accogliendo il ricorso dell’Avvocato Santi Delia (founder di Bonetti & Delia Studio Legale), nell’interesse di uno dei medici esclusi dalla procedura.

In particolare, tale procedura bandiva le zone carenti dislocate nella regione Sicilia (ad es. ambiti relativi ad Isole Eolie, Isole Egadi, etc..) da assegnare ai medici di assistenza primaria, sulla base del punteggio maturato nel corso della propria carriera professionale. Tra i requisiti necessari a partecipare a tale procedura, ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale vigente, era previsto che potessero concorrere al conferimento degli incarichi i medici titolari di incarico a tempo indeterminato di assistenza primaria iscritti da almeno due anni in un elenco della Regione che pubblica l’avviso.

Secondo il T.a.r., “il ricorso introduttivo e i successivi motivi aggiunti appaiono assistiti da sufficiente fumus boni iuris in relazione alla censura con cui parte ricorrente, lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 34, come modificato dall’art. 5 dell’A.C.N. del 21 giugno 2018″ avendo la Regione obliterato le modifiche “che appaiono sostanziali (e non meramente terminologiche), apportate con il nuovo A.C.N. in data 21 giugno 2018“. Alla procedura, dunque, a differenza di quanto aveva ritenuto l’Assessorato, ben potevano partecipare anche i medici con un servizio in Sicilia da almeno due anni senza che fosse necessario essere iscritti da almeno due anni nell’elenco di provenienza.

Si tratta, commenta l’Avvocato Santi Delia, “di una decisione destinata ad incidere nella gestione dell’assegnazione degli ambiti carenti di assistenza primaria su tutta la Regione e che, come la contrattazione collettiva voleva e l’Assessorato aveva obliterato, premia i medici che, da tempo, svolgono il loro servizio a favore della collettività siciliana”.

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Repubblica

Giornale di Sicilia

Studio Legale Avvocato Santi Delia