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UDU: vittoria per i ricorsi sui posti lasciati vuoti a Medicina per chiusura anticipata delle graduatorie.

Vittoria cruciale per l’affermazione del diritto allo studio, ora il ministero riapra le graduatorie e si vada verso il libero accesso.

Dopo i provvedimenti del TAR Lazio dell’1 luglio di accoglimento sul ricorso sull’accesso anche sui posti rimasti vacanti, il 7 luglio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto con plurimi decreti i primi ricorsi UDU, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativi al blocco, da parte del Ministero, dello scorrimento delle graduatorie di Medicina, scelta che aveva comportato che centinaia di posti fossero lasciati liberi. Con questi provvedimenti  si conferma l’orientamento cautelare tracciato dall’Udu dal 28 aprile 2016 e poi confermato con ordinanze di accoglimento del Tar del Lazio del 1 luglio.

Le Università interessate sono: la Sapienza, l’Università degli Studi Firenze, l’Università degli Studi di Siena, l’Università del Molise, l’Università di Foggia, l’Università degli Studi di Cagliari, la Seconda Università degli Studi di Napoli, l’Università di Cagliari, l’Università di Sassari, l’Università di Messina, e l’Università di Milano.
Alcuni ricorrenti sono già stati immatricolati e il Consiglio di Stato ha così disposto: “considerato che, previa documentata verifica dell’esistenza di posti liberi e vacanti, va in linea generale ammessa la possibilità di scorrimento nelle graduatorie come quelle per cui è causa (…) è opportuno richiedere all’intimate Università (…) il riesame dell’istanza di immatricolazione (…) e ciò in considerazione sia dell’asserita documentata esistenza di un totale di 792 posti liberi per l’a.a. 2015 – 2016, per studenti comunitari e non presso le Univeristà statali”.
Secondo gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia “Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie ecc. ed ha ordinato agli Atenei e al Ministero di valutare di coprire i posti vacanti facendo scorrere le graduatorie. Oggi i nostri ragazzi vanno all’estero e rimangono posti liberi in Italia. La situazione è sempre più paradossale e si sta determinando un danno all’erario e al Paese tutto”. 
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo preannunciato che sarebbe stata una battaglia dura, ma questa vittoria apripista conferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto allo studio. Pertanto, chiediamo che il Ministero riapra le graduatorie, permettendo a tutti quegli studenti rimasti esclusi di poter accedere ai corsi di studio. Questa “sentenza” inoltre dovrebbe far riflettere il MIUR anche sui bandi di ammissione ai corsi dell’anno accademico entrante, visto che per la prima volta è stato messo nero su bianco che ci sarà una chiusura delle graduatorie al termine del primo semestre, misura che comporta inevitabilmente che dei posti resteranno vuoti. Questi provvedimenti sono l’ennesima dimostrazione che questo sistema di accesso fa acqua da tutte le parti. E’ ora di affrontare il problema, si apra una seria interlocuzione con gli studenti per superare definitivamente il numero chiuso”.

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Concorsone 2016: il CDS riammette i dottorati a partecipare alle prove.

Dopo gli accoglimenti ottenuti al T.A.R. per i docenti di ruolo e al C.D.S. per coloro che sono in possesso di diploma magistrale linguistico, ieri è stato tratto per la prima volta il caso dei dottorati di ricerca.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d’urgenza, ha dunque ribaltato l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

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Mondo docente: dal concorsone apertura all’ammissione dei dottorati (CDS), ottenuti risarcimenti per i precari storici (Tribunali di Pordenone e Teramo) ed importanti ammissioni in GAE per i diplomati magistrale (TAR).

E’ stata davvero una settimana importante per il mondo della scuola ed i docenti. In tre diverse macroaree, infatti, lo Studio Legale degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia è riuscito ad ottenere importanti risultati per centinaia di docenti che agli stessi si erano rivolti.

Il concorsone. L’ultima e probabilmente più importante novità riguarda il c.d. “Concorsone”. Dopo gli accoglimenti ottenuti al T.A.R. per i docenti di ruolo e al C.D.S. per coloro che sono in possesso di diploma magistrale linguistico, ieri è stato tratto per la prima volta il caso dei dottorati di ricerca.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all’abilitazione all’insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall’inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all’abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all’Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un’articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d’urgenza, ha dunque ribaltato l’esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

Le ammissioni in GAE. Solo due giorni prima, questa volta il T.A.R. Lazio, pronunciava 3 decreti monocraticidecreti monocratici ed ordinava l’ammissione in GAE di alcuni ricorrenti con diploma magistrale, confermando l’orientamento assunto, per la prima volta in sede collegiale, alla camera di consiglio del 9 giugno. In questo come in quel caso i ricorsi erano stati patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che, dal giudice del lavoro, stanno provando a spostare la battaglia innanzi al T.A.R.

Si tratta degli stessi obiettivi che lo studio si propone di raggiungere con la nuova impugnativa del D.M. 495/16. Grazie a questo nuovo ricorso tutti i docenti in possesso di abilitazione con diploma magistrale, magistrale linguistica, depennati, congelati, TFA, PAS e SFP potranno aderire a specifiche azioni per ottenere l’ammissione in GAE. Seguendo la pagina dedicata potrete aderire all’azione. E’ importante inviare la domanda di ammissione in GAE al MIUR entro l’8/7 con raccomandata a.r.

I termini per aderire al ricorso sono prorogati al 20/7 ed anche chi non è riuscito a presentare la domanda può parteciparvi. Qui il link per aderire.

Il risarcimento ai precari storici. Sempre in questa settimana, infine, sono giunte due importanti senteze sul precariato scolastico dai Tribunale di Teramo e Pordenone. Il MIUR è condannato al risarcimento danni nei confronti di un docente precario, sfruttato dal “sistema scuola” per oltre un decennio. Le sentenze non solo riconoscono il diritto alla ricostruzione della carriera e all’anzianità maturata del docente, ma stabiliscono un cospicuo risarcimento danni pari a 12 (Pordenone) o 6 (Teramo) mensilità. Le decisioni sono assai importanti perchè sottolineano come non esiste alcuna “pretesa diversità ontologica tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato”. Secondo il Tribunale, infatti, “IN CONCRETO PERÒ QUESTA DIVERSITÀ NON ESISTE, né per quanto riguarda le funzioni, dato che tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio, né per quanto riguarda le modalità di accesso al lavoro poiché i lavoratori di ruolo sono, in buona parte, degli ex precari assunti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie in cui sono tuttora inseriti i loro colleghi a termine; né infine per quanto riguarda il contenuto del rapporto, essendo diritti e doveri uguali sia per i lavoratori di ruolo che per i supplenti“.

Il MIUR dovrà risarcire oltre € 30.000 a docente, oltre a sostenere le spese legali in un range che va da € 2.500,00 a € 5.000,00.

 

 

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Esame avvocato 2015/16: studio aperto ai colleghi ed ai praticanti non ammessi per spiegare lo stato dell’arte della giurisprudenza

Nelle settimane passate le Corti d’Appello hanno reso noto l’esito delle prove scritte dell’esame per l’abilitazione forense. La percentuale degli ammessi, come ormai avviene dal 2005, è obiettivamente bassa se confrontata con il 98% degli ammessi a Catanzaro negli anni 90 e nei primi

2000. Da quando, in particolare, le correzioni sono eseguite da Commissioni di altre Corti d’appello rispetto a quelle di svolgimento dell’esame, la risposta delle stesse è notevolmente divenuta più rigida ed inferiore è divenuto il numero dei soggetti ammessi.

Pur se, talvolta, la bocciatura è evidentemente ingiusta in quanto il contenuto dell’elaborato mostra, in maniera chiara, una sufficiente padronanza di tutti i requisiti per poter aspirare a vestire la toga, è ben possibile che il compito sia non meritevole e la bocciatura corretta.

I candidati bocciati, soprattutto a causa delle scelte delle stesse Commissioni di non motivare le proprie decisioni, hanno spesso mal digerito tali decisioni e si sono rivolti al T.A.R. per ottenere l’ammissione alla prova orale.

La giurisprudenza sul macrotema dell’onere di motivazione da parte delle Commissioni di concorso, si è mostrata divisa e, tutt’oggi, non pare vicina una sintesi univoca delle diverse posizioni. Alcuni T.A.R., difatti, hanno espresso posizioni ondivaghe giungendo ad affermare o a negare in anni differenti l’onere o meno di adeguata motivazione accanto al voto numerico. Assai indicativa, in tal senso, è la tenacia del T.A.R. Catania che, da sempre, ha sostenuto con forza l’insufficienza del solo voto numerico salvo doversi piegare alle indicazioni del C.G.A. (che al contrario lo riteneva sufficiente) nel 2014 a fronte di una pioggia di riforme, anche cautelari, subite e poi tornare, lo scorso anno, sulle proprie antiche posizioni.

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Precariato scuola: non esiste alcuna diversità tra i supplenti e i docenti di ruolo. Tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio. MIUR condannato a risarcire 30.000 euro ad ogni docente.

Il Miur continua a pagare per le illegittime reiterazioni dei contratti a termine.

Mentre migliaia di precari della scuola attendono la decisione della Corte costituzionale, arriva un’importante decisione del Tribunale di Pordenone: il MIUR è condannato al risarcimento danni nei confronti di un docente precario, sfruttato dal “sistema scuola” per oltre un decennio. La sentenza non solo riconosce il diritto alla ricostruzione della carriera e all’anzianità maturata del docente, ma stabilisce un cospicuo risarcimento danni pari a 12 mensilità. “E’ una sentenza attesa ma che conferma ancora una volta quello che ormai da anni è l’obiettivo della nostra attività di difensori” commentano a caldo gli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti.

Dopo quasi un decennio di battaglia al fianco dei docenti precari, il Ministero è chiamato a pagare per tutte le sue colpe: la giurisprudenza, infatti, confermando l’orientamento del Giudice Comunitario, ha posto l’accento sulle effettive esigenze di tutela di docenti, macchiati solo della “colpa” di essere precari e di prestare la loro opera intellettuale nei confronti di un datore di lavoro pubblico.

La sentenza è assai importante perchè sottolinea come non esiste alcuna “pretesa diversità ontologica tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato”. Secondo il Tribunale, infatti, “IN CONCRETO PERÒ QUESTA DIVERSITÀ NON ESISTE, né per quanto riguarda le funzioni, dato che tutti concorrono allo stesso modo all’espletamento del medesimo servizio, né per quanto riguarda le modalità di accesso al lavoro poiché i lavoratori di ruolo sono, in buona parte, degli ex precari assunti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie in cui sono tuttora inseriti i loro colleghi a termine; né infine per quanto riguarda il contenuto del rapporto, essendo diritti e doveri uguali sia per i lavoratori di ruolo che per i supplenti“.

Si tratta di parole assai importanti se non altro a ridare dignità ad una categoria di lavoratori che, per oltre un decennio, sono stati tenuti ai margini delle assunzioni e costretti a lottare mese dopo mese per guadagnarsi la conferma della supplenza senza essere pagati durante le vacanze di natale, di Pasqua o nei mesi estivi. Abbiamo seguito casi di docenti licenziati e riassunti persino per risparmiare i giori di chiusura delle scuole durante le consultazioni elettorali, ricordano Delia e Bonetti.

Una realtà che solo grazie alla giustizia dei tribunali e alla competenza di legali esperti nel settore, stà inesorabilmente avendo le attenzioni che merita.

Ora il MIUR dovrà risarcire oltre € 30.000 a docente, oltre a sostenere le spese legali in un range che va da € 2.500,00 a € 5.000,00.

Per aderire all’azione vai nella sezione dedicata

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TAR LAZIO: i diplomati magistrale devono essere ammessi in GAE. Ecco i decreti di ammissione del Presidente del T.A.R.

Il Presidente del TAR LAZIO, con provvedimenti del 30 giugno, ha accolto 3 decreti monocratici ed ordinato l’ammissione in GAE di alcuni ricorrenti con diploma magistrale, confermando l’orientamento assunto, per la prima volta in sede collegiale, alla camera di consiglio del 9 giugno. In questo come in quel caso i ricorsi erano stati patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che, dal giudice del lavoro, stanno provando a spostare la battaglia innanzi al T.A.R..
Quella del giudice amministrativo, secondo noi, è la sede naturale di questo contenzioso in quanto per anni, nel silenzio della legge, con provvedimenti autoritativi e non semplicemente datoriali, il MIUR ha ignorato l’esistenza dei diplomati magistrale relegandoli in III fascia di Istituto. La scelta del T.A.R. Lazio di risolvere questi contenziosi, in questa fase, sin dalla fase presidenziale, dimostra che l’orientamento sia oramai stabile e ci auguriamo che tale si confermi almeno sino all’attesa sentenza della Plenaria di novembre che, verosimilmente, non dovrebbe giungere prima del prossimo Natale. Innanzi a decisioni dei vari Tribunali sempre più contrastanti, la via del T.A.R. Lazio, al momento, appare più certa e stabile ed è per questo che abbiamo deciso di spostare parte del contenzioso pendente innanzi al Giudice del Lavoro al T.A.R. con risultati che, al momento, confermano la bontà della scelta.

Su questa via, tra l’altro, si colloca la nuova azione volta all’impugnazione del D.M. 496/16 rivolta a tutti i soggetti fuori dalle G.A.E. e anche a chi vi è dentro con riserva. Questo D.M., difatti, a differenza dei precedenti, ha vizi propri che possono essere fatti valere autonomamente. Adida ed il Mida, in tal senso, propongono, con il patrocinio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ricorsi collettivi a 100 euro per diplomati magistrali, depennati e congelati e, al fine di rilanciare un nuovo percorso anche politico sugli abilitati TFA e PAS, ricorsi a prezzi simbolici per tali categorie. Le adesioni scadono l’8 luglio.
Si tratta, commentano i legali, “di un nuovo e decisivo snodo della vicenda giacchè senza la conferma della giurisdizione in capo al Giudice amministrativo è impossibile una tutela collettiva di categorie così ampie di soggetti. Gli insegnanti, infatti, non potendo accedere alla giustizia del G.O. perchè troppo costosa, risulterebbero costretti a rinunciare alla tutela costituzionalmente garantita con gravissimi problemi di tenuta del nostro sistema”. “Il riconoscimento dei diritti nel mondo della Scuola”, come ricordano i legali, “è largamente proveniente dalla tutela giudiziale solo nei confronti della quale i Governi si sono piegati”.

Per aderire al nuovo ricorso per ottenere l’ammissione in GAE VAI ALLA PAGINA DEDICATA

Vedi i provvedimenti

Ex medici incaricati del servizio di guardia medica e medicina dei servizi: parte l’azione a tutela della loro posizione previdenziale

Come è noto, il D.P.C.M. 12.12.1997, n. 502 – adottato in attuazione dell’art. 8, comma 1-bis, del D.Lgs. 30.12.1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria a norma dell’art. 1 della L. 23.10.1992, n. 421) – disciplina il procedimento d’inquadramento nel ruolo medico del Servizio sanitario nazionale degli incaricati del servizio di guardia medica e medicina dei servizi.

Questi medici, dopo aver superato un concorso pubblico, sono stati inquadrati nei ruoli del SSN. Secondo il Consiglio di Stato, tale concorso, presenta tutti i caratteri di una selezione concorsuale, in quanto sussiste: a) l’onere, gravante sugli interessati, di presentare la domanda di “inquadramento” entro un termine perentorio (art. 1 D.P.C.M. cit.); b) la fissazione di specifici requisiti di partecipazione (art. 1 D.P.C.M. cit.); c) la previsione di un giudizio di idoneità, per titoli e colloquio, al dichiarato fine di accertare il livello di professionalità dei candidati (art. 4 D.P.C.M. cit.); d) la declinazione di precisi criteri normativi per l’attribuzione dei punteggi in ordine alla valutazione dei titoli posseduti ed allegati dai partecipanti (art. 4 D.P.C.M. cit.); e) l’insediamento di una Commissione composta da esperti, avente il precipuo compito, di natura prettamente tecnico-discrezionale, di valutare, in esito al colloquio, l’idoneità dei singoli candidati nonché di assegnare loro un punteggio (artt. 2 e 4 D.P.C.M. cit.); f) il richiamo espresso operato dall’art. 5 del D.P.C.M. n. 502/1997, nei limiti della compatibilità precettiva, alle norme del decreto del Presidente della Repubblica 9.5.1994, n. 487 (Regolamento recante norme sull’accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e le modalità di svolgimento dei concorsi, dei concorsi unici e delle altre forme di assunzione nei pubblici impieghi).

Il loro inquadramento quali dirigenti medici ha tenuto della loro anzianità di servizio del precedente ruolo in conformità al DPCM già citato.

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Partono i ricorsi collettivi per l’inserimento in GAE per gli abilitati PAS, abilitati TFA e per i nuovi laureati in scienze della formazione primaria

Anche per tali categorie, che riteniamo non essere sufficientemente rappresentate, il Decreto Ministeriale n. 495/2016 di recente pubblicazione riapre i termini per presentare ricorso per l’inserimento in GAE. Conosciamo perfettamente la giurisprudenza negativa, o comunque ondivaga, della Magistratura sul punto; tuttavia riteniamo che sia doveroso intervenire anche per i docenti neo-abilitati, in un certo senso “abbandonati” da alcune strutture di rappresentanza, da determinati sindacati che comunque tacciono la reale situazione giurisprudenziale in merito. Per iniziare ad incrinare la roccia del muro delle GAE anche per tali categorie, così come fu per il ricorso per i diplomati magistrali dove con l’ADIDA e La Voce dei Giusti mettemmo in discussione il sistema, bisogna iniziare con ricorsi collettivi e individuali.

Per questo motivo, insieme alle associazioni ADIDA e MIDA, proponiamo un ricorso collettivo al costo di € 50,00, somma che include tutte le spese di primo grado e gli onorari degli avvocati.

Per i ricorsi individuali, invece, vi rimandiamo allo specifico post.

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FAQ UTILI PER L’ADESIONE AL RICORSO PER L’IMMISSIONE IN GAE

Chi può agire? Possono agire tutti coloro in possesso del diploma magistrale ottenuto entro l’a.s. 2001/2002. Ricorsi collettivi ad hoc sono previsti anche per DEPENNATI e CONGELATI SSIS. Con diverso ricorso collettivo possono partecipare anche TFA, PAS, SFP con le associazioni ADIDA e MIDA. Su tali ultime categorie e, soprattutto, per i possesso di DIPLOMA MAGISTRALE ad indirizzo linguistico, sono proposti anche ricorsi individualizzati ad hoc direttamente con il nostro studio.

In quali e quante graduatorie posso essere inserito se sono in possesso di diploma di maturità magistrale? Il diploma Magistrale o Diploma di Liceo Socio-Psico-Pedagogico conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002 è un diploma abilitante per l’insegnamento sia nella scuola primaria che nella scuola dell’infanzia, pertanto con un unico ricorso sarà possibile richiedere l’inserimento in entrambe le classi di insegnamento. Per quanto concerne la compilazione della domanda, sarà sufficiente compilare due volte la seconda pagina per richiedere l’inserimento nelle due diverse graduatorie. Invece, coloro che hanno conseguito il diploma al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale sono in possesso di abilitazione esclusivamente per la scuola dell’infanzia e possono richiedere l’inserimento in GAE solo per questa classe di insegnamento, salve ulteriori e diverse abilitazioni conseguite successivamente.

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Concorso specializzazioni 2014: arriva la prima sentenza definitiva del TAR Lazio sulla decadenza dalla graduatoria.

Il T.A.R. Lazio si è definitivamente pronunciato su uno dei ricorsi riguardanti il concorso per l’accesso alle specializzazioni mediche del 2014 accogliendo l’azione degli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti.
Il concorso balzò agli onori delle cronache nazionali perchè il CINECA invertì le buste dei test di area clinica e dei servizi e nè derivò che l’esame venne svolto dai candidati cimentandosi su domande diverse rispetto a quelle scelte dalla Commissione. Il Ministro dapprima annunciò l’annullamento e poi cambiò idea salvando le prove annullando solo alcuni quesiti. Su quella vicenda pende ancora un poderoso contenzioso che il T.A.R. Lazio bocciò e che i medici impugnarano dinanzi al Consiglio di Stato che lo accolse rimandando tutto nuovamente al T.A.R. Tre dei motivi che il TAR aveva ritenuto non fondati lo sono per il Consiglio di Stato ed in ragione del fatto che su questi tre motivi il concorso potrebbe, ancora oggi dopo 2 anni, essere annullato, il TAR del Lazio deve decidere in via preliminare avvertendo di questa eventualità i 5.000 medici già ammessi e che da allora sono in corsia. Dal settembre 2015, tuttavia, nonostante i solleciti dei legali, queste cause sono rimaste negli archivi e non sono decise.
Oggi arriva la prima vittoria definitiva su quel concorso su un altro degli aspetti contestati dai giovani medici. Secondo quel bando i candidati, pur potendo ambire all’ammissione a più scuole, decadevano da tutte le scelte una volta ottenuta l’ammissione in una di queste.
I vincitori delle borse, pur aspirando a diventare, ad esempio, cardiologi, sotto la spada di Damocle di non potersi iscrivere a nessuna scuola di specializzazione perché i posti nella scuola preferita si sarebbero esauriti dopo gli scorrimenti, avevano accettato con una decisione assunta in poche ore di iscriversi a quella, sempre per fare un esempio, di Pediatria di una città lontana centinaia di chilometri dal luogo di residenza. Eppure, dopo aver firmato il contratto avevano scoperto che in realtà il posto nella scuola preferita c’era; c’era pure in una sede universitaria vicina alla propria città e se l’era accaparrato chi aveva conseguito un punteggio più basso di loro. Tuttavia, a quel punto, non era più possibile tornare indietro.
Infatti, il bando del concorso prevedeva che la scelta di una scuola faceva decadere da tutte le altre scuole per cui si aveva concorso: massimo sei (due per ognuna delle tre macroaree) delle oltre 50 specialità disponibili.
Al TAR, questa decadenza beffarda è parsa illegittima “giacché la previsione di una decadenza generalizzata dalla Scuola di Specializzazione indicata come prima opzione non appare ragionevole né risulta ancorata ad alcun parametro normativo“. La scelta del MIUR, sempre secondo il T.A.R. ha “un effetto penalizzante eccessivo perché non consente di sfruttare la chance di iscriversi nella Scuola di specializzazione rispetto alla quale è stato orientato il proprio piano di studi universitario, diverso essendo il caso rispetto a chi risulta prenotato o assegnato in più Scuole contemporaneamente e può quindi effettuare una scelta consapevole, da esercitarsi entro termini ragionevoli”.
“Bastava che si desse la possibilità ai candidati di graduare le preferenze delle scuola, oppure non si prevedesse la decadenza da tutte le altre con la scelta della scuola: la beffa non ci sarebbe stata e il merito sarebbe stato premiato”, commentano i legali Santi Delia e Michele Bonetti, autori per conto della Cgil del ricorso accolto dal presidente del Tar Lazio. “In effetti – spiegano i due avvocati – nel Regolamento della decadenza non solo c’è traccia, ma è implicitamente esclusa”. E’ venuta fuori, invece, nel bando firmato dal ministro dell’Università Stefania Giannini l’8 agosto 2014: “Il candidato è tenuto ad iscriversi presso la sede in cui risulta assegnato entro il termine massimo di 4 giorni. A seguito dell’iscrizione il candidato decade automaticamente da tutte le graduatorie delle scuole per cui ha concorso”.
Grazie a questi ricorsi, fortunatamente, il MIUR ha cambiato il sistema negli anni successivi. A fine luglio dovrebbero giungere nuove sentenze del Consiglio di Stato che, “speriamo”, concludono i legali, “convincano il TAR a fissare i vecchi giudizi ed esprimere la parola fine a ciò che accadde in questo concorso”.

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